Archive for the ‘Uncategorized’ Category

STATE LIQUOR STORE, “NIGHTFALL AND AURORA” (LIBELLULA DISCHI)

Nati nel 2013, gli State Liquor Store giungono al traguardo del primo disco sulla lunga distanza dopo varie vicissitudini, tra attività dal vivo, cambi di formazione e la pubblicazione di un EP.

“Nightfall and Aurora” ci porta nei territori di quella che da ormai almeno un decennio è stata battezzata ‘americana’: ovvero la rilettura, attualizzata nei suoni, dell’ampio patrimonio folk / country e popolare d’oltreoceano. Tendenza che ben presto ha varcato i confini americani, come mostrano anche gli State Liquor Store.

Le nove tracce presenti sono dominate dalla presenza piena, corposa, densa delle chitarre, con toni sgargianti e suggestioni assolate, la sezione ritmica a fare da contorno solido sullo sfondo e un cantato vivace, pur senza eccessi, che contribuisce alla grande sensazione di vitalità trasmessa nel corso di tutto il disco.

Come in certa tradizionale letteratura americana, è un disco di storie, pur se solo abbozzate, di emozioni, di personaggi, idealmente incrociati percorrendo gli spazi sconfinati come quello che domina la copertina.

Un rock che trae linfa dalla tradizione, ma non rinuncia a usare riferimenti pi recenti, tra episodi che possono ricordare i primi REM e qualche accento psichedelico, per un lavoro che a tratti assume tinte vagamente oniriche.

Un esordio efficace, per una band che può conquistare.

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LA PLAYLIST DI DICEMBRE

Si, lo so che siamo al 15 di gennaio, ma mi sono dimenticato…

 

Shadow People Twee

Forse ha ragione Francesco    Il Colle

Vela       Giancarlo Frigieri

Jelly (S)tone       Squid To Squeeze

Profondo Nero   Porco Rosso

Frange        Eugenio Rodondi

La canzone del sorriso     Cinque Uomini sulla Cassa del Morto

Madame    Daniele Maggioli

Social         Sintoh

Vittorio Emanuele    Il solito Dandy

Irene     Joe D. Palma

All my soul    Rigo

La volpe e l’uva     Teo Ho

Anime Semplici     Cristina Renzetti

 

TOP 10

La Top 10 dei migliori dischi dell’anno, tra quelli recensiti qui.

 

1) ELLA “DENTRO”

 

2) GRAN BAL DUB “GRAN BAL DUB”

 

3) POVEROALBERT “MA E’ TUTTO OK”

 

4) LONTANO DA QUI “LONTANO DA QUI”

 

5) STATO BRADO “COSA ADESSO SIAMO”

 

6) EUGENIO IN VIA DI GIOIA “TUTTI SU PER TERRA”

 

7)TWOAS4 “MAREA GLUMA”

 

8) CRISTINA RENZETTI “DIECI LUNE”

 

9) ALDO BETTO WITH BLAKE C.S. FRANCHETTO & YOUSSEF AIT BOUAZZA “SAVANA FUNK”

 

10) CLOROSUVEGA “CLOROSUVEGA”

FUMETTAZIONI 10 / 2017

Brevi recensioni di letture disegnate.

 

HUNGER DOGS

Il ‘canto del cigno’ di Jack Kirby è anche il capitolo conclusivo della lunghissima ‘Saga del Quarto Mondo’, assieme a tanti supereroi Marvel uno dei lasciti più importanti del ‘Re’.
La storia è a dire il vero un filo confusionaria, il tratto non più quello deciso di un tempo, le chine – molto ‘così così’ – non aiutano; eppure, nonostante si tratti di poco più di un’appendice, di un ‘lascito’, appunto, in cui Kirby fissa un nuovo status per Nuova Genesi e Apokolips, i Nuovi Dei e Darkseid, sfogliarlo desta ancora oggi desta una certa emozione.
Voto: 7

 

DR. DOOM AND DR. STRANGE: TRIONFO E TORMENTO

Il Dr. Strange vinto l’ennesimo ‘torneo’ per stabilire chi sia il più grande mago della Terra, è costretto a esaudire la richiesta del suo principale avversario: il ‘piccolo’ problema è che l’avversario in questione è il Dr. Destino e la sua richiesta è di accompagnarlo nell’Ade, a ‘recuperare’ l’anima perduta della madre defunta…
Un grande ‘artigiano’ del fumetto seriale come Roger Stern scrive l’incontro tra i due ‘dottori’ più famosi dell’Universo Marvel, tratteggiando alla perfezione soprattutto Destino, vero protagonista della storia, capace di usare come una pedina lo stesso Mefisto, governante dell’Ade.
Ai disegni Mike Mignola, il cui stile già riconoscibilissimo, anche se non del tutto compiuto, si apprestava a evolvere verso le vette che avrebbe raggiunto in seguito.
Voto: 7,5

 

SPIDERMAN: HOOKI

Una maga dodicenne di un’altra dimensione ‘ingaggia’ l’Uomo Ragno per una lotta senza quartiere contro un incubo mutaforma dal nome impronunciabile, ma non tutto è come sembra…
Isolata escursione fumettistica di Susan K. Putney, ‘meteora’ dello sci-fi, questa graphic novel targata 1986 vive in gran parte sulla fantasmagoria grafica di Bernie Wrightson, che si diverte a dare vita alle mille forme di una creatura che sembra uscita direttamente dagli incubi di Giger.
Voto: 7

 

NIGHT RAVEN

Uscite per la sezione britannica della Marvel alla fine degli anni ’70, le storie brevi di Night Raven costituirono un omaggio al genere hard boiled e ai fumetti degli anni ’50. Scrive Steve Parkhouse, ma l’interesse maggiore risiede nella parte grafica, curata da David Lloyd e John Bolton, che sarebbero diventati dei ‘pesi massimi’ del fumetto supereroistico degli anni ’80 e ’90; soprattutto il primo, che avrebbe poi collaborato con Alan Moore a “V for Vendetta”, col senno di poi con Night Raven sembra prendere le misure e fare le prove generali per quello che sarà ‘V’.
Una ‘chicca per intenditori’.
Voto: 7

 

THE WALKING DEAD 50

Tanto tuonò che piovve e puntualmente succede ciò che tutti si aspettavano dovesse accadere, prima o poi: Negan scappa; o meglio, riesce a evadere, perché lo ‘scappare’ di certo non fa parte del personaggio, il quale infatti decide di andare a ‘far visita’ ai Sussurratori.
Kirkman sembra suggerire una prossima alleanza tra Negan e Alpha, la leader di ‘quelli che vanno in giro vestiti con la pelle dei morti per confondersi coi non morti’, ma lo scrittore ci ha abituato a non aspettarci mai l’ovvio e Negan rappresenta l’imprevedibilità persona; Alpha, poi, è un’altra tutta ‘particolare’, le cui motivazioni e veri obbiettivi restano in gran parte oscuri… ci sarà da divertirsi.
Voto: 7

 

DISNEY DEFINITIVE COLLECTION: FANTOMIUS 5

Storie pressoché ‘fresche di giornata’, dato che sono uscite quest’anno (l’ultima addirittura a settembre): fari puntati sulle ‘origini’ di Dolly Paprika e un paio di consuete avventure in cui il nostro protagonista ha a che fare coi misteri di una Notre Dame più che mai gotica e con una scorribanda a base di travestimenti che riconduce direttamente a Diabolik, uno dei principali riferimenti del nostro.
Marco Gervasio, come di consueto, scrive e disegna, confermandosi come uno dei maggiori autori Disney della sua generazione.
Voto: 7

 

INVINCIBLE 48

Prende il via una lunga parentesi che ci mostra come Monster Girl e Robot abbiano trascorso ben 700 anni in un’altra dimensione, mentre sulla Terra sono trascorsi in realtà pochi mesi; se l’obbiettivo era impedire nuove invasioni, tra l’altro, le cose non sembrano poi aver funzionato più di tanto…
Voto: 6,5

Si avvia alla conclusione il terzo ciclo di storie di Wolf-Man il quale, apparentemente riappacificatosi con la figlia, ha varie questioni da sistemare…
Voto: 7

 

TEO HO, “I GATTI DI LENIN” (NEW MODEL LABEL)

Matteo Bosco: poeta e cantante di strada, tra il Friuli e Milano; una carriera tutta vissuta nella dimensione ‘live’, che ora giunge al primo capitolo discografico.

Immediato nella forma sonora: dieci pezzi per voce, chitarra, spesso armonica e poco altro, all’insegna di una produzione essenziale, quasi del tutto priva di aggiunte.

Criptico nella scrittura, come ci si può almeno in parte aspettare da chi le parole le ‘maneggia’ da una vita: testi in cui prevalgono le metafore, le allegorie, il flusso di coscienza, un susseguirsi di immagini apparentemente sconnesse.

Emerge tra le righe l’esperienza di chi si definisce soprattutto come un osservatore: personaggi ai margini, la paura dell’altro, del ‘diverso’ il rischio delle ‘guerre tra poveri’; sparuti i riferimenti diretti alla realtà, tra il G8 di Genova e Bobby Sands.

De Gregori è un riferimento manifesto e dichiarato; per estensione si guarda a Dylan e lo sguardo agli ‘ultimi’ non può non ricondurre a De André. Canzone popolare, folk, un pizzico di blues.

“I gatti di Lenin” è il classico disco ‘prendere o lasciare’ di un autore che non si preoccupa di risultare comprensibile a tutti i costi, né di risultare gradevole nell’esecuzione:il cantato è spesso gridato, a tratti quasi sguaiato, l’atteggiamento vagamente irridente, conservando l’attitudine ‘stradaiola’.

Non un disco ‘facile’: questo essere ‘senza filtri’ potrebbe essere interpretato come pura ‘emergenza espressiva’ e, all’opposto, come ‘arroganza’: ‘prendere o lasciare’, appunto; resta comunque una certa curiosità per i possibili sviluppi, comunque non scontati, vista l’indole dell’autore, più incline all’esecuzione pubblica che non alle sale di registrazione

RIGO, “CASH MACHINE” (NEW MODEL LABEL)

Antonio ‘Rigo’ Righetti calca i palchi italiani da ormai un quarto di secolo: dai Rocking Chairs ai Gang fino ai megaconcerti di Ligabue a Campovolo: ‘una vita da mediano’, citando il rocker di Reggio Emilia: di quelli che hanno messo il proprio mestiere al servizio della ‘squadra’ restando lontano dalla luce dei riflettori.

Ogni tanto però anche chi non ha raggiunto i vertici della fama  ha l’occasione di ‘dire la sua’: ‘Rigo’ lo fa in queste undici tracce, in cui imbraccia l’acustica – e occasionalmente il basso, sua più recente ‘passionaccia’, (cui sono dedicati due strumentali) – dando vita ad un lavoro saldamente nella tradizione rock / blues d’oltreoceano: da Dylan a Waits, da Cash a Springsteen.

Un lavoro profondamente intimo, in cui Righetti parla di sé, del suo amore per la musica fuori da ogni logica commerciale, con omaggi a figure importanti, a cominciare da quella del padre, senza dimenticare l’amore.

Accompagnato da Mel Previte e Roby Pellati, sodali di una vita, con la partecipazione di ‘Don’ Antonio Gramentieri, altra figura di spicco della chitarra italiana, ‘Rigo’ Righetti inanella rock, blues, country, parentesi a tratti ‘esotiche’ con un mandolino che ricorda un ukulele, per un disco in cui, un lembo dei grandi spazi americani si trasfigura in parte nelle nostre grandi pianure: in maniera certo non nuova, ma con grande efficacia.

JOE D. PALMA, “GENERAZIONE BRUCALIFFO” (LA CLINICA DISCHI / LIBELLULA MUSIC)

Un EP di cinque pezzi è il biglietto da visita di giovane trio padovano, che formatosi poco più di un anno fa ha subito avviato un’intensa attività live, raggiungendo velocemente il traguardo della prima prova discografica.

La ‘generazione Brucaliffo’ è quella dei ventenni – ma anche qualcosa di più – di oggi, che vivono la loro quotidianità tra studi portati avanti forse senza troppa convinzione, lavori saltuari, vicendende sentimentali proverbialmente non tutte ‘rose e fiori’, sullo sfondo di una provincia la cui mentalità può risultare spesso limitante: cinque pezzi che parlano di sogni, aspirazioni e chiacchiere ‘da bar’ prima di andare a sbarcare il lunario consegnando pizze di sera.

Giovani con poche sicurezze, ma senza che le incertezze diventino macigni: in fondo resta sempre lo spazio per un po’ di leggerezza e ironia.

I Joe D. Palma danno al loro progetto la veste musicale di un rock dalle venature a tratti punk: chitarre sferraglianti senza esagerare, un occhio alla gradevolezza pop, qualche spazio maggiormente riflessivo per quello che alla fine è un ‘assaggio’ per una band che, pur dovendo ancora trovare una propria identità stilistica compiuta riesce comunque ad essere efficace grazie alla propria attitudine.