Posts Tagged ‘indie’

ZELDA MAB, LOMI: SINGOLI

Zelda Mab
Facile Preda
Riff Records
Si può essere ‘quadrati’ e concreti quanto si vuole, ma prima o poi si è destinati a diventare la ‘Facile Preda’ dello sguardo fascinoso di qualcuno…
Una ballata dai contorni wave è il nuovo singolo di Zelda Mab, pseudonimo a cavallo di videogiochi e Shakespeare scelto da Gloria Abbondi, che dopo l’esperienza nei Sick Tamburo (forse qualcuno li ricorderà come una sorta di prosecuzione dei Prozac+) per questo nuovo capitolo della sua biografia sonora.
Tessiture chitarristiche vagamente dream pop si accompagnano alla vocalità delicata ma decisa della polistrumentista di Bolzano.

Lomi
Tulipani
TRB rec
A lei piacevano i tulipani, ma la storia è durata troppo poco; Lorenzo Minella riporta le emozioni di una storia d’amore vissuta con un retrogusto amaro da parte di chi probabilmente già sa che le cose saranno destinate a finire.
A cavallo tra pop, trap e via dicendo, le parole sparate a raffica a tratti poco intellegibili, il nuovo singolo del nemmeno più tanto giovane veronese – classe ’95 – Lorenzo Minella si esaurisce anche troppo rapidamente, nei suoi due minuti di durata circa.

BLVRD, ANTONIO MARESCA, BARRIERA, WEID, RUGGERO RICCI: SINGOLI

BLVRD
Scrivanie
Distrokid
Riflessioni su una relazione al capolinea, nate appunto seduto a una scrivania.
Le esprime Davide Capra, alias BLVRD, da Roma, origini da rapper – e si sente nel cantato ‘cadenzato’ – sviluppatesi poi abbraccia di anche il pop.
Una tipica ballata senza particolari scosse.

Antonio Maresca
Ti avrei
Fourth Mile Studio
Napoletano di nascita, formazione jazz, attività parallele di cantautore e produttore, Antonio Maresca racconta con ironie le incertezze dell’innamoramento, un salto nel buio che però è l’unico modo di imparare a volare; una contraddizione che porta con sé tutti i tipici interrogativi all’inizio di una relazione, quali scelte fare, quali strade prendere.
Il tono è leggero (il video prende le mosse dal famoso spot ‘Anto’: fa caldo’), la confezione gradevole.

Barriera
Dohomessomiopadre?
Il Piccio Records
Elettronica urticante con qualche riferimento anni ’80 (Gary Numan), per Valerio Casanova, alias Barriera, casertano trapiantato a Roma.
L’anima di un padre trapiantata in un cellulare,
è uno spunto da serie TV, e infatti viene menzionata esplicitamente “Black Mirror”, ma tutto viene messo al servizio di un umore sarcastico e diventa una metafora dei tempi attuali.

Weid
La Verità
TRB rec.
Simone Maritano da Torino in arte Weid torna con un singolo dedicato alla classica gelosia di chi immagina che la propria partner faccia chissà cosa in sua assenza.
Il clima è abbastanza leggerino, ma l’arrangiamento, con reminiscenze dance anni ’90, a un certo punto prende la strada della sospensione dando al pezzo una cornice interessante.

Due minuti e mezzo non sono un granché per sviluppare un concetto…

Ruggero Ricci
2000
Orangle Records/Ingrooves/Universal Music Italia

Dance dal retrogusto francese e funk a caratterizzare il nuovo pezzo del cantautore di Lugo (RA): omaggio a quei primi anni 2000 durante i quali Ricci ha vissuto l’età più giovane e spensierata, sentimenti inclusi.
Passa e va, anche troppo velocemente.

SARA J JONES, CARAVELLE: SINGOLI

Sara J. Jones
Caramelle
È un inno all’autostima dopo una storia finita, il nuovo singolo di Sara Libranti, alia Sarà J. Jones.
“Da quando non ci sei sorrido” è il sunto, in un testo che allude a una relazione ‘possessiva’
dominata dalla gelosia di lui.
Sorride la protagonista, sorride il brano, all’insegna di un gradevolissimo pop con qualche ascendenza anni ’80, fresco come una brezza di fine estate.

Caravelle
Luci di Città
The Bluestone Records / Talento Liquido / Believe Digital
Incertezze e insicurezza sul futuro di una relazione coi suoi alti e bassi, sullo sfondo di una serata passata insieme nel nuovo singolo del capitolino Andrea Abrizzetti, in arte Caravelle.
Pop soffuso, qualche vago se sentire indie.
Il pezzo scorre; magari cercare di correggere un filo l’accento romano, fin troppo spiccato.

FEDERICO MECOZZI, ERASMO: SINGOLI; AL VOX: EP

IL SINGOLO DELLA SETTIMANA

Federico Mecozzi
The End Of The Day
Warner Music Italy
Spiagge al tramonto ed enigmatiche figure femminili che si muovono in superficie o danzano sott’acqua…
Video ‘proverbiale’, quasi prevedibile, quello che accompagna la nuova composizione di Federico Mecozzi, violinista e collaboratore di lunga data di Ludovico Einaudi, in procinto di pubblicare il secondo disco solista.
Uno sguardo che, come quello dei personaggi del video si allunga sui panorami sconfinati al di là del mare e nella serenità al di sotto di esso, il violino a tessere trame dai profumi mediterranei.
Suggestivo, pur nella sensazione del già sentito e già visto.

GLI ALTRI

Erasmo
Un Attimo
Last Floor Studio
Al confine sfumato tra il ‘parlare ritmato’ dell’hip hop e un cantautorato dai tratti indie, pugliese Erasmo continua nel percorso di avvicinamento all’esordio solista.
Attimi che lasciano intravedere sprazzi di eternità, nel costante disorientamento di un quotidiano che non offre punti fermi.
Parole in cui si avverte la ricerca ancora non conclusa di un equilibrio.
Il mood, quasi ‘scazzato’, forse non aiuta.

Al Vox
Pinocchio e il requiem quotidiano EP
PaKo Music Records
Due brani compongono la nuova uscita di Alberto Lupia da Genova, aliaS Al Vox.
‘Elettropinocchio’ è una sardonica rivisitazione del personaggio collodiano con qualche tratto di inquietudine, all’insegna di uno ‘spoken word’ accompagnato da scarni effetti elettronici.
Marca ‘bowiana’, se non altro nell’interpretazione vocale, per ‘Requiem for the World’, cinico sguardo sulla corrente decadenza, in cui l’elettronica si fa più corrosiva, all’insegna di qucbe suggestione post punk.
Progetto ancora alla ricerca di una sua compiutezza, con delle potenzialità.

LO STRANIERO, “FALLI A PEZZI!” (AUTOPRODOTTO / LIBELLULA MUSIC)

Il titolo è un’esortazione, forse detta fra sé e sé: i dieci pezzi che compongono il terzo disco de Lo Straniero nelle parole della band riprendono e concludono una trilogia dedicata alla ‘fuga’.
Non è un caso che il pezzo di apertura, ‘Milano Sanremo’ rievochi la classica del ciclismo, sport in cui la ‘fuga’ (verso la vittoria) è uno dei momenti topici.
Eppure i protagonisti del disco con le loro storie, i loro momenti soprattutto, sono tutt’altro che agonisti, tanto meno vincenti.
“Falli a pezzi!” è piuttosto un disco dedicato agli ‘irrisolti’: gente che non sa, non può o non vuole trovare una ‘strada’ e che sogna, appunto, fughe da Milano al mare sanremese, dove nessuno sa chi siano o cosa facciano.
L’affetto, che fa capolino di tanto, può essere un luogo di protezione, ma non risolve
Persone che alla fine non hanno forse trovato un’identità, finendo a volte per farsi travolgere dagli eventi.
Indie – elettronica con sfioramenti hip hop, e quindi si va a lambire il trip hop, episodicamente a sconfinare sul dancefloor, con qualche vaga somiglianza con l’elettroclash che andava di moda ormai un po’ di tempo fa.
Vengono in mente i mai dimenticati (almeno da me), Ustmamò, anche per la voce intrisa di dolcezza di Federica Addari, componente femminile di un doppio cantato femminile – maschile.
Un disco da ascoltare in riva al mare, circondati da futile allegria, mentre non si sa che fare della propria vita.

CRANCHI, “UN POSTO DOVE STARE” (NEW MODEL LABEL / HAPPENSTANCE RECORDS)

Il sesto disco di Cranchi (Massimiliano) da Mantova.

Ricerca di un ‘posto dove stare’, paradossalmente o forse no durante la ‘clausura collettiva’ del 2020, quando si è dovuti stare dove si stava.

Luoghi reali o filtrati dall’immaginazione di altri tempi attuali, o più o meno passati.

Dante e Borges, Vonnegut e Steinbeck.

I profughi di Mostar per ricordare quelli del Mediterraneo e involontariamente quelli dell’Ucraina, quasi un presagio.

Calciatori argentini di culto.

L’amore, complicato o in esaurimento.

Ricordi famigliari.

Tutto visto, o immaginato, dalle rive del Po, con un’atmosfera indefinita, come certi silenzi in mezzo alla nebbia.

Certo indie folk nordamericano (con escursioni al sudamerica) riportato nella pianura padana: non Nebraska, ma Felonica (MN), più che cantato mezzo declamato, con disillusione: l’ombra di Guccini che si allunga.

Cranchi, di nuovo, una riposta possibile a chi chiede che fine abbiano fatto ‘i Cantautori’.

TESHA, MIRCO OLIVASTRI, LA VOLPE SOPHIA, FRANCESCO SAVERIO SERRETTI: SINGOLI

Tesha
Apnea
The Music Painter

Depressione e attacchi di panico e la forza (e il coraggio) di affrontarli, nel.nuovo singolo di Tesha (Emanuele Scardino), cantautore milanese di estrazione soul / r’n’b.
L’Apnea è quindi il senso di oppressione e soffocamento che si priva in queste situazioni, sintomo più drammatico di una condizione che negli ultimi anni si è fatta più diffusa a causa di ciò che si è vissuto, e gli eventi di questi giorni non migliorano la situazione.
Aiutarsi e farsi aiutare, dunque, in un pezzo in cui il messaggio sembra perdersi in suoni fin troppo canonici (quasi anonimi); l’inserto rap movimenta un po’ la situazione, ma forse non a sufficienza.

Mirco Olivastri
Aquilone senza filo

L’Aquilone senza filo è la libertà di essere sé stessi, con i propri difetti, i propri lati deboli, le proprie vite complicate: non sempre è possibile, nel quotidiano, anzi: spesso si è costretti per tanti motivi a mettere tutto da parte: la notte resta la dimensione privilegiata per essere sé stessi, anche se alla fine di vorrebbe gridare il proprio essere alla luce del giorno.
Romano, classe ’92, dal 2020 Mirco Olivastri ha cominciato a proporre i propri singoli, in maniera cadenzata, ma senza fretta.
Cantautorato impastato di rock, chitarre elettriche a dare sostegno a una voce che in questo caso più che cantante è quasi narrante.
La ‘scuola romana’ è dietro l’angolo, magari quella più recente e ‘di strada’, un po’ alla Fabrizio Moro che non quella dei locali e dei club.

La Volpe Sophia
La Speranza
WOL – Warriors of Love
La Volpe Sophia è un personaggio ideato da Andrea Lucisano, protagonista di una serie di brevi clip di animazione, a cavallo tra educazione e intrattenimento, il cui nocciolo è la filosofia.
Qui il progetto assume una sua versione canora, introdotta, non a caso, da una citazione del filosofo Aldo Masullo, prima di assumere la forma di un solare e caloroso invito a guardare sempre a quella cometa capace di illuminare anche le notti più buie.
Siamo, certo, dalle parti delle canzoni per l’infanzia, ma il messaggio può giungere a tutti.

Francesco Saverio Serretti
Molecole
YPK
Il futuro è incerto e a volte fa anche paura, il passato è un rifugio di ricordi destinati a restare tali; resta il presente, in cui l’amore, attraverso la metafora di atomi e, appunto, ‘Molecelole’, può offrire il sostegno necessario ad affrontare incertezze e rimpianti.
Chitarrista per formazione e poi cantautore, Francesco Saverio Serretti si esprime attraverso sonorità essenziali e rarefatte, quasi liquide, non a caso nel video che accompagna il brano l’acqua è elemento dominante, con accenni a suoni obliqui e sbilenchi: l’atmosfera è sospesa, e riporta certe sensazione dei primi giorni della clausura collettiva del 2020, quando tutto aveva assunto contorni irreali.
Un cantautorato con accenni indie che sembra dover ancora inquadrare compiutamente il proprio stile.

KRAIT, FRANCESCO MORRONE, CLAUDIO RIGO, CEROLI, RUGGERO RICCI: SINGOLI

Krait

Slate

Produzione: A-Kurt

Sì fa chiamare Krait, si chiama Michela Di Mauro, e ha scelto di buttarsi anima, corpo e soprattutto voce, sul versante più duro del rock: attività ben avviata coi Deceit Machine, affiancata dai primi passi da solista, giunta al terzo singolo.

Accompagnato da un video ‘pulp’ che riporta a Robert Rodriguez e più in là a Tarantino, tra gangster e donne fatali, ‘Slate’, prodotto da A-Kurt, è un pezzo che strizza l’occhio a certo rock ‘industriale’ (Nine Inch Nails, Alec Empire, qualcosina dei Fear Factory) e che gioca ovviamente gran parte delle sue sorti sull’attitudine e la performance della vocalist, che fa flirtare screaming ‘metallico’ e cadenze hip hop.

L’esito, pur non fenomenale, è comunque più che gradevole, specie per chi magari è un po’ stanco di artiste votate a soul e affini.

Il pianeta rock di casa nostra a cercarle può ancora riservare delle sorprese.

Francesco Morrone

L’amore non conviene

Autoprodotto / Believe

Secondo singolo dell’anno per Francesco Morrone, cosentino di nascita, ‘nomade’ per vocazione, in attesa di pubblicare il suo secondo lavoro da solista.

Riflessioni sparse sull’amore, le insicurezze che portano alla fine delle storie, l’impossibilità, nonostante tutto, di chiudersi ai sentimenti; voce e chitarra con suggestioni orientali che conferiscono al pezzo un sapore quasi onirico, complice un’interpretazione quasi sussurrata, sempre sotto traccia, all’insegna di una parola più parlata che cantata con qualche reminiscenza di Fosssati.

Claudio Rigo

Giorni e Colori

DK Records

Nuovo singolo per Claudio Rigo da Torino, cantautore con un passato e presente da imprenditore, e la passione per la musica, portata avanti in parallelo.

Un caleidoscopio di colori come metafora della vita coi suoi alti e bassi, e come fonte di speranza verso il futuro.

Voce e piano con inserti di chitarra elettrica, per un brano nel solco del classico cantautorato – pop di casa nostra, senza scosse.

Ceroli

Tre Giorni In Hangover

Biscottificio Records

Abbruzzese di Lanciano, un trascorsi di batterista nei Management Del Dolore Post Operatorio (qualcuno forse li ricorderà), Ceroli ha fa qualche tempo avviato la carriera da solista, con un EP e qualche singolo, in un percorso che punta, a breve, all’uscita del primo lavoro sulla lunga distanza.

Cantautorato indie, per un brano che descrive il naufragio di una relazione con un cantato minimale e quasi sussurrato che si perde in un’atmosfera sonora evanescente, tra effetti e riverberi assortiti.

Sì lascia ascoltare.

Ruggero Ricci

È un’altra notte

VR Digital

Un’altra notte per voltare pagina rispetto a una storia finita e ricominciare: notturno il riferimento, danzereccia l’impostazione, per un brano che strizza l’occhio ad r’n’b e soul, a cominciare da una vocalità abbastanza ‘consueta’.

Ruggero Ricci (un passaggio a X-Factor, ormai parecchi anni fa), prosegue il suo percorso all’insegna di un pop decisamente ‘piacione’ e ammiccante, anche troppo…

HUMPTY DUMPTY & LA GUERRA DELLE FORMICHE: “NO WORD IS EVER ENOUGH” (SUBTERRA LABEL)

Acqua sotto i ponti ne é passata parecchia, dal 2016, anno del precedente lavoro di La Guerra delle Formiche, ensemble a formazione variabile nato dalle idee del viterbese Carlo Sanetti.

Ritroviamo il progetto assieme a Humpty Dumpty, cantautore messinese dalle molte idee e i pochi compromessi: 21 dischi e varie collaborazioni all’attivo, senza mai essere assurto agli ‘onori delle cronache musicali’, forse nemmeno quelle dei settori più attenti alla cosiddetta ‘musica indipendente’.

Il risultato è questo racconto di un”Apocalisse Sentimetale’, come viene definita, in cui La Guerra delle Formiche, con interventi strumentali e vocali aggiunti, si è incaricata di eseguire interamente ciò a cui Humpty Dumpty ha fase di scrittura.

“No Word Enough” sembra uscito direttamente dal primi anni 2000, epoca d’oro per un certo indie – folk ‘intimista’, memore della precedente lezione dello showgaze, un orecchio a certi episodi dei Radiohead non troppo sperimentali, l’idea di una proposta ‘alternativa’, o ‘indie’, o chiamatela come volete, in cui gli echi, i riverberi, la dimensione onirica e vagamente psichdelica poteva trovare uno sviluppo al di là di certi muri sonori al confine del – e talvolta oltre – il rumorismo.

Dieci brani giocati quasi interamente sul binomio chitarra – voce, cui si aggiungono percussioni essenziali, isolatamente piano elettrico e synth, qualche arco, in cui domina e si mantiene costante un’atmosfera sospesa, un mood malinconico, sofferente a tratti, che occasionalmente si apre a toni più accesi, o a parentesi di dolcezza, con un paio di contributi femminili alla voce.

Un lavoro da cielo coperto e nuvole dense, che coinvolge.

MIGLIO, “MANIFESTI E IMMAGINARI SENSIBILI” (MATILDE DISCHI / LIBELLULA MUSIC)

Cantautorato postmoderno, viene definito; semplicemente, cantautorato: ‘dei nostri tempi’, adatto alle circostanze: Alessia Zappamiglio è bresciana di nascita, bolognese d’adozione; cresciuta artisticamente in quel capoluogo emiliano che è da sempre un crocevia sonoro, dal cantautorato al rock alternativo: non è forse un caso che questo esordio nasca anche dalla collaborazione con Marco Bertoni, uno che ha lavorato, tra gli altri, con Dalla e Nannini, ma anche coi Confusional Quartet o i Subsonica.

Sei pezzi (tre dei quali già usciti negli ultimi mesi come singoli), in cui la cantautrice guarda al passato e al presente, a luoghi, persone, emozioni: spesso – ma non solo – l’amore, avvolgente, fisico e ‘umorale’, con un’attitudine quasi colloquiale, che potrebbe rimandare, anche se molto alla lontana, ai Massimo Volume; non arretrando, per un altro verso, da certe ‘tentazioni pop’, certo senza mai concedersi al facile effetto.

Elettronica, ruvidità chitarristiche, tentazioni quasi ‘dance’, a tratti; suggestioni dal passato riportate all’oggi.

Domina un cantato agrodolce sospeso tra disincanto e malinconia, vago nervosismo e fragilità, che coinvolge e colpisce.