Posts Tagged ‘rock’

MALVAX, “NIENTE DI CHE” (IRMA RECORDS / LIBELLULA MUSIC)

“Niente di che” in realtà è un titolo un filo rischioso per un disco d’esordio: insomma, non è che lasci immaginare granché di eccezionale… I Malvax da Pavullo del Frignano (Modena) arrivano all’importante traguardo dopo cinque anni di attività la solita gavetta a base di partecipazioni a concorsi ed esibizioni a fianco di realtà già affermate (Lo Stato Sociale, Ermal Meta); lo fanno proponendo nove brani all’insegna di una canonica ‘poetica del quotidiano’, concentrata per lo più su difficoltà sentimentali a base di mancanza di comunicazione e desideri frustrati.

Abbondano le ‘ballad’, i ritmi lenti, i modi composti e mai sopra le righe: pop / rock con qualche ambizione cantautorale, possono venire in mente gli Ex-Otago, per certi versi (e più alla lontana) i Negrita, proprio per il gusto per le ballate.

Insomma, nel complesso è un disco che si lascia ascoltare: forse c’è un pizzico di attenzione di troppo alla gradevolezza della ‘confezione’, manca magari un ‘colpo di coda’…

‘Niente di che’, quindi? Non proprio, però il rischio di confondersi tra tanti altri c’è.

Annunci

CECCO E CIPO, “STRAORDINARIO” (BLACK CANDY / WARNER CHAPPELL / LIBELLULA MUSIC)

Quarto lavoro da studio per Cecco e Cipo: il successo giunto grazie a “X-Factor” nel 2014 comincia a essere ormai distante quanto in parte ‘consolidato’ nel loro pubblico di affezionati: appare quindi almeno in parte comprensibile la scelta di un rinnovamento sonoro, di andare a ‘bagnare i panni nel Tamigi’, aumentando la componente (più pop che rock) di una scelta sonora la cui matrice folk viene, almeno in parte, ‘depotenziata’.

Le parole del resto continuano ad avere la preminenza, con un’attitudine cantautorale, che continua ad essere allegra (pur con qualche accento malinconico) e scanzonata, avendo presente tutto un certo filone della canzone italiana.

Si parla per lo più di amore, ma anche di ‘quotidiano’, tra metafore calcistiche e brani autobiografici in cui si affrontano certi lati ‘comici’ del successo.

Otto brani che volano via veloci (meno di mezz’ora la durata complessiva), all’insegna di una leggerezza tipicamente primaverile.

ALESSANDRA FONTANA, “SEMPLICEMENTE” (TIKKA MUSIC / NEW MODEL LABEL)

“Semplicemente”… la manciata di pezzi – dieci – di un’artista che nella musica è immersa da sempre: la danza nell’infanzia, poi il canto ‘di gruppo’ nei cori, l’insegnamento, i palchi calcati ‘in proprio’, cantando cover…

La scrittura, nel frattempo: i pezzi scritti per sé stessa, indagando le proprie emozioni, talvolta forse per darsi coraggio… l’opportunità, infine, di renderne in qualche modo partecipi anche ‘gli altri’.

“Semplicemente” Alessandra Fontana, appunto: che con discrezione, timidezza quasi, anche negli episodi più ‘vivaci’ (parentesi pop / rock, un accenno funk) offre al pubblico le proprie forze e fragilità (con episodi dedicati alla potenza della musica e dell’amore) accompagnandosi con piano e tastiere, un paio di ‘ospiti’ a rinforzare i suoni con chitarra, basso e batteria.

L’impronta resta comunque – e non poteva probabilmente essere altrimenti – marcatamente cantautorale, i suoni spesso essenziali a sottolineare e rafforzare il colore emotivo delle parole.

“Semplicemente”, appunto: un disco diretto e senza filtri, tutto giocato sulla necessità di comunicare.

RANDEVU, “RANDEVU” (BASSA FEDELTA’ / LIBELLULA MUSIC)

Il nome del gruppo e del disco danno già l’idea dell’incontro: che la vita sia l’arte dell’incontro l’avevano detto del resti già Endrigo, Ungaretti e De Moraes una cinquantina di anni fa… qui, l’incontro avviene tra due musicisti di stanza a Roma, con una collaborazione già avviata, e una cantante franco-nepalese: nascono i Randevu e questo è il loro esordio.

Il respiro è internazionale, per nove pezzi masterizzati in quel degli Abbey Road Studios di Londra e soprattutto cantati in inglese e francese.

La proposta è quella di un pop ‘ricercato’, tendente all’acustico, a ricordare in ugual misura esperienze d’oltralpe e d’oltremanica, con derive rock appena accennate. Le tematiche sentimentali hanno la prevalenza, ma c’è spazio anche per una riflessione sulla ricerca di sé stessi o di un contatto ritrovato con la natura, in un lavoro che può contare su alcuni ospiti, sia nei suoni (la sezione ritmica è ‘esterna’) che nelle parole, con un paio di contributi, cui si aggiunge la traduzione in musica di un testo di John Donne.

Gradevole l’esito (e poi a dircela tutta il cantato femminile in francese ha sempre un suo perché…), per un lavoro adatto alla primavera in arrivo.

KEET & MORE, “OVERALLS” (AUTOPRODOTTO / ALOHA DISCHI / LIBELLULA MUSIC)

Dopo essersi fatti le ossa nel circuito dei (pochi) locali capitolini che ancora danno spazio al ‘rock emergente’e aver pubblicato un primo singolo, i Keet & More giungono al traguardo del primo lavoro sulla lunga distanza.

Un salto nell’America profonda, quella delle grandi pianure, degli spazi aperti assolati, delle paludi, tra blue-grass, country e folk, ballate un filo oscure e cori da saloon, suggestioni western e southern rock.

L’aggettivo più calzante è ‘solare’, per undici brani con cui dichiaratamente non si vogliono mandare messaggi o riflettere sui ‘massimi sistemi’, ma che sono ‘solo’ la prova di un trio di amici che si divertono a fare musica assieme, prendendo spunto dal quotidiano e lasciando intatta una sana attitudine ‘cazzeggiona’ con cui maneggiare gli strumenti, tra cui, e non poteva essere altrimenti, armonica, banjo, violini e steel guitar.

Si batte il piede, si scuote la capoccia e tanto basta, perché ogni tanto c’è anche bisogno anche di dischi come questo.

LAROCCA, “VENTIZEROTRE” (A PLACE TO BE / LIBELLULA MUSIC)

È un esordio che impressiona, quello del pugliese Larocca: per parole, suoni, voce.

Lavoro che ondeggia tra la riflessione sul sé e lo sguardo verso il mondo: tra amori finiti e ricordi d’infanzia, il sesso ai tempi di Internet e dei ‘social’ e la critica al conformismo, la necessità di vivere la vita come viene e di seguire le proprie aspirazioni, il racconto di una violenza tra le mura domestiche e le sue conseguenze.

Disco in questo simile a tanti altri; a fare la differenza è la forza della voce e della personalità, che ricorda molta tradizione cantautorale italiana senza ricondurre direttamente a nulla: personalmente, mi ha ricordato il Dalla più sentimentale da un lato e dall’altro Gaber, per una certa ricorrente vena declamatoria, percorrendo episodicamente sentieri più rock.

La scelta sonora è all’insegna di una ‘patina di antico’: fisarmonica e hammond, echi e suoni d’ambiente, tra canzone e popolare echi del progressive di casa nostra, suggestioni ‘floydiane’.

Una coscienza di un passato e di un’eredità che si estende anche al puro dato biografico: l’incipit e la chiusura affidati a una voce che viene da lontano, quella della nonna del cantautore.

“Ventizerotre” è un disco ‘pieno’, di suoni e parole, di quelli capaci di sopravvivere anche dopo una manciata di ascolti, di lasciare un’eco, una scia.

 

 

 

ROAD OF KICKS, “BEFORE THE STONE” (AUTOPRODOTTO / LIBELLULA MUSIC)

Dopo una la proverbiale ‘gavetta’, un video e un EP usciti ormai diversi anni fa, questa band originaria della provincia lombarda (Bergamo, supponiamo) giunge all’esordio sulla lunga distanza.

Una band cresciuta a pane-e-classici, a partire dal rock delle origini, riversando in questi 11 pezzi (più una ‘ghost track’ in chiusura), tutta la passione per quella stagione, con la grinta e l’attitudine dei tempi attuali.

Un disco ardente, dai toni accesi, tra blues ‘sporco’, attitudine garage, tinte southern. Dominano le chitarre, anche con qualche sprazzo virtuosistico, ma senza cadere nella trappola dell’esibizionismo.

La vocalità è sguaiata, a tratti un filo debordante; la sezione ritmica svolge il suo ‘sporco lavoro’ sullo sfondo…

“Before the stone” è un disco di rock vecchio stampo senza essere passatista, che torna alle origini perché ogni tanto, per capire dove andare, è bene ricordarsi da dove si arriva.