Archive for the ‘R.I.P.’ Category

R.I.P. ANNA MARCHESINI (1953 – 2016)

La ricordo così, con i due spezzoni che preferisco.

 

R.I.P. BUD SPENCER – CARLO PEDERSOLI (1929 – 2016) CIAO, CAMPIONE

Grazie di averci onorati nello sport, e delle risate col cinema.

Più o meno è quello che ho scritto ieri, in uno dei fogli per le dediche messi a disposizione alla camera ardente di Bud Spencer.

Avrei voluto scrivere qualcosa già nei giorni scorsi, mi è mancato il tempo, riesco a ‘riparare’ solo oggi, a esequie avvenute. La notizia ha velato di tristezza la serata di calcio: su Facebook è stato evidentissimo il cambio di clima, dai post entusiasti per la vittoria della Nazionale, a quelli di cordoglio e ricordo.

La morte di Bud Spencer ha colpito tanto soprattutto quelli della mia generazione, quella dei quarantenni, perché è un pezzo di infanzia / adolescenza che se ne va, il segno del tempo che passa… ogni altra considerazione sarebbe superflua, tante ne sono state fatte in questi giorni. Le persone in fila,  le lacrime (ne ho viste, ieri pomeriggio, a me momenti me ne scappa una, quando improvvisamente è scattato uno degli applausi spontanei tipici di queste situazioni), sono state il segno dell’affetto e della gratitudine per uno di quegli attori che resterà nel nostro immaginario, per i tanti ricordi legati all’infanzia, per film che assomigliano ai cartoni animati della Warner Bros, li sai a memoria, sai benissimo quello che sta per succedere, ma ogni volta che li vedi, non c’è niente da fare: ti scappa sempre la risata.

Concludo con un aneddoto personale: nel 2009, facendo il volontario ai Mondiali di Nuoto qui a Roma, ebbi modo di assistere a varie gare; ebbene in una di queste a premiare il vincitore venne chiamato… Carlo Pedersoli, primo italiano a scendere sotto il minuto nei 100 stile libero… In quel momento scattò un’autentica ovazione da tutti gli spalti, un tributo giusto e anche in quel caso decisamente commovente: in quel caso si rendeva tributo al nuotatore, e credo che in tanti pensammo che vita incredibile avesse vissuto Pedersoli / Spencer, da primatista di nuoto, a protagonista di un tipo di cinema talmente originale, talmente singolare, da non avere avuto praticamente tentativi di imitazione in seguito.

 

R.I.P. GIACINTO PANNELLA detto MARCO (1930 – 2016)

Grazie per aver combattuto e reso l’Italia un posto migliore.

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Marco Pannella per me è uno di quelli che ‘ci sono sempre stati’, di cui ho memoria fin da quando ero ragazzino: quei volti e quei nomi che, insomma, hanno sempre fatto ‘parte del paesaggio’.

Non posso dire di aver provato la stessa commozione che mi prese quando se ne andarono Alberto Sordi o Giovanni Paolo II, ma l’impressione è un po’ analoga, come se improvvisamente, alzando la serranda la mattina, dal panorama mancasse un palazzo, o una montagna in lontananza.

Pannella da bambino era quello che parlava per ore dagli schermi dell’emittente romana Teleroma 56, magari affiancato da un giovanissimo Rutelli.

Panella è quello che da bambino incrociai con mio padre al centro: “Vedi,  Pannella?” e quell’uomo con gli occhi penetranti, e i tratti spigolosi mi accennò un sorriso.

Pannella è stato il leader del Partito Radicale per il quale, per tante tornate elettorali, per un verso o per un altro, ho finito per votare.

Pannella è quello dei banchetti dei referendum a Largo Argentina, per i quali ho firmato e firmo puntualmente sempre.

Pannella è quello che spesso e volentieri mi sono ritrovato ad ascoltare in certi interventi – fiume radiofonici della domenica pomeriggio, come sottofondo mentre correvo a Villa Pamphilj (sembrerà strano, ma quell’interminabile fluire di parole alla fine offriva un sottofondo più che adatto).

Pannella è quello che qualche volta ho incrociato, sempre per le vie del centro, senza avere mai il coraggio di fermarlo, scambiarci due chiacchiere o gridargli un semplice ‘daje, Marco!!!”, dall’altra parte della strada, per timidezza, pur sapendo che avrebbe risposto, si sarebbe fermato.

Pannella, in fondo, è uno dei pochi politici italiani che poteva permettersi tranquillamente di girare per strada senza scorta, perchè non credo che nessuno, nemmeno quelli che la pensavano anni luce lontano da lui, lo avrebbe potuto detestare al punto di aggredirlo.
Perché tutti a Pannella riconoscevamo la coerenza dei valori, anche se questo voleva dire cambiare schieramento politico a seconda dei casi, bastava che l’alleato di turno gli garantisse di appoggiare determinate battaglie.

Pannella è uno dei pochi che abbia veramente combattuto per cambiare in meglio la vita quotidiana degli italiani, nei diritti e nelle libertà.

Pannella era Pannella, e basta.

R.I.P. GIANROBERTO CASALEGGIO (1954 – 2016)

R.I.P. DAVID BOWIE (1947 – 2016)

Inopinatamente scomparso solo pochi giorni dopo la grancassa suonata per il suo ultimo disco, che ora assume il sapore di un ‘testamento’, David Bowie è stato, almeno per me, un musicista in buona parte ‘controverso’.

Una carriera durata quasi mezzo secolo, una trentina di dischi, una mezza dozzina innalzati, giustamente, al ruolo di ‘capolavori’, altri decisamente dimenticabili, Bowie è stato una grande manager e ‘venditore’ di sé stesso.

Bowie, nel bene e nel male, ha sancito quella inscindibilità tra il ‘puro fatto musicale’ e  il contorno di immagine, costruzione del (o dei) personaggi, apparenza e via dicendo che con gli anni è diventata un tratto distintivo della ‘popular music’. Indiscutibile la sua capacità di scrivere canzoni, altrettanto indiscutibile il suo aver capito di poter fare notizia anche e soprattutto con la sua immagine e le sue ‘maschere’. Positiva se vogliamo questa sua ‘crossmedialità’ ante – litteram, decisamente negative le innumerevoli imitazioni cui ha dato luogo  lungo i decenni.

Altra questione quella della sua ‘genialità’ musicale: eccezionale anticipatore per alcuni, ‘modaiolo per altri’… Su questa ‘genialità’, ho dei dubbi: se penso alla sua mitologica ‘trilogia berlinese’, penso soprattutto all’incontro con Brian Eno, uno che forse genio può essere definito più a ragion veduta… Bowie? Più che di genio, parlerei di ‘intuito’… Bowie, più che un anticipatore, ha avuto secondo me un fiuto eccezionale nell’intuire cosa, nel mare magnum di trend – sonori e non solo -nascenti stesse per trasformarsi in moda, ed è stato bravissimo a ‘scommetterci’ su, il più delle volte azzeccandoci, spesso e volentieri finendo lui stesso per passare da anticipatore, anche se su questo, ripeto, ho qualche dubbio.

Dubbi non ce ne sono, invece, sulla capacità di applicare a certe ‘idee sonore’, capacità che gli hanno spesso e volentieri permesso di dare vita a dei capolavori; la capacità, soprattutto, di circondarsi di musicisti di livello a dare forma sonora a testi che in molte occasioni resteranno – e a ragione – nella storia del rock.

Un genio? Forse no. Un grande della storia del rock, sicuramente.

 

R.I.P. IAN ‘LEMMY’ KILMISTER (1945 – 2015)

R.I.P. PINO DANIELE (1955 – 2015)

Non sono mai stato un fan di Pino Daniele: l’unico ricordo biografico che in un qualche modo mi lega alla sua musica è ‘O scarrafone; all’epoca ero ai primi anni delle superiori, mi ricordo l’acquisto della mia prima ‘radiolina’ portatile e che quel brano allora veniva trasmesso a raffica dalle radio… ma è rimasto, in fondo, un caso isolato.

Certo, mi piace tanto Je sò pazzo’, anche per quel ‘non ci scassate u cazz”’ che, specie quando sei ragazzino, non puoi non accogliere con una sana ilarità, e questo mi porta a considerare come in fondo ci siano stati due Pino Daniele: il primo è quello, se vogliamo, della ‘sperimentazione’, del blues e del jazz mescolati con la canzone napoletana, spesso col dialetto; il secondo è quello che, dagli anni ’90 in poi, sembra aver progressivamente cessato la ricerca, pur non perdendo le sue influenze sonore, ma ‘accontentandosi’ se vogliamo di dedicarsi a quella canonica ‘musica leggera’ che da noi va per la maggiore, canzoni per lo più volte al sentimentale, con una ‘confezione’ che le rendeva brani adattissimi a scalare le classifiche… un Pino Daniele sempre più ‘sentimentale’ che non ricordava granché quello che ai tempi cantava “Masaniello è tornato…”

Ciò che più dispiace è che, per quanto amato ed osannato nella sua Napoli, Pino Daniele non sembra aver lasciato degli eredi: per trovare degli emuli, che cerchino di riprendere se non altro a livello ‘concettuale’ l’idea di mescolare la tradizione napoletana con altri generi, bisogna andare a cercare nel sottobosco: se vi capita, andatevei ad ascoltare The Gentlemen’s Agreement o ‘A 67; ma poi devo concludere che oggi se si sommano le parole ‘Napoli’ e ‘musica’, l’unico risultato di rilievo si chiama Gigi D’Alessio prodotto di un genere ‘neomelodico’ sempre imperante, quanto molesto; e allora forse, il vero rimpianto che lascia la scomparsa di Pino Daniele è quello di un’eredità (almeno quella della prima parte della sua carriera) che nessuno o ben pochi (probabilmente destinati a rimanere nell’ombra) hanno saputo raccogliere.