Posts Tagged ‘Batman’

FUMETTAZIONI 5.19

Brevi (più o meno) recensioni di letture disegnate…

 

BATMAN – BRIDE OF THE DEMON
Ra’s Al Ghul tenta come al solito di risistemare l’ecosistema terrestre con un piano che prevede l’eliminazione di buona parte del genere umano; nel frattempo trova anche una compagna, mentre Batman gli mette i bastoni tra le ruote, col consueto appoggio della figlia di Ra’s, Talia, sempre contrastata in questi casi.
Mike W. Barr ai testi, Tom Grindberg ai disegni, per una storia che si lascia leggere.
Voto: 6,5

 

BATMAN – SON OF THE DEMON
Mike W. Barr torna sul complicato rapporto tra Batman e Ra’s Al Ghul,
stavolta alleati contro un nemico comune, mentre l’amore tra Bruce e Talia (figlia di Ra’s) ha sviluppi inaspettati, con un finale (im)prevedibile. Disegni di un più che discreto Andrew Bingham.
Voto: 7

 

SHATTERED IMAGE
Miniserie, datata 1996, in cui un eterogeneo gruppo di supereroi dell’omonima casa editrice Image affrontavano la classica minaccia all’intero universo.
Molte ‘botte’, qualche caratterizzazione riuscita: Kurt Busiek stavolta si limita a buttare giù un buon ‘compito a casa’, ma nulla più, i disegni di Barbara Kesel non convincono fino in fondo.
Voto: 5,5

 

THESSALY – WITCH FOR HIRE
Miniserie dedicata a uno dei personaggi del “Sandman” di Neil Gaiman, all’insegna di un’ironia con qualche risvolto macabro.
Team creativo d’eccezione: Bill Willingham (poi artefice dell’indimenticabile “Fables”) e Shawn McManus.
Voto: 6

 

JLA – AGE OF WONDER
Un ‘Elseworld’ (storia alternativa), coi vari Superman, Batman, Wonder Woman, Flash & co. nati ai tempi della Rivoluzione Industriale, che impediranno a Luthor di usare la Prima Guerra Mondiale per diventare padrone del Mondo , o quasi.
Lettura sfiziosa, scritta da Adisakdi Tantimed, autore di Singapore, qui in un’isolata escursione fumettistica rispetto all’abituale lavoro per la televisione, impreziosita dai disegni di Paul Craig Russell.
Voto: 7

 

JLA – CREATED EQUAL
Una misteriosa radiazione cosmica stermina il genere maschile e la speranza di un mondo popolato da sole donne risiede nella progenie di Superman, unico sopravvissuto alla catastrofe… assieme a Luthor, che ha piani molto poco pacifici per il pianeta…
Spunto non originalissimo, ma sviluppata degnamente da Fabian Nicieza, coadiuvato dal tratto morbido, adattissimo alle forme femminili, di Kevin Maguire.
Voto: 6,5

 

INVINCIBLE 69
Proseguono le botte da orbi nel lunho scontro finale che porterà alla conclusione della serie.
Voto: 6
In appendice, anche Tech-Jacket si prepara alla difesa estrema della Terra.
Voto: 6

 

LOBO GOES TO HOLLYWOOD
Quando Lobo scopre che a Hollywood si sta preparando un film su di lui senza che nessuno lo abbia interpellato, sono guai per tutti…
Spunto intrigante, sviluppo limitato dall’esiguo numero di pagine; accenni ironici ai metodi produttivi e al lavoro, spesso ingrato, degli sceneggiatori, ma lo spazio non basta.
Alan Grant fa ciò che può; disegni di Christian Alamy nella media.
Voto: 5,5

 

LOBO – DEMON: HALLOWEEN
Lobo viene ingaggiato dal demone che parla in rima per sconfiggere il classico male ancestrale risvegliatosi dopo millenni.
Alan Grant inscena qualche gag, Vince Giarrano disegna con mestiere, ma la storia resta lontana dai vertici del personaggio.
Voto: 5

 

THE WALKING DEAD 61
Il viaggio del gruppo di alcuni dei protagonisti si conclude scoprendo quello che, almeno in apparenza, è un riuscito esperimento di ritorno alla civiltà: una città vera e propria, certo con Leggi apparentemente, e necessariamente ferree; ed è qui che assistiamo al più inaspettato dei ricongiungimenti, in una delle scene più commoventi dell’intera serie.
Voto: 7,5

 

HULK E LA COSA: THE BIG CHANGE
‘Divertissement’ firmato da due autori di primo livello – Jim Starlin e Bernie Wrightson – con i due protagonisti trasportati su un altro pianeta per una missione che sfocerà in farsa.
Voto: 6,5

 

METALZOIC
Delirante futuro in cui i robot, raggiunta l’autoconsapevolezza e imparato a riprodursi, dominano il pianeta coi pochi esseri umani sopravvissuti costretti a nascondersi.
Kevin O’Neill e Pat Mills, rivoluzionari del fumetto britannico, mettono in scena una gustosa variazione sul tema.
Voto: 7

 

INVINCIBLE 70
L’interminabile (siamo a metà) battaglia finale si avvicina alla Terra, mentre uno dei comprimari storici se la vede veramente brutta.
Voto: 6
Per Tech-Jacket, nuove rivelazioni e anche qui ci si muove a lunghi passi verso la conclusione.
Voto: 6

 

MUSE
Una giovane e procace fanciulla accetta l’offerta di lavorare nella tenuta di un ragazzino – genio.
La sua funzione non le è ben chiara, e presto si aggiungeranno sogni fin troppo vividi….
Il francese Denis-Pierre Filippi, affiancato da Terry Dodson, noto per i suoi personaggi femminili più che mai ‘burrosi’ scrive una sorta di favola per adulti, in cui la protagonista si ritrova spesso e volentieri poco o per nulla vestita, fino a una soluzione agrodolce dai risvolti psicanalitici.
Voto: 7

 

CAPITAN AMERICA: WHITE
Jeph Loeb e Tim Sale completano la loro serie ‘cromatica’ dedicandosi al più ‘americano’ degli eroi, con una storia ‘di guerra’ che approfondisce il profondo legame con Bucky, sullo sfondo di uno dei tanti scontri col Teschio Rosso.
Una nuova, magistrale prova di una delle coppie più efficaci del fumetto supereroistico.
Voto: 7,5

FUMETTAZIONI 4/19

Brevi (più o meno) recensioni di letture disegnate…

 

SHAZAM – POWER OF HOPE
Dini e Alex Ross in uno dei capitoli del loro progetto dedicato alle principali icone della DC.
Stavolta sotto i riflettori c’è Capitan Marvel, in una storia che prende spunto dal suo essere un ragazzino -supereroe per parlare della sofferenza dei più piccoli, quella causata dalla malattia o imposta dagli adulti.
Voto: 7,5

 

TRENCHER
Doveva essere una serie, ma chiude dopo soli 4 numeri: erano i tempi della Image, della ‘riscossa’ degli autori che prendevano in mano i destini delle proprie creazioni; il progetto imbarcò anche Keith Giffen, che contribuì con le deliranti vicende di una sorta di zombie cyborg incaricato di rispedire nell’aldilà le anime reincarnatesi per errore: botte da orbi e uno slang ai limiti della comprensione per quello che (forse) sarebbe potuto essere un degno erede di Lobo, altro personaggio ‘nobilitato’ da Giffen.
Peccato per il rapido naufragio della serie, a colori e lettering della quale contribuì Lovern Kindzierski.
Voto: 7

 

INVINCIBLE 67
Mark e la sua famiglia sotto attacco e come al solito il finale non sarà scontato.
Voto: 7
La situazione nel frattempo si complica ulteriormente anche per Tech-Jacket.
Voto: 6,5

 

HAVOC AND WOLVERINE: MELTDOWN

Post guerra fredda, coi due mutanti tirati in mezzo al piano di un essere che punta a sfruttare il potete di Havoc di assorbire e liberare energia, con contorno di centrali nucleari e una femme fatale titubante.
Scrive un autore di punta come Walter Simonson; disegna, anzi, dipinge John J.Muth.
Voto: 7,5

 

SANDMAN MYSTERY THEATRE: BLACKHAWK
Mentre in Europa Hitler avvia il suo piano di conquista, oltreoceano Sandman ha a che fare con un esule polacco ingiustamente accusato di omicidio.
La rodata accoppiata Wagner – Seagle dà vita a una storia piuttosto ‘consueta’ tra giustizieri in maschera e climi Hard Boiled.
Voto: 6,5

 

THE WALKING DEAD 60
Si chiude la vicenda di ‘Beta’ e, probabilmente, anche quella di Negan.
Numero che chiude conti in sospeso, in attesa della ‘cavalcata finale’ che nei prossimi 10 numeri porterà alla chiusura della serie.
Voto: 7

 

THE MEDUSA CHAIN
Graphic Novel uscita per la DC a metà anni ’80 e firmata da Ernie Colon: il protagonista viene condannato a una sorta di esilio su un’enorme astronave avviata a una missione interminabile e piena di rischi.
Niente di incredibilmente originale, disegni classicamente sudamericani.
Voto: 6

 

SUPERMAN – IT’S A BIRD…
Steven T. Seagle scrive e disegna (coadiuvato da Teddy Kristiansen) la storia (autobiografica?) di un autore di fumetti alle prese con il più iconico dei supereroi, mentre attorno a lui rapporti famigliari e sentimentali sembrano sfaldarsi. Un ‘dietro le quinte’, una riflessione sul processo creativo e su come questo possa erigere una barriera tra gli autori e il mondo reale.
Voto: 8

 

BATMAN – WAR ON CRIME
Paul Dini e Alex Ross alle prese col Cavaliere Oscuro in questa graphic novel che vede Batman rivedere sé stesso in un bambino terrorizzato dopo aver assistito alla violenta fine dei propri genitori, cercando di evitare che prenda una cattiva strada; il nocciolo della missione di Batman – e di quella parallela di Bruce Wayne – riletto da due grandi del fumetto contemporaneo.
Voto: 8

 

SUPERMAN – PEACE ON EARTH
Sconfiggere la fame nel mondo si rivela un’impresa impossibile anche per Superman: troppe le aree di povertà, troppo difficile portare il cibo da una parte all’altra del pianeta, impossibile portare alla ragione regimi che non tollerano ingerenze.
L’Uomo di Acciaio si arrende e torna semplicemente uomo, mettendo a disposizione degli ‘ultimi’ la sapienza contadina della propria famiglia adottiva, perché siano loro stessi a uscire dalla povertà.
Un apologo scritto con intensità da Paul Dini e disegnato magistralmente da Alex Ross.
Voto: 8

 

ME AND JOE PRIEST
Su una Terra in cui tutti i maschi e parte delle femmine sono diventati sterili, un prete è l’unico ad essere ancora in grado di procreare…
Idea sfiziosa, sviluppo frettoloso, visto lo spazio esiguo (50 pagine).
Gregg Potter scrive, Ron Randall disegna.
Voto: 5

 

INVINCIBLE 68
Numero interlocutorio: si sistemano questioni in sospeso, ci si prepara per la (lunga) battaglia finale.
Voto: 6

Attesa anche per Tech-Jacket, per il quale un’esistenza tranquilla sembra un miraggio.
Voto: 5,5

 

BATMAN – BIRTH OF THE DEMON
Le origini di Ra’s Al Ghul, uno degli ‘arcinemici’ di Batman, narrate dal creatore del personaggio Dennis O’Neill e da Norm Breyfogle, autore che caratterizzò graficamente il personaggio nei ’90 e prematuramente scomparso qualche anno fa, qui all’apice della carriera.
Una storia di ambizione e vendetta raccontata in modo magistrale.
Voto: 8

FUMETTAZIONI 5 / 2018

Brevi (più o meno) recensioni di letture disegnate.

 

INVINCIBLE 55

Un nuovo, spiazzante, voltafaccia lascia Invincible isolato in una realtà alternativa e in mezzo a un mare di guai.
Voto: 7
Riprendono le avventure di Wolf-Man, per la prima volta alle prese con una minaccia di tipo ‘classico’ che sembra aprirgli le porte della fama e del sostegno popolare.
Voto: 6,5

 

SUPERMAN: RED SON

… E se invece che nella ‘libera’ America, Superman fosse approdato sul suolo dell’Unione Sovietica?
Mark Millar, lo scrittore che più di tanti altri nel corso degli anni 2000 ha cercato di ‘svecchiare’ i supereroi, parte da quello che potrebbe essere un semplice ‘gioco’ da venti pagine e ne fa un mastodonte, che costruisce una storia supereroistica alternativa del ventesimo secolo e oltre, che mostra ancora una volta come la via per l’inferno sia lastricata di buone intenzioni, anche quelle di un Superman votato al ‘sol dell’avvenir’; finale ad effetto, che vuole spiazzare, ma che risulta un po’ forzato nel ricercare la ‘chiusura del cerchio’.
Una storia che ha raggiunto uno status di culto, una lettura ormai obbligata per ogni fan dell’Uomo d’Acciaio,
purtroppo limitata dai disegni di Dave Johnson, abbastanza anonimi.
Voto: 7

 

WOLVERINE: OLD MAN LOGAN

I ‘cattivi’ hanno vinto, gli eroi sono stati tutti eliminati, o quasi; Logan (una volta Wolverine) si è rifatto una famiglia e tira a campare, vessato dalla progenie di Hulk.
Un altro superstite, Occhio di Falco, gli proporrà una missione, nel corso della quale Logan potrebbe essere costretto a tirare fuori quegli artigli che non usa da mezzo secolo…
Una delle saghe di maggior successo di Wolverine, che ha ispirato (alla lontana) l’omonimo film, firmata da Mark Millar.
Chi segue i fumetti da almeno un po’ di tempo non può però che stufarsi presto, di fronte a un ‘gioco’ che non offre grossi spunti di novità rispetto a certi classici ‘futuri disperati’, periodicamente presentati dalla Marvel.
Lo sviluppo più che mai tetro e il sangue a fiumi appaiono fini a sé stessi, in una storia comunque impreziosita dai disegni di Steve McNiven.
Voto: 6,5

 

HOLY TERROR
Un vigilante e la sua ‘inseparabile’ avversaria; una catena di attacchi terroristici, preludio a un attentato ancora più devastante; una lotta senza quartiere e senza pietà.
Doveva essere l’ennesimo ritorno di Frank Miller su Batman, ma stavolta il tema era troppo ‘scabroso’ e così l’autore ha trovato un altro editore, cambiando nomi e riferimenti.
Il risultato è un attacco frontale non solo al terrorismo islamico, ma anche a una certa ‘ragion di Stato’ americana, a certe ipocrisie dei democratici…
Tanto è bastato perché l’opera sia stata accusata di ‘fascismo’ (termine sul cui abuso nei tempi attuali ci sarebbe da scrivere un manuale): cosa ci sarà di ‘fascista’ in un tizio mascherato che stermina dei terroristi…
Oggetto di discussione, piuttosto, è uno stile narrativo fin troppo scarno e un tratto che all’epoca – l’opera risale al 2011 – cominciava già a mostrare dei limiti (non è un mistero che Miller abbia avuto seri problemi di salute).
L’uso del bianco e nero conserva tuttavia ancora un certo fascino, in quella che è l’opera di un maestro (l’unico per un autografo del quale abbia fatto due ore e passa di fila, vent’anni e passa fa) che fa i conti col passare del tempo.
Voto: 7

 

THE WALKING DEAD 54
La guerra contro i Sussurratori si conclude con una vittoria solo apparente: all’orizzonte, una torma di morti viventi minaccia come non mai la fragile vita quotidiana ricreata dai protagonisti, mentre il ‘fronte’ delle varie comunità di sopravvissuti mostra le prime crepe e le prime volontà di sopraffazione…
Voto: 6,5

 

INVINCIBILE 56
Tornato a casa dopo essere sparito nel nulla per l’ennesima volta, il nostro Mark si vede dare il benservito da una Eve stanca di aspettare e per nulla disposta a crescere da sola il figlio/a di cui è in attesa, col partner in giro a salvare il mondo.
Non bastasse questo, il nostro è oggetto di un’autentica violenza sessuale da parte di Anissa, una dei viltrumiti in esilio sulla Terra, alla ricerca di un partner almeno ‘passabile’ per generare la propria discendenza.
Voto: 7

In appendice, numero interlocutorio per Wolf-Man, alle prese con la celebrità, la ricostruzione del rapporto con la figlia e una nuova possibile minaccia.
Voto: 6

 

HEART OF EMPIRE
A fine anni ’80 l’inglese Bryan Talbot col suo “Le Avventure di Luther Arkwright” dava vita a un’opera di culto della narrativa disegnata, un capolavoro a base di dimensioni parallele, esoterismo, superpoteri, etc… Purtroppo la complessità ha impedito che quest’opera e il duo autore entrassero di diritto in quel pantheon del fumetto popolare di cui fanno parte Alan Moore, Frank Miller e via dicendo.
Dieci anni dopo, alle soglie del 2000, Talbot tornava su quei personaggi, raccontandoci le vicissitudini di Victoria, figlia di Luther, erede al trono imperiale di un’Inghilterra che ha conquistato il mondo, intenta a sventare una minaccia che potrebbe distruggere il multiverso e a guardarsi le spalle da intrighi di palazzo assortiti.
Storia godibile, disegni eccelsi (per quanto forse un po’ appesantiti dal colore), ma siamo – prevedibilmente – molto lontani dagli esiti sorprendenti ed entusiasmanti dell’originale.
Voto: 7,5

 

THE ALIEN LEGION: A GREY DAY TO DIE

Un altro luogo, un altro tempo: legionari al servizio di un Governo interplanetario per arginare l’avanzata di un esercito di soldati semi-robotizzati, guidati da un nemico più conosciuto di quanto si pensi…
Quasi un pretesto, in fondo, per parlare di lealtà, solitudine, onore.
Un gradevole sci-fi firmato da autori che, pur non primissimo piano – Carl Potts e Alan Zelenetz – riescono comunque a imbastire una storia godibile.
Voto: 7

FUMETTAZIONI 3/2018

Brevi (più o meno) recensioni di letture disegnate.

 

SANDMAN MYSTERY THEATRE: LA NEBBIA

La ‘nebbia’ del titolo è ciò che resta dopo che un’arma incredibile rilascia i suoi tremendi raggi: un’invenzione che potrebbe rivelarsi decisiva, nel momento i venti della II Guerra Mondiale cominciano a spirare dall’Europa.
Un pretesto, in fondo, che permette a Matt Wagner di dipingere il consueto ritratto di un’epoca e delle sue convenzioni sociali; a occupare la scena è però la vicenda di un giovane di origine tedesca, che viene lentamente irretito da un circolo nazista in terra americana.
Steven T. Seagle e Guy Davis curano la parte grafica.
Voto: 7,5

 

STARSTRUCK

Può sembrare un luogo comune, sottolineare i risultati inaspettati della scrittura femminile applicata a generi solitamente poco ‘femminili’, ma questo è uno di quei casi: Elaine Lee dipinge un mondo futuro e post-atomico, in cui l’uomo ha colonizzato il cosmo, ma non sembra aver perso le sue vecchie abitudini… Il risultato è una serie di avventure surreali, condite con satira politica, antimilitarista, religiosa e sui ‘costumi’, anche sessuali… magistralmente disegnata da Mike Kaluta, “Starstruck” esonda dai confini della ‘narrativa disegnata’ per diventare un magnifico esempio di letteratura sci-fi.
Voto: 8,5

 

THE WALKING DEAD 52

Comincia l’inevitabile, e ampiamente prevedibile, scontro coi Sussurratori: Rick sistema le truppe, ma saranno sufficienti contro la marea di non morti – e di vivi travestiti come tali – che gli sta arrivando addosso?
Mentre – e come ti sbagli? – uno dei personaggi ‘di lungo corso’ ci rimette le penne – la ‘nemesi’ Negan potrebbe rivelarsi ‘l’uomo in più’ di tutta la situazione.
Voto: 6,5

 

LA VENDETTA DEL MONOLITO VIVENTE

Un nemico – letteralmente – enorme, tre dei Fantastici 4 suoi prigionieri, Vendicatori e mutanti assortiti in tutt’altre faccende affaccendati: tocca a Capitan America, l’Uomo Ragno e She-Hulk (ai tempi negli stessi F4, sostituta temporanea de La Cosa) difendere New York.
E’ il 1985: scrive l’ottimo mestierante David Michelinie, disegna un Marc Silvestri qui alla prima prova ‘importante’ per la ‘Casa delle Idee’, uno stile gradevole, ma ancora lontano dai fasti del decennio successivo.
Voto: 7

 

SILVER SURFER: THE ULTIMATE COSMIC EXPERIENCE

Dopo aver creato l’Universo Marvel a inizio anni ’60 e aver in seguito rotto i loro rapporti per divergenze creative ed economiche, Stan Lee e Jack Kirby tornano a collaborare nel 1978 per offrire una rilettura dell’epopea di Silver Surfer, forse il frutto più immaginifico della loro collaborazione. Storia del tutto svincolata dalle vicende precedenti del personaggio, nel formato di un ‘romanzo grafico’ del tutto inusuale rispetto al fumetto seriale della Marvel, ‘l’esperienza cosmica definitiva’ propone una di quelle classiche vicende di sacrificio tipicamente marvelliane, in cui il protagonista si trova di fronte alla drammatica scelta tra seguire il proprio cuore e ottemperare al dovere di salvare l’intera popolazione, per quanto per molti versi poco ‘meritevole’, del pianeta Terra. Architetto del tutto, e non poteva essere altrimenti, Galactus, entità primigenia, che risponde solo alle proprie necessità e agli imperscrutabili disegni che l’hanno portato a girovagare per l’universo preda di una fame incessante che lo porta a consumare qualsiasi pianeta animato da energia prodotta dalla vita.
L’ultima grande storia prodotta da Lee e Kirby è un grande omaggio alla Marvel delle origini, che si legge col rimpianto di ciò che sarebbe potuto essere se la collaborazione tra i due non di fosse interrotta.
Un autentico gioiello, purtroppo dalla reperibilità oggi molto difficile.
Voto: 8,5

 

INVINCIBLE 52

Uno sviluppo inaspettato porta a un drastico cambiamento nello status quo e negli equilibri tra i personaggi della serie: e dato che il buon Mark ne ha – e a ragione – le scatole piene di cambiamenti ogni due per tre, si decide a ‘un grande passo’, per costruirsi almeno un minimo di stabilità nel ‘privato’…
Voto: 6,5

In appendice, due storie ‘d’ordinanza” di Tech Jacket, tra salvataggi interstellari, profughi alieni e amori interplanetari ostacolati da ‘incompatibilità anatomiche’…
Voto: 6

 

THE SENSATIONAL SHE-HULK
E’ il 1985 quando la Marvel incarica John Byrne di dare nuova linfa alla cugina di Bruce Banner con questa graphic novel.
Il risultato, come suggerisce il titolo, è ‘sensazionale’: al di là della storia (la gigantessa verde catturata dallo SHIELD al fine di ‘studiarla’ e renderla inoffensiva, nel caso ‘sbarellasse’ come il più famoso parente) con l’aggiunta di una minacciosa colonia di scarafaggi intelligenti (!!!), il fumetto vale soprattutto per la parte grafica, in cui un Byrne sornione rende la protagonista una bomba sexy che preannuncia l’era delle supereroine coi costumi stracciati del decennio successivo e l’attitudine decisamente ironica, a tratti apertamente umoristica; elementi che lo stesso autore avrebbe successivamente sviluppato nella serie autonoma del personaggio.
Voto: 7,5

 

SPIDER-MAN: BLUE

Peter Parker affida a un registratore una lunga lettera – confessione destinata all’indimenticata Gwen Stacy, ritornando sulla storia del loro incontro e di quello parallelo con Mary Jane, l’altra donna della sua vita…
La premiata ditta Jeph Loeb – Tim Sale, dopo aver riletto i primi anni di Batman, a inizio anni ’10 si dedica ad alcuni dei più iconici supereroi Marvel, assegnando ad ognuno di loro un ‘colore’, dominante nei disegni ma anche emotivamente; per l’Uomo Ragno è il ‘blue’, quello stesso sentimento di malinconia / nostalgia che è l’impronta caratteristica del jazz. Il risultato è il racconto agrodolce di un gruppo di giovani – Peter, Gwen, MJ, Harry Osborne, Flash Thompson – che si stanno affacciando all’età adulta, con le loro debolezze, incertezze, amicizie, amori… Certo, sempre dell’Uomo Ragno si tratta, e non mancano le scazzottate e i ‘cattivoni’ (Rhino, Lizard, L’Avvoltoio), ma qui le ‘botte’ assumono un ruolo quasi marginale, rispetto al ritratto di una gioventù: sembra quasi di trovarsi di fronte a degli epigoni di Stephen King, un maestro nel parlare di ‘cose importanti’ mascherandole da libri horror.
Si respira un’atmosfera da fine estate, in cui tutti si divertono, sapendo che di lì a poco si dovrà tornare a ‘fare sul serio’, e nel caso di Peter e Gwen la tragedia è dietro l’angolo.
Un piccolo (mica poi tanto, trattandosi di una miniserie di 6 numeri) capolavoro e una delle storie più intense de L’Uomo Ragno degli ultimi vent’anni.
Voto: 8,5

 

FANTASTICI 4 1 2 3 4

Grant Morrison e Jae Lee inscenano l’ennesimo scontro tra gli F4 e il Dr. Destino, alleato al ‘solito’ Uomo Talpa ossessionato da propositi di vendetta e da un Namor più che mai intenzionato a conquistare la Donna Invisibile… Il tentativo, come al solito, quello di separare il Quartetto: ancora una volta, col miraggio di una ‘vita normale’ per La Cosa; gettando l’ombra del dubbio sulla spavalderia della Torcia; attentando alla fedeltà coniugale di Sue.
La sfida però è come al solito tra Destino e Reed: un confronto più che mai ‘celebrale’, apparentemente sulla strada completa alienazione…
Il finale è prevedibile, lo svolgimento ‘canonico’, ma Grant Morrison ci mette del ‘suo’ e, accompagnato dai disegni a tratti vagamente ‘disturbanti’ di Jae Lee offre una lettura forse non originalissima della dinamiche degli F4, ma comunque sostenuta da una scrittura di livello.
Voto: 7

 

WONDER WOMAN: THE BLUE AMAZON

Conclusione di una trilogia ‘espressionista’, scritta dai coniugi Jean-Marc e Randy Lofficier e disegnata da Ted McKeever, cominciata con “Superman – Metropolis” e proseguita con “Batman – Nosferatu”, la storia è naturalmente – e liberamente – ispirata a “L’Angelo Azzurro”: Diana, immemore del suo passato, si esibisce ogni notte in un club, schiava dei desideri (e forse di qualcosa di più concreto) dei clienti, fino a quando le cirscostanze non la porteranno a risvegliarsi, partecipando a un confronto che svelerà i segreti e deciderà le sorti del ‘mondo di sopra’, di ‘quello di sotto’ e del ‘Paradiso’ dal quale lei stessa proviene…
Il capitolo finale della trilogia finisce per essere il più debole dei tre, forse perché se le associazione di idee tra la ‘Metropolis’ di Lang e quella di Superman e tra il “Nosferatu” di Murnau e l’aspetto per certi versi vampiresco di Batman sono più dirette, il filo che lega Wonder Woman con la Lola di Marlene Dietrich nel film di Von Sternberg è decisamente più esile e il tutto appare un po’ ‘forzato’ dall’idea di portare appunto a termine una trilogia.
I Lofficier se la cavano svolgendo un ‘compitino’ senza particolari sussulti; McKeever da il suo contributo col suo solito tratto difficile, a metà strada tra lo straniante e il caricaturale.
Voto: 6,5

 

WONDER WOMAN THE TRUE AMAZON

Wonder Woman prima di Wonder Woman: dono degli dei alla regina Ippolita, cresciuta nella bambagia fino ad essere viziata, dotata di facoltà eccezionali… Fino a quando, pur di primeggiare, non commetterà un classico peccato di superbia, con le più nefaste conseguenze….
Jill Thompson rilegge le origini della più famosa amazzone dei tempi moderni, un romanzo di formazione che si sposa con stilemi tipici della tragedia greca, con disegni pittorici ad acquerello che fanno al tutto delle atmosfere da Arcadia: l’isola di Temiscira è un mondo ideale costruito a prezzo del sangue e dell’esilio dove improvvisamente irrompe il dramma, causato proprio dalla più amata delle sue abitanti.
Voto: 7,5

 

BATMAN – THE SPIRIT: CRIME CONVENTION

Due tra i giustizieri più iconici del mondo dei fumetti si incontrano in questa gustosa storia firmata da Jeph Loeb, che orchestra un classico crossover in cui i nemici storici dei due eroi utilizzano i loro classici comprimari per ordire un tranello ai loro danni.
La fine, tra ampie scazzottate, arriva facile e veloce, ma quando all’omaggio di Loeb all’età dell’oro si aggiunge il tratto, deliziosamente sospeso tra atmosfere retrò e stile ‘cartoonistico’ del mai troppo compianto Darwyn Cooke, il risultato è veramente gustoso.
Voto: 7

BATMAN CONTRO SUPERMAN

Si, ‘CONTRO’: perché a dirla tutta, io già non capisco perché si sia ricorsi a quella stupida ‘v’ in luogo del più corretto ‘vs’ (versus); capisco ancora meno perché, avendo a disposizione in italiano un efficace ‘contro’, non lo si debba usare.

Le domande di fondo sono due. La prima: può un essere alieno con poteri che lo rendono più simile a un dio che a un umano, essere lasciato libero di scorrazzare su e giù per il pianeta, decidendo lui se e quando intervenire?
Per molti, la risposta è: no; tra questi, anche Bruce Wayne / Batman, il quale ha peraltro assistito più o meno impotente alla semi-distruzione di Metropolis nello scontro tra Superman e Zod.
Il secondo interrogativo: può un uomo, indossando i panni del giustiziere, ergersi a giudice, giuria e boia, ponendosi al di sopra delle leggi degli uomini? Per molti, la risposta è: no; tra questi, Clark Kent / Kal El / Superman, il quale cresciuto nel classicissimo rispetto dei valori di pace, fratellanza, giustizia, mamma, e torta di mele, considera quella dell’Uomo Pipistrello una pericolosa deriva.

Lo scontro è prevedibile, specie se il giovane, geniale, visionario e un filo schizoide Lex Luthor tira i fili per rendere il confronto inevitabile e approfittarne… botte da orbi prima che i due capiscano di essere stati ‘gabbati’ (e comunque: lascia stare mamma), appena in tempo per unire le forze contro una nuova, letale contro la quale verranno affiancati da una nuova alleata, mentre all’orizzonte si staglia un nemico indefinito e probabilmente molto più pericoloso del bimbominkia Luthor, ma anche nuovi e preziosi alleati.

A dirla tutta, non sapevo nemmeno se questo film l’avrei visto, alla fine, per almeno un paio di motivi: il mio essere bastiancontrario, innanzitutto, l’evitare spesso e volentieri ‘i film che vedono tutti’; e poi, il fatto che, nonostante ami i fumetti, ritenga che questa storia dei cinecomics stia facendo male sia al fumetto che al cinema… poi alla fine mi sono convinto ad andare, cogliendo l’occasione del biglietto a 3 euro, poco prima che il film uscisse dalla programmazione.
Ho lasciato che la polvere si posasse, soprattutto che si azzittasse l’insopportabile chiacchiericcio delle discussioni da nerd, delle quali a dirla tutta mi sono anche un po’ rotto: frequentando Facebook nei giorni immediatamente successivi all’uscita del film, sembrava di essere di fronte a un massimo sistema: se lo stesso coinvolgimento fosse provocato dal referendum sulle trivelle, l’Italia sarebbe un posto migliore… Invece a generare discussioni sono due fessi in calzamaglia che si prendono a botte…

Detto questo: la mia impressione è che Batman contro Superman sarebbe potuto essere un film migliore; non che sia brutto, intendiamoci, ma a me sembra che, con ciò che si aveva a disposizione, il risultato sia stato inferiore al possibile.  ‘Costruito’ male: nella prima metà della storia non succede nulla o quasi e le stesse cose potevano essere raccontare con buoni venti minuti / mezz’ora di meno; per contro, nella seconda metà del film succede tutto e troppo in fretta, in modo addirittura quasi troppo frettoloso.
Insomma: io avrei chiuso la prima parte con lo scontro tra Batman e Superman, e dilatato nella seconda quello trai tre protagonisti e Doomsday; invece, tutto è stato concentrato, quasi tirato via, alla fine.
Superflua e quasi fastidiosa l’ennesima ri-narrazione delle origini di Batman; congegnata male, tanto da apparire un allungamento del brodo, tutta la parte relativa al ‘complotto politico’; decisamente delineato male Lex Luthor, dipinto come un mezzo pazzo paranoico con tratti, a cominciare dalla risatina isterica, che lo avvicinano fin troppo al Joker (con cui non c’entra nulla); poco riuscita l’introduzione di Wonder Woman; perfino la colonna sonora di Hans Zimmer a tratti sembra abbastanza sottotono, priva di qualcosa in quanto ad epicità.
Un film in cui forse è stata messa fin troppa carne al fuoco se parliamo delle opere di riferimento, creando un ‘mischione’ tra Il Ritorno del Cavaliere Oscuro di Miller, il videogioco Injustice, la saga della Morte di Superman.

I lati positivi, per contro, cominciano da un Ben Affleck praticamente perfetto per il ruolo, con una faccia marmorea, indurita dalla lotta e dalle perdite e proseguono con un Jeremy Irons che dà vita forse al miglior Alfred visto finora sul grande schermo, e terminano – ovviamente – con le scene di lotta che comunque sono più che soddisfacenti, per quanto forse troppo brevi.
Gal Gadot, prevedibilmente, è più credibile quando veste i panni della sofisticata Diana Prince, che non quando indossa l’armatura di Wonder Woman; del personaggio di Luthor ho già detto: Jesse Eisenberg è comunque bravo, ma è il personaggio ad essere stato scritto male; il resto, è puro contorno, con le apparizioni ‘di ordinanza’ di Amy Adams e Laurence Fishburne, la partecipazione di Diane Lane e il cameo di Kevin Costner. Henry Cavill non si sforza nemmeno più di tanto: questo Superman alla fine potrebbe essere interpretato da chiunque abbia un minimo di prestanza fisica e forse nemmeno quella, visto che possono soccorrere gli effetti speciali.

“Batman contro Superman” appare in fondo come una sorta di ‘film di transizione’, una sorta di ‘passaggio obbligato’: la fusione delle saghe dei due ‘pesi massimi’ della DC, l’introduzione – abbozzata – di Wonder Woman, prossima protagonista di un film tutto suo (e allora capiremo quali saranno le reali capacità di Gadot) e la ‘presentazione’ degli altri tre componenti che andranno a in seguito a formare la Justice League.
Forse, tutti i limiti del film nascono proprio dal suo essere in un certo ‘necessario’ all’interno della più ampia narrazione cinematografica dell’universo DC: un film che trae la sua ragion d’essere, più che dal film in sé, dal suo inserimento in una contesto narrativo più ampio: un film che se vogliamo ‘dipende’ in larga parte da ciò che è venuto prima e da ciò che verrà dopo… Un lavoro in una certa misura più ‘dovuto’ che ‘voluto’, con tutte le conseguenze del caso.

L’UOMO D’ACCIAIO

Il prologo è quello che gli appassionati – e non solo – conoscono bene: il pianeta Krypton ormai condannato, il tentativo disperato dello scienziato Jor El di mettere in salvo il figlio, sperando che possa trovare una nuova ‘casa’…
Ritroviamo Kal El, cresciuto sulla Terra come Clark Kent, poco sopra la trentina, intento a vivere un’esistenza sotto traccia, usando di tanto in tanto i poteri che il nostro sole ha conferito alla sua fisiologia aliena… e a sconvolgere nuovamente la sua esistenza, arriverà una serie di eventi che lo costringerà a venire definitivamente a patti con sé stesso, scegliendo tra il retaggio della sua stirpe e il mondo che l’ha accolto, dovendosi confrontare con un gruppo di kriptoniani salvatisi dalla catastrofe perché precedentemente esiliati…

Senza girarci troppo attorno The Man of Steel (o l’Uomo d’Acciaio, come cita il titolo italiano), era uno dei film più attesi dell’anno, e sicuramente il più aspettato dagli appassionati del genere. I motivi sono molteplici: in tempi in cui i supereroi al cinema vanno per la maggiore, all’appello mancava ormai solo Superman, dopo il flop disarmante del film di qualche anno fa, poco più che un omaggio, anche abbastanza malriuscito ai film di Christopher Reeve.

Non solo: dopo il successo della trilogia batmaniana, la necessità di portare Superman sul grande schermo era ineludibile e in aggiunta a questo dall’esito di questo film dipenderà la reale possibilità di dare il via ad una serie di film con protagonisti i supereroi della casa editrice DC Comics, il cui apice dovrebbe essere un lungometraggio dedicato alla Justice League, il supergruppo che oltre a Superman e Batman, vede protagonisti Wonder Woman, Flash e Lanterna Verde tra gli altri… insomma c’è da capire se la DC possa mettere in campo un progetto paragonabile e concorrente con quello della Marvel.

“L’Uomo d’Acciaio” è un film riuscito, anche se con qualche limite: lo spirito e l’identità del personaggio sono rispettati, pur se con qualche accettabile licenza, ma con un’apprezzabile operazione di ‘svecchiamento’: privato degli accenti da ‘boyscout’ dei precedenti lungometraggi, Superman viene dipinto come un personaggio in buona parte problematico che davanti alla drastica scelta di fronte alla quale viene messo, viene per un attimo colto dal dubbio. Qualche isolata concessione all’ironia, un’adeguata dose di sentimenti, con l’immancabile Lois Lane e coinvolgimento sentimentale annesso… e tonnellate di azione, distruzione, combattimenti, esplosioni e quant’altro… pure troppi: e forse questo è uno dei limiti del film: specie nella seconda parte il ricorso all’effettaccio appare troppo insistito, si avverte un filo di compiacimento da parte del regista, Zack Snyder, che del resto la sua carriera l’ha costruita più sulla fantasmagoria visiva che sulle ‘storie’ propriamente dette. Efficace l’idea di narrare gli anni dell’infanzia e giovinezza del protagonista attraverso flashback sparsi qua e là, evitando la noia di un riassunto ‘lineare’.
Sotto il profilo della coerenza narrativa si potrebbe avere da eccepire sul fatto che Kal / Clark prima giura eterna fedeltà al genere umano, e poi non si cura del fatto che i suoi combattimenti radono al suo una media cittadina prima e una metropoli poi (a proposito: a un certo Metropolis sembra deserta, interi grattacieli vuoti, alla faccia delle procedure di evacuazione). Per finire, appare fin troppo abusato il ricorso alla situazione dell’eroe che salva la sua donzella: all’ennesima occasione c’è da domandarsi come Superman non sbottti con Lois con un bel “ma tu stai sempre trai piedi”?

Il cast è all’altezza, anche se alle prese con una sceneggiatura che non esplora chissà quali profondità dell’animo umano: Henry Cavill, al centro della scena, riesce a dare sufficiente spessore alle insicurezze del protagonista; attorno a lui Amy Adams – Lois Lane e Michael Shannon (nel ruolo di un cattivo forse non memorabile), svolgono senza troppi patemi il compito non eccessivamente gravoso assegnatogli; Russell Crowe è efficace nel ruolo (il padre ‘genetico’ di Kal-El) che fu di Marlon Brando, Kevin Costner e Diane Lane altrettanto in quelli dei genitori terrestri. Nei ruoli di contorno troviamo, tra gli altri Laurence Fishbrune e due note facce ‘televisive’: Christopher Meloni (Law & Order – Special Victims Unit) e Richard Schiff (The West Wing).

“L’Uomo d’Acciaio” riserva dunque a Superman il rilancio che meritava, gli esiti al botteghino sono stati convincenti: le seguito è annunciato e già le indiscrezioni attorno a plot e personaggi; diverso il discorso se vogliamo parlare di un più ampio progetto che coinvolga anche gli altri eroi della DC: su qesto, eccetto qualche rara allusione, il film non sembra dire ancora granché… le premesse per vederci sommersi da una gragnuola di film a base di gente con superpoteri come già successo con la Marvel non sembrano essere ancora molto concrete.

L’efficacia de “L’Uomo d’Acciao” comunque resta: non passerà alla storia del cinema in assoluto e probabilmente nemmeno a quella dei fumetti su grande schermo: ma è in fondo un film onesto, che mantiene ciò che promette offrendo oltre un paio d’ore di sano svago.

NOI 3

di Grant Morrison, testi e Frank Quitely, disegni.

Edizioni RW

Cartonato, pagg. 144, € 23

Noi3, ovvero Nuovi Organismi Ibridi: c’erano una volta un cane, un gatto e un coniglietto… che divennero vittime di un esperimento scientifico – militare: inseriti in esoscheletri da combattimento, sono i prototipi di un nuovo tipo di esercito, che usa comuni animali domestici in luogo degli esseri umani; la ‘fedeltà’ e ‘ubbidienza’ degli animali, unita al loro implacabile istinto predatorio…
Una volta conclusa la sperimentazione, i tre sono destinati alla soppressione, ma la giovane scienziata che fin dall’inizio se n’è presa cura ne favorirà la fuga.
Inizierà così la loro corsa verso la libertà, alla ricerca di un posto da poter chiamare ‘casa’; braccati dall’esercito, i tre si difenderanno, oltre che con le unghie e con i denti, con le armi inserite nelle loro armature da combattimento.
Nel 2004 quel ‘geniaccio’ di Grant Morrison, coadiuvato alle matite da un Frank Quitely in assoluto stato di grazia, pubblica per la Vertigo, la linea per ‘lettori maturi’ della DC Comics (la stessa casa editrice di Superman e Batman), questa favola per adulti che regala momenti lirici, parentesi di empatia e un pizzico di commozione.
Non si può fare altro che partecipare fin dalle prime pagine alle vicissitudini di questi poveri cuccioli strappati alle loro case (efficacissima e un filo ‘paracula’ l’idea di aprire ogni capitolo con la riproduzione di quei manifestini che spesso s’incrociano sui muri o sui pali della luce delle città, in cui si denuncia la scomparsa di gatti o cani) e vittima di una sperimentazione scientifica che li trasforma loro malgrado in armi di distruzione di massa.
Si fa il tifo per loro nel corso della loro fuga, in cui dovranno peraltro fare i conti, oltre che con l’esercito ‘tradizionale’ anche con alcuni loro ‘colleghi’, altri animali ‘trasformati’ in modo da diventare pericolosi strumenti di morte… si condivide l’atto di ribellione della giovane scienziata che davanti all’ineluttabilità del destino delle proprie povere cavie, compie un atto di ribellione, accettandone tutte le conseguenze.
Il tutto graficamente narrato in un modo eccezionale, con sequenze mozzafiato e soluzioni (come ad esempio il moltiplicarsi delle vignette che in una sola pagina riprendono la stessa scena da angolazioni diverse, ricreando una sorta di ‘tridimensionalità’ con uno stratagemma tipicamente cinematografico) originalissime.
Un lavoro impreziosito ancora di più dal grande formato che la RW ha scelto per questa nuova edizione, ulteriormente omaggiata dalla copertina rigida: certo il prezzo è alto, per un’opera indirizzata forse solo agli appassionati per la quale  una tale edizione appare anche esagerata, ma la lettura intensa ed emozionante merita sicuramente.