Archive for Maggio 2022

MISTERISEPARLI, “SPEEDBEFOREDEATH” (VINA RECORDS / BELIEVE)

Disco d’esordio per questo duo pescarese (Pepi ed Andrew i ‘nomi di battaglia’), primo traguardo di una collaborazione che dura già da qualche anno.
Frutto di jam session e collaborazioni assortite, i sei brani che compongono “Speedbeforedeath” si snodano all’insegna di un’elettronica dalle varie consistenze e suggestioni, dal coloratissimo funky iniziale, dai tratti dance, al fluire quasi liquido di suggestioni orientali che chiude il lavoro.
In mezzo, si toccano territori cosmici e divagazioni psichedeliche, si lambisce il lounge e si flirta con suggestioni etniche.
Rari gli interventi vocali: il refrain ripetuto del brano di apertura, il testo della title track, unica ‘concessione’ a un accenno di forma – canzone all’insegna dell’ironia.
Una serie di tappe, alcune delle quali non si ritraggono dall’ampliarsi fino a 9 – 10 minuti di durata, offrendo all’ascoltatore occasioni di straniamento ed immersione.
Un lavoro che, per quanto affidato a beat, basi e loop, non rinuncia a una vivace componente percussiva o interventi di chitarra, in un caso quella dell’ospite Lorenzo Conti (già con Negative Trip e Santo Niente).
È insomma un’elettronica che lavora di cesello su parti e campioni di musica ‘suonata’ che offre all’ascoltatore il proverbiale viaggio sonoro…

ROSGOS, “CIRCLES” (BEAUTIFUL LOSERS)

‘Cerchi’, in questo caso quelli infernali.
Si scende nelle profondità di una relazione vissuta tra varie paure e insicurezze, perdersi, ritrovarsi…
Nove i brani, come i gironi infernali, titoli analoghi, nel segno di testi che traggono dai peccati puniti suggestioni ma che riportano tutto alla dimensione amorosa, spesso carnale, costantemente emotiva.
Amore passionale, quanto mai umano nelle sue debolezze…
Rock crepuscolare: Mark Lanegan è uno dei riferimenti dichiarati di un disco che spesso va a ‘lavare i panni’ nelle acque oscure degli anni ’80, tra gothic e post punk.
Il secondo lavoro di RosGos, alias Maurizio Vaiani, coinvolge per suoni ed emozioni.

SARA J JONES, IL MAESTRALE, MEZZANOTTE, QUASI, SCREAM, DEBORA PAGANO, KEVIN LOV3, ALIC’È, SERENA CELESTE: SINGOLI

Il SINGOLO DELLA SETTIMANA

Sara J Jones
Lloret De Mar
… del resto, siamo a fine maggio, ma sembra luglio: cosa di più indicato – per chi gradisce il genere – che una bella canzoncina pop dalle suggestioni vagamente latine.
Serviti: il pezzo funziona, il racconto del classico amore estivo con parecchia seduzione e poche complicazioni è efficace, la voce c’è e l’attitudine pure.
La milanese Sara J Jones (Sara Libranti) si è già dimostrata capace anche in atmosfere più ‘serie’ e quindi perché non anche un episodio più leggero?

GLI ‘ALTRI’

Il Maestrale
Xanadu
Distrokid
Secondo singolo per il collettivo pugliese Il Maestrale, che prosegue con la sua proposta di etnico-elettronica, stavolta ispirandosi a una composizione incompleta di Coleridge, dedicata a Kubla Khan.
Rispetto al brano precedente, qui si pigia meno l’acceleratore su certe tendenze quasi dance, per preferire un soluzione più sospesa e quasi onirica.
Fascino mediterraneo che convince.

Mezzanotte
Lockdown nel petto
ADA Music Italy
Il ‘lockdown’ come metafora emotiva – e naturalmente c’entrano le pene d’amore – in questo nuovo singolo del bresciano Luca Patti, alias Mezzanotte.
Pop di largo consumo con una generosa dose di elettronica in stile anni ’80 in sottofondo.
Il testo non va oltre riflessioni abbastanza ‘consuete’; la metafora del ‘lockdown’ non è nemmeno troppo sviluppata (e in poco più di due minuti e mezzo, non sarebbe stato nemmeno troppo agevole).
su indecisioni, dubbi e quant’altro.
L’unica domanda è se veramente ci sia stato bisogno, oltre all’interprete, di altre quattro persone per scriverlo.

Quasi
Iqos
Gotham Dischi
Il desiderio di una vita ‘normale’, tra uno spritz e il fumo di un’Iqos è al centro del nuovo singolo di Fulvio Felici, alias Quasi, cantautore romano di poco più di trent’anni, passato attraverso varie esperienze, dal punk rock al rap, prima di approdare a un pop abbastanza ‘canonico’.
Gli elementi per farsi piacere ci sono tutti, dai suoni composti all’interpretazione con quel tanto di emozione, ma senza esagerare, al testo che invoca una semplicità altrimenti quasi noiosa, ma che acquisisce un nuovo valore, dopo un paio d’anni decisamente complicati per la vita sociale di molti.
Un pezzo che però alla fine procede troppo ‘liscio’ e senza sorprese.

Scream feat. ZenoVVS
Caso della dottrina
Scream, Alessio Ludovichi, con la complicità di Zeno, Luca Salvo – entrambi esponenti della più recente scuola rap – trap milanese, si fanno immortalare in mezzo alle macerie, nell’artwork che questo pezzo: allegoria della società attuale, esplicitata nel parlare ritmato in uno stile da ‘vecchia scuola’ che rinuncia a sparare a raffica le parole per conservare il peso del loro significato.
La denuncia di ipocrisie assortite e nuove / vecchie religioni non è certo una novità; l’autotune stavolta era forse superfluo, ma il pezzo è apprezzabile, se non altro per le intenzioni e il non voler esibire il solito ‘parlato a macchinetta’.

Debora Pagano
Bon Ton
Gotham Dischi
INGrooves Music Group
Debora Pagano ci tiene a farci sapere che lei del ‘bon ton’ se ne frega, specie se c’è da mettere certi arroganti al posto loro…
Pop-rock e un’ampia dose di elettronica ad appoggiare un’interpretazione e un’attitudine che convincono.

Kevin Lov3
Collane d’Oro
Dasein
Partiamo dalle cose importanti: ‘Collane d’Oro’ viene presentato in questo weekend dal vivo a Mendrisio in occasione dell’edizione del Progetto Amore, che quest’anno raccoglierà fondi per le popolazioni ucraine.
Il rapper di Lugano propone un pezzo dai toni compassati, in cui lo stile di vita di chi ha avuto successo (locali, donne, soldi e ovviamente le immancabili collane d’oro appunto), non vuole essere un’ostentazione, ma il simbolo di chi ‘ce l’ha fatta’, rischiando magari, ma seguendo le proprie attitudini e non si nega comunque il piacere di una passeggiata con gli amici di un tempo.
Non è insomma che con successo e soldi si diventi automaticamente degli str***i.
Brano che non si separa comunque da certi stilemi, e alla fine l’occhio non può fare a meno di posarsi sulle catene d’oro che dominano l’artwork, che al di là delle intenzioni, potrebbero passare per la solita ostentazione.

ALIC’è
Sigarette
Musa Factory
Tornano Rosita Cannito e Nicola Radogna col loro progetto.
Le sigarette sono forse il simbolo del carico di esperienze che lega la voce cantante al suo interlocutore: una relazione tra persone mature, vissuta sulla necessità di una comunicazione e di un racconto che va oltre l’urgenza della passione; la necessità di avere qualcuno con cui parlare e condividere le piccole e grandi storie vissute; forse, aggiungo, la necessità di colmare la solitudine con un rapporto umano non necessariamente sentimentale.
Un pop ‘d’atmosfera’ con riflessi cantautorali

Serena Celeste
Il Sole Dentro
YPK Entertainment
Singolo che anticipa il nuovo lavoro – “Nel mio disordine trovo sempre tutto’ – della cantante romana.
Classe 1987, Serena Celeste Linardi ha alle spalle una carriera densa di esperienze, eventi collaborazioni; un album di inediti e un EP, più altre varie produzioni; questo, fino al 2015; oggi, dopo una lunga pausa, il ritorno.
Il pezzo che anticipa il nuovo lavoro è un inno all’ottimismo, o meglio alla ricerca del ‘lato positivo’, dentro di sé, per cercare la riuscita di qualsiasi esperienza.
Un pop dai suoni ‘intensi’, senza eccessivi ammiccamenti, e un’interpretazione senza sbavature, ma forse eccessivamente ‘controllata.

IXIA, JUST JAKE, REVMAN, IL RE TARANTOLA, FACTANONVERBA, DONSON, GRID, FUSCO, MONALISA, CORPOCELESTE: SINGOLI

IL SINGOLO DELLA SETTIMANA

Ixia
Tutto ebbe inizio
Maqueta Records / Artist First
Poi improvvisamente ti capita un brano come questo e meno male che c’è qualcuno che riesce ancora a evadere dal minimo quotidiano e metterci un po’ di fantasia.
Patrizia Ceccarelli ha cominciato con l’hip hop, prima di innamorarsi a tutto il mondo legato alle leggende celtiche, musica compresa, assumendo il nome di Ixia, prima nei giochi di ruolo, poi nel suo lavoro di cantante.
Così, dopo aver pubblicato qualche anno fa un primo lavoro in inglese, “Catherine”, incentrato sul viaggio di una donna che vuole ‘schiarirsi le idee’ sui due spasimanti che le corrono dietro, e in attesa di un secondo disco, ecco la sfida di reinterpretare e in parte reinventare quel primo lavoro in italiano.
Azzardo, considerato che la musica centurione qui da noi non è certo in cima alle classifiche, pur potendo contare su un certo zoccolo duro di appassionati.
‘Tutto ebbe inizio’ ci narra ovviamente l’inizio della storia, coi suoni tipici del genere, mescolando suggestioni folk con vaghe allusioni progressive che fanno da contorno a una dolcezza vocale che è l’elemento dominante del brano. Che la voce in questione appartenga a chi ha la bellezza eterea di un personaggio uscito da qualche leggenda, è dettaglio magari marginale, che però completa il ‘quadro’.
Insomma, si può dire che bello che ogni tanto arriva chi ci porta in altre epoche, altri mondi?

GLI ‘ALTRI’

Just Jake
Adone e Afrodite
Cosmophonix Artist Development / Artist First
Sebbene somigli a un mero pretesto per raccontare una storia d’amore totalizzante quanto fugace che al suo termine lascia le consuete macerie emotive, va comunque apprezzato il riferimento mitologico, segno che ogni tanto i giovani artisti di oggi riescono a riversare in brano troppo spesso volti al rapido consumo qualche riferimento colto.
Ugualmente apprezzabile l’idea di girare un video in in teatro antico, non ho capito quale, con tanto di tanti di statue che sembrano osservare impassibili l’esibizione del giovane Just Jake, calabrese di origine, emiliano di adozione.
Siamo di fronte a una proposta abbastanza consueta, un pop con qualche suggestione latina che tende a scivolare verso rap e varie derivazioni, col contorno del solito ‘effetto’ applicato alla voce.
Le parole non spiccano per originalità, ma resta comunque la scelta di location e titolo, che se non altro mostra la volontà di ampliare l’orizzonte culturale.

Revman
Tra di noi

Poliziotto di professione, rapper per vocazione, Sebastiano Vitale da Palermo ha scelto la”Giornata internazionale contro l’omofobia, la biofobia e la transfobia”, per pubblicare il suo nuovo singolo, brano in cui una dedica sentimentale si mescola un messaggio sulla singolarità e specialità di ognuno, ampliando il proprio a un messaggio di comprensione tra gli esseri umani, al di là qualsiasi differenza.
Non è un caso quindi che nel video sia presente un abbraccio tra ragazzi vestiti con le bandiere di Russia e Ucraina.
Rap – pop discretamente orecchiabile, ma l’importante è il messaggio.

Il Re Tarantola feat. Spasio Derozer
Aiutiamoli a casa loro comprando le loro lauree
Il Piccio Records / Artist First
Pezzo che in origine doveva chiamarsi ‘Trota’… se cercate ‘laurea Trota’ su Internet, capirete tutto.
Un sano brano di punk rock, proposto da Manuel Bonzi, non un novellino (tre dischi e un EP all’attivo), in collaborazione con Spasio Derozer che dell’omonima band è il batterista, ma qui interviene ai cori.
Registrato a casa propria durante la clausura collettiva di due anni fa, dipinge con chitarre sferraglianti quadro in cui talvolta si immaginano lavori improbabili, per poi prendere atto che chi li fa sul serio, arriva fa qualche parte: le lauree sono materiale da compravendita…
Ogni tanto, ci vuole.

Factanonverba
Impossibile
Red Owl
Attivi, con alterne fortune, dalla seconda metà degli anni ’90, Marco Calisai e Paolo Vodret, sardi di Sassari, tornano con un rock alternativo con qualche venatura noise che invita a non guardarsi indietro, a rimpiangere il tempo magari sprecato, e a fermarsi a riflettere sulla necessità di un rapporto migliore e più ‘sano’ col tempo stesso.

Donson
Facile
Artist First
Si respira già aria d’estate, in questo nuovo singolo di Andrea Domini, alias Donson.
‘Facile’, ma ‘facile’ non è, il quotidiano coi suoi piccoli / grandi problemi, a cominciare da quelli sentimentali.
Pop sintetico, tinte solari, umori malinconici.

Grid
Nomade
Cosmophonix Artist Develpoment / Altafonte Italia
‘Nomade’ come simbolo di libertà: “Ho bisogno di cambiare quando chiama il vento”, canta (rtndendo all’hip hop) Fabiana Mattuzzi da Padova, con tutta la vitalità dei suoi vent’anni e anche una certa ‘consapevolezza’: già qualche singolo all’attivo, ma soprattutto un percorso avviato fin da ragazzina.
Libertà di percorrere la propria strada, viaggiare fisicamente, ma forse soprattutto interiormente…
Un pop dalle tinte estive che non rinuncia a una componente di ‘seduzione’: Grid è una bella ragazza e lo dimostra (senza esagerare) con la complicità di un video tipicamente ‘balneare’.

Fusco
Comfort Zone
Franco Fusco, o semplice Fusco, nel suo nuovo singolo invita l’acoltatore a muoversi e lasciare la sua ‘zona di conforto’.
Invito, diciamocelo, di questi tempi un po’ banalizzato, come se tutto dipendesse solo ed esclusivamente dal singolo e non da tutta un’altra serie di fattori che riguardano – in certi casi, purtroppo – il vivere all’interno di ‘gruppi sociali’ coi quali alla fine bisogna fare i conti…
La sostanza del messaggio può essere quindi più o meno condivisibile, la forma, un rock arioso a là Foo Fighters può risultare gradevole.

Monalisa
Fruit Joy
Gotham Dischi
Tormenti personali e pene d’amore dei trentenni di oggi, in questo singolo del trio dei Monalisa; l’incapacità di adeguarsi nei tempi attuali porta a rifugiarsi nel passato, nelle estati della propria infanzia, quando tutto sembrava più semplice…
Concetti non nuovissimi, espressi con un pop-rock dalla facile presa.

Corpoceleste
Oblio
Massimo Bartolucci, un paio di singoli all’attivo, sceglie ‘Corpoceleste’ come pseudonimo per il suo nuovo progetto, inaugurandolo con questo singolo.
Un fantasma è la presenza silenziosa del video simbolo, forse, di tutti coloro che vorrebbero essere ‘altro’ da ciò che sono e, non riuscendovi, finiscono in esistenze evanescenti, consegnandosi, appunto, all’oblio.
Pop con qualche aspirazione cantautorale, che per suoni e stile vocale fatica a discostarsi da tante altre proposte del genere: del resto Corpoceleste è giovane e ha ancora tempo per trovare un proprio stile.

RICHARD BENSON (1955 – 2022)

Tutti, più o meno, abbiamo una sorta di ‘pantheon’, costruito tra l’adolescenza e i vent’anni, fatto di volti e parole: personaggi che tornano poi ogni tanto per gli anni e i decenni a seguire nelle battute, nei ricordi, nelle imitazioni.

Chi è stato giovane e giovanissimo a Roma negli anni ’90, soprattutto chi ascoltava metal, prima o poi si sarebbe imbattuto, sulla rete locale TVA 40, in “Ottava Nota”, trasmissione di novità discografiche condotta da un singolare personaggio il quale, come si dice ‘non la mandava a dire’, demolendo – talvolta letteralmente – il disco di turno, elevando, all’opposto, il tal chitarrista al rango di ‘mostro’, addentrandosi in interminabili disquisizioni su formazioni, biogafie, etc…

Già all’epoca il personaggio non era del tutto sconosciuto: qualcuno ne poteva ricordare gli sparuti trascorsi come musicista o le apparizioni nei programmi di Arbore; Verdone, che è un formidabile osservatore, capì prima di tanti le potenzialità del personaggio e lo portò sul set di “Maledetto il giorno che t’ho incontrato”.

Con Richard Benson, insomma, siamo cresciuti, anche assistendo, purtroppo, a un declino passato attraverso un grave incidente dai contorni mai chiariti, spettacoli dal vivo in cui il nostro si prestava al ludibrio generale, apparizioni televisive volte solo ad esaltarne gli aspetti più oltre le righe, fino alle tristi comparsate in un noto programma del pomeriggio.

Dispiace perché sembrava che negli ultimi tempi Richard Benson stesse tornando un po’ alle origini: l’aspetto sembrava migliorato, c’era, sembra, finalmente un disco ‘serio’ in fase di progettazione.

Avrebbe meritato altro percorso: non so quanto scientemente l’abbia voluto lui e quanto, purtroppo, il ‘sistema’ abbia cercato solo le urla, senza andare oltre: la cultura musicale era indiscutibile, ma il metal, il progressive e in generale la musica pop – rock suonata da chi sa suonare raramente viene considerata.

Resta quel filo di amarezza e tristezza per un pezzetto dei propri vent’anni che se n’è andato.

STELLARE, “WAVE” (AUTOPRODOTTO / LIBELLULA MUSIC)

Curioso o forse no, che questo collettivo di producers e strumentisti che si è battezzato ‘Stellare‘ abbia scelto come primo progetto un disco tutto dedicato all’acqua, frutto di due residenze presso il Museo Galata del Mare e l’Acquario di Genova: in fondo, si ricorda spesso che mentre siamo impegnati alla corsa verso Marte e all’esplorazione del cosmo, conosciamo in fondo ben poco di ciò che succede nelle profondità marine…
Il titolo, “Wave” non nasconde invece sorprese: il moto delle onde, il rollio delle barche, il linguaggio delle balene, i suoni prodotti dalle creature del mare sono la base su cui sono stati costruiti suoni e idee: i dieci brani presenti, quasi completamente strumentali, offrono un unico, continuo movimento, un andare e tornare, l’ipnotico movimento di una risacca sonora dal quale farsi prendere e lasciare.
‘Ambient’ è ovviamente la prima parola che viene in mente, seguita a ruota da ‘psichedelia’, ma tra le pieghe sonore del disco è possibile trovare ascendenze new wave, allusioni a certe sperimentazioni elettroniche, a tratti anche qualche suggestione da dancefloor.
Titoli a tema, dalle ‘profondità’ che aprono il disco (‘From the Depths’) al ‘Mare Calmo’ che lo chiude: in mezzo, ritornano i riferimenti all’acqua, mentre due composizioni sono dedicati alle balene.
Se la maggior parte del lavoro appare quella produttiva di ‘costruzione’ del suono, non mancano gli strumenti più ‘canonici’, a cominciare dal sassofono di Moritz Schuster o dalle chitarre di Federico Dragogna (Ministri), proseguendo con archi, pianoforte tastiere.
Ale Bravo, FiloQ, Raffaele Rebaudengo, Francesco Bacci aka Lowtopic, Guido Affini, Alberto Bof completano la squadra che ha concorso alla realizzazione del progetto, passato attraverso studi creati appositamente in location acquatiche utilizzando, tra gli altri, microfoni subacquei posti a 12 metri di profondità, o percussioni estemporanee trovate sul posto.
‘Suggestivo’ è il termine più immediato e più che mai indicato, per un’immersione che permetta di ‘staccare’ dalle ansie del quotidiano.

MASSIMILIANO ACRI, LAPLASTIQUE, DAFNE, SOLISUMARTE, TRUNCHELL, ETC.: SINGOLI

Massimiliano Acri
Alta Marea
WD Music Italy
Il nuovo singolo de giovane Massimiliano Acri, una strada intrapresa con decisione con vari singoli all’attivo, è il classico flusso di parole, a definire pensieri che si affastellano attorno al concetto di amore come un’alta marea’, pronta a travolgere con effetti imprevedibili…
Parole compresse e sparate a mille, con una vocalità ‘corretta’ con l’autotune.
L’impressione, come davanti a tanti altri pezzi del genere, è di un’immediatezza che diventa fretta, un’urgenza di comunicare che si confonde con l’ansia di pubblicare il nuovo pezzo.
Un po’ di ‘decantazione’ in più non guasta.

Laplastique
Frastuono
Marche di Fabbrica
Il ‘Frstuono’ del titolo viene da un passato di emozioni e passioni oggi apparentemente sopite, in attesa, chissà di trovare la molla che faccia riparte tutto.
Laura Gismondi, alias Laplastique, presenta un altro dei brani presenti sul suo EP di esordio, con un pop dalle venature funky da un lato e suggestioni sintetiche a cavallo tra anni ’80 e ’90 dall’altro, interpretando con un filo di ironia e piglio vagamente ammiccante.

Dafne
Come stai
Le ferite aperte di una relazione conclusa, la fragilità, la ricerca di un rapporto sincero in cui “Come stai?” non è la domanda d’occasione a cui rispondere in modo altrettanto banale “Grazie”.
Lo spunto è dichiaratamente sentimentale, ma il brano della cantautrice napoletana espande il suo senso coinvolgendo tutti i rapporti umani, evocando la necessità di un interesse, un ascolto, un curarsi dell’altro che sia sincero e non solo formale e destinato a sfumare.
Interpretazione composta di un testo colloquiale, per un brano che avrebbe avuto maggior forza se affidato totalmente a piano e voce, alle quali sono aggiunte sonorità sintetiche ‘di maniera’ e un solo di chitarra di finale il cui inserimento appare forzato, volto ad accrescere un impatto emotivo che nell’essenzialità avrebbe trovato maggiore compiutezza.

Solisumarte
Unici
LeIndie Music / Artist First
Torna il duo bresciano dei Solisumarte; finita una relazione, se ne apre un’altra, con tutte le incognite e i dubbi del caso in termini di fiducia nel partner.
Pop con qualche ambizione cantautorale, all’insegna di un’elettinica soffusa, un po’ di maniera.
Scorre via con pochi sussulti.

Trunchell, Etc.
Braille
Red Owl Records
Il ‘braille’ come metafora di ciò che è percepibile solo a un contatto diretto, più attento: ferite e debolezze che non sono evidenti a uno sguardo superficiale, come quello che domina i tempi attuali, dominati dall’immagine o dalle poche parole mette di fretta sui social.
La necessità di un contatto più ‘vero’ con gli altri e forse anche con sé stessi, che il rapper materano propone con un impianto classico, accompagnato a suoni crepuscolari, in cui le parole acquistano un peso, senza essere sparate ‘a macchinetta’ come troppo spesso succede.

NEIM, SKAY, YKO, DONSON, STRADE: SINGOLI

Neim
Solo un secondo (Rossofuoco)
LeIndie / Artist First
Nuovo pezzo per questo duo voce / batteria con aggiunta di elettronica assortita: un pisano e un livornese che collaborano ignorando il ‘campanile’, forse perché, più a suo agio di notte uno e più affine al ore solari l’altro, riescono a non stare troppo assieme…
Ironie a parte, il brano vuole essere importante: la riflessione sulla brevità o lunghezza della vita, su ciò che questa vale, su quello che si raggiunge o meno, che scaturisce dalla scomparsa di un amico.
Un pop con venature oscure, echi di certo elettropop anni ’80, qualcosina di Gary Numan tra ciò che può venire in mente.
Ci provano, i Neim, a offrire qualcosa di diverso dal consueto per il pop nostrano: tentativo apprezzabile.

Skay
Bustdown
Distro Kid
Bambini cresciuti troppo in fretta, vita di strada, cattive abitudini, orologi di lusso come obbiettivi di vita, etc… tutto può guastarsi se s’incontrano le persone sbagliate, voler morire come una rockstar forse non è uno scopo così elevato…
Partendo da un’esperienza personale negativa, Skay (ossia il monzese Luca Crippa) sembra voler delineare la parabola di chi, soggiogato dal miraggio del successo, finisce per riflettere che alla fine la vita del rapper – gangster non fa proprio per lui.
Il testo ha un suo ‘peso’, ma la forma un po’ troppo canonica rischia di annacquarlo.

Yko
In The Name
Ditto Music
Prima il successo con i Fall Has Come e i concerti a supporto, tra gli altri, di Evanescence e Disturbed; poi la carriera solista: Enrico Bellotti da Caserta torna con un brano all’insegna di una discreta lettura del folk irlandese, dedicato alla ricerca della parte migliore dell’essere umano, scavando al di sotto di una superficie che lo vede alla ricerca costante della distribuzione di qualcosa o qualcuno.

Donson feat. Calu
Dimmi che è vero
Artist First
Fuori uno, sotto un altro: a breve giro di posta dal precedente, Donson (Andrea Domini) presenta un nuovo pezzo, nato dalla collaborazione col rapper Calu.
Suggestioni latine per un brano dai tratti sentimentali, confezionato con una veste danzereccia tipicamente estiva.

Strade
Bologna Meraviglia
Artist First
Una frecciata corrosiva al mondo ‘indi’ e fighetto che nell’affermare la propria diversità alla fine diventa un campionario di luoghi comuni, dalla ‘meraviglia’ di Bologna del titolo, al facile ecologismo, all’antagonismo portato avanti con le spalle coperte da famiglie danarose.
Il romano Simone Ranalli, in arte Strade, colpisce nel segno con questo elettropop con accenti vintage, che fa muovere la capoccia e strappa un sorriso.

PLAYLIST 4.2022

Periodica selezione di brani e singoli ripresi dalla recensioni del blog.
Come al solito, preciso che non si tratta di una classifica vera e propria, anche se i brani sono comunque ‘ordinati’ in modo crescente di gradimento…

Kevin Lov3, ‘1000 Sbatti’

Rayan Seventeen17, ‘Beauty’

TES, ‘Tra le righe’

Donson, ‘Così Fredda’

Fracasso, ‘Senza Cognizione’

Marphil, ‘Trend’

Sheddy, ‘Lacrime’

Weid, ‘Va bene così’

La Complice, ‘Cerotti’

Francesco Sisch, ‘Tempo’

Tommaso Romeo, ‘Baciami’

Francesco Morrone, ‘Persone sole’

Mattia Pellicoro, ‘La Strega’

Luca Fol, ‘Piccole Ossessioni’

Landers, ‘Grazie’

Gionta, ”84 Nightmare Vibes’

Maldimarte, ‘Formaldeide’

Jimmy Ingrassia, ‘Momenti’

White Ear, ‘Emprty’

Elephants In The Room, ‘I Love It’

Il Maestrale, ‘Genesi’

La Rosta, ‘Una vita insieme’

Cranchi, ‘Felonica’

WEID, LANDERS, FRANCESCO MORRONE, JIMMY INGRASSIA, ELEPHANTS IN THE ROOM, WHITE EAR: SINGOLI

Weid (feat. I fly)
Va bene così
TRB Rec
Non sempre, anzi, a dire la verità, ben poche volte, le storie d’amore hanno un lieto fine; così, davanti all’impossibilità di andare avanti o peggio, di forzare la situazione non resta che dire: “Va bene così”: ci si rassegna e si va avanti.
Il nuovo singolo di Simone Maritano da Torino, in arte Weid, riesce tutto sommato a inquadrare efficacemente la situazione, nella forma di un pop vagamente etereo.
Insomma: la voce è la sua e c’è almeno il tentativo di andare oltre certe rime fin troppo scontate.

Landers
Grazie
Vanchiglia Dischi
‘Grazie’ è una parola che forse non si dice abbastanza, per cui forse ogni tanto è il caso di trovare un motivo per ringraziare – qualcuno o qualcosa – e magari da qui ripartire, per tenere duro davanti alle difficoltà e vivere una vita che non può vedere solo sognata.
Una sorta di inno alla (r)esistenza, che Landers (alias Maurizio Squillari da Torino, classe ’89), interpreta e suona all’insegna di un rock dai ritmi incalzanti e la vena arrembante: il piede insomma si muove, e anche se la vicinanza ai Foo Fighters è probabilmente eccessiva, si lascia ascoltare.

Francesco Morrone
Persone Sole
Believe Digital
Calabrese di nascita, girovago per vocazione, Francesco Morrone prosegue con le anticipazioni del suo primo disco sulla lunga distanza (per lui già un EP all’attivo).
Omaggio ai momenti di solitudine (e probabilmente il cantautore ne ha vissuti più d’uno,) in cui è possibile cogliere momenti di autentica felicità, forse perché in un mondo in cui si è sempre più ‘social’, stare per conto proprio diventa un valore
Brano a tratti evanescente, la grana fine di chitarra e voce che lo avvicina a certo neofolk americano.

Jimmy Ingrassia
Momenti
I momenti sono le parentesi di serenità da ritrovare, quelle in cui si è anche un pizzico inconscenti o inconsapevoli, un po’ come si è da ragazzini (da qui la copertina con il cantautore a un anno di età); la strada di quella ricerca passa per la consapevolezza di sé, dei propri errori, della necessità di dover cambiare perché le cose cambino.
Un appello, anche abbastanza accorato al farsi coraggio per poter ritrovare i momenti di leggerezza, più che mai necessari nei tempi attuali.
Voce e piano per il cantautore siciliano, ma ormai romano acquisito, dato che nella Capitale ha compiuto quasi tutto il suo percorso artistico (che l’ha portato tra l’altro a pubblicare qualche anno fa un primo album) che lo avvicinano inevitabilmente a ciò che la ‘scuola romana’ ha proposto negli ultimi tempi, a metà strada tra il cantautorato da ‘club’ di un Niccolò Fabi (con cui Ingrassia condivide tra l’altro l’ampia e riccioluta chioma) e l’attitudine più spiccatamente ‘stradaiola’ di un Fabrizio Moro.

Elephants In The Room
I Love It
MZK Lab
Giovane trio capitolino di belle speranze, gli Elephants In The Room raccontano una vicenda sentimentale, per una volta a lieto fine, con un funk rock di facile ascolto che li avvicina molto agli ultimi Red Hot Chili Peppers.
Una discreta capacità dietro agli strumenti, una vena solare che ogni tanto non guasta.
Promettenti.

White Ear feat. Vincenzo Destradis
Empty
Pirames International
Originario di Brindisi, ma trapiantato a Bologna da ormai vent’anni, il producer e polistrumentista Davide Fasulo, in arte White Ear è ormai un’apprezzata figura nel mondo delle ‘manipolazioni sonore’, con svariate collaborazioni all’attivo, anche con artisti di primo piano.
Il suo nuovo singolo, in cui si avvale della voce di Vincenzo Destradis, è un’ondeggiante risacca dedicata allo ‘svuotamento spirituale’ che segue una storia d’amore finita, ma anche qualsiasi evento che produca un impatto emotivo negativo.
Un pezzo crepuscolare, ma non eccessivamente dolente: siamo oltre la fase delle emozioni incontrollate, in quella sorta di limbo, di ‘camera di compensazione’ in cui si ha solo voglia di lasciarsi galleggiare, senza pensare a nulla.
Una consistenza liquida e rarefatta, su cui staglia il falsetto di Destradis.
Suggestivo.