Archive for settembre 2013

IN CHE MANI SIAMO

A me la notizia delle dimissioni dei Ministri PDL è arrivata ieri, mentre ero a cena con gli amici (dopo aver visto Sacro GRA: grandissimo, ne parlerò prossimamente) … Non tale da rovinarmi la serata, ma da incupirmi in parte l’umore si…  mio padre l’altro giorno guardando un servizio al Tg notava come, nelle immagini i politici di qualunque schieramento, pur nella gravità della situazione, ridessero più o meno tutti. Il problema italiano in fondo è tutto qui: una classe politica (e forse, una classe dirigente più largamente intesa, a partire dai sindacalisti, per arrivare ai grandi industriali) che di fronte alla gravità della situazione magna e sghignazza alle spallacce nostre… tanto a loro in fin dei conti non gliene frega un ca**o, le tasche e la panza piena grazie a stipendi faraonici e pensioni d’oro…

Che il Governo Napolitano – Letta – Alfano fosse ostaggio di ‘quell’altro’ è stato chiaro fin dall’inizio: in sei mesi di Governo, per rimanere solo al dato fondamentale, il tasso d’interesse sul debito pubblico si è mosso poco o nulla, segno della sostanziale incapacità del Governo di prendere provvedimenti seri. Quello che è peggio, è che ‘quell’altro’  è riuscito a far approvare in lungo e in largo la sua linea politica, basta guardare alla sola questione dell’IMU; gli altri, a cominciare dal PD, hanno fatto la figura dei cani che abbaiano, ma che poi con un adeguato scappellotto, li metti a cuccia… Peraltro poi, qua non ci sono né IMU né IVA che tengono: ricordo a tutti che un solo 0,50 per cento di tasso in più sul debito comporta un aggravio di circa 10 miliardi euro per il bilancio dello Stato… se invece di perdersi in ciance, o di buttare improbabili ‘decreti del fare’, il signor Letta avesse operato per ridurre il tasso di uno 0,50 – 1 per cento, si sarebbero liberate risorse per una ventina di miliardi: a quel punto, altro che IMU, IVA e via dicendo; ma questo non è successo, e il risultato è che nei prossimi giorni il tasso su debito arriverà probabilmente al 5 – 6 per cento, buttando alle ortiche i famosi ‘sacrifici’… col risultato che l’anno prossimo le tasse verranno ulteriormente aumentate.

Questo è ciò che comportano, nell’immediato, le dimissioni dei Ministri del PDL… peggio loro di ‘quell’altro’; perché insomma, se uno dice ‘buttati a mare’, e tu ti ci butti, la colpa è tua. Così come, ancora una volta, innegabili sono le responsabilità gravi e prioritarie del PD: il PD che ha avallato in fretta e furia la rielezione di Napolitano; il PD che ha avallato il Governo Letta – Alfano, quindi un Governo a guida Democrazia Cristiana, che di sinistra non ha mai avuto un ca**o; il PD che non è riuscito a ottenere mezzo provvedimento, finendo per avallare tutti i ‘desiderata’ del PDL, come una brava muta di cagnolini al servizio del loro padrone.  Ribadisco: il PD Berlusconi lo ama, lo vuole e gli serve, perché così mantiene in vita il ‘nemico’ contro cui ragliare, nascondendo la sua abissale vuotezza di idee; e comunque il PD non ha potuto certo pensare al Governo, impegnato come è stato nell’ennesima ‘resa dei conti’ interna: del resto un partito che sceglie Epifani come segretario, si candida automaticamente alla totale ininfluenza.

Cosa succederà adesso? Due le strade; la prima: il PDL chiede la riforma della giustizia per andare avanti, viene approvato un provvedimento di amnistia o indulto (ieri Napolitano l’ha già invocato), viene salvata la situazione di ‘quell’altro’, le dimissioni rientrano, il Governo va avanti. La seconda non la spiego nemmeno, perché includerebbe la bancarotta totale dell’Italia e forse la guerra civile… Resta il fatto che l’attuale classe politica sta facendo giochini di potere e di poltrone alle spalle nostre… e noi qui, come co***oni, ad andargli appresso. L’unico aspetto positivo della faccenda è che il MoVimento Cinque Stelle in questo modo tornerà a rafforzarsi, unica forza politica a proporre un sostanziale cambiamento.

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ESKINZO, “ESKINZO” (LIBELLULA MUSIC)

Da Torino a Londra e ritorno, passando per un’assolata spiaggia della Canarie, sulla quale il progetto è stato concepito e dalla quale prende il nome: è l’omonimo esordio di Eskinzo, ‘creatura’ partorita da Luca Cognetti e Matteo Tambussi, coadiuvati per l’occasione da un manipolo di ‘sodali’ accorsi a dargli manforte, assieme a Davide Tomat, Gabriele Ottino e Andrea Bergesio in fare di produzione e missaggio.

Nel suo snodarsi lungo i poc più di cinquanta minuti di durata, “Eskinzo” assume quasi l’aspetto di un breve viaggio attraverso le commistioni tra rock ed elettronica a cavallo tra il secolo scorso e quello attuale: qua e là, si ritrova un pò di tutto, dai  Radiohead di Ok Computer agli Air delle ‘Vergini Suicide’, passando

attraverso  accenni trip hop, allusioni drum ‘n’ bass e brevi escursioni nel math rock e qualche sferzata industriale, non senza buttare lo sguardo, ogni tanto, al più remoto passato della psichedelia anni ’70.

Il risultato è un disco intenso, nel suo essere avvolgente e ricco di suggestioni, caratterizzato da una continua atmosfera da sonorizzazione cinematografica; da un lato, le chitarre, ora all’insegna di una più abrasiva essenzialità, ora più finemente, tessute; dall’altra, l’ampia gamma offerta da piano, tastiere ed effetti elettronici assortiti. La voce (di Tambussi) è l’ideale terzo vertice, ad interpretare testi che disegnano una poetica in cui, partendo dall’osservazione di una realtà insoddisfacente e a tratti ostile, si dà libero sfogo ad un immaginario fatto di fughe interplanetarie, di dediche alla Luna o alla Dea della Musica, in cui si dà voce a Lucifero o si scorgono tratti divini nell’apparente ‘piccolezza’ di un’ape.

Gli Eskinzo riescono a ‘magnetizzare’ l’ascoltatore, offrendogli un disco che, grazie alle sue tante sfumature, riesce a rivelare nuovi particolare anche dopo più ascolti; un progetto promettente, del quale si attende con curiosità il possibile seguito

FEDERICO CIMINI, “L’IMPORTANZA DI CHIAMARSI MICHELE” (MK RECORDS /AUDIOGLOBE)

Calabrese di nascita ma bolognese d’adozione (almeno sotto il profilo artistico), dopo la consueta ‘gavetta’, tra pubblicazioni di singoli (accompagnati da video) e attività live (anche all’estero), Federico Cimini giunge alla prima prova sulla lunga distanza.

Ispirato dall’incontro con una persona reale, “L’importanza di chiamarsi Michele” vede l’omonimo protagonista scappare all’estero, stufo di vivere in un luogo ‘immobile’, dove le speranze di cambiamento sono affidate a improbabili capipopolo o peggio a improbabili rivoluzioni affidate al chiacchiericcio dei social network. Oltreconfine però, le cose si rivelano non così diverse da come vanno in patria, e così il nostro protagonista torra nella sua terra natale, finendo, un pò per vero impeto ‘pacifista’, un pò spinto dalla necessità, per unirsi a una delle tante missioni ‘di pace’ in giro per il mondo…

Federico Cimini compone un concept album utilizzando la storia del protagonista come ‘pretesto’ per raccontare con ironia disincantata le contraddizioni del mondo ‘che gira intorno’, a partire naturalmente dal Bel Paese e dalla sua classe dirigente, ma prendendosela anche con ‘l’uomo comune’, che vittima delle circostanza, sembra non trovare altro modo di ‘ribellarsi’ se non affidando la propria frustrazione alla manciata di caratteri dei post sui social network, salvo poi tornare ad accomodarsi davanti alle rassicuranti immagini della televisione…

Sotto il profilo sonoro, il disco si muove partendo da sonorità pop-rock abbastanza ‘comuni’, colorando il tutto con una varietà di suggestioni che vanno dalle orchestrazioni da ‘banda di paese’ a sferzate chitarristiche dal sapore country / southern, che accompagnano con efficacia i testi, pur senza troppa originalità.

Il viaggio andata e ritorno, tra rabbia, speranza, illusione e delusione finisce comunque per convincere: un lavoro che, pur mancando di ‘cime’ esaltanti (il capitolo che si lascia apprezzare di più è forse Insieme a te, in cui il protagonista incontra e si congeda dal suo amore) risulta ugualmente privo di passaggi a vuoto, godendo di un suo equilibrio che alla fine lo rende efficace; per Federico Cimini un esordio apprezzabile, che lascia intatta la curiosità per gli ulteriori sviluppi del suo percorso artistico.

LOSBURLA, “I MASOCHISTI” (LIBELLULA MUSIC / AUDIOGLOBE)

Losburla, ovvero: Roberto Sburlati che, dopo la consueta gavetta e una collaborazione di lungo corso con Marco Notari, giunge con “I Masochisti” alla prima prova solista.

Il giovane (ma non troppo: classe 1981) cantautore originario dell’astigiano ma torinese d’adozione appare essere un nuovo (ed ormai cominciano ad essere parecchi) esponente di quella nuova generazione che, tenendo conto degli illustri predecessori, declina la tradizione attraverso sonorità vicine all’indie rock, attente al lato melodico della questione, ma senza negarsi ogni tanto qualche abrasione, qualche stridio, tra allusioni post  punk, accenni stoner e qualche suggestione psichedelica, spinta fino al tentativo vagamente sperimentale della title track conclusiva, che sfora gli otto minuti di durata.

Le tematiche trattate sono quelle consuete: sprazzi di quotidianità tra riflessioni sul sè e sui rapporti interpersonali al tempo dei blog, dei social network e dell’immancabile brusio di sottofondo proveniente da televisori perennemente accesi. Uno sguardo volto al disincanto, tra malinconia e un pizzico di cinismo, tradotto attraverso un cantato dai toni spesso dimessi, ma pronto ad assumere note di derisione da un lato, o colorarsi di rabbia (comunque mai sopra le righe)dall’altro.

Tessiture chitarristiche tenui ed avvolgenti, che come detto non si negano qualche frustata elettrica, dominando l’ensemble strumentale, arricchito dalla profondità sonora conferita da piano e tastiere: ne sono ‘responsabili’ Luca Cognetti per le prime e Andrea Bergesio per i secondi, ad accompagnare la voe e i bassi di Losburla, collaborazione che si è estesa alla fase di produzione, registrazione e mixaggio.

Per Losburla / Sburlati un esordio convincente, che si lascia ascoltare in modo abbastanza piacevole, anche se per certi versi sembra ancora mancare di un’impronta stilistica maggiormente marcata, che lo differenzi in maniera più decisa dagli altri lavori del filone del cantautorato – indie di ultima generazione.

RIPASSINO

Ci avevano detto – o almeno, avevano voluto farci credere – che lunedì, forse, si sarebbe arrivati a ‘sta famosa decadenza… niente; tutto spostato a ieri. Ieri: niente, tutto spostato a domani. Stanno cercando un modo per salvare capra e cavoli, per mandare avanti il Governo e lasciare ‘quello’ dove sta, come desiderato dal PDL… Ancora una volta, il problema è tutto del PD, che deve sfangarsela… situazione che un partito ‘serio’ affronterebbe senza difficoltà, ma che il PD, un partito senza storia, senza identità, senza cultura, senza linea politica, senza niente di niente, non riuscirà mai ad affrontare: si accontenta la dirigenza, si scontenta la base, si accontenta la base, si scontenta la dirigenza… insomma, pure loro devono magnà…  La  decadenza di ‘chi sappiamo noi’, dopo tutto,  è  sgradita non solo al PDL, per ovvi motivi, ma pure al PD, che mica vuole privarsi tanto facilmente del ‘nemico pubblico n.1’… togli al PD ‘quello contro cui sbraitare’ e non ci rimane niente: solo una serie di ‘nani’ volti solo alla lotta per il potere personale… La decadenza di Berlusconi? Difficile, mooooolto, difficile…

METAMORFOSI…

…ovvero: l’involuzione della specie

PCI

PDS

DS

PD

DC

 

… e il prossimo passo…

L’INELUTTABILE

…a dire la verità, nel titolo di questo post volevo scrivere esplicitamente la parola ‘morte’, ma poi non ce l’ho fatta, già vederla scritta mi sembrava troppo… La notizia me l’ha data ieri un amico, che l’ha saputa a sua volta da un nostro compagno di scuola del Liceo: un altro nostro compagno di scuola (stesso anno, classi diverse) è morto un paio di mesi fa. Suicidio, a quanto pare  causato della depressione.

Io non mi capacito… la cosa ancora non riesco a metabolizzarla, mi sembra del tutto irreale… attenzione non si tratta di sofferenza: certo, c’è dispiacere, amarezza, soprattutto, ma con quella persona non ci fu mai una vera amicizia: era un personaggio particolare, uno che un giorno ti prendeva di mira (nella classica divisione liceale tra lupi e agnelli, io facevo parte della seconda categoria), il giorno dopo poteva avere un atteggiamento del tutto amichevole… Era uno di quei ‘personaggi’ sui quali quando si rievocano i tempi del Liceo si va puntualmente  a parare, perché aveva atteggiamenti e comportamenti che hanno dato vita ad un’interminabile serie di aneddoti: ecco perché a ripensare a lui, soprattutto, anche ora mentre scrivo, mi scappa da ridere… Faceva parte dei ‘lupi’, di quelli che spesso assumevano comportamenti da ‘bullo’, ma sotto sotto non faceva manco del tutto parte della categoria… All’epoca si sapeva che la sua situazione famigliare non era per nulla facile… però da qui a immaginare una parabola di questo tipo.

Subito dopo la fine del Liceo ci si era persi, naturalmente, di vista: mi sarà capitato forse un paio di volte di incrociarlo, da lontano, senza però avere un contatto diretto… poi più nulla… In passato ero capitato sul suo profilo di Facebook, in quelle occasioni in cui, spinti dalla curiosità, si gira per la Rete per vedere ‘che fine hanno fatto, Tizio, Caio, etc…’ Sapevo che si era laureato, aveva trovato una sua ‘strada’, apparentemente… e poi ti arriva ‘sta notizia che inevitabilmente ti porta a riflettere: uno dell’età tua, le cui strade, anche se non in modo così approfondito, si sono incrociate in passato, è finito addirittura così, una fine così…

Di suicidi le cronache ci parlano quasi quotidianamente: però quando capita a qualcuno che hai conosciuto, non importa se in un passato ormai lontano, non importa se si è trattato di ‘uno dei tanti’ che hai incrociato durante la tua vita per poi perderlo di vista, tutto assume aspetti e risvolti diversi. io sono ancora a qui, a chiedermi come sia stato possibile, a non capacitarmi e la cosa soprattutto mi lascia non tanto sofferenza, amarezza, forse, ma soprattutto disagio, come se fino ad ora, quando rievocavo quella persona, dessi per scontato che fosse da qualche parte, chissà dove, e invece adesso mi ritroverò ad accompagnare quei ricordi con la consapevolezza che lui non c’è più e quello che è più brutto è che di porre alla sua vita l’ha scelto lui… mi chiedo davvero come si possa raggiungere un livello tale di disperazione, un punto di non ritorno, la certezza di non avere più appigli né motivazioni…

Qualcuno in queste situazioni osserva che se la vita per queste persone era diventata insopportabile, ora forse hanno posto fine alla propria sofferenza e hanno trovato la pace… è una considerazione consolatoria, che forse serve sopratutto a ‘chi resta’ per razionalizzare la cosa e che, forse, ha anche un fondo di verità, dopo tutto… certo è, che eventi del genere, portano sempre a ‘fermarsi un attimo’, a riflettere e a rivedere la propria vita e le proprie piccole – grandi insoddisfazioni, sotto una luce diversa…