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LEANDRO, FOSSIMO GIÀ GRANDI (BUNYA RECORDS / LIBELLULA MUSIC)

“Fossimo già grandi”, sembra suggerire il torinese Leandro, classe ’94, ci risparmieremmo un bel po’ di incertezze, insicurezze, dubbi e interrogativi.

Gli otto pezzi che compongono l’esordio sulla lunga distanza (dopo un precedente singolo) del cantautore abbozzano un ‘ritratto generazionale’ di chi oggi, a cavallo tra i venti e i trent’anni, ha ancora più domande che risposte, sotto il profilo esistenziale e anche sentimentale.

Si riflette sulle scelte da prendere, su ciò che scegliendo si deve lasciare, sulle strade da intraprendere, trovando spazio per un brano dedicato ai rapporti tra fratelli (non così frequente) e per una riflessione più ‘sociale’, dedicata alla tendenza diffusa a cercare nemici immaginari, da identificare magari con chi cerca di attraversare il mare e arrivare qui.

Un cantautorato che, pur rievocando inevitabilmente dei precedenti (a me vengono in mente Niccolò Fabi o Riccardo Sinigallia), riesce a mantenere una sua impronta stilistica, accompagnando la voce con una scelta sonora ispirata anche a certe ‘sperimentazioni’ di Radiohead o Sigur Ros, restando legata a territori ‘indie’ e che occasionalmente si addentra in territori più ‘radio friendly’.

L’AVVERSARIO, “SANGUE SANGUE” (NEW MODEL LABEL / AUDIOGLOBE)

Il varesino Andrea Manenti, cantante e polistrumentista, pubblica il suo secondo lavoro con lo pseudonimo de L’Avversario.

Il titolo è per nulla rassicurante, i riferimenti letterari espliciti – che fin dall’inizio caratterizzano l’opera dell’autore – vanno da Schopenhauer a Houellebecq, passando per Sartre, lasciando così intuire come i cinque pezzi che compongono il disco siano improntati a una visione non proprio ottimista della realtà attuale.

Non che in realtà vi sia molto di esplicito: sono frammenti, di conversazioni e di esistenze smarrite, prese in una nebbia reale o metaforica, vissute all’insegna di rapporti ‘pratici’, spesso ‘burocratici’ – non a caso, si citano il commercialista, l’avvocato – che ovviamente non portano a nulla, all’interno di città che ‘stanno male’.

Il ‘sangue’ del titolo appare alla fine un oscuro presagio, un fiume sotterraneo pronto a esondare travolgendo le fragili certezze su cui si basa una società piena di contraddizioni.

Un lento fluire come quello dei suoni, trainati dalle note di un piano da club notturno, chitarre riverberate, atmosfere che ricordano la musica da film di Sakamoto,

La voce filtrata, l’uso del ‘famigerato’ autotune, rappresentano una scelta stilistica volta a bilanciare il calore degli strumenti con una sorta di spersonalizzazione.

Accompagnato da Andrea Tsuna Tomassini (chitarra), Ivan Schapira (batteria) e Francesca Tavino (basso), Manenti – ‘L’Avversario’ dà vita a un lavoro che, pur nella descrizione di un mondo in cui prevale la solitudine, riesce ad essere avvolgente e tutt’altro che’freddo’ od emotivamente distaccato.

 

ANDREA LORENZONI, “SENZA FIORI” (DIMORA RECORDS / NEW MODEL LABEL)

Secondo disco per il bolognese Andrea Lorenzoni, poeta oltre che cantante con un paio di pubblicazioni all’attivo.

A colpire, stupire per certi versi, è la varietà di un disco capace di cambiare ‘pelle’ in ognuno dei dieci pezzi: tra cantautorato, parentesi elettroniche che riecheggiano certo pop anni ’80, o all’insegna di maggiori dilatazioni, fino a sventagliate apertamente rock, con accenni grunge e qualche vaga allusione metal.

Il rischio di cadere nella ‘trappola’ di una serie di esercizi di stile finire a sé stessi è abilmente evitato, anche grazie a una sequenza che non rende troppo drastico il salto tra un’atmosfera e un’altra.

Testi spesso vagamente ermetici, giustapposizioni di pensieri, soliloqui, riflessioni su di sé, gli immancabili ‘sentimenti’ che però per una volta non sono dominanti.

“Senza fiori” è un disco di cantautorato atipico, in cui la musica è tutt’altro che secondaria rispetto alle parole, un lavoro che si stacca per suoni e temi dall’andazzo generale di troppa musica corrente italiana, ‘indie’ o meno.

PORTOBELLO, “BUONA FORTUNA” (luovo / iCompany / ARTIST FIRST / LIBELLULA MUSIC)

Disco d’esordio per questa band romana, nata come progetto solista del cantante Damiano Morlupi e allargatosi progressivamente fino a contare sei elementi.

“Buona fortuna” appare un auspicio, un modo di lanciare uno sguardo tutto sommato ottimista al futuro, nonostante tutto.

I nove pezzi presenti riportano il consueto campionario d’incertezze di giovani uomini alle soglie della maturità, con uno sguardo nostalgico a un passato rappresentato dai classici amori estivi.

I sentimenti e le connesse gioie, difficoltà e patimenti assortiti sono il filo conduttore di un lavoro all’insegna di un pop / rock condito con una buona dose di elettronica dai riflessi vintage, anni ’80 e dintorni.

Qua e là emergono anche spunti interessanti, forse fin troppo ‘controllati’, tenuti a freno dalla tendenza a dare al tutto una forma fin troppo ‘gradevole’. I Portobello come detto sono in sei, ma le potenzialità di un impianto così ampio vengono in un certo senso ‘annacquate’ dalla scelta di affidare gran parte della grana emotiva dei pezzi all’interpretazione vocale; la scrittura, abbastanza ‘comune’, non aiuta… Certo, l’esito è comunque ‘fresco’, più di un brano può avere qualche potenzialità radiofonica, tuttavia sarebbe stato più interessante ascoltare uno sviluppo di certe idee che restano a livello embrionale, forse limitate dalla voglia di ‘farsi piacere’.

ROVERE, “DISPONIBILE ANCHE IN MOGANO” (SONY MUSIC / LIBELLULA MUSIC)

Beata gioventù… Le ‘nuove leve’ del pop / rock italico si fanno largo: scelgono nomi curiosi, come Lo Stato Sociale o geniali, come Pinguini Tattici Nucleari e nella loro ingenuità e con un pizzico di paraculaggine si definiscono ‘indie’, termine che ormai ha perso tutto o quasi il proprio senso originario di autonomia, distanza e spesso aperto conflitto col ‘mainstream’.

I bolognesi Rovere si presentano parodiando fin dal titolo una nota catena di megastore del mobile, con tanto di libretto d’istruzioni e caratteri nordeuropei.

I dieci brani presenti narrano i consueti travagli della gioventù, che ruotano come al solito attorno a traversie amorose e in misura minore alla ricerca del proprio posto nel mondo.

I suoni, come detto, sono all’insegna di un pop rock in cui si può trovare un po’ di tutto, in cui qua e là emerge anche qualche spunto interessante, echi lontani di certo pop elettronico scandinavo (vedi alla voce: Royksopp), ma tutto appare ancora piuttosto acerbo e fin troppo attento a smussare ogni spigolo possibile, per un lavoro che alla fine sembra voler ‘piacere’ troppo, risultando sostanzialmente innocuo, facendo certo battere il piede qua e là, e mostrando comunque una certa capacità di dare vita a pezzi discretamente accattivanti.

Come altri loro colleghi – non a caso, al disco ha collaborato Riccardo Zanotti dei Pinguini Tattici Nucleari – i Rovere sono una band squisitamente ‘generazionale’, sono ‘giovani per i giovani’, che almeno a differenza di ‘altri’ non pensano che per essere ‘rivoluzionari’ basti inserire un ‘ca**o’ogni tre parole… salvo poi andare a fare i ‘giudici‘nei ‘talent’.

Certo, a pensare che venticinque anni fa si andava avanti a forza di Marlene Kuntz e soci, qui sembra piuttosto di essere dalle parti degli 883…R

BOB AND THE APPLE, “WANDERLUST I – II’ (AUTOPRODOTTO / LIBELLULA MUSIC)

Secondo lavoro per i Bob and The Apple, attivi dal 2010. L’unione di due EP, scritti e registrati tra il Trentino – origine del quintetto – e mezza Europa, da Parigi a Londra, passando per Berlino, affidandosi alla produzione di Ricky Damian, ingegnere del suono che ha collaborato, tra gli altri, con Adele, Dua Lipa, Lady Gaga.

Premesse del genere non potevano che dare vita a un lavoro che non può che definirsi ‘internazionale’.

Otto pezzi, cantati in inglese: una prima metà più elettrica, la seconda in cui certe suggestioni elettroniche prendono il sopravvento, pur senza eccessi. Ricordano tanto, senza ricondurre specificamente a nulla: si possono citare per certi versi i ‘soliti’ Radiohead, ma per una certo tentativo di cercare qualche complicazione in più, sul tutto sembrano aleggiare i Talk Talk, tra un pop rock ‘sentimentale’ e qualche sperimentazione (fiati, rarefazioni), raccontando di travagli generazionali, distanze,difficoltà di comunicazione…

Un disco dotato di un proprio spessore, che offre l’idea dei Bob And The Apple come una band ‘rodata’, con idee (abbastanza) interessanti.

RONCEA, “PRESENTE” (DISCHI SOTTERRANEI / LIBELLULA MUSIC)

È un disco importante, per l’italo-francese Nicolas J. Roncea, il suo quarto; importanza non esaurita dalla sola scelta di esprimersi, per la prima volta, in italiano, ma che ha più a che fare con la volontà di ‘vuotare il sacco’, mostrandosi ‘come si è ‘, con tutto il proprio campionario di emozioni, senso di inadeguatezza, paure, perdite amorose di fronte alle quali è difficile rassegnarsi, modo di approcciare la vita… senza che tutto questo voglia dire che il disco sia improntato su toni plumbei: è più che altro una sorta seduta di ‘autoanalisi’, una fotografia del proprio ‘presente emotivo’, come suggerisce anche il titolo.

I suoni sono all’insegna di un indie rock fatto di ‘abrasioni controllate’, momento semiacustici, ‘tentazioni pop’, la vena cantautorale che nonostante l’evidenza data alle Parole cerca di non private di senso la parte sonora della questione.

Assieme a tre compagni di strada – Simone Pozzi a batteria e percussioni, Manuel Volpe su basso, synth e chitarre, Giulia Provenzano alle tastiere, oltre che con la sua vocalità eterea – Nicolas J. Roncea dà vita a un disco giocato soprattutto emotività, riuscendo così a stabilire un contatto con l’ascoltatore.