Archive for gennaio 2013

MUSSOLINI

ATTO PRIMO

Mussolini. E’ una parola che periodicamente torna a riecheggiare in tv, sui giornali, adesso su Internet… su Facebook poi non ne parliamo sono quattro giorni che la parola viene ripetuta in continuazione… Mi chiedo se riusciremo mai a liberarcene… no, liberarcene è il termine errato… mi chiedo piuttosto se un giorno ne parleremo con distacco, come di un capitolo chiuso e finito. Così non sembra, purtroppo.  In fondo basta che Berlusconi riproponga la solita ‘uscita’ (che peraltro fa parte del suo catalogo consueto e un pò desueto) del ‘Mussolini che prima dell’alleanza con Hitler qualcosa di buono aveva fatto’… che poi, mi viene da dire, ci sarebbe mancato altro… Mi spiego meglio: nel momento in cui uno è un dittatore e può comandare il suo Paese facendo il bello e il cattivo tempo, ti credo che qualcosa che funziona ci deve essere, visto che sulle decisioni che uno prende nessuno ha il permesso di discutere… in uno stato di cose del genere non bisogna essere certo dei geni: anche il più inetto prima o poi qualcosa di giusto lo combina… Mussolini ha fatto anche cose buone: e grazie al ca**o, così sarebbero buoni tutti: è questa la differenza tra la dittatura e la democrazia: in democrazia anche delle idee eccellenti possono non trovare compimento, se la maggioranza non è d’accordo… a pensarci bene, in fondo poi Mussolini è un pò da sempre la ‘fissa’, oserei dire il ‘modello’ di Berlusconi: nel senso che Berlusconi invidia a Mussolini proprio questo suo poter fare e disfare a proprio piacimento senza che nessuno possa dire nulla; non è un caso se Berlusconi periodicamente ritira fuori la litania secondo cui il Presidente del Consiglio in Italia non ha poteri, perché ora è un Ministro, ora sono i Parlamentari, ora è il Presidente della Repubblica, ora la Corte Costituzionale… viene in mente quello che disse Nanni Moretti una decina e passa di anni fa: Berlusconi è allergico alla democrazia, perché non la capisce e non gli serve (vabbé le parole esatte erano diverse, il concetto era quello).

 

ATTO SECONDO

Ora, alle uscite di Berlusconi dovremmo ormai essere abituati, il problema è il ‘ricamino’ che ne viene fatto: le reazioni istituzionali sono prevedibile e in una certa misura dovute… quello che invece è irritante è come certi programmi ci si buttino a pesce, non sapendo di cos’altro parlare, e così ieri su La7 è andata in onda la classica sceneggiata montata ad arte, con l’on. Mussolini che stizzita lascia lo studio apostrofando con un bel “testa di ca**o” l’irritante giornalista Scanzi. Breve parentesi: Andrea Scanzi è un ex giornalista musicale, che avendo capito che con quel mestiere non si fa una lira, ha prima provato la carta del ‘reading teatrale a là Travaglio’ con uno spettacolo dedicato a Gaber, dopodiché ha ‘fatto il botto’ pubblicando un libro su Grillo e garantendosi ospitate a raffica, proponendosi come una sorta di ‘esperto in materia’… da qui alla professione di ‘tuttologo’ il passo è breve, ed ecco che ormai su La7 viene invitato in qualsiasi situazione… anche a parlare di Mussolini, o meglio a partecipare alla consumata commedia. Insomma, siamo seri: se vuoi fare un discorso serio su Mussolini, non chiami, con tutto il rispetto, l’omonima onorevole… Non perché non ne sappia, intendiamoci, ma perché essendo ‘persona di famiglia’ è geneticamente priva dell’obbiettività necessaria a valutare la figura del nonno,  e questo al netto dell’atteggiamento irritante, del personaggio da ‘capopolo’ che s’è inventata e che spesso propone anche in certi salotti del pomeriggio. Tutto calcolato, dunque: chiamiamo Alessandra Mussolini, chiamiamo il giornalista ‘pierino’ che provoca e poi andiamo a contare quanta gente ha visto il pezzo di teatro su Youtube: va bene tutto, ma non prendeteci per scemi.

 

ATTO TERZO

Quanto successo nel primo e nel secondo atto porta alla considerazione che purtroppo in Italia Mussolini è ancora un nervo scoperto… io credo che a oltre 90 anni dalla Marcia su Roma sarebbe il caso che in Italia le cose si guardassero con più ‘serenità’ più distanza, considerando tutto ciò come un passato chiuso. Mi chiedo perché non sia così: qualcuno dirà che è perché ci sono organizzazioni come Casa Pound o Forza Nuova che ancora si richiamano a quel passato. Giusto, ma se vivessimo in un Paese ‘normale’ quelle organizzazioni verrebbero considerate folklore politico, come quegli sparuti gruppi che rivorebbero la monarchia o si richiamano ai Borboni. Voglio dire, a me quando vedo certi ragazzini fare il saluto romano in via del Corso qui a Roma, viene più che altro da sorridere, e non riesco a prenderli sul serio… Attenzione, poi è chiaro che se si va sul penale, come avviene talvolta, vanno presi e adeguatamente puniti. Però mi chiedo anche se il problema non sia proprio questo continuo dargli importanza, questo costante gridare allo scandalo, con reazioni un filo isteriche che chiedono a gran voce di tappargli la bocca… a parte che secondo me sarebbe sbagliato, perché è sempre meglio che certe ‘idee’ circolino alla luce del sole, ritengo il silenzio, la clandestinità, l’azione ‘nell’ombra’ molto più pericolose di manifestazioni che spesso più che preoccupazioni suscitano riso. Il problema di fondo secondo me è che ancora oggi si ha paura del confronto, e allora si finisce per prendere la strada più breve, che è quelle di inneggiare al ‘tappargli la bocca’; io non voglio che CasaPound chiuda o gli venga negato di esprimersi, io voglio che CasaPound vada in televisione a esprimere le proprie confrontandosi con gente che di queste idee dimostri l’insussistenza e la pochezza. Ghettizzarli, chiuderli nel recinto e in oscuri sottoscala dove non si sa che succede è pericoloso, perché magari qualcuno può pensare che loro siano delle vittime e poi nell’ombra non si saprebbe cosa gira… Ricordiamoci che negli anni ’60 e ’70 ridurre al silenzio e ghettizzare gli estremisti di destra e sinistra ha portato a centinaia di morti… Io credo nella forza delle idee, e mi dico che se si ha paura che certe idee prendano piede, è perché non si crede abbastanza nella forza delle proprie… insomma, se Alba Dorata in Grecia ha preso tutti quei voti, non è perché i greci sono improvvisamente diventati tutti fascisti, ma è semplicemente perché i partiti tradizionali hanno fallito su tutta linea… attenzione, prendiamo ad esempio…

FLEX MENTALLO

di Grant Morrison (testi) e Frank Quitely (disegni)

“Si, ma di che parla, Flex Mentallo?”. Già, di che parla Flex Mentallo? Domanda facile, risposta complicata: uno di quei casi insomma dove la storia è talmente ‘contorta’ – in questo caso non tanto nella narrazione, quanto nel ‘significato’ – da poter essere derubricata come autentito lampo di genio o ‘trip cerebrale’ fine a se stesso.
Cominciamo col dire che, dopo tutto, da uno come Grant Morrison non ci si può aspettare di certo un ‘fumetto di supereroi come gli altri’: l’autore di Glasgow è tra coloro che a cavallo tra gli anni ’80 e i ’90 ha contribuito a svecchiare il genere, con le sue memorabili gestioni di serie come Animal Man o Doom Patrol, con le storie con protagonista Batman (Arkham Asylum su tutte), con le creazioni originali, a partire da quegli Invisibles oggetto di un macroscopico plagio nella trilogia cinematografica di “Matrix” (evidente ma mai ammesso dai Wachowsky.
“Flex Mentallo” risale oltretutto al 1996, un periodo in cui Morrison era ancora in possesso di gran parte della propria vena creativa, in seguito apparentemente un pò sfumata nei lavori più recenti.

La miniserie di quattro numeri, recentemente ripubblicata in volume dalle edizioni RW, nella divisione Lion, si apre con un lungo preambolo esclusivamente ‘scritto’, in cui viene narrata la fittizia vicenda editoriale del personaggio di Flex Mentallo, che per popolarità e vendite avrebbe superato lo stesso Superman.
Comincia il fumetto vero e proprio, e apprendiamo che nella sua ‘realtà’ Flex Mentallo è l’unico supereroe ‘uscito dalla carta’ per assumere ‘vita propria’ grazie ai poteri psichici del proprio autore, Wally Sage. Una serie di curiosi avvenimenti porta però Flex a pensare di non essere in effetti l’unico eroe passato dalla ‘carta alla realtà’.
Il protagonista si metterà così alla ricerca della soluzione del mistero, in una sequenza di situazioni sempre più bizzarre e apparentemente prive di logica.
Seguiamo, in parallelo, un’altra versione di Wally Sage, stavolta una rockstar sull’orlo del fallimento, che nel corso di una telefonata ad una ‘linea amica’ racconta della sua passione – ossessione per i fumetti, che aveva disegnato fino all’adolescenza, finendo per autoescludersi dal mondo, racconto accompagnato da deliranti visioni sulla realtà. Le due vicende finiranno per collidere nel finale, che ‘svelerà l’arcano’, rivelando una verità sconcertante attorno ai supereroi e alla loro stessa ‘ragion d’essere’. Non ci avete capito nulla? Non preoccupatevi: c’è chi  questa storia l’ha dovuta leggere cinque o sei volte per dargli un senso, figuriamoci ‘capirla’ attraverso il filtro di una recensione. Come detto, si potrà reagire urlando al colpo di genio, o berciando contro l’incomprensibilità; tuttavia resta il fatto che “Flex Mentallo” è una di quelle storie che costringono il lettore a mettere in moto le rotelle della propria capoccia, portandolo su una strada che per buona parte del percorso sembra non avere una direzione logica, spingendolo ad incuriosirsi per capire non tanto ‘come vada a finire’, quanto ‘dove voglia andare a parare l’autore’, raccontando la vicenda di un nerboruto energumeno – ribattezzato ‘L’uomo del mistero muscolare’ – che gira vestito solo di un paio di stivali da lottatore e di un grazioso costume leopardato (alla bisogna coperti da un impermeabile), talmente forte da poter cambiare la realtà solo flettendo i muscoli e in parallelo raccontandoci i deliri di chi ha deciso, durante l’infanzia e l’adolescenza, di ‘estraniarsi’ da un mondo non troppo ‘confortevole’, entrando nei mondi fantastici dei fumetti, prima quelli di altri, e poi disegnandone di propri.

Al di là del ‘senso’ della specifica narrazione, Grant Morrison (affiancato ai disegni da un Frank Quitely in stato di grazia), attraverso la sua storia ripercorre l’evoluzione del concetto di supereroe, dall’età d’oro degli anni ’30 alla ‘rinascita’ dei ’60 fino alle complicazioni ‘psicopatologiche’ degli anni ’80 e ’90 (condendo il tutto con qualche gustoso ‘inside joke’, in particola ispirato a Superman) ponendo alla base di tutto la tematica a lui cara del rapporto tra autore e creazione artistica.
Un metafumetto, che parla – e ragiona – su sè stesso, interrogandosi – e fornendo una risposta fantasiosa quanto affascinante – sull’origine dei personaggi che popolano le proprie pagine.

 

 

LA DIMOSTRAZIONE CHE IN ITALIA NON CAMBIA MAI NIENTE

‎”Ho letto in questi giorni che i Parlamentari chiedono un aumento dell’indennità mensile di lire 250mila: e nette, precisano. Ma che faccia hanno? Ma come fanno a domandare ai cittadini di risparmiare, di accontentarsi, di non chiedere allo Stato quello che lo Stato, preso da tanti doveri, e da soverchianti impegni, non può concedere?”

Lettera pubblicata nella Rubrica “I nostri affanni”, su L’Europeo, Anno XXI, n. 27, 4 luglio 1965.

BREVE FENOMENOLOGIA DI PIERFERDINANDO CASINI

Credo si possa essere più o meno tutti d’accordo sul fatto che l’attuale panorama politico italiano non offra granché:  l’altro giorno, per dirne una parlavo con un amico riguardo chi possa diventare Presidente della Repubblica, ed eravamo d’accordo sul fatto che la degenerazione della politica degli ultimi trent’anni ha portato ad una drammatica scarsità di persone adatte al ruolo… Siamo di fronte a un panorama desolante, in cui definire il ‘migliore’ è arduo e si finisce miseramente per dover cercare ‘il meno peggio’… Per quanto mi riguarda, è molto più facile individuare il ‘peggio del peggi0’: qualcuno già penserà che vada a parare verso Berlusconi; invece – sorpresa – se c’è una personalità politica che proprio non riesco a digerire, è Pierferdinando Casini. Pensateci: ma che ha fatto, in fondo, Casini? Insomma, prendiamo Berlusconi, si può dire tutto ciò che si vuole, ma alla fine anche i peggiori detrattori sono costretti ad ammettere che qualche ‘numero’ ce l’ha; ma Casini? Una vita da democristiano, si potrebbe dire, parodiando Ligabue; democristiano, ovviamente, nel senso più deleterio del termine: il democristiano – tipo, quello che ‘lasciare tutto com’è è comunque preferibile a qualsiasi cambiamento’; il moderatismo e il grigiore, associato, nel caso di Casini alla convenienza politica. Pensateci: in fondo la summa del Casini – pensiero fino a fine 2011 è stata: tutto quello che dice il Papa va bene; poi è arrivato Monti e da allora, ‘tutto quello che dice Monti va bene’; sfido qualcuno a ricordare un provvedimento che abbia inciso sulle vite degli italiani che porti la firma di Casini: nessuno, e  in questo è in buona compagnia (a cominciare da D’Alema, il quale guarda caso dell’alleanza con Casini è sempre stato uno dei principali sostenitori); una vita di ‘tracheggio parlamentare’ che l’ha portato fino alla Presidenza della Camera; una vita a fare l’ago della bilancia facendo ‘pesare’ un numero irrisorio di voti che però, per l’altrui incapacità di farne a meno, è stato sempre reso necessario.  Il tutto condito col linguaggio del corpo, dominato da quell’aria perennemente ‘ingrugnata’, caratterizzata dalle folte ciglia corrucciate, come se fare la ‘faccia incavolata’ fosse esso stesso segno di ‘serietà’. Casini insieme a Fini – entrambi da un trentennio circa in Parlamento – si presenta ora come alfiere di un  ‘rinnovamento’ che sarebbe portato avanti da una persona – Monti –  alle soglie dei settant’anni… ci sarebbe da offendersi per il fatto che sembra proprio che ci prendano per scemi… L’impressione che Casini ci stia prendendo in giro è poi accresciuta da certi manifesti elettorali, il cui lui si erge a difensore dei più deboli, quando per oltre un anno ha sostenuto un Governo che dei più deboli se n’è ampiamente infischiato, guardandosi bene tra l’altro dal colpire i più forti… Eppure Casini sta lì, e ancora una volta si è collocato nella comoda posizione di ‘ago della bilancia’, di uno che alle elezioni viene votato da quattro gatti ma che poi le circostanze mettono nella condizione di fare il bello e il cattivo tempo (alla faccia della democrazia) e a questo giro addirittura rischia di diventare Presidente del Senato; tutto questo, ribadisco, senza aver mai fatto nulla di concreto per nessuno: ribadisco, sfido qualcuno a identificare un solo provvedimento uscito dalla testa dell’onorevole Casini che abbia avuto un qualche significato per la propria vita quotidiana o per l’Italia in genere : giusti o sbagliati che siano stati, certi provvedimenti lanciati da Berlusconi, (l’abolizione dell’ICI per tutti ) Bersani (le liberalizzazioni), Prodi (l’abolizione dell’ICI per i meno abbienti), Veltroni (il finanziamento dei Beni Culturali col lotto), hanno firmato provvedimenti che in qualche modo possono essere ricordati: persino le controverse e contestate leggi sull’immigrazione firmate da Napolitano e Turco  prima  e Fini e Bossi poi, perfino il provvedimento sulle tossicodipendenze firmato dallo stesso Fini e da Giovanardi per quanto non siano per nulla condivisibili e abbiano portato al sovraffollamento delle carceri  sono provvedimenti in cui i suddetti ci hanno ‘messo la faccia’. Casini, mai: è in Parlamento da quasi trent’anni e non c’è un solo provvedimento significativo, giusto o sbagliato che sia, che porti la sua firma.  Una vita da democristiano, fiero sostenitore nella vita pubblica dei valori della Chiesa cattolica, a cominciare dalla centralità della famiglia, ma pronto (ovviamente, da buon democristiano) a fare delle eccezioni nella vita privata, non facendosi tanti problemi a risposarsi dopo la fine del primo matrimonio: i principi cattolici sono uguali per tutti… gli altri…

YOU ARE HERE, “AS WHEN THE FALL LEAVES TREES” (51 BEATS)

Disco di debutto per questo trio, formato da Andrea Di Carlo, Patrizio Piastra e Claudio Del Proposto, tutti già attivi con vari progetti solisti su vari percorsi nell’ambito della scena elettronica italiana; pubblica la 51Beats, che prosegue la prorpia meritoria opera di diffusione delle sonorità elettroniche tricolori.

Nove composizioni, suddivise in tre parti, quasi come si trattasse di Movimenti di un’unica opera, per un disco che in effetti nelle intenzioni è una sorta di ‘concept’, dedicato al ‘viaggio’, metafora della trasformazione e del cambiamento interiore, all’insegna di un senso di transizione, quasi di precarietà sintentizzato dal titolo, che riprende un celebre verso di Ungaretti (Si sta come d’autunno / sugli alberi le foglie).

L’esito è naturalmente il frutto degli incroci, le contaminazioni, forse i compromessi tra le esperienze dei tre singoli, più noti forse con i loro pseudonimi: French Teen Idol, edPorth, Micro: il viaggio offertoci da Youarehere percorre in maniera trasversale vari territori, proponendoci sapori ‘d’antan’ all’insegna di suggestioni wave, pietanze più elaborate e vicine ai nostri giorni, con scricchiolii glitch, portate più canoniche in questi casi, riconducibili all’ampio alveo dell’ambient, condendo magari il tutto con qualche spezia post-rock.

L’esito convince, pur non esaltando, né offrendo sensazionali picchi di originalità: un disco onesto nel riproporre formule già proposte da altri e riuscito sotto il profilo del coinvolgimento emotivo, pur essendo caratterizzato da momenti in cui prevale la sensazione di ‘già sentito’, nei quali l’attenzione dell’ascoltatore tende a distrarsi.

Alla luce del risultato, ci si può augurare non resti un momento isolato, ma rappresenti solo il primo passo di quello che appare essere percorso promettente.

IN COLLABORAZIONE CON LOSINGTODAY

VIA THE SUN, “THEATRICS” (AUTOPRODOTTO)

Disco d’esordio – si suppone – per questa band  di Cleveland capitanata da tale Chris Dowling, già autore in un recente passato di un suo primo disco solista.

Il quintentto dell’Ohio è autore di un onesto lavoro all’insegna di un ‘hard rock dei nostri tempi’, che risente dei molteplici influssi degli ultimi 15 – 20 anni: tra ascendenze post-grunge (vedi Staind o Nickelback) e qualche vaghissima reminiscenza nu metal, si fa strada qualche suggestione del metal americano dei primi anni ’90 (leggi, soprattutto, alla voce Helmet, seppur con esiti meno ‘potenti’).

Undici tracce che scorrono via agevolmente (anche troppo), all’insegna di una più che discreta produzione, suoni corposi, una tecnica nel complesso non disprezzabile e uno spiccato senso della melodia che rende più di uno dei brani presenti più che mai radio-friendly; all’opposto però si avverte in alcuni frangenti una tendenza un pò troppo marcata a smussare gli angoli, al fine di rendere il disco ‘non troppo ostile’.

Il risultato complessivo alla fine si fa piacere: la band mostra discrete potenzialità, anche se appare necessario marcare maggiormente la propria personalità per staccarsi da uno ‘sfondo di riferimento’ cui la band appare ancora troppo ancorata.

IN COLLABORAZIONE CON LOSINGTODAY

RALPH SPACCATUTTO

Per trent’anni, Ralph è rimasto prigioniero del suo ruolo da ‘cattivo di videogioco’, passando la propria esistenza a a spaccare ciò che Felix, l’eroe del videogame, poi ripara. Una vita di solitudine in cui, spentesi le luci della Sala Giochi, viene da sempre emarginato dagli altri protagonisti perché considerato cattivo ‘a prescindere’, finendo per frequentare un gruppo di ‘cattivi anonimi’, in cui le varie ‘nemesi da videogame’ sfogano le proprie frustrazioni.

Un giorno però Ralph decide di averne abbastanza di essere cattivo ‘per contratto’ e parte alla ricerca della gloria, per poter essere accettato dai suoi compagni di gioco: una ricerca che lo porterà ad incontrare e aiutare una bambina, Vanellope, protagonista di un altro videogame, che ha subito per ragioni diverse lo stesso destino, e che lo condurrà addirittura a sventare un’invasione aliena che rischia di mettere in pericolo l’intero mondo dei videogiochi… Questa – semplificando al massimo per non svelare troppo, la trama di Ralph Spaccatutto, consueto film natalizio della Disney. Lasciato per un momento da parte il filone delle principesse, esempi più recenti La principessa e il ranocchio e Rapunzel, cui si è aggiunto solo pochi mesi fa Ribelle – The Brave(targato Pixar) la Disney ci regala un lungometraggio che, più di altri, oltre ad essere dedicato ad un pubblico infantile, strizza l’occhio ai più grandicelli: in effetti lo stile appare molto più vicino proprio a certi lungometraggi prodotti dalla Pixar (come Wall-E o Up) che non al filone classico.

Una vicenda abbastanza ‘consueta’, a base di ‘solitudini che si uniscono’, usata per lanciare il messaggio di fondo di non lasciarsi incasellare, di non rassegnarsi a rivestire un ruolo solo perché ‘qualcuno ha deciso così’ e non ci si può fare nulla… Allo stesso tempo il regista Rick Moore, assieme agli sceneggiatori Jennifer Lee e Phil Johnston, aprofitta per costruire un divertente e sentito omaggio alla storia dei videogiochi, infarcendo soprattutto la prima parte del film con omaggi e citazioni che coprono trent’anni di storia, da Pong agli odierni ‘sparatutto’, passando per Pac-Man e Street Fighter.

Il tutto, come si conviene, all’insegna di azione, gag, personaggi che inteneriscono (più che il protagonista, la star del film diventa Vanellope, un personaggio destinato a rimanere nella memoria degli spettatori), momenti che strappano di volta in volta la risata esplosiva ed il sorriso più ‘di testa’, la riflessione e l’immancabile ‘lacrimuccia’.
Per la visione nelle sale siamo quasi fuori tempo massimo, ma tanto per la versione ‘da casa’, bisognerà aspettare poco, potendo così approfittare per ascoltare l’originale, in cui a interpretare Ralph è John C. Reilly (peraltro trai due c’è anche una certa somiglianza fisica) mentre il doppiaggio italiano, sebbene solo a livello di intuito, desta qualche perplessità.
Ultima notazione per Paperman, corto che viene mostrato prima del film: un autentico gioellino.