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PLAYLIST 3 / 2019

Periodica selezione di brani tratti ai dischi recensiti sul blog.

 

Falling Fireballs        Andrea Pellicone Van Gogh Project

Pensiero portante      Gianni Venturi

La disillusione       Andrea Lorenzoni

The Hunter      The Spell Of Ducks

Cerotti       Portobello

Peter Pan     Rovere

I miei occhi            Cinque Uomini Sulla Cassa Del Morto

Instant lover        Bob And The Apple

Enaffio      Paola Russo

Polaroid     Diecicento35

CINQUE UOMINI SULLA CASSA DEL MORTO, “KAIRÒS” (AUTOPRODOTTO / LIBELLULA MUSIC)

Nell’antica Grecia, ‘Kairós’ era un particolare concetto di tempo, legato all’azione, traducibile, alla lontana, come ‘occasione’, ‘opportunità’. Concetto che sembrerebbe adattarsi bene all’idea dell’uscita, di un lavoro – il secondo, per i friulani (di Cividale) Cinque Uomini Sulla Cassa Del Morto – che assume una certa importanza.

Il quintetto ha apportato alcune correzioni alla propria formula, continuando certo a prediligere la strumentazione acustica, legata alla matrice folk, inserendo con parsimonia elementi elettronici, dando vita a un lavoro per lo più orientato a un rock la cui componente acustica riporta a vaghe ascendente country, guardando talvolta a una certa tradizione italiana, anche con qualche allusione prog, pur senza sottovalutare il lato ‘pop’ della questione, senza eccessivi ammiccamenti.

Lavoro che nasce – dichiaratamente – più che mai come disco d’insieme, in cui i cinque componenti hanno forse provato a ‘scavare’ maggiormente nel proprio vissuto, anche a seguito di certe critiche di eccessiva ‘leggerezza’; i temi sono comunque ‘canonici’: frequentemente si va a ‘sbattere’ sui sentimenti e le complicazioni annesse, con qualche parentesi dedicata all’introspezione, allo sguardo al tempo che passa, alle scelte, alle occasioni perse, alle opportunità, e qui si ritorna al titolo del disco.

Un lavoro corposo, che non si risparmia: 13 pezzi per quasi un’ora di durata non sono poi frequentissimi, per un’autoproduzione.

Un lavoro che si lascia ascoltare.

LA PLAYLIST DI DICEMBRE

Si, lo so che siamo al 15 di gennaio, ma mi sono dimenticato…

 

Shadow People Twee

Forse ha ragione Francesco    Il Colle

Vela       Giancarlo Frigieri

Jelly (S)tone       Squid To Squeeze

Profondo Nero   Porco Rosso

Frange        Eugenio Rodondi

La canzone del sorriso     Cinque Uomini sulla Cassa del Morto

Madame    Daniele Maggioli

Social         Sintoh

Vittorio Emanuele    Il solito Dandy

Irene     Joe D. Palma

All my soul    Rigo

La volpe e l’uva     Teo Ho

Anime Semplici     Cristina Renzetti

 

CINQUE UOMINI SULLA CASSA DEL MORTO, “BLU” (AUTOPRODOTTO / LIBELLULA MUSIC)

Viviamo tempi, per molti, oggettivamente complicati, pieni di incertezze, di dubbi, mancanza di certezze e timori, se non vera e propria paura, per il futuro.

Talvolta però è il caso di non fermarsi all’analisi, o di non cedere a pensieri ‘plumbei’, ma – se non altro per evitare di deprimersi oltre il dovuto – viene il momento per sani momenti di leggerezza, spensieratezza, ottimismo.

Il compito stavolta se lo assumono i friulani Cinque Uomini sulla Cassa del Morto, che in tre anni di hanno accumulato un discreto patrimonio di esperienze, arrivando ad aprire i concerti di Franz Ferdinand e Tre Allegri Ragazzi Morti e tra i finalisti del Premio Fabrizio De André.

Blu, è proverbialmente il coloroe della malinconia, ma in questo caso è piuttosto quello del cielo: l’invito, appare quello di cercare di essere leggeri, uscire dai propri gusci di paura (e forse di autocommiserazione), per poter ‘volare’, vedere magari tutto dall’alto, acquisire nuovi punti di vista, trovando così nuove soluzioni.

Lasciare il proprio ‘nido’, consapevoli che difficoltà e sofferenze saranno il prezzo inevitabile per trovare una propria strada e superare così certe situazioni di ‘stallo esistenziale’ in cui si finisce per trovarsi.

Un messaggio snodato su nove brani, registrati in un capannone abbandonato e poi rifiniti tra Cividale, Ferrara e Los Angeles, per un lavoro in cui la band ripercorre a suo modo le strade di certo rock folk di matrice irlandese e non solo, in cui a violini, banjo e ukulele è affidata gran parte dell’impronta stilistica del lavoro.

Domina, appunto, la solarità, fino alla scelta – in fin dei conti coraggiosa – di presentare una ‘Canzone del Sorriso’ che, posta al centro del disco, non a caso finisce per rappresentarne il baricentro.

I Cinque Uomini sulla Cassa del Morto ripercorrono con efficacia strade già ampiamente battute, anche a casa nostra (inevitabile citare i ‘soliti’ Modena City Ramblers, anche se qui con esiti meno ‘combattivi’), ma lo fanno con un piglio e un’attitudine apprezzabili, potendo regalare un momento di solarità in certe giornate uggiose, non solo dal punto di vista climatico.