Archive for aprile 2022

DONSON, FRACASSO: SINGOLI

Donson

Così Fredda

Artist First

Il nuovo singolo di Andrea Domini in arte Donson sembrerebbe una sorta di inno a lasciarsi andare senza troppi patemi, anche se il brano sembra un flusso di pensieri messi un po’ lì uno dietro l’altro, sensazioni ed emozioni che prendono il sopravvento nella forma di un synth pop senza scosse.

Fracasso

Senza Cognizione

World of Media

Cristian Andrea Rado da Biella, alias Fracasso, una carriera già discretamente avviata da qualche anno, torna con un brano dedicato alla necessità di trovare degli spazi per il proprio immaginario, parentesi, appunto ‘Senza Cognizione’ dove tutto sia lasciato al libero sfogo della propria fantasia.

Idea che ha il suo fascino, ma che poi non viene sviluppata fino in fondo, compressa in due minuti di brano dove tutto resta quasi a un livello embrionale, espresso in un pop dai risvolti danzerecci abbastanza anonimo.

LUCA FOL, “IO SONO MENO INGLESE DI THÈ”

Riminese, classe ’94 Dopo due dischi in inglese, pubblicati sotto pseudonimo, il passaggio all’italiano e al suo vero nome.

Synth pop condito con chitarre a tratti arrembanti, undici pezzi all’insegna di uno sguardo, a tratti ‘stranito’, episodicamente stralunato sulla quotidianità nevrotica, propria e altrui.

Il primo Max Gazzè – per somiglianza vocale e di umore – incontra i Bluvertigo, per assonanze sonore.

Riuscito? Si ascolta.

MATTIA PELLICORO, “KO LANTA” (LIBELLULA MUSIC)

Mattia Pellicoro, nato in Puglia, studente a Milano, ‘Erasmus’ in Spagna’, ‘Viaggio della vita’ in Thailandia, da cui Ko Lanta, la località che dà il nome al disco e al brano di apertura.

EP di esordio in cinque pezzi che riassumono un po’ il tutto: tracce della canzone popolare, residui della tradizione spagnola, uno sguardo da ‘La finestra sul Naviglio’ o girando per strada in cui si avverte un briciolo dell’ironia di Gaber.

Stretta autobiografia – ‘In fondo va bene’ è il risultato di un tentativo sanremese non arrivato in porto – chitarra e voce che rievocano serate di universitari fuori sede, partiti più per accumulare esperienze che per lo studio in sé (a scanso equivoci, il nostro si è comunque laureato in Ingegneria).

Tutto fila, anche troppo veloce e immediato: la colloquialità non sempre è un pregio…

SHEDDY, TOMMASO ROMEO, IL MAESTRALE, GIONTA, MALDIMARTE, KEVIN LOV3: SINGOLI

Sheddy

Lacrime

Digital Distribution Bundle

Edoardo Chiocci, in arte Sheddy, rapper da Perugia già qualche singolo all’attivo; qui una canonica dedica amorosa, a una ‘lei’ che non si capisce se faccia parte del passato recente o ancora del presente.

“Piangere non è come piangersi addosso”: forse l’affermazione del diritto alle proprie debolezze, a dispetto dell’immagine ‘da duro’.

Si intravede (o instrasente, dato che parliamo di canzoni), un tentativo di introspezione, che però finisce per perdersi un po’ tra le pieghe del ‘solito’ brano sentimentale e un video troppo patinato.

Tommaso Romeo

Baciami

Digital Distribution Bundle

Vivaddio i ‘giovani’ conservano il gusto per gli strumenti musicali… come fa Tommaso Romeo, romano, classe ’00 che si circonda di un quartetto jazz per questi romanza a cavallo tra pop e canzone d’autore, qualche profumo anni ’60, video ispirato al ‘Piccolo Principe’.

Peccato che a un certo punto l’innesto di una chitarra elettrica rovini un po’ l’atmosfera costruita soprattutto su piano e voce

Un esordio comunque promettente.

Il Maestrale

Genesi

Collettivo che fonde la canzone popolare locale – in questo caso, di dialetto barese – con rock ed elettronica, il collettivo Il Maestrale esordisce con un pezzo dedicato all’instabilità, alla tendenza umana da Adamo ed Eva (ecco la ‘Genesi’) in poi a cercare altro, a non essere pienamente soddisfatti.

Il risultato di questo non riuscire a stare fermi è una danza, da ballare sui ritmi incessanti di questo pezzo, che forse però è destinata a non risolversi mai.

L’intento del collettivo nelle intenzioni appare filosofico oltre che sonoro, vedremo dove le idee li porteranno.

Ci si può lasciare trasportare, per il momento, dall’energia sprigionata.

Gionta

’84 Nightmare Vibes

Una sorta di hip hop rarefatto, giocato più sul connubio tra effetto vocale e loop elettronici che non sul classico flusso di parole sparate una dietro l’altra.

A proporla, Gionta, alias Antonio Francesco Daga, sardo di Alghero; ne esce un brano suggestivo, che per la preponderante presenza di voci femminili può ricordare vagamente certe esperienze anni ’90, a cavallo tra hip hop e soul.

Maldimarte

Formaldeide

Bauxite

Il più recente progetto di Vincenzo Genuardi e Domenico Mistretta offre un assaggio di “Medoaverso”, EP di prossima uscita.

La ‘Formaldeide’ è la dimensione avvolgente e gelatinosa in cui molti di trovano a vivere le proprie esistenze, non volendo – o potendo – guardare oltre, almeno fino a quando con la speranza non si riesca a trovare un varco per uscirne.

Chitarre pesanti e un cantato sguaiato, flirt accennato col grunge dei bei tempi che furono.

Kevin Lov3 feat. Papi Trujillo

1000 Sbatti

Dasein

Lui è ricco e famoso, ha soldi, diamanti, donne, ma ovviamente l’oggetto del suo affetto non lo considera poco e non mancano i momenti di solitudine…

Kevin Lov3 da Lugano, tatuatore e rapper, qui accompagnato dal sodale Papi Trujillo, ripropone un classico cliché del genere, e non solo: anche i ricchi piangono… magari l’errore è pensare che fare i soldi e contare i carati non possano essere l’unico obbiettivo dei ‘1000 Sbatti’ del titolo, specie se si fa musica…

CRANCHI, “UN POSTO DOVE STARE” (NEW MODEL LABEL / HAPPENSTANCE RECORDS)

Il sesto disco di Cranchi (Massimiliano) da Mantova.

Ricerca di un ‘posto dove stare’, paradossalmente o forse no durante la ‘clausura collettiva’ del 2020, quando si è dovuti stare dove si stava.

Luoghi reali o filtrati dall’immaginazione di altri tempi attuali, o più o meno passati.

Dante e Borges, Vonnegut e Steinbeck.

I profughi di Mostar per ricordare quelli del Mediterraneo e involontariamente quelli dell’Ucraina, quasi un presagio.

Calciatori argentini di culto.

L’amore, complicato o in esaurimento.

Ricordi famigliari.

Tutto visto, o immaginato, dalle rive del Po, con un’atmosfera indefinita, come certi silenzi in mezzo alla nebbia.

Certo indie folk nordamericano (con escursioni al sudamerica) riportato nella pianura padana: non Nebraska, ma Felonica (MN), più che cantato mezzo declamato, con disillusione: l’ombra di Guccini che si allunga.

Cranchi, di nuovo, una riposta possibile a chi chiede che fine abbiano fatto ‘i Cantautori’.

LA ROSTA, “HOTEL COLONIAL” (NEW MODEL LABEL)

Non fosse altro che per la suggestione cinematografica – per chi ricorda l’omonimo film di Cinzia Th Torrini, datato 1987 – “Hotel Colonial” è un titolo che evoca immagini, profumi, colori, storie, personaggi (non sempre raccomandabili).

Uno di quei classici ‘crocevia letterari’ in cui s’incontrano, anche solo di sfuggita, volti e storie, che forse si sarebbero potuti incontrare solo lì.

Il secondo disco del trio di stanza a Reggio Emilia (che da uno dei quartieri della città prende il nome), giunge a sei anni dal precedente: Massimo Ice Ghiacci (già Modena City Ramblers) e Marco Goran Ambrosi (Nuju) stavolta sono accompagnati da Andrea Rovacchi (Julie’s Haircut).

Undici i brani presenti nel corso dei quali, appunto, s’incontrano volti e storie, all’insegna, come scrive il gruppo dell”errare’, inteso sia come girare senza meta (in fuga o alla ricerca di qualcosa) sia come sbagliare.

Stanze, e storie come camere di un immaginario albergo, disperso nel nulla assolato di qualche remota provincia sudamericana.

Viaggi interiori, ricerca di ‘un senso’, rimpianti – anche sentimentali – sull’onda che al sudamerica rimandano costantemente, con vaghe suggestioni mariachi, chitarre a e voce, armonica e mandolino, un violino occasionale, organi e sintetizzatori (senza esagerare).

Un pizzico di Morricone, una una spruzzata dei Negrita, una punta di Manu Chao, accenti ‘combat folk’ che vanno e vengono – l’impronta, inevitabile, dei ‘Modena’ – qualche rimando punk.

L’Hotel Colonial è lì insomma, ad aspettare chiunque sia privo di un direzione o stia vivendo un ‘momento sbagliato’; dietro ogni porta una storia, in attesa che ognuno trovi la propria.

MARPHIL, LA COMPLICE, TES, FRANCESCO SISCH, RAYAN SEVENTEEN17: SINGOLI

Marphil

Trend

Il ‘Trend’ del titolo è una storia d’amore agli inizi, tra entusiasmo e qualche dubbio: una sorta di ‘contrometafora’ il ‘tremd’ in genere è moda passeggera, qui diventa l’auspicio di qualcosa di più stabile e duraturo.

Palermitano, classe ’96 Marco Adelfio in arte Marphil ha vissuto una parabola in parte inconsueta, che l’ha visto partecipare nel 2017 al talent show spagnolo “Aim2Fame”, vedendosi così spalancare le porte del ‘music biz’ e collaborando con nomi anche di un certo calibro.

‘Trend’ lo vede affiancato da Jr Stit e Sam Smyers, nomi di un certo calibro che assieme a lui danno vita a un brano di pop per giovani e giovanissimi, in cui i sentimenti non cercano troppa filosofia, andando dritte al punto con semplicità di concetti ed espressione.

Può bastare, se si è under 20.

La Complice

Cerotti

Troppo Records

Incomunicabilità – relazioni a distanza stando sullo stesso divano o nello stesso letto – ferite sentimentali e ‘Cerotti’ emotivi a curarle.

Torna così, La Complice, alias Ilenia Ciarrocchi.

Prodotto da Molla, ‘Cerotti” è un brano dai riflessi sospesi, vagamente onirici, notturni.

La cantautrice marchigiana (di Fermo), classe ’93, interpreta con dolcezza, con un mood che rinuncia ad ogni emotività sbandierata, preferendo un vago distacco.

Convince.

TES

Tra le righe

PaKo Music Records / Visory Records / Believe Digital

Un EP e un pugno di singoli all’attivo, i lodigiani TES (acronimo per Tutti Esageratamente Stronzi), tornano con un brano dedicato alla ‘lei’ di turno.

Omaggi alla bellezza dei gesti quotidiani e autocritica per quando le cose non vanno.

L’originalità purtroppo latita: nelle parole, nei suoni – pop’canonico’ – nel modo di porsi, fin troppo calligrafico.

Francesco Sisch

Tempo

PM Productions

Nuovo singolo per il romano Francesco Del Giudice, alias Francesco Sisch, formazione e attività da batterista, a cui poi si è accompagnata la vocazione cantautorale.

Lo scorrere del tempo e una relazione finita, in modi che possono ricordare i Baustelle e, più alla lontana Benvegnù o Fiumani, soprattutto per certi accenti a cavallo tra disillusione, malinconia, un vago ‘scazzo’.

Suoni, all’insegna di un rock con accenni new wave, per un pezzo il cui ritmo riesce a ‘trainare’ l’ascolto.

Apprezzabile.

Rayan Seventeen17

Beauty

Giovane (non giovanissimo) di belle speranze in parte realizzate (per lui già un disco sulla lunga distanza) il rapper Rayan Seventeen17 da Bologna, torna con questo singolo, che segue i precedenti ‘Baby’ e ‘Barbie’.

La ‘Beauty’ del titolo è una ‘lei’ che al momento non sembra corrispondere l’interesse amoroso del protagonista, il quale si strugge per queste pene d’amore, dando voce al proprio disagio, celato dietro le apparenze da duro, con un rap canonico e rime snocciolate ad alta velocità.

Il problema è che queste apparenze, dai capi firmati – con qualche marchio in bella vista – alle classiche catene d’oro, finiscono per dominare il video… chiaramente non è il primo caso, né sarà l’ultimo, ma resta da chiedersi se certe rime non avessero meritato un dimensione estetica meno ‘piaciona’.

PLAYLIST 3.2022

Periodica selezione di brani e singoli ripresi dalla recensioni del blog.

Come al solito, preciso che non si tratta di una classifica vera e propria, anche se i brani sono comunque ‘ordinati’ in modo crescente di gradimento…

Gabs, ‘Supereroe’

Tramo, ‘Solo quando fumo’

Ferrara&Borghetti, ‘Scusa’

Simon Sail, ‘Glock’

NedNack, ‘Figli di Chi’

Zart, ‘Disneyland’

Sisto, ‘Amsterdam’

Donson, ‘Quello che non vuoi’

Tesha, ‘Apnea’

Ode, ‘Poco Rumore’

Scianni, ‘Miccia’

Nochia, ‘Weekend’

Mirco Olivastri, ‘Aquilone senza filo’

Francesco Saverio Serretti, ‘Molecole’

Sara J Jones, ‘Seduta di Spalle’

Valentina Rizzi, ‘Nella mia tempesta’

Roberto Rajmondi, ‘Canto Notturno (di un Papua Errante del Pacifico)’

La Volpe Sophia, ‘La Speranza’

Andrea Rana, ‘Immagini dal Mondo’

Sarai, ‘Mollami Ora’

Sugar For Your Lips, ‘Salvami’

ROS, ‘Ballata per chi non sa ballare’

TRAMO, SCIANNI, SIMON SAIL, SARA J JONES: SINGOLI

Tramo

Solo quando fumo

Puff Records

Nuovo singolo per il giovane rapper milanese Tramo (Andrea Tramontana).

Il fumo è la scusa per un classico flusso di parole col quale il nostro descrive sé e il proprio quotidiano, forze e debolezze.

Scorre facilmente, anche troppo.

Scianni

Miccia

Troppo Records / Universal

La ‘Miccia’ di Alessandro Sciannimanico – barese trapiantato a Roma – è quella che viene accesa dalla fine di una relazione, bnia facendo scoppiare il consueto insieme di emozioni, tra rabbia e rimpianto.

Il pezzo, all’insegna di un pop cantautorale leggero ma non troppo ammiccante, descrive più che altro il tentativo del protagonista di togliersi la lei di turno.

Confezione gradevole, scrittura promettente, ma ancora acerba.

Saimon Sail

Glock

PaKo Music Records/Visory Records/Belive Digital

Nuova produzione per il ravennate Simone Nuccio, alias Saimon Sail: nelle intenzioni, un brano per reagire a certi momenti di solitudine, accettando che non tutto può andare sempre dritto e imparando a valorizzarsi.

Esiti abbastanza minimi: poco più di due minuti la durata, il ritornello ripetuto in maniera anche troppo insistita, un cantato su cui pesa troppo il consueto filtro elettronico.

Sara J Jones

Seduta di spalle

Seduta di spalle, assorta nei suoi pensieri, incurante delle minime scocciature del quotidiano, Sara J Jones attende che qualcuno le dia un valido motivo per voltarsi: non chiede l’impossibile, anche solo il dono di tre rose gialle e la certezza che il mondo non è solo (rap)presentato dai telegiornali.

La cantautrice milanese, classe ’94, che dopo una pausa è tornata da poco sulla scena, col precedente brano ‘Waterproof’, presenta una nuova prova, dai tratti intimisti nel testo (il brano peraltro prende le mosse da un quadro legato a un’intensa vicenda famigliare), che riporta timori e paure, in modo discreto e non eccessivamente plateale. Apprezzabile, pur nella confezione di un pop sintetico con vaghi tratti chill out abbastanza anonimo.