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ROSGOS, “LOST IN THE DESERT” (AREASONICA RECORDS)

Secondo lavoro per il progetto di Maurizio Vaiani, in precedenza attivo nei Jenny’s Joke; a due anni di distanza da “Canzoni nella notte”, Vaiani sceglie di tornare all’inglese (come negli stessi Jenny’s Joke) cercando un ‘respiro internazionale’.

Undici pezzi, prodotti con l’aiuto di Marco Torriani (Bugo), che appaiono guardare al cantautorato neo-folk d’oltreoceano, senza disdegnare u e asprezze tipiche di certo rock alternativo anni ’90, con accenni a noise e psichedelia e dando un’occhiata qua e là a un pop – rock, con qualche lontana somiglianza coi Coldplay.

“Lost in Desert” finisce così per essere un lavoro discretamente variegato, ma che conserva una certa coerenza interna; per il progetto RosGos forse un nuovo punto di partenza.

LALLA BERTOLINI, “LO STRANIERO” (NEW MODEL LABEL)

La voce di Lalla Bertolini viene ‘da lontano’: una carriera ventennale, passata attraverso varie fasi e che solo oggi arriva al traguardo dell’esordio discografico, il dato anagrafico a cui corrisponde un bagaglio di influenze ed esperienze che si accumulano in questi otto brani.

Giovanna Marini e la canzone popolare italiana, Nada e il filone del cantautorato femminile, l’indie – folk d’oltreoceano. L’essenzialità di chitarra e voce, interventi episodici di contrabbasso e fisarmonica, ad accompagnare testi che parlano di storie d’amore negli anni ’20 e rapporti umani ai tempi della ‘Rete’, dove si riflette sull’arte, con Dylan che non ritira il Nobel e in cui nel procedere si fa strada la riflessione sul sé.

A restare è soprattutto questa voce, di un’intensità spiazzante: profonda, quasi roca, dalla quale traspaiono tutto il vissuto, l’esperienza, le emozioni del ‘mestiere di vivere’.

THE INCREDULOUS EYES, “MAD JOURNEY” (MINOLLO RECORDS / FURTCORE RECORDS)

Oltre un decennio di attività e tre dischi (più un EP) all’attivo, nel segno di collaborazioni extramusicali (come quella col pittore Bartolomeo Casertano), il progetto dei fratelli Claudio e Danilo Di Nicola, accompagnati da Andrea Stazi e Davide Grotta scrive un nuovo capitolo della propria biografia musicale.

Si prendono le mosse da un racconto scritto dallo stesso Danilo, il ‘Mad Journey’ del titolo è un rapimento alieno dai contorni allucinato, per assemblare questi dodici brani che spaziano da momenti di quiete con reminiscenze folk-blues a serratissime sferzate dissonanti, da episodi ‘caracollanti’ con ritmi spezzettati vagamente post-rock a momenti di dilatazione psichedelica.

Un ‘viaggio’ imprevedibile, con ‘svolte’ dopo ogni curva, sviluppi inattesi; un lavoro ‘denso’, variegato, dinamico, che riesce a non stancare, anche rivelando qualcosa di nuovo ad ogni ascolto.

EX MOGLIE, “SPREMUTA DI FEDI NUZIALI PINK EDITION” EP (AUTOPRODOTTO / LIBELLULA MUSIC)

Esordio di questo trio milanese, le cui vicissitudini assomigliano quasi a una serie tv, in cui i tre protagonisti s’incontrano perché a vario titolo legati a una fantomatica quarta persona, che diventa quasi l’artefice involontaria del progetto.

In copertina la radiografia di una mano maschile con l’anulare spezzato, la fede ancora al dito: immagine che assieme al nome della band evoca certo un percorso di emancipazione e liberazione femminile, magari da una realtà opprimente e pure pericolosa, ma che nei cinque brani presenti appare sublimarsi in temi universali, umani, più che maschili e femminili: la ricerca della propria ‘originalità’ al di là delle apparenze soprattutto, di una compiutezza che a volte si riesce a raggiungere dopo percorsi accidentati e anche eventi più o meno traumatici.

Il tema sentimentale non manca, e c’è spazio per l’ambiente, con una critica alla poca ricerca di reale consapevolezza.

Elettronica con ascendenze new wave, qualche deriva psichedelica, un doppio cantato in cui alla profondità dai toni ‘gotici’ della componente maschile si affianca e contrappone la forza soul di quello femminile.

Un progetto che vuole essere multidisciplinare, puntando anche sulla componente visuale, che in quella sonora appare essere promettente.

BLOOP, “SCHIACCIATEMPO” EP (AUTOPRODOTTO / LIBELLULA MUSIC)

Dopo un ‘demo’ pubblicato su Soundcloud, i milanesi Bloop sfornano questo primo EP di quattro tracce.

Il quartetto è autore di un rock dai tratti cantautorali e le venature ‘indie’, che possono richiamare band come Virginiana Miller o Baustelle.

Disincanto e sottile malinconia dominano testi che parlano di problemi nei rapporti con gli altri, insoddisfazioni personali, ‘ossessione per il controllo’.

Un buon inizio, in attesa di un lavoro più ‘corposo’.

IL CORPO DOCENTI, “POVERE BESTIE” (VOODOO DISCHI / LIBELLULA MUSIC)

Le ‘Povere Bestie’ del titolo sono tutti coloro che – giovani ma non solo – si ritrovano a essere in qualche modo ‘fuori posto’, vedendo sogni e aspirazioni frustrati da una società che non sa (o non vuole) comprenderli e includerli.

La protagonista è però soprattutto la gioventù, nei nove brani dell’esordio sulla lunga distanza (dopo un EP uscito a ottobre ’18) di questo trio milanese.

Giovani che, non più ragazzini, non ancora adulti, hanno a che fare con tutti i travagli di questa età, tra sogni di fuga e tentativi di ‘resistere’ di fronte all’ipocrisia dominante, con l’aggiunta dell’immancabile lato sentimentale, visto come ancora di salvezza.

Un disco arrabbiato, a tratti sofferente, tradotto con suoni ruvidi e taglienti, caratterizzato dal tentativo, in buona parte riuscito, di erigere dei ‘muri sonori’ che ricordano tante esperienze, di casa nostra e al di là dell’Oceano (vengono a tratti in mente i primi Verdena).

Sono giovani, immediati, a tratti un po’ ingenui e con un bel po’ di esperienza da fare, ma le potenzialità non mancano.

LEANDRO, FOSSIMO GIÀ GRANDI (BUNYA RECORDS / LIBELLULA MUSIC)

“Fossimo già grandi”, sembra suggerire il torinese Leandro, classe ’94, ci risparmieremmo un bel po’ di incertezze, insicurezze, dubbi e interrogativi.

Gli otto pezzi che compongono l’esordio sulla lunga distanza (dopo un precedente singolo) del cantautore abbozzano un ‘ritratto generazionale’ di chi oggi, a cavallo tra i venti e i trent’anni, ha ancora più domande che risposte, sotto il profilo esistenziale e anche sentimentale.

Si riflette sulle scelte da prendere, su ciò che scegliendo si deve lasciare, sulle strade da intraprendere, trovando spazio per un brano dedicato ai rapporti tra fratelli (non così frequente) e per una riflessione più ‘sociale’, dedicata alla tendenza diffusa a cercare nemici immaginari, da identificare magari con chi cerca di attraversare il mare e arrivare qui.

Un cantautorato che, pur rievocando inevitabilmente dei precedenti (a me vengono in mente Niccolò Fabi o Riccardo Sinigallia), riesce a mantenere una sua impronta stilistica, accompagnando la voce con una scelta sonora ispirata anche a certe ‘sperimentazioni’ di Radiohead o Sigur Ros, restando legata a territori ‘indie’ e che occasionalmente si addentra in territori più ‘radio friendly’.

L’AVVERSARIO, “SANGUE SANGUE” (NEW MODEL LABEL / AUDIOGLOBE)

Il varesino Andrea Manenti, cantante e polistrumentista, pubblica il suo secondo lavoro con lo pseudonimo de L’Avversario.

Il titolo è per nulla rassicurante, i riferimenti letterari espliciti – che fin dall’inizio caratterizzano l’opera dell’autore – vanno da Schopenhauer a Houellebecq, passando per Sartre, lasciando così intuire come i cinque pezzi che compongono il disco siano improntati a una visione non proprio ottimista della realtà attuale.

Non che in realtà vi sia molto di esplicito: sono frammenti, di conversazioni e di esistenze smarrite, prese in una nebbia reale o metaforica, vissute all’insegna di rapporti ‘pratici’, spesso ‘burocratici’ – non a caso, si citano il commercialista, l’avvocato – che ovviamente non portano a nulla, all’interno di città che ‘stanno male’.

Il ‘sangue’ del titolo appare alla fine un oscuro presagio, un fiume sotterraneo pronto a esondare travolgendo le fragili certezze su cui si basa una società piena di contraddizioni.

Un lento fluire come quello dei suoni, trainati dalle note di un piano da club notturno, chitarre riverberate, atmosfere che ricordano la musica da film di Sakamoto,

La voce filtrata, l’uso del ‘famigerato’ autotune, rappresentano una scelta stilistica volta a bilanciare il calore degli strumenti con una sorta di spersonalizzazione.

Accompagnato da Andrea Tsuna Tomassini (chitarra), Ivan Schapira (batteria) e Francesca Tavino (basso), Manenti – ‘L’Avversario’ dà vita a un lavoro che, pur nella descrizione di un mondo in cui prevale la solitudine, riesce ad essere avvolgente e tutt’altro che’freddo’ od emotivamente distaccato.

 

ANDREA LORENZONI, “SENZA FIORI” (DIMORA RECORDS / NEW MODEL LABEL)

Secondo disco per il bolognese Andrea Lorenzoni, poeta oltre che cantante con un paio di pubblicazioni all’attivo.

A colpire, stupire per certi versi, è la varietà di un disco capace di cambiare ‘pelle’ in ognuno dei dieci pezzi: tra cantautorato, parentesi elettroniche che riecheggiano certo pop anni ’80, o all’insegna di maggiori dilatazioni, fino a sventagliate apertamente rock, con accenni grunge e qualche vaga allusione metal.

Il rischio di cadere nella ‘trappola’ di una serie di esercizi di stile finire a sé stessi è abilmente evitato, anche grazie a una sequenza che non rende troppo drastico il salto tra un’atmosfera e un’altra.

Testi spesso vagamente ermetici, giustapposizioni di pensieri, soliloqui, riflessioni su di sé, gli immancabili ‘sentimenti’ che però per una volta non sono dominanti.

“Senza fiori” è un disco di cantautorato atipico, in cui la musica è tutt’altro che secondaria rispetto alle parole, un lavoro che si stacca per suoni e temi dall’andazzo generale di troppa musica corrente italiana, ‘indie’ o meno.

PORTOBELLO, “BUONA FORTUNA” (luovo / iCompany / ARTIST FIRST / LIBELLULA MUSIC)

Disco d’esordio per questa band romana, nata come progetto solista del cantante Damiano Morlupi e allargatosi progressivamente fino a contare sei elementi.

“Buona fortuna” appare un auspicio, un modo di lanciare uno sguardo tutto sommato ottimista al futuro, nonostante tutto.

I nove pezzi presenti riportano il consueto campionario d’incertezze di giovani uomini alle soglie della maturità, con uno sguardo nostalgico a un passato rappresentato dai classici amori estivi.

I sentimenti e le connesse gioie, difficoltà e patimenti assortiti sono il filo conduttore di un lavoro all’insegna di un pop / rock condito con una buona dose di elettronica dai riflessi vintage, anni ’80 e dintorni.

Qua e là emergono anche spunti interessanti, forse fin troppo ‘controllati’, tenuti a freno dalla tendenza a dare al tutto una forma fin troppo ‘gradevole’. I Portobello come detto sono in sei, ma le potenzialità di un impianto così ampio vengono in un certo senso ‘annacquate’ dalla scelta di affidare gran parte della grana emotiva dei pezzi all’interpretazione vocale; la scrittura, abbastanza ‘comune’, non aiuta… Certo, l’esito è comunque ‘fresco’, più di un brano può avere qualche potenzialità radiofonica, tuttavia sarebbe stato più interessante ascoltare uno sviluppo di certe idee che restano a livello embrionale, forse limitate dalla voglia di ‘farsi piacere’.