Archive for the ‘musica’ Category

SIMONA ARMENISE – ARES TAVOLAZZI, “LOTUS SEDIMENTATIONS” (NEW MODEL LABEL)

Secondo capitolo della collaborazione tra la chitarrista barese e il bassista conosciuto universalmente per il suo lavoro con gli Area.

Così come il lavoro precedente “Oru Kami”, targato 2016, anche in questo caso il progetto resta ancorato alla cultura giapponese: il titolo esteso include la traduzione nipponica, “Hasu No Chikuseki”, e in giapponese sono anche i titoli dei singoli brani, mentre il fiore di loto è un forte elemento della cultura del ‘Sol Levante’, come simbolo di e conoscenza interiore.

Non poteva essere altrimenti, del resto, trattandosi di un disco ‘di ricerca’: nove composizioni, interamente strumentali, in cui la Armenise esplora le possibilità espressive della chitarra, attraverso monologhi, dialoghi a due o tre con basso, elettronica e percussioni (curate da Vito Pesole), il ricorso ad accordature inusuali o all’archetto.

L’esito è un disco liquido, che getta l’ascoltatore in una dimensione per lo più onirica, che induce al galleggiamento, a un ascolto ‘da riempire ‘ col proprio senso’.

A cavallo tra ambient, prog, e derive psichedeliche, nel senso di una sperimentazione che non diventa mai esercizio di stile, conservando intatto il rapporto emotivo con chi ascolta, accendendosi improvvisamente sul finale, con colori più accesi e suoni più duri.

THE FENCE, “EVERYDAY” (NEW MODEL LABEL / AUDIOGLOBLE)

Veneziani, nati come quartetto e successivamente ampliatisi con l’arrivo di un tastierista, i The Fence raggiungono l’importante traguardo del primo disco ‘lungo’, dando seguito a un precedente EP.

Dieci brani all’insegna di un rock che non necessita di troppi aggettivi, saldamente ancorato nella ‘tradizione’, nei classici degli anni ’70, tra ‘omaggi’ (qua e là sembrano affacciarsi i Queen, i Pink Floyd, la scuola prog, italiana e non solo) tutto sommato inevitabili e tentativi di di ‘attualizzare’ certe sonorità.

Un tempo lo si sarebbe chiamato’aor’- adult oriented rock, definizione adatta a un hard rock che evita ogni ‘esagerazione’ per mantenere una certa gradevolezza d’ascolto.

Interamente cantato in inglese, “Everyday” veleggia tra momenti accesi e parentesi più tranquille, non disdegna qua e là un approccio più pop, con testi che, come suggerisce il titolo, affrontano il ‘quotidiano’ nelle sue varie sfaccettature.

Talvolta si ricorre a soluzioni un po’ troppo ‘di maniera’, pur rimanendo un ascolto nel complesso gradevole.

TOP 20 DISCHI 2019

Come di consueto, eccovi la mia personale classifica dei migliori dischi dell’anno appena concluso, tra quelli recensiti sul blog.

  1. LAROCCA,  VENTIZEROTRE
  2. ELECTRIC CIRCUS,  CANÍCOLA
  3. GASPARAZZO BANDABASTARDA,  PANE E MUSICA
  4. ANDREA LORENZONI, SENZA FIORI
  5. ARTURA,  MASSIVE SCRATCH SCENARIO
  6. ALEPHANT,  WHOLE
  7. AFRICA UNITE E ARCHITORTI,  IN TEMPO REALE
  8. BOB AND THE APPLE,  WANDERLUST I – II
  9. CRANCHI,  L’IMPRESA DELLA SALAMANDRA
  10. MONÊTRE, MONÊTRE
  11. PAOLA RUSSO,  NON È COLPA MIA
  12. RONCEA,  PRESENTE
  13. ALESSANDRA FONTANA, SEMPLICEMENTE
  14. LATLETA, MIRAGGI
  15. DIECICENTO35,  SECONDO ME
  16. MARELLA MOTTA,  AND EVERYTHING IN BETWEEN
  17. KEET & MORE,  OVERALLS
  18. ROAD OF KICKS, BEFORE THE STONE
  19. LEANDRO, FOSSIMO GIÀ GRANDI
  20. L’AVVERSARIO, SANGUE SANGUE

 

PLAYLIST 5 / 2019

Periodica selezione di brani tratti ai dischi recensiti sul blog.

 

Plastic Bottle    Artura

Adunpasso    Belzeboss

Saprai farti valere    Leandro

L’Astronauta   Latleta

Blinding White Monêtre

Boxes   Alephant

Easy Ell3

BELZEBOSS, “L’ORA DELL’ACQUARIO” (NEW MODEL LABEL)

Un disco inquieto, con pochi filtri, denso di rabbia, dolore a tratti, malanimo contro la superficialità dilagante.

Lo propone Paolo Capetta, piemontese, qui aiutato da un manipolo di compagni di strada, tra cui Daniela Bonifacio all’accompagnamento vocale e Servio Bona alla viola, ma soprattutto Alberto Nemo, che oltre a contribuire con la ‘quota elettronica’, offre il suo contributo produttivo, e si sente, con una ricorrente ‘grana oscura’ che trova una certa ‘comunanza di intenti’ col mood emotivo del disco.

Non che poi i nove brani di “L’Ora dell’Acquario” siano così ‘oscuri’, o ‘dimessi’, vivendo anzi su una certa vitalità, a tratti aggressivi, come del resto ci si può aspettare da un lavoro di emozioni forti.

Certo, c’è molto blues, assieme a rock a cavallo tra toni ‘hard’, psichedelia, riminiscenze new wave. Domina la voce di Belzeboss / Capeta: stentorea, a tratti debordante, nel narrare di piccole / grandi nevrosi quotidiane.

Un disco che per questo forse non può avere mezze misure: piacere molto o per nulla, come tutti i lavori dalla personalità straripante.

ARTURA, “MASSIVE SCRATCH SCENARIO” (MATTEITE / NEW MODEL LABEL)

Secondo lavoro per il progetto portato avanti da Matteo Dainese (alias ‘Il Cane’), qui affiancato da Tommaso Casasola e Cristiano Deison.

Come il precedente, “Drone”, anche in questo caso il titolo preannuncia il filo conduttore del disco: lo ‘scratching’ come frammentazione, un andamento a ‘strappi’, brani che anche quando trovano un’apparente ‘linearitá’ riportano sempre qualche elemento che spezza il ritmo.

Linearità peraltro poco frequente, in composizioni – 10 – perennemente spezzettate, dall’andamento sincopato; oltre, ovviamente, alla ricorrente tecnica dello ‘scratch’, ampio uso di tastiere, anche ‘vintage’, e di strumenti più o meno ‘canonici’, tra chitarra, basso e ukulele; la componente vocale atomizzata in un nugolo di campionamenti plurilingue.

Sperimentale, ma non ‘respingente’: affascinante.

LATLETA, “MIRAGGI” (LABELLASCHEGGIA / LIBELLULA MUSIC)

‘Latleta’ perché i tempi non sono esattamente facili e bisogna avere forza e resistenza; disciplina, anche, nel ‘fare musica’, attività che può dare molto a patto di dare molto, se si può passare il gioco di parole.

Latleta è il nuovo progetto di Claudio Cosimato, già ‘Vittorio Cane’; i ‘Miraggi’ sono oggetti, obbiettivi, relazioni del quotidiano, che magari si rivelano effimeri e a guardarci attraverso rivelano ‘altro’.

Forse non è un caso che, al di là della passione conclamata per synth, tastiere e quant’altro a cavallo dei ’70 e degli ’80, si siano scelte sonorità molto legate a quel periodo, giudicato spesso il trionfo dell’effimero del pop elettronico.

C’è un che di dissonante, in questi dieci pezzi che abbinano sonorità da successo estivo a testi che guardano con aria disincantata ciò che ‘gira intorno’, con toni sommessi, a tratti addirittura quasi annoiati (qua e là si avverte qualche somiglianza con Daniele Silvestri).

Una vaga, costante, sensazione di straniamento che può affascinare.