Archive for the ‘musica’ Category

AMARENA, INDIGO: SINGOLI

Amarena

Ebrezza da vino

DaleRecords

Cantare le ‘virtù liberatorie’ del vino, da Alceo in poi, è ormai consuetudine da un paio di millenni e passa (evidentemente, i quasi astemi come me non sanno cosa si perdono..

Buona ultima, ecco la capitolina Elisa Benetti, alias Amarena, che con la produzione di Alessandro D’Orazi e un accompagnamento essenziale di synth, hammond e percussioni in appoggio alla sua chitarra, ci narra di una serata poco riuscita in cui il vino appare un’ottima via di fuga di fronte alla noia suscitata dall’interlocutore… Fresco e ironico, decisamente ‘estivo’; pop con qualche venatura sudamericana.

Elisa / Amarena è all’esordio (a settembre dovrebbe uscire un EP), ma tutt’altro altro che una sprovveduta: a parte la canonica ‘formazione cantautorale’ (a base di Battisti, De André e Guccini), la nostra ha trascorso una gavetta da ‘busker’ in giro per l’Europa.

Ammiccante e vagamente ‘civettuola’ (ma non è un difetto) Amarena sa come porsi all’attenzione e lascia curiosità per le prossime tappe…

Indigo

Stiamo bene

Autoprodotto

Fotogrammi di vita quotidiana, ricordi di una vicenda sentimentale ormai finita (o forse non del tutto), in questo brano del torinese Indigo, che un annetto fa ha cominciato il proprio percorso musicale.

Un mix solare di suggestioni hip hop, vena cantautorale e una spruzzata di funk.

Siamo agli inizi, ma si intravede qualche spunto interessante.

PLAYLIST 2.20

Periodica selezione di brani tratti ai dischi recensiti sul blog.

Confusione, Krikka Reggae

Come No, Hype Zulu

Passi, Tarsia

Love Remains, Vasco Barbieri

Day III – The Man I Am, Fallen

Standing in the light , RosGos

Vento di tempesta, Alessandra Giubilato

Equatore, Luca Guidi

Postventenni, Lara

Chissà, The Spell Of Ducks

Tredici , Panaemiliana

Figli , Umberto T.

La mia posa, Libet

Terza Moglie, Ex Moglie

Latte color plastica, The Unikorni

Ginepro, Emanuele Via & Charlie T

Vision of Halet, The Incredulous Eyes

Lo straniero, Lalla Bertolini

TARSIA, KRIKKA REGGAE, THE UNIKORNI: SINGOLI

Tarsia

Passi

Maqueta Records / Artist First

Singolo di anticipo per il disco di esordio di questa cantautrice di Policoro (Matera) con un’esperienza già solida alle spalle.

I ‘Passi’ del titolo sono quelli che si compiono in relazioni sentimentali talvolta complicate in cui non si procede assieme, ma è necessario compiere i propri passi singolarmente per raggiungere la felicità…

Vocalità convincente, ma una scelta interpretativa e sonora forse un po’ troppo ‘di maniera’, per un’artista che dichiara influenze, oltre che pop e popolari, anche funk, soul e jazz.

Krikka Reggae feat. Sud Sound System

Confusione

Libellula Music

Nuovo singolo per questa band che negli ultimi anni si è segnalata nel panorama della musica del Mezzogiorno.

Realizzato in collaborazione con gli storici Sud Sound System, ‘Confusione’ è un riuscito mix di reggae e funk, discretamente coinvolgente, anche se qua e là vagamente scontato nel testo; apprezzabile comunque l’invito, in tempi in cui la confusione regna appunto sovrana a tenere viva l’attenzione, contro ogni tentativo di limitazione di libertà e diritti.

The Unikorni

Latte Color Plastica

Libellula Music

Singolo che anticipa il disco di esordio di questo duo torinese, in cui Fabrizio Pan (già nei Melody Fall) incontra la batterista Giorgia.

Una struttura che ricorda i White Stripes, coi quali il duo appare in effetti avere qualcosa in comune anche sotto il profilo sonoro.

L’attitudine non manca: il fatto di essere in due spinge a dare il massimo in fatto di energia e ne esce un brano (dedicato alle difficoltà dell’avvio di un rapporto amoroso) in cui la distorsione delle chitarre raggiunge livelli quasi industriali, accompagnata dalla voce gridata, iraconda di Giorgia.

Un brano promettente, in attesa del primo lavoro sulla lunga distanza.

VASCO BARBIERI, LUCA GUIDI, HYPE ZULU: SINGOLI

Vasco Barbieri, “Love Remains” – Singolo (Maqueta Records / Artist First)

Due vite e qualcosa in più: la vicenda umana di Vasco Barbieri s’interrompe bruscamente a sette anni, con un coma e la necessità di ricominciare tutto da capo; una seconda vita che poi troverà la realizzazione nell’arte, recitata, cantata e suonata.

Oggi, si avvicina il traguardo del primo lavoro solista, preceduto da questo singolo, nato in un periodo di disorientamento e di riflessione sulle ‘cose importanti’, tra cui, prevedibilmente, l’amore.

Un pop cantato in inglese, dominato da ariosità orchestrali, che può ricordare alla lontana tanti più o meno illustri predecessori.

Efficace comunque la scelta di ricorrere a una ricchezza sonora, che porta con sé anche una certa vivacità di toni.

Luca Guidi, “Equatore” – Singolo (Non è mica dischi / Noteum)

Terzo di cinque brani, accompagnati fa altrettanti video, a costituire il primo progetto solista di Luca Guidi, dopo le esperienze coi Betta Blues Society e la collaborazione con Mauro Ermanno Giovanardi.

Guidi non è comunque da solo: lo accompagna, nella parte visuale, Guido Celli e infatti il progetto prende il nome di “Sudoku / I giorni senza”: il primo termine, allegoria dei rapporti amorosi, è il titolo del disco di Guidi, il secondo quello del ‘poema per immagini’ di Celli.

“Equatore” ci canta e suona della ‘mancanza’ alla fine di un rapporto e dei modi, un po’ illusori, per colmarla: atmosfere sospese, affidate all’essenzialità di chitarra e voce.

Il video è girato nella campagna di Fondi, dominata da colori tenui, e interpretato da Jessica Belletti.

Hype Zulu, Come no – Singolo (Maqueta Records / Artist First)

Dal coro delle voci bianche di Santa Cecilia a trap e dintorni: è la parabola di Leoluca Zarfati, romano, classe ’98, che in questo 2020 ha cominciato a fare le cose sul serio, sfornando tre singoli (e riscuotendo un certo riscontro sulle piattaforme digitali, a cominciare da Tik Tok), in attesa di pubblicare il primo lavoro sulla lunga distanza.

Le incertezze tipiche dell’inizio di ogni relazione sentimentale sono il tema di un pezzo che non a caso esce in prossimità dell’estate, classica stagione degli amori che non si sa se dureranno una vita o solo il tempo di una vacanza.

Il clima è insomma ‘leggero ma non troppo’, e Hype Zulu offre una lettura n chiave trap (cercando evadere da certi luoghi comuni del genere), del tipico filone del pop italico estivo.

Se non piace l’autotune, però, c’è poco da fare…

LARA, “POSTVENTENNI” SINGOLO (NUFABRIC RECORDS / ARTIST FIRST)

Ivan Amatucci ed Emidio Vallorani si conoscono da sempre e dopo varie collaborazioni e singole esperienze, nel 2017 danno vita ai Lara.

‘Postventenni’ è la title track dell’esordio sulla lunga distanza, previsto per l’autunno e si aggiunge ad altri singoli pubblicati in precedenza.

Un classico ‘ritratto’ di una generazione in cerca di orientamento, che si affaccia all’età adulta con poche certezze e molte in sicurezze tra sogni di realizzazione e il rischio di perdersi.

La resa è efficace, ricorrendo a un pop rock di facile presa e non eccessivamente ammiccante.

ROSGOS, “LOST IN THE DESERT” (AREASONICA RECORDS)

Secondo lavoro per il progetto di Maurizio Vaiani, in precedenza attivo nei Jenny’s Joke; a due anni di distanza da “Canzoni nella notte”, Vaiani sceglie di tornare all’inglese (come negli stessi Jenny’s Joke) cercando un ‘respiro internazionale’.

Undici pezzi, prodotti con l’aiuto di Marco Torriani (Bugo), che appaiono guardare al cantautorato neo-folk d’oltreoceano, senza disdegnare u e asprezze tipiche di certo rock alternativo anni ’90, con accenni a noise e psichedelia e dando un’occhiata qua e là a un pop – rock, con qualche lontana somiglianza coi Coldplay.

“Lost in Desert” finisce così per essere un lavoro discretamente variegato, ma che conserva una certa coerenza interna; per il progetto RosGos forse un nuovo punto di partenza.

FALLEN, “OF MEMORIES AND HOPES” (ROHS! RECORDS)

Secondo lavoro dell’anno per Fallen.

Otto composizioni per otto giorni, che vogliono raccontare la pausa di riflessione di una persona che fa i conti col passato, riflettendo su cosa volere dal futuro.

Il discorso sonoro (come in tutta la produzione dell’autore, anche qui si parla di composizioni strumentali) continua ad essere radicato in sonorità dilatate e suggestioni ‘d’ambiente’, con piano, sintetizzatori e chitarre a tessere trame imbastire su tappeti e inserti presi dalla ‘realtà’; resta salda la matrice impressionista.

La varietà sonora va comunque arricchendosi, dando vita a pezzi meno ‘monolitici’, con accenti da colonna sonora e qualche accenno ‘dream pop’ sparso qua e là.

PANAEMILIANA, “PANAEMILIANA” (BRUTTURE MODERNE / LIBELLULA MUSIC)

 Progetto nato in quel di Bologna dall’incontro di due chitarristi jazz con altri tre musicisti di varia estrazione, Panaemiliana taglia il traguardo del primo lavoro discografico con dieci composizioni strumentali (solo un episodio arricchiti da un vocalizzo) in cui si riversa un proposta musicale cangiante e dai colori vividi anche negli episodi più tranquilli

La ‘Panaemiliana’ del titolo è forse un’autostrada ideale, che travalica presto i confini regionali per abbracciare presto ampie suggestioni, in particolare ispaniche e centro – sudamericane.

Flamenco e cha cha cha, il folk brasiliano e le sue ascendenze africane, spaghetti western e accenni di Bossa Nova, qua e là qualche reminiscenza della musica popolare di casa nostra si mescolano in un lavoro che omaggia in un pezzo il percussionista Giuseppe Bonaccorso detto Naco e – con una cover – il fisarmonicista Tony Murena.

Virtuosismi chitarristici mai sopra le righe e al servizio di una grana emotiva avvolgente, per un disco che incuriosisce, diverte e a tratti seduce.

THE SPELL OF DUCKS, “CI VEDIAMO A CASA” (AUTOPRODOTTO / LIBELLULA MUSIC)

La ‘banda’ degli Spell Of Ducks torna a un annetto di distanza dall’EP di esordio con un lavoro sulla lunga distanza, segnato dalla scelta di scrivere in italiano, accantonando l’inglese del primo lavoro.

La novità non può che portare importanti conseguenze sul fronte stilistico: la lingua ‘di casa’ accentua la componente cantautorale della band, con la parte cantata che tende a conquistare maggiori spazi.

Certo, trattandosi di un gruppo di sei elementi, resta quell’indole un po’ da ‘festa di paese’, rimarcata dall’uso del banjo e del violino, ma la lentezza, gli spazi in cui si fanno strada la nostalgia, a volte il rimpianto si ampliano. Amori finiti, omaggi a chi non c’è più, esortazioni ad uscire dall’immobilismo e le difficoltà di chi dall’immobilismo è costretto a uscire per necessità.

Il nuovo folk di band come Mumford & Sons e qualche citazione del Morricone western, fanno da sfondo a un disco che segna un passo deciso verso una maggiore maturità di scrittura, lasciando però l’impressione di potenzialità del variegato insieme strumentale non sfruttate pienamente.

UMBERTO TI., “NON CREDO BASTERÀ” EP (NEW MODEL LABEL)

Avevamo lasciato Umberto Ti. lo scorso anno con “Alaska”; lo ritroviamo oggi con questi cinque brani, che vedono proseguire la collaborazione con Giuliano Dottori.

Quasi un’occasione per ‘sperimentare’, tra strumenti inusuali (bouzouki), inflessioni mediterranee, sonorità.del ‘sud del mondo’, ma anche vaghi accenni funk e jazz.

Disco corto ma ‘denso’, che per quegli strani casi finisce per essere quasi una fotografia dell’Italia alle soglie della situazione surreale, allucinante e drammatica che stiamo vivendo: un Paese che era già ‘a pezzi’, in cui già ci si chiedeva cosa ci aspetterà dietro la bufera.

Un lavoro che si chiude con un brano intitolato ‘La fine del mondo’, il che fa pensare come le cose non andassero granché bene neanche ‘prima’ e che oltre la razionalità della scienza, anche la sensibilità dell’arte avesse in qualche modo ‘previsto’ che prima o poi qualcosa sarebbe arrivato a far precipitare le cose.