Archive for giugno 2021

GIACO, FABIO COSIMO, GIANLUCA AMORE, PIETROSAURO feat. CLEMENTINO: SINGOLI

Giaco

Kiki

Future Music / Artist First

Fattosi conoscere col precedente singolo ‘DM’, Giaco (alias Giacomo Prudente da Ruvo di Puglia), torna con questo pezzo dal tipico sapore estivo, accompagnato da un variopinto video.

Un invito alla positività e all’aprirsi al mondo, evitando che la poca autostima finisca per ingabbiare in una routine all’insegna dell’incapacità di immaginare strade nuove.

Intento lodevole, ma il risultato è anche troppo ‘leggerino’.

Fabio Cosimo

Droghe

TRB rec

Singolo di esordio per questo cantautore non giovanissimo (classe ’92), con trascorsi rap alle spalle, oggi più volto a un cantautorato in salsa elettro pop, arricchita in questo caso con una bella componente house.

Titolo un po’ provocatorio, dietro al quale si nasconde il racconto di una storia ormai finita, per eliminare le scorie della quale il protagonista finisce per ricorrere a strumenti decisamente malsani.

Un brano se vogliamo con un certo ‘peso’, che forse finisce per essere un po’ annacquato dall’atmosfera danzereccia.

Gianluca Amore

Senza Ragione

Visory Records / PaKo Music Records

Brano a cavallo tra soul e r’n’b per il padovano Gianluca Amore; la lettera di un sedicenne al proprio io futuro, con tutta la frustrazione e la paura per il futuro derivante da un quotidiano vissuto all’insegna delle insicurezze, con un incoraggiamento a non farsi schiacciare e a vivere un’esistenza che potrà sempre riservare degli sviluppi positivi.

Le idee ci sono e la voce indubbiamente pure, anche se espresse le prime e utilizzata la seconda in modi un po’ troppo ‘di maniera’ che forse impediscono al pezzo di distinguersi dai dello stesso genere.

Pietrosauro feat. Clementino

Favorita

Tulipani nel Bronx / Digital Noises / Edizioni Fumo S.r.l. / Artist First

Sottotitolo ‘Taranta trap’ per il nuovo singolo di Pietrsauro (Pietro dall’Oglio), uscitp

dal ‘talent’ per cantanti attempati “The Voice Senior”, qui accompagnato dal rapper Clementino, conosciuto proprio in quell’occasione.

Brano tipicamente estivo, che fonde ritmi latini con la veracità vernacolare napoletana.

ALEX SAVELLI – IVANO ZANOTTI, “ITALIAN KIDD” (RADICI MUSIC RECORDS)

Un ‘discone’, sotto vari punti di vista, a cominciare dal fatto che non accade tutti i giorni di trovarsi di fronte a 15 pezzi che superano ampiamente l’ora di durata.

Non è pero solo questione ‘numerica’: Alex Savelli e Ivano Zanotti, qui al primo episodio della loro collaborazione, mettono insieme un disco di sano, arrembante e direi anche ‘necessario’ rock italiano.

Come già avvenuto in un precedente progetto dello stesso Savelli, l’idea è stata di aprire il progetto a un ampio nuemro di collaboratori, in questo cantanti: 11 per la precisione (e vabbé, si torna sui numeri), provenienti da gruppi poco o per nulla conosciuti, a fare una sorta di ‘punto della situazione’, per quanto ovviamente non esaustivo, di come si faccia ‘rock’ oggi in Italia.

Il ‘rock’, intendiamoci, più o meno ‘classico’, certo pronto a colorarsi qua e là di tinte vagamente ‘indie’ o ‘alternative’, ma qui diciamocela tutta, le chitarre (curate da Savelli, polistrumentista con collaborazioni che vanno da Francesco Guccini a Paul Chain, passando per Ares Tavolazzi, e che qui è anche autore di tutti i brani) sono le protagoniste, che abbiano le tinte più spiccatamente ‘hard’ e vagamente metal, un po’ à la AC/DC, sia che sforino in territori vagamente grunge, o che assumano tinte psichedeliche (‘The Sheperd’ i nove minuti) passando per momenti funk, fino a suggestioni cinematografiche, con parentesi che sembrano rimandare a certe colonne sonore dei film ‘di genere’ degli anni ’70 (‘Spears’). Il pezzo conclusivo, ‘Noi siamo soli’, l’unico in italiano, appare come una sorta di versione ‘nera’ e decadente di certi episodi del repertorio dei nostri anni ’60.

Un caleidoscopio, una ‘mezza maratona’ che trova il tempo anche per momenti più compassati, in uno scenario che mantiene elevati tensione e decibel.

La batteria di Zanotti (di nuovo: uno che ha calcato in lungo e in largo i palchi, a fianco di Ligabue e Vasco Rossi, ma anche di Alan Sorrenti e Loredana Bertè) fa da adeguato e inesausto contraltare / sostegno / abbinamento.

Le voci – tre delle quali femminili – fanno il resto, con le loro singolo personalità e grane emotive.

I ‘fenomeni del momento’ hanno certo contribuito a fare – almeno in parte – riaccendere i riflettori sul rock italiano; dischi come questo mostrano che al di là dei successi sanremesi ed eurofestivalieri, il rock in Italia è vivo e lotta insieme a noi.

MANUELA CIUNNA, ‘CUI TE LO DISSI’ – SINGOLO (ROUGH MACHINE / MAQUETA RECORDS)

Merita qualche riga a parte questo singolo della cantautrice, siciliana di Augusta, che ne anticipa il nuovo lavoro – “Nzuccarata”, in uscita in autunno – all’insegna della rilettura di vari episodi del canzoniere tradizionale della propria regione.

Il brano in questo caso fa parte del repertorio della cantautrice di Licata Rosa Balistreri, simbolo della musica siciliana del Ventesimo secolo, forse un po’ dimenticata.

Un coinvolgente – e a tratti, quasi travolgente – mix di canzone popolare, jazz e ritmi sudamericani (con qualche prevedibile sentore di Bossanova), questi ultimi da tempo il ‘territorio d’elezione’ di Ciunna, che ha dedicato i suoi due dischi usciti finora proprio alla musica del Sudamerica, brasiliana in particolare.

Ora il ‘ritorno’ a casa, ad officiare un ideale matrimonio tra le proprie origini e le proprie passioni: questo primo assaggio è senz’altro un ottimo viatico.

DANY DE SANTIS – EMANUELE LAIMO, LUVESPONE – MOBY RICK, ARIANNA GIANFELICI, DYLAN: SINGOLI

Dany De Santis Emanuele Laimo

Pazzo di Te

Interstreets Recordings

Dichiarazioni di amore totalizzante e imperituro in questo brano tipicamente estivo, dai toni un filo latini, a cura del producer Dany De Santis, qui affiancato dal cantante Emanuele Laimo.

Giovani (ma non ‘issimi’: Laimo ha superato la trentina), offrono il classico brano in stile ‘sbandata estiva’.

Luvespone – Moby Rick

Odisseo

Rough Machine

Nuovo singolo per LUVESPONE, alias Guido Savatteri, artista a cavallo tra reggae e hip hop, particolarmente attivo negli ultimi tempi: qui accompagnato da Moby Rick dal sodale di vecchia data, qui ritrovato dopo un po’ di tempo.

Ritmi leggeri e toni scanzonati per un pezzo comunque all’insegna della riflessione, sulla vita che passa, le amicizie che vanno e che si ritrovano, le incertezze e le indecisioni, che dal quotidiano portano ai ‘massimi sistemi’ e tutti -chi più chi meno, come il titolo suggerisce abbastanza prevedibilmente – costretti a barcamenarci come Odisseo / Ulisse.

Arianna Gianfelici

Tutto il nostro folle amore

Discovery Lab / Sheky Group S.R.L.S. / Believe Digital

Ottenuto un discreto successo nell’edizione 2020 di “Amici”, la giovane capitolina Arianna Gianfelici prosegue il cammino con questo singolo, inno giovanile all’amore e a tutte quelle piccole azioni quotidiane che, più o meno consapevolmente, si compiono per il proprio amato / amata.

Domina il pezzo la voce, che tra le righe sembra riportare già tracce di ‘vissuto’ e appare estremamente promettente.

Proprio per questo, opinione personale, ho trovato abbastanza inadatto l’inserimento dei Desideri, duo rap (o trap?) partenopeo con tracce ‘neomelodiche’, che priva di incisività un pezzo che poteva essere benissimo sostenuto dalla sola cantante.

Il brano del resto era già abbastanza pop e commercia(bi)le per conto suo: perché esagerare?

Dylan

Non me ne vanto

Red Owl Records / VR Digital / Universal

Nuovo singolo per il giovane romagnolo, dedicato alla conclusione di una storia, forse mai veramente cominciata.

Pop con base sintetica curato da un esperto del campo come Massimiliano Giorgetti, ma forse il nostro potrebbe tentare anche la strada dell’acustico.

LAINO & BROKEN SEEDS, “SICK TO THE BONE” (OFF LABEL RECORDS)

Secondo disco sulla lunga distanza per questo trio di stanza a Bologna, dedito a un garage blues ‘sporco’ e d’impatto.

Otto brani, ‘costruiti’ in Italia e ‘rifiniti’ oltreoceano, con il contributo di J. D. Foster, uno che ha collaborato, tra gli altri, con Marc Ribot, Lucinda Williamse Vinicio Capossela, all’insegna di chitarre graffianti e sabbiose e un cantato disincantato, a tratti dolente.

I ‘sortilegi e la magia’ (tipici ‘topoi’ del blues) di ‘Spells & magic’ aprono un lavoro che ondeggia tra sprazzi onirici e parentesi utopistiche, ma trova spazio anche per l’osservazione della realtà, con ‘Winanta’, brano ispirato alla vicenda dell’attivista Omar Radi che vede la prartecipazione dello stesso, con lo pseudonimo di Afnorock.

Non mancano ovviamente episodi dedicati alla ‘vita sregolata’ del bluesman, ma anche alla musica come ‘sostanza’ molto più efficace di tanto altro… e che non produce gli stessi danni.

Un lavoro denso, graffiante, ruvido, che certo conserva la malinconia di fondo del blues, ma ne mostra anche la capacità di diventare ‘rovente’.

COSTA, “LASCIANDO TUTTO IN DISORDINE” (FIORIRARI)

L’esordio da solista di Stefano Costantini arriva dopo un percorso già fitto di collaborazioni, tra cui quella, più importante, con gli Stag, con due dischi all’attivo.

Il cantautore e polistrumentista romano decide per questo ‘grande passo’, di trasferirsi a Milano, collaborando con Giuliano Vozella per un lavoro quasi scritto a quattro mani.

“Lasciando tutto in disordine” è quindi un po’ la sintesi di questa esperienza, il ‘prendere e partire’ che diventa una necessità ineludibile, senza curarsi troppo di ciò che ci si lascia alle spalle.

Otto tracce, inclusi i tre strumentali in cui Costa dà risalto al suo lato da strumentista e in particolare da trombettista, con un ‘escursione’ nel flicorno, in una produzione che mescola elettronica e suono analogico, per un lavoro la cui matrice squisitamente cantautorale riesce a non metterne in ombra la parte sonora, all’insegna di una discreta varietà di soluzioni.

KEFÀLI, PATRICK DE LUCA, BRUGNANO, SARAI: SINGOLI

Kefàli

Ex

Cosmophonix Artist Development

Bergamasca di nascita, artista – anche teatrale – per formazione, quattro anni trascorsi negli Stati Uniti per dare corpo ai propri sogni e nel 2019 il ritorno in Italia.

Non si può dire che a Giorgia Testa, in arte Kefàli, sia mancata la determinazione che

la porta a questo esordio.

Un soft pop usato per raccontare incertezze e paure in una relazione che sembra al capolinea, ma in cui la protagonista non è ancora diventata una ‘Ex’, né è pronta a diventarlo.

Un brano ben confezionato, ma forse un tantino troppo ‘leggero’, e l’impressione che la cantautrice possa tirare fuori una maggiore grinta.

Patrick De Luca

In questa notte buia

Pako Music Records / Visory Records

Secondo singolo per questo cantautore che, tra l’altro, è pure laureato in Medicina, segno che è sempre meglio tenere i piedi per terra e avere qualcosa di ‘concreto’ sui cui poggiarsi…

Brano che parte anche benino, parlando di una società volta agli oggetti più che ai sentimenti e prendendo di mira chi è sempre pronto a puntare il dito al minimo errore, ma che poi diventa un po’ un inno generico al ‘carpe diem’, a cogliere ciò che la vita offre senza troppi pensieri, amando sè stessi e il proprio prossimo.

Il tutto all’insegna di un latin pop per una volta non troppo ‘tamarro’, anzi: si ha l’impressione che qualche chitarra in più avrebbe giovato ulteriormente.

Brugnano

Draghi

Luppolo Dischi / Artist First

“Non voglio perdermi in stupide angosce, voglio morire al massimo tra le tue cosce”:

questa rima degna del miglior Petrarca è l’apice di questo nuovo brano dei napoletani fratelli Brugnano, segnalatisi peraltro nell’ultima edizione di Musicultura.

Entrambi con all’attivo esperienze e collaborazioni anche con autori di livello, dedicano il pezzo alle “Notti che ci cambiano” e ai “Segni sulla pelle che ci restano”m specie quelli delle relazioni sentimentali, mentre si cerca di combattere i ‘draghi’ che la vita di tutti i giorni ci manda contro…

Pop condito con dance dal sapore anni ’70, all’insegna di una leggerezza prettamente estiva.

Sarai

Laissez Faire

The Bluestone Records

La giovane romana Sarai deve avere una certa predilezione per la Francia, specie quella gastronomica, visto pure il video che la immortala davanti a una tavolata di formaggi, mentre lei canta di Chardonnay e Camembert…

Passione transalpina che si estende pure alle sonorità, in cui appaiono emergere influenze proprio della dance francese, specie quella degli anni ’80.

Già segnalatasi per il precedente ‘Ci hai perso tu’, la cantante capitolina ha preso a pretesto una lezione scolastica di francese sull’omonima teoria liberista del ‘Laissez-faire’, trasformandola a modo suo in una sorta di inno al godersi la vita all’insegna del lasciare gli altri liberi di inseguire i propri sogni, anche quelli all’insegna di una relazione fatta di amore, buon formaggio ed eccellente vino (che poi in certe situazioni possono decisamente aiutare).

Ammiccante e ironica al punto giusto, il consiglio magari è di curare un tantino in più la dizione.

CHRIS YAN, “BLASÉ”

Disco non ‘facile’ questo, l’ottavo, per Chris Yan (Christian Mastroianni).

Nove composizioni, idealmente articolate tra ‘intelletto’ (verstand) e ‘ragione’ (vernunft) per un lavoro all’insegna del minimalismo, dell”ambient’ che si fa vera e propria musica ‘d’ambiente’, utilizzando rumori e suoni naturali, il tutto inserito in tessiture elettroniche dalla ripetitività straniante.

Lo stesso autore spiega come il tutto nasca da un periodo di immobilismo (forse non solo dato dalle condizioni che un po’ tutti hanno vissuto negli ultimi tempi) che si è tradotto nella scelta stilistica di ricorrere a una sorta di versione musicale dei ‘time laps’ o dei ‘fermo immagine’ cinematografici, dove appunto domina una fissità che muta lentamente attraverso microvariazioni.

Spiegare esattamente cosa si trovi dentro al disco è complicato: in questo mescolarsi di microcellule elettroniche e di sonorità ‘ambientali’, con una spiccata predilezioni per sciabordii, risciacqui, sgocciolamenti.

Complicato, allo stesso tempo, spiegare come rapportarsi alla proposta sonora, specie quando questa prende la forma di due autentici ‘mastodonti’, rispettivamente di circa 20 e 16 minuti, in cui l’ascoltatore viene ‘esposto’ a queste soluzioni ‘idrosoniche’.

Lo sperimetalismo è arduo perché non offre ‘mappe’ né indicazioni: tutto, più o meno, è lasciato all’ascoltatore, alla capacità di entrare o meno in consonanza con l’artista o di dare con la propria sensibilità un significato a ciò di fronte a cui si trova.

FALLEN, “HER NAME IS A WHISPERED LULLABY” (SHIMMERING MOOD RECORDS)

Nuovo lavoro per il progetto Fallen.

La ‘lei’ a cui si riferisce il titolo è la vita con tutte le sue contraddizioni: la calma e il furore del traffico, il silenzio della notte e il caos…

Sette pezzi che si dilungano arrivando a sfondare il ‘muro’ dei dieci minuti, con l’eccezione della più breve apertura.

La formula è quella consueta adottata dal polistrumentista che si destreggia tra tastiere, chitarre. elettronica, tappeti: ambient, ‘impressionismo’, evocazioni cinematografiche, per composizioni in cui domina la rarefazione.

https://bandcamp.com/EmbeddedPlayer/album=3852098631/size=large/bgcol=ffffff/linkcol=0687f5/tracklist=false/track=1226167365/transparent=true/

ALBERTO PIZZO – ROBS PUGLIESE, “CONTACT”

Jazz ed elettronica s’incontrano in questa collaborazione tra Alberto Pizzo, affermato pianista da tempo residente in Giappone, già collaboratore, tra gli altri, di Luis Bacalov e il percussionista e ‘manipolatore di suoni’ Roberto ‘Robs’ Pugliese, che ha portato avanti progetti con Renzo Piano, col figlio dello stesso Bacalov, Daniel e con Paolo Fresu, qui special guest in uno dei pezzi con la sua tromba.

Entrambi napoletani (ma forse non è così importante), i due hanno dato vita a un progetto nato nell’immediatezza, senza eccessivi progetti ‘a tavolino’.

Il risultato sono queste nove tracce, in cui le linee melodiche del piano vengono accompagnate, arricchite, sostenute dal lavoro percussivo ed elettronico, certo sullo sfondo, ma pronto a prendere consistenza.

L’esito è certamente variegato, a tratti suggestivo: i crepitii e le soluzioni offerte dall’elettronica danno certamente una diversa ombreggiatura ai disegni del pianoforte, nel segno magari di una sottile inquietudine.

Possibile, come evidenziato da altri, il paragone con certi progetti di Sakamoto, analogamente all’insegna di un classico che si colora di futuristico e proseguendo il confronto, “Contact” ha un suo sapore molto cinematografico.