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TANTI SALUTI

Ieri sera ero andato a dormire tra la sicumera generale sul fatto che i britannici avessero scelto di restare nell’UE. Stamattina, quando ho acceso il Televideo ci ho messo un attimo a realizzare… dopodiché mi sono anche fatto una mezza risata, alle spalle degli ormai ‘ex compagni di strada britannici’ che, scegliendo contro il loro interesse, hanno deciso di andarsene; abbastanza ridicolo che a decidere di andarsene sia stato qui nell’UE ci è sguazzato, godendo di tutti i vantaggi e – in maniera furba e approfittando dell’incapacità della dirigenza UE – raramente si è assunto gli oneri. E’ come se il fatto di chiamarsi “Regno Unito” li abbia portati a pensare che loro sotto questo profilo ‘hanno già dato’ e quindi perché doversi tanto dannare per far parte di un’Unione più grande?

Gli effetti capiremo veramente quali saranno solo sul lungo periodo: per il momento è crollata la sterlina, il che significa che i prodotti inglesi saranno molto più convenienti per gli stranieri e che gli inglesi pagheranno molto di più le merci importate e le loro vacanze all’estero; il processo però si annuncia come lungo e complicato; più che altro sono curioso di vedere se il ‘Regno Unito’ reggerà: magari avremo la Scozia indipendente nell’UE, un’Irlanda finalmente unita, il Galles provincia francese d’oltremanica (Galles – Gallia) e l’Inghilterra 53° Stato U.S.A….

E’ stata fatta comunque definitivamente chiarezza,  è venuto meno un equivoco madornale, il resto dell’UE ha ora un alibi grosso come una casa in meno per non far progredire l’integrazione e rendere l’UE un’unione più reale, e non più solo un agglomerato a uso e consumo di banche, finanza speculativa, etc…

Penso che il cambiamento, per quanto traumatico, abbia in sé sempre delle opportunità positive da cogliere; così spero sia anche in questo caso.

 

 

IN SINTESI…

…Tsipras ha piegato la testa;

le misure introdotte deprimeranno ulteriormente l’economia, impedendo alla Grecia di riprendersi;

la Grecia otterrà l’ennesimo pacchetto di aiuti sotto forma di prestiti, aumentando la propria dipendenza dai creditori;

se questo è il risultato, sarebbe stato quasi più coerente uscire dall’Euro;

vince l’Europa dell’eterno debito, della privatizzazione dei profitti e della socializzazione delle perdite; delle banche che speculano, facendo ricadere le eventuali conseguenze negative sulla società;

vince l’Europa di quelli che guadagnano anche quando le cose vanno male, e di quelli che quando le cose vanno male pagano tutto e quando vanno bene, non vedono un centesimo.

Auguri a tutti.

IL CORAGGIO DI DIRE NO

I greci hanno avuto il coraggio di dire ‘no’, finalmente. Un ‘no’ che per esempio noi italiani non abbiamo avuto la forza di dire, anzi; certo, ora improvvisamente tutti scoprono la dignità ellenica, dando peso alle ragioni del rifiuto di continuare a seguire ricette demenziali; in Italia del resto, l’abitudine di salire sul carro del vincitore non l’abbiamo mai persa. Fino all’altro ieri eravamo quelli che avevano diligentemente ‘fatto i compiti a casa’, seguendo le direttive di Berlino e Bruxelles; oggi molti si scoprono improvvisamente avversari dell’Austerity.

L’Austerity a cui i greci hanno detto ‘no’, è la stessa a cui gli italiani hanno sbrigativamente detto ‘si’, facendosi imporre dall’estero dei Governi i cui Capi (Monti, Letta e in fondo anche Renzi), sembravano mossi dal ‘sacro fuoco’ di trasformare gli italiani in tedeschi; con tutto il rispetto, io non voglio morire tedesco; e nemmeno i greci, che però avuto il coraggio di dirlo chiaramente, prima votando Syriza e poi votando il referendum; certo, purtroppo, a noi italiani è stato impedito di votare…

L’Austerity che da quattro, cinque anni, è stata imposta a Italia e Grecia non ha prodotto risultati apprezzabili: le tasse sono esplose, il debito pubblico è continuato a crescere; certo il famigerato ‘spread’ è diminuito, ma ciò sembra più che altro dovuto al trend internazionale che non alle cosiddette ‘riforme’ portate avanti in Italia. Quella delle ‘riforme’ è una panzana che ci viene raccontata da anni: le famose ‘riforme’ approvate in Italia hanno portato al problema allucinante degli esodati, e all’approvazione di una legge sul mercato del lavoro con qualche luce e parecchie ombre: non di certo quella riforma ‘epocale’ che si vorrebbe far credere; non parliamo poi delle riforme elettorali e Costituzionali, un autentico ginepraio che peraltro sembra ancona lungi dall’essere risolto; sul fronte della burocrazia e del processo civile, gli elementi che dovrebbero incoraggiare gli investimenti esteri in Italia, ben poco è stato fatto… senza contare la questione della criminalità, che ancora oggi rende pressoché impossibile agli imprenditori esteri investire serenamente le proprie risorse in larghe parti del meridione. Riforme? Per favore…

Ancora peggio è andata in Grecia, dove quattro anni di austerity hanno distrutto posti di lavoro, redditi, consumi interni… e proprio erano cominciati i primi, timidi segnali di crescita, ecco di nuovo la ‘troika’ a chiedere misure demenziali come l’aumento dell’IVA, per distruggere quel poco di crescita che era cominciata. Ribadisco quanto scritto precedentemente: i creditori non hanno alcun interesse che i debitori paghino; il loro interesse è che i debitori restino incatenati a loro in eterno, dovendo chiedere sempre più soldi e in cambio dovendo seguire direttive di politica economica volte al liberismo più selvaggio e privo di controlli. La Grecia potrebbe anche uscire dall’euro – meno probabile che esca dall’UE – ma questa soluzione è la meno auspicata perché significherebbe perdere i soldi e soprattutto aprirebbe l’orizzonte a territori inesplorati: e se la Grecia, non più schiava di certe direttive, cominciasse a correre come una locomotiva, dando la mazzata definitiva alla credibilità delle politiche europee? Certo, non è detto che questo accada: l’economia non è una scienza esatta e chi vuol fare credere il contrario è un incapace o è in perfetta malafede: tutte le maggiori crisi economiche degli ultimi anni sono nate da persone che pensavano – o volevano far credere – di essere in possesso della Verità Assoluta in campo economico e da chi gli è andato appresso… diffidare, sempre diffidare: in economia, come in tante altre materie, ogni medaglia ha un suo rovescio; in matematica 1+1 fa due, in economia questo non è per nulla detto.

La soluzione alternativa, e quello che veramente farebbe si che il voto greco non fosse stato inutile, è che in questo frangente venga colta l’occasione per rivedere una buona parte dell’impianto delle politiche europee, aprire la porta ad una discussione che finora è stata sempre chiusa a causa del comportamento tedesco.

Io me la prendo sempre con la Germania: a ben vedere però ogni volta che in Europa le cose vanno per il verso sbagliato ci sono di mezzo i tedeschi. Il fatto è che in fondo all’ottusità e alla sicumera tedesca, alla loro convinzione di essere sempre e comunque nel giusto, ci dovremmo essere abituati; il problema forse sta nel fatto di essergli andati appresso. La Germania negli ultimi ha fatto i suoi interessi, all’insegna del principio secondo cui quel che va bene a loro va bene per il resto d’Europa; la Germania è stata anche molto abile a creare un cosiddetto ‘blocco del rigore’, raccogliendo attorno a sé Stati dell’Europa nord e orientale. Il problema è che non c’è stato un blocco altrettanto granitico dall’altra parte: alla fine gli unici a sfidare il Golia tedesco e i suoi seguaci sono stati i piccoli Davide ellenici, e si potrebbe anche scomodare il paragone con le Termopili.

Il problema è che di fronte all’abilità e all’arroganza tedesca, si sarebbe dovuto contrapporre un altro blocco, diciamo ‘Mediterraneo’, con Italia, Grecia, Portogallo, Spagna, forse anche la Francia; non è un caso, se dopo le ultime elezioni europee, alla guida della Commissione c’è un lussemburghese e a quella dell’Eurogruppo un belga: tutti allineati con la Germania… e il ‘Mediterraneo’? Nulla, anzi, peggio: perché i ‘Paesi con i problemi’ invece di fare massa critica tra di loro, hanno preferito andare appresso alla Germania, invece di fare opposizione, aspirando ad entrare nel ‘club di quelli col ditino alzato’; in Italia è successo esattamente questo, con Monti, Letta e Renzi; analoga situazione in Francia, con Sarkozy prima e Hollande poi (i francesi con la loro tipica supponenza non avranno mai il coraggio di ammettere di avere dei problemi); stessa storia in Spagna.

L’aspetto peggiore di tutta questa situazione è proprio che la Grecia ha finito per portare Tsipras al Governo e votare ‘no’ al referendum perché è stata lasciata sola, peraltro proprio da quelle Nazioni del Mediterraneo che dovrebbero esserle stati più vicine per indole, carattere e cultura, a cominciare dall’Italia: cavolo, Grecia e Italia insieme rappresentano l’80 per cento delle radici della cultura europea… ma invece noi ci siamo ritrovati prima Monti e Letta con la loro smania di trasformare gli italiani in tedeschi e poi Renzi con la sua smania di sedersi al ‘tavolo dei potenti’ per farsi bello nelle conferenze stampa con la sig.ra Merkel. Ora vedremo quello che succederà: il mio timore è che ‘passata la festa, gabbato lo Santo’, sistemata in qualche modo la questione greca, si continui a procedere ottusamente come prima, senza che nulla cambi e continuando a proseguire sulla china che ci ha portato qui, fino alla prossima crisi quando saremo punto e a capo; altrimenti, spero che veramente qualcosa cambi, che prima o poi, magari grazie al cambio progressivo dei vari Governi in giro per l’Europa, si ridiscuta l’impianto di un’Unione che, nata e cresciuta tutto sommato bene, dal momento dell’introduzione dell’euro ha cominciato a storcersi, diventando sempre più aggrovigliata fino a raggiungere le degenerazioni odierne.

ISTITUZIONI FINANZIARIE INTERNAZIONALI: IL MALE ASSOLUTO

A prescindere da come andrà a finire la vicenda greca, credo che ormai non si possa più tacere il fatto che oggi, a livello mondiale, il ‘Male Assoluto’ sia rappresentato dalle cosiddette ‘istituzioni finanziarie internazionali’: alla fine, negli ultimi anni hanno fatto più danni loro che l’ISIS: certo l’ISIS ha fatto scorrere sangue e distrutto monumenti, ma le ‘istituzioni’ con le loro politiche hanno portato alla distruzione delle vite di milioni di persone.

 

IL PESO MONDIALE DELLA NON – DEMOCRAZIA

Il problema è quello insito in ogni istituzione sovranazionale priva di qualsiasi legittimazione democratica e resa nel contempo indipendente dai Paesi che la compongono.
Cerco di essere più chiaro: le istituzioni internazionali sono formate da Stati; nel corso degli anni, con l’obbiettivo di garantire la loro indipendenza dai singoli interessi nazionali, si è data loro una capacità di agire progressivamente sempre più ampia e priva di vincoli. Apparentemente, garantire l’indipendenza e la libertà di azione di un’istituzione internazionale è una cosa positiva… tuttavia, il positivo diventa negativo quando proprio quell’indipendenza permette poi all’istituzione di intervenire, più o meno senza vincoli, sulle politiche economiche – e per estensione, sociali – dei singoli Stati.
Quando a tenere i ‘cordoni della borsa’ di una buona parte delle Nazioni del mondo – specie quelle in crisi o in via di sviluppo, sono certe organizzazioni internazionali, il risultato è prevedibile: non siamo di fronte a ‘benefattori’, non si prestano soldi ad un Paese in difficoltà, così, semplicemente, dicendogli: ti presto soldi per permetterti di rialzarti, quando stai messo meglio me li restituisci.
La questione è più complicata: le istituzioni prestano soldi, ma in cambio impongono vincoli – le cosiddette ‘riforme strutturali’ – che di fatto condizionano pesantemente le politiche economiche dei Paesi creditori.
In questo modo, in sintesi, le organizzazioni internazionali intervengono sui programmi di Governo dei Paesi creditori; di conseguenza, una buona parte del voto democratico in questi Paesi viene privato di effetti: il cittadino vota un programma di Governo, ma poi quel programma potrebbe non essere rispettato, a causa delle misure imposte dall’alto.

 

IL CASO GRECO

La questione greca è a questo punto dirimente; attenzione, per chi non lo sapesse, l’economia greca non sta messa così male: è anzi ricominciata a crescere, trainata da settori storici come turismo e marina mercantile; le cose in Grecia dallo scorso anno hanno ricominciando a ‘girare’…
Certo, le casse statali non sono ancora messe bene.
La Grecia è come un lavoratore, in possesso di tutte le capacità di produrre un reddito adeguato alle proprie esigenze, che però si è messo nei guai, indebitandosi fino al collo per vivere al di sopra delle proprie possibilità; il problema è che i suoi creditori si sono rivelati degli strozzini, che invece di puntare sulle capacità del lavoratore di ripagare i propri debiti, gli ha già spezzato un braccio (con l’austerity) e ora minaccia di spezzargli pure l’altro (con le ulteriori richieste riguardanti tasse e pensioni). Chiaro che se il lavoratore si ritrova con entrambe le brazzia spezzate, non potrà certo continuare a lavorare, dovendosi indebitare ancora di più per poter campare.

E’ qui che sta il punto: se la funzione di un’organizzazione è prestare soldi, nel momento in cui i propri creditori diventano solvibili, la sua stessa ragion d’essere viene meno, quindi: le istituzioni creditrici non hanno alcun interesse a che le condizioni economiche dei Paesi debitori migliorino di quel tanto da non aver più bisogno di loro.

Il Governo Tsipras in fondo propone questo: dateci più tempo per pagare i debiti, magari riducetecelo il debito (in fondo, se avete prestato soldi a chi non era in grado di restituirli – e voi lo sapevate – è pure colpa vostra); i creditori internazionali invece sono arrivati a proporgli di dargli altri soldi subito, aumentando così il debito e vincolando sempre di più la Grecia alle politiche imposte dall’esterno: politiche all’insegna dell’ultraliberismo: mercato del lavoro – più o meno – deregolamentato, estensione dell’età lavorativa, riduzione delle pensioni e in generale ridimensionamento dell’intero apparato statale.

Ovviamente i cittadini greci hanno le loro colpe per questa situazione, avendo votato Governi fraudolenti, facendosi abbagliare dal ‘miraggio’ del benessere portato dalle Olimpiadi del 2004 (divenute poi la principale origine del buco nero del debito pubblico), portando avanti comportamenti discutibili (come la diffusissima evasione fiscale); tuttavia, c’è da dire:

1) Che istituzioni internazionali e banche dei singoli Paesi hanno prestato soldi alla Grecia ben sapendo le sue condizioni; se io so che un mio possibile creditore è insolvente, non gli presto i soldi.

2) Che la Grecia poteva essere salvata prima; non lo si è affatto per l’ottusa opposizione della Germania e dei Paesi nordici sempre pronti a fare la faccia cattiva, ritenendosi eticamente, moralmente e forse anche geneticamente agli europei del sud (italiani, greci, spagnoli, etc…) visti sempre e comunque come fannulloni.

3) Che le poltiche di Austerity hanno generato depressione, disoccupazione e crollo dell’economia ovunque siano state applicate: Grecia, Italia, Spagna, etc…

Ho l’impressione che la situazione della Grecia sia stata in buona parte voluta, permettendo alle cosiddette ‘istituzioni internazionali’ di aggiungere un nuovo creditore alla propria collezione, e dunque una nuova Nazione alla quale imporre forzatamente le proprie politiche economiche;
si è agito pensando che nella migliore delle ipotesi si sarebbero avuti i soldi indietro; nella peggiore si sarebbe ridotta la Grecia ad un proprio vassallo, obbligato a seguire la propria visione del mondo e le proprie politiche.

 

IL CASO ITALIANO

Per l’Italia è andata in modo un filo diverso: in pratica non c’è stato un Governo democraticamente eletto che poi ha dovuto eseguire le direttive delle organizzazioni internazionali; con noi si è fatto addirittura un passo in avanti, creando ben tre Governi di seguito privi di legittimazione elettorale, diretti referenti delle suddette organizzazioni; il risultato è stato comunque il medesimo: imporre in Italia l’applicazione di certe ricette economiche a prescindere dalla volotà popolare.

 

IL CASO ISLANDESE (E QUELLO GRECO)

L’unico Paese che al momento avuto il coraggio di mandare a quel Paese (gioco di parole voluto) questo sistema è stato l’Islanda, che a un certo punto si è rifiutata di pagare il proprio debito, è uscita dal sistema, e nonostante minacce e pressioni è riuscita a ricostruire la propria economia svincolandola da certe logiche: certo, si tratta di poche centinaia di migliaia di persone; per il ‘sistema’ nulla di preoccupante… se però a rompere il circuito fosse la Grecia – 10 milioni di persone, la questione diventerebbe ‘seria’: il ‘sistema’ non può permettersi che la Grecia mandi tutto all’aria, confermando magari che una democrazia priva di vincoli finanziari con organizzazioni non democratiche è ancora possibile… Insomma: la paura non è che la Grecia esca da certe logiche, la paura è che uscendone abbia successo.

 

IN FINALE

Ci sono economie ‘sane’ e in grado di crescere che vivono sotto il macigno di condizionamenti esterni: il mondo è pieno di economie in grado di applicare una propria strada per lo sviluppo che, a causa del debito con certe istituzioni, si trovano costrette ad applicare ricette economiche – e ribadisco di conseguenza – sociali, imposte dall’esterno.
L’economia di ogni singola nazione si basa su determinati contesti socio – culturali: nei casi di crisi, ognuna deve trovare la propria strada: come in ogni altro ambito, la differenza arricchisce, l’omologazione appiattisce ed impoverisce.

La presenza di ‘istituzioni internazionali’ che prestano soldi ai Paesi in difficoltà in linea di principo non sarebbe un male, anzi, si tratterebbe di strumenti eccezionalmente positivi, se solo si trattasse di beneficenza disinteressata, o di prestiti che scommettessero realmente sullo sviluppo e le capacità di crescere delle singole nazioni.
Il problema nasce nel momento in cui in cambio del prestito, si pretende di decidere la politica economica e sociale di una Nazione: usando i debiti come arma ricattatoria per omologare le politiche economiche a livello mondiale; in quel caso allora, meglio che determinate istituzioni cessino di esistere.

L’impressione è che purtroppo così non sarà, e che sempre più spesso avremo a che fare con situazioni un cui le scelte sono sempre più vincolate e in cui la democrazia diverrà sempre più un feticcio, un’apparenza, un ‘diversivo’, dato ai cittadini per illuderli di avere voce in capitolo su ciò che in realtà è deciso altrove.

PORTE APERTE

Quello di cui ancora non sembra ci sia resi conto, è che quello delle ‘migrazioni’ è un fenomeno che non può essere arrestato: non si può impedire il sorgere del sole, non si possono impedire le migrazioni.
Respingimenti, muri, affondamenti dei barconi, tutto inutile; come quando c’è una perdita: l’acqua trova sempre la sua ‘strada’…

 

L’UOMO E’ MIGRANTE

Domandiamoci perché l’uomo, all’inizio della sua storia, abbia sentito l’esigenza di oltrepassare i confini dell’Africa, sciamando poi per tutto il mondo; domandiamoci perché gli uomini hanno sempre ‘migrato’ per necessità o semplice voglia di esplorare l’ignoto, percorrendo in lungo ed in largo il pianeta, e addirittura andando a volare nello spazio circostante; domandiamoci perché, di fronte a situazioni insostenibili ‘in casa’ – dittature, carestie, mancanza di lavoro – gli uomini non hanno mai affrontato con decisione il tema del cambiamento delle condizioni della propria casa, scegliendo sempre e comunque di migrare.
Allora? Allora bisogna prendere il fatto che lo ‘spostarsi’ fa parte del dna dell’uomo; poco importa che, effettivamente, noi viviamo in una società occidentale che – almeno apparentemente – fa della stanzialità il suo principio (ma è poi vero? Quanta gente cambia luogo di vita per ragioni di lavoro, amore, insoddisfazione per lo ‘status quo’ circostante?).
Quindi è inutile immaginarsi un mondo in cui ‘ognuno se ne resta a casa sua’, specie se questa ‘casa sua’ è vessata da dittature, guerre, carestie.
DITTATURE, CARESTIE, ETC… I PROBLEMI ALLA RADICE DI CUI NESSUNO PARLA

L’Occidente ha certo le proprie responsabilità… Il problema non è nemmeno la Libia, alla fine: si dice che l’Italia è un ‘luogo di transito’ verso il resto d’Europa; ma anche la Libia è un luogo di transito: sappiamo bene che la stragrande maggioranza dei migranti viene dalla Siria, dall’Eritrea, da nazioni dell’Africa profonda… Mi chiedo perché tutti ciarlino della soluzione della situazione libica e nessuno – per esempio – dica una parola riguardo l’abbattimento della dittatura in Eritrea: qualcuno per caso ha fatto il conto di quante imprese europee hanno rapporti con quel regime, e gli altri dai quali fuggono tanti migranti? Il classico ‘circolo vizioso’: situazioni create dagli europei, con le quali gli europei non vogliono fare i conti… Alla base del principio dei ‘campi profughi’ in Libia, sembra esserci l’idea che la suddetta Libia debba diventare un enorme punto di raccolta e blocco dei migranti; ma questo certo non risolve il problema: perché nessuno parla di risolvere realmente i problemi dell’Africa?
Si dice spesso ‘aiutiamoli a casa loro’: ma aiutarli a casa loro significa abbattere le dittature o investire miliardi di euro nella costruzione di infrastrutture idriche che aiutino a combattere la siccità e la carestia…
La politica ragiona sul breve termine: non si può certo spiattellare in faccia alle opinioni pubbliche tedesche, italiane, francesi che per risolvere la questione degli immigrati bisognerebbe versare miliardi di euro di tasse per migliorare la situazione in Africa?
LA NON SOLIDARIETA’ EUROPEA – I POLACCHI DALLA MEMORIA CORTA

L’atteggiamento tedesco e francese di fronte alle richieste italiane – tutto sommato plausibili – di ‘fare un po’per uno’ erano prevedibili: i francesi hanno già i loro problemi con la loro politica di integrazione fallimentare che li ha portati a crescere i terroristi in casa propria; i tedeschi sono degli utilitaristi che accolgono solo quelli che gli hanno comodo, non hanno alcun della solidarietà e dell’umanità: non ne hanno mostrate ai tempi dell’Olocausto, non mostrano oggi, i tedeschi sono sempre quelli.
Stupisce e delude un po’ l’atteggiamento dei polacchi: proprio loro, che per vent’anni sono venuti qui in Italia a lavare i vetri cercando un domani migliore, oggi sono trai primi avversatori di qualsiasi politica di accoglienza. Complimenti, veramente. La memoria è corta, ovunque.
LA POLITICA ITALIANA E GLI AFFARI SULL’IMMIGRAZIONE

La politica italiana fa schifo: i politici italiani (con poche eccezioni) fanno schifo; la questione dell’immigrazione è risaputa da almeno un decennio: nessun Governo di quelli succedutisi nel tempo ha fatto un beneamato cavolo per gestire il fenomeno. Attenzione, non per incompetenza, ma per calcolo: costruire centri di permanenza ed identificazione, riadattare edifici in disuso, sarebbe costato poco; si è preferito non farlo? Perché in Italia la politica da anni fa affari sull’emergenza… quando c’è una situazione di ‘emergenza’ saltano le regole, si possono sveltire procedure, dare appalti agli amici senza tanti problemi, intascarsi le tangenti. Le vicende di Mafia Capitale, col business dell’accoglienza e quella più recente del CARA di Mineo, stanno lì a dimostrare che la politica italiana nell’emergenza ci sguazza e ci guadagna, facendo i soldi sulla pelle di chi cerca di arrivare qui. Un Paese civile, ben sapendo che prima o poi la ‘bolla’ dell’immigrazione sarebbe scoppiata, si sarebbe preparato per tempo; non l’Italia, dove i politici in genere si muovono solo se per loro o i loro referenti c’è un tornaconto; e il tornaconto, appunto, arriva in particolare quando scoppiano le emergenze: la situazione di fronte alla quale ci troviamo è stata voluta e calcolata.

 

CONSIDERAZIONI FINALI

Sarebbe ora che qualcuno dicesse una parola di verità: che le migrazioni non si possono arrestare e che se continuiamo con questa politica del ‘troviamo il modo per non farli arrivare’, prima o poi qualcuno da quelle parti se la legherà al dito e magari farà piovere dei missili sull’Europa per punirci; ci si deve rendere conto che la Storia cammina, e che l’Europa è destinata a diventare sempre di più un mix di etnie, culture e religioni: ci sarebbe bisogno di classi dirigenti ‘illuminate’ per gestire il fenomeno, ma ci ritroviamo con Renzi, Hollande, Salvini, Le Pen, Merkel e via dicendo… prima ci si rende conto che l’unico modo di affrontare la questione è spalancare le porte e accogliere chiunque voglia venire qui, nel frattempo affrontand osul serio le radici del problema, meglio è; altre soluzioni sono dei ‘pannicelli caldi’ ideati dai nostri politicanti per salvare carriere e portafoglio e passare a chi verrà dopo il problema, facendolo incancrenire.

Aprire le porte subito, altrimenti temo che la Storia ci farà pagare il conto, che sarà molto più salato di quello di vedere qualche milione di africani in più girare per l’Europa…

FUORI TEMPO MASSIMO

La mia sensazione è che ormai siamo fuori tempo massimo: ciò che si poteva – che si doveva fare – doveva essere fatto non settimane, non mesi, ma anni, forse decenni fa… La nostra tanto decantata ‘civiltà occidentale’ se n’è fregata di quello che succedeva altrove, cullandosi nella presunzione della propria superiorità, radicata nella cosiddetta ‘democrazia’ che a ben vedere oggi, A.D. 2015, ha portato solo alla creazione di vari potentati sovranazionali (FMI, Banca Mondiale, Multinazionali Assortite), che prendono decisioni per tutti e che di ‘democratico’, hanno ben poco.

Succederà? Succederà, non se, ma quando… probabilmente, nel giro di due, tre, massimo cinque anni, avremo un attentato in grande stile qui da noi: per ‘grande stile’, non intendo una dozzina di morti come quelli di Charlie Hebdo, intendo qualche decina, se non centinaia di migliaia di morti: missili, probabilmente, oppure qualche arma batteriologica: se, come ritengo ormai quasi certo, l’Isis, conquisterà la Libia, allora ci sarà da preoccuparsi sul serio, spero che qualcuno si stia cominciando a chiedere che fine abbiano fatto gli arsenali di Gheddafi.

La Libia, credo, va considerata persa: l’Isis è forte, determinato, ed ha una grande capacità di fascinazione nei confronti di un mondo islamico che alla fine, se si fa così facilmente irretire dall’ideologia della conquista e dell’annichilimento del nemico, è caratterizzato dalla stessa debolezza dell’Occidente: in fondo, c’è ben poca differenza trai fedeli islamici che ingrossano volentieri le fila dell’Isis e i cittadini tedeschi che negli anni ’30 andavano volentieri appresso ad Hitler sposando in toto il suo progetto di annullamento degli ebrei.

Ormai è tardi: prima che l’Onu, la Nato, chiunque altro, decida qualcosa, l’Isis farà in tempo a prendersi tutta la Libia, temo… e allora, saranno solo ed esclusivamente ca**i nostri: non penserete mica che la Francia, la Germania o chi per loro si scomodernno a darci una mano? Non l’hanno fatto fino ad adesso, lasciando esclusivamente a noi di sobbarcarci la questione dell’immigrazione, figuriamoci se lo farebbero in condizioni peggiori. Naturalmente quando le cose si faranno veramente serie, ‘chi di dovere’ se la darà a gambe: Berlusconi per dirne una ha varie case ai Caraibi; dubito che gente come Renzi, Alfano, Salvini, Boschi, Madia, Grillo o Vendola se ne resterà qui a rischiare la pelle… scapperanno tutti, lasciando ai comuni cittadini di sbrigarsela da soli.

L’avvenire è fosco: abbiamo pensato che la ‘libertà’ risiedesse in smartphone, PC, connessioni veloci, porno su Internet a qualsiasi ora del giorno e della notte, tv satellitari, automobili, chiacchiere pallorane, etc… Abbiamo perso di vista tutto il resto, abbiamo lasciato che si creassero istituzioni sovranazionali a decidere il destino di interi popoli mentre a noi continuava ad essere raccontato che mettendo una scheda in un’urna potessimo decidere qualcosa.

Forse quando davvero cominceremo a vedere in Sicilia sventolare le bandiere nere, cominceremo a renderci conto di quanto tempo abbiamo buttato: in fondo, se dopo le ripetute minacce e dichiarazioni di guerra, si continua a parlare di Nazareno, legge elettorale e riforme fasulle, mentre Gentiloni, Alfano e compagnia rilasciano dichiarazioni e Renzi twitta, l’Isis ce lo meritiamo.

SE 80 EURO VI SEMBRAN TANTI (O POCHI)…

Cerchiamo, per un attimo, di andare oltre l’irritante sorrisino di condiscendenza dell’on. Picierno o le uscite demagogicamente calcolate di Piero Pelù; cerchiamo di capire le motivazioni del provvedimento, e la sua utilità.

Gli 80 euro: tanti? Pochi? Banalmente, la risposta è: dipende; per un single che abbia abitudini ‘sobrie’, gli 80 euro possono effettivamente consentire una decina di giorni di spesa; per una coppia in cui entrambi i componenti godano del provvedimento, sono un discreto aiuto; per una famiglia monoreddito di tre persone, non sono tutto ‘sto che: consentono a mala pena una serata cinema + pizza.

Il provvedimento, nelle intenzioni del Governo, produce benefici per coloro che hanno una certa ‘propensione al consumo’: detta in due parole, si è erogato il beneficio a coloro che – probabilmente – gli 80 euro li spenderanno, senza lasciarli a ‘riposare’ in banca, o sotto il proverbiale ‘materasso’; nell’ottica del Governo, ad esempio, i pensionati sono più orientati al risparmio, quindi se avessero ricevuto gli 80 euro, li avrebbero ‘conservati’; perché dare gli 80 euro ai lavoratori dipendenti, in busta paga? Perché questa è la soluzione più ‘rapida’ dal punto di vista tecnico… è ovvio che sarebbe stato più ‘giusto’ partire da chi ha redditi così bassi da non poter pagare le tasse, ma in quel caso, il problema è che si sarebbero dovuti erogare questi soldi tramite altri strumenti, con la necessità di controlli che avrebbero allungato i tempi: il problema è che Renzi di tempo non ne ha, deve produrre risultati entro le elezioni..

Cosa non funziona nel provvedimento:

1) Non tiene conto della situazione famigliare dei beneficiari: per esempio, potrebbe benissimo accadere che chi beneficia del provvedimento, abiti con una persona abbiente e danarosa; mettiamo che una persona che guadagni 1.500 al mese euro conviva o abiti con una persona che ne guadagni 10.000 al mese: il nucleo famigliare beneficerà del provvedimento, nonostante questo non incida più di tanto sulle finanze famigliari.

2) Non tiene conto di eventuali altri redditi: il nostro lavoratore dipendente potrebbe, ad esempio, aver ricevuto in eredità degli immobili che, affittati, gli fruttino qualche migliaio di euro al mese; anche in questo caso, il lavoratore beneficerà del provvedimento. Va detto che però il Governo ha specificato che in questo caso il contribuente non ha diritto al beneficio in busta paga, ma che deve essere lui a comunicarlo al datore di lavoro, eventualmente restituendo quanto indebitamente ricevuto quando pagherà le tasse… Recentemente ho letto un’affermazione di non so chi, che affermava che ‘contiamo sull’onestà dei contribuenti’… il che, in un Paese dove l’evasione fiscale assume le dimensioni che conosciamo, appare più che altro una dichiarazione di resa.

3) Il limite maggiore del provvedimento risiede però nella sua palese iniquità: ora, 1.500 al mese. Averceli. Nessuno nella mia ristretta cerchia di amici raggiunge tanto. Non voglio dire che 1.500 euro al mese siano roba da ricchi, però anche in questo caso tutto è relativo: certo, se si abita in affitto, questo se ne mangia come minimo la metà; se però si abita in una casa di proprietà, o comunque non si paga un affitto, il discorso cambia e 1.500 euro sono una discreta somma; si limita il provvedimento al ‘lavoro dipendente’, lasciando fuori dalla porta il mondo del lavoro, autonomo, atipico o delle pensioni… capisco anche che il Governo abbia preferito coinvolgere le tipologie di lavoratori ‘direttamente controllabili’ dal fisco, senza estendere il provvedimento a quelle categorie dove  l’evasione è più diffusa.. tuttavia non si può fare di tutta un’erba un fascio, affermando che i lavoratori autonomi siano tutti evasori a prescindere…

Le alternative c’erano, e andavano valutate seriamente: ne cito solo tre: un aumento delle detrazioni sulle spese sanitarie; un aumento, anche di poco, della soglia al di sotto della quale non si pagano le tasse; un intervento sull’IVA, magari procedendo col ‘bisturi’ e intervenendo su certe tipologie di prodotto: in fondo, la riduzione dell’IVA, uguale per tutti, porta benefici soprattutto ai meno abbienti…  Il problema è che credo che Padoan e lo stesso Renzi avessero ben presente la possibilità di alternative più eque agli ’80 euro al mese a chi ne guadagna 1.500′ ed è qui che viene alla luce la natura eminentemente ‘politica’ del provvedimento: qualsiasi alternativa, infatti, avrebbe richiesto più tempo, e Renzi di tempo non ne ha; deve portare risultati concreti in tempi brevi, è costretto non solo a far vincere al PD le elezioni europee, ma a fargliele vincere bene, e con ampio margine; gli ’80 euro’ hanno acquisito un peso sempre maggiore man mano che il Governo Renzi si è andato dimostrando incapace di approvare provvedimenti in altri settori: le riforme istituzionali andranno alle calende greche, di legge elettorale non si parla più, il decreto lavoro si sta rivelando un groviglio di misure incoerenti, volte non a migliorare l’occupazione, a far restare unita la maggioranza; la riforma della P.A. è al momento una lista di buoni propositi, mentre sullo scenario internazionale, il Governo sta mostrando una disarmante mancanza di iniziativa, ‘accodandosi’ a ciò che viene detto a Washington o Bruxelles. La questione – carceri e Giustizia in genere  è al palo: molto presto vedremo il Ministro Orlando a “Chi l’ha visto”… quella degli immigrati che giungono sulle coste, pure.

I famosi ‘gufi’, Renzi li vede solo nella sua immaginazione: qui non è questione di ‘tifare contro’, è questione di essere finora di fronte ad un Governo che, finora, ha puntato esclusivamente sull’effetto-annuncio…  il che, a dirla tutta, mi ricorda qualcun altro…

EUROPA: IL PROBLEMA E’ CULTURALE

Riflettevo sul  fatto che alla fine, ancora più che economico o politico, il problema europeo è culturale: l’Unione Europea è stata costruita con una mancanza di cultura abissale. Pensate alla democrazia e alla filosofia greche, al diritto romano, alla cultura delle comunità monastiche medievali, all’Umanesimo fiorentino, all’Illuminismo francese e al Romanticismo tedesco; pensare alla cultura come sapere scientifico, da Euclide alla Rivoluzione Industriale, passando per Leonardo, Galileo, etc… estendiamo il concetto perfino alla ‘cultura sportiva’: le Olimpiadi, antiche e moderne, sono ‘roba nostra’… e non parliamo poi dello sconfinato patrimonio artistico… Ora, chiediamoci: che ruolo ha avuto tutto questo nella costruzione delle istituzioni europee? Nessuno, per usare un eufemismo; un ca**o di niente, per ricorrere ad un’espressione più greve, ma calzante.

Nella creazione dell’Europa ‘unita’, la cultura è stata sistematicamente lasciata fuori dalla porta: non parlo solo degli ultimi vent’anni, da Maastricht alla creazione dell’euro; sia la CEE (Comunità Economica Europea), sia la sua precorritrice CECA (Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio) nascono con una preponderante – se non esclusiva – vocazione ‘economica’; ad unire l’Europa, sono stati dunque, fin dall’inizio, solo i soldi: con tutto il patrimonio culturale che abbiamo, non si è trovato nulla di meglio se non costruire le ‘istituzioni europee’ sul denaro, sul frega – frega delle banche, su un sistema economico, specie dopo il crollo del comunismo, sempre più basato sul benessere di pochi contrapposto al disagio dei tanti:  e dunque, ora ci meravigliamo pure se in Europa sfondano i movimenti contro l’Europa… ma di grazia, ma si può pensare che una creazione come l’UE possa reggersi solo sull’economia?

Pensiamo agli Stati Uniti: si sono costruiti un ‘patrimonio culturale condiviso’, basato su ‘miti’ come quello dei Padri Pellegrini o della ‘Frontiera’: pensiamo a come quest’ultimo abbia continuato a tornare nella politica americana, a come Kennedy lo usò per coinvolgere la nazione nella corsa allo spazio, a come  abbia intriso anche la cultura popolare americana, dal cinema western allo ‘spazio, ultima frontiera’, di Star Trek.

Cosa è stato fatto di analogo, in Europa? Nulla, e quel poco che c’era è stato spazzato via: prima dell’Euro, la CEE usava una sorta di ‘valuta virtuale’, l’Ecu, ovvero lo ‘scudo’, che nel nome conteneva in un certo senso il retaggio dei secoli passati… quando si è arrivati alla moneta unica ‘reale’, si è buttato l’Ecu alle ortiche preferendo l’Euro, un nome asettico che non vuole dire nulla; non si è nemmeno avuto il coraggio di usare monete con effigi comuni a tutti, preferendo cambiare di volta in volta a seconda della Nazione (con conseguenze a volte ridicole: vorrei capire quanti in Italia, mettendosi una mano in tasca  e prendendo una moneta da 20 centesimi, sanno il titolo dell’opera e dell’autore… per la precisione:  ‘Forme uniche nella continuità dello spazio’, Umberto Boccioni).

Gli Stati Uniti hanno costruito almeno in parte ex novo il proprio patrimonio culturale, prendendo ovviamente le mosse da quelli dei vari popoli che si sono fusi nel cosiddetto ‘melting pot’… In Europa, nulla del genere: si sarebbe potuto e si sarebbe DOVUTO, costruire fin dal secondo dopoguerra un’identità finalmente condivisa, facendo capire che in fondo Euclide, Leonardo da Vinci, Voltaire e  Goethe fanno parte di un patrimonio unico e condiviso… non lo si è fatto, e il risultato, per dirne una, è aver permesso che  una nazione arrogante  e tracotante come la Germania trattasse come una pezza da piedi la Grecia, culla della democrazia e della filosofia. Insomma, per costruire così male una ‘comunità europea’ bisogna proprio essere stati dei deficienti, altro che sbandierare  De Gasperi, Schuman Adenauer, via via fino a  Koll, Mitterand, Prodi e via discorrendo… saranno pure i ‘padri fondatori’ e i loro illustri successori, ma hanno dimostrato di non aver capito nulla, o peggio, sapevano benissimo quali danni stavano provocando, ma se ne sono fregati volutamente… e oggi ci ritroviamo a dipingere come un mezzo eroe Draghi, un banchiere che probabilmente fa parte di coloro che ignorano quale opera sia raffigurata sui 20 centesimi italiani…

La cosa peggiore, è che si continua a parlare di politica europea  e di economia europea, e si continua a lasciare fuori da ogni riflessione la cultura europea: di questo passo, tanti auguri: magari i banchieri e gli industriali continueranno a fare soldi e i politici ad accumulare potere, ma una vera ‘Unione Europea’ non l’avremo mai.

SACCOMANI E CAMUSSO: DIO LI FA E POI LI ACCOPPIA

La domanda è sempre la solita, che poi nel caso dei cittadini italiani si tramuta in: ma scherzano o ci prendono per scemi sul serio? Ammetto, colpa mia: per un attimo ci ero cascato, ci avevo sperato: di fronte all’emendamento congiunto PD – PDL sull’elevamento della no-tax area a 12.000 euro, un brivido mi è corso lungo la schiena: stai a vedere che – per una volta – non dovrò passare il prossimo anno a fare i conti col bilancino sui soldi da mettere da parte per pagare le tasse… poi, ovviamente, tutto rientrato, non sia mai… ovviamente si trattava di una ‘sparata’ congiunta di PD e PDL per lisciarsi le penne e dire: “Vedete? Noi pensiamo a voi…” probabilmente già prevedendo il diniego opposto da ‘sua maestà’ Saccomanni, l’ennesimo bocconiano a cui è stato permesso di gestire i cordoni della borsa (tra parentesi mi chiedo se in Italia ci sia una legge che obblighi il Ministro dell’Economia a venire, od essere passato, per la Bocconi, come se quell’università fosse il ‘sancta sanctorum’ dell’economia italiana: a me pare che negli ultimi anni i ‘bocconiani’ finiti al Governo abbiano dimostrato di non capirci un ca**o… sarà…).  Il signor Saccomanni ha dunque detto ‘no’: col solito, fantasioso, volo pindarico, ha snocciolato il solito motivo specioso e banale: non ci sono le coperture… Peccato che, con una spesa pubblica di 800 miliardi di euro, le coperture si potrebbero e si dovrebbero trovare… forse però l’operazione costa troppa fatica, troppo lavoro intellettuale e allora si preferisce dire di no a prescindere. Ricordo sommessamente che il Governo che dice ‘no’ all’elevamento della no-tax area è lo stesso che non ha avuto alcun problema a portare le multe ai concessionari delle slot ‘infingardi’ da 2,5 miliardi a 600 milioni di euro… ergo,  devo pensare che a questo Governo stiano più a cuore le sorti di coloro che sfruttano il gioco d’azzardo,  incoraggiando le ludopatie, rispetto a quelle di coloro che hanno un reddito che a malapena raggiunge i 1.000 euro al mese.  Non bastasse Saccomanni, ci si è messa pure l’ineffabile Segretaria Generale della C.G.I.L., la sig.ra Susanna Camusso, la quale ha bocciato l’idea opponendo una motivazione che ha del kafkiano: secondo la suddetta, elevare la no-tax area incoraggerebbe l’evasione. Ora. Sono anni che ci viene detto, e lo ha ammesso anche Befera, il capo dell’Agenzia delle Entrate, che in Italia si evade il fisco soprattutto perché le tasse sono troppo alte, o almeno vengono percepite come tali. Ebbene, adesso la Camusso improvvisamente ci ‘illumina’, dicendo sostanzialmente  che non è così  e che tutti quelli che dichiarano 1.000 euro al mese sono potenziali evasori… Letta questa presa di posizione, mi sono venute in mente un paio di cose su Susanna Camusso… su Wikipedia (che concordo, non è la Bibbia, ma una sua attendibilità credo ce l’abbia) leggo che Susanna Camusso all’università ha studiato archeologia, senza nemmeno laurearsi. No, dico, rendiamoci conto: il capo del più grande sindacato d’Italia (qualunque cosa significhi, dato che ormai anche i sindacati sono centri di potere la cui attività è quasi del tutto autoreferenziale),  ha studiato archeologia e non s’è manco laureata!!!! Insomma, detto in due parole:  se Susanna Camusso può fare il Segretario Generale della C.G.I.L., allora io posso andare a dirigere gli scavi ai Fori Romani…

QUALCHE CONSIDERAZIONE SULLE TASSE IN ITALIA

Come tanti altri temi, anche quello delle tasse in Italia è spesso mal posto, volutamente, tra l’altro… come ho scritto altre volte, l’onestà intellettuale non appartiene alla classe politica italiana ed è forse merce rara tra gli stessi italiani, ma in fondo probabilmente lo stesso discorso è valido anche altrove… Si dice spesso che ‘in Italia si pagano troppe tasse’… Non si spiega mai ‘troppe’ rispetto a cosa: in genere si intende ‘troppe rispetto al reddito’, ed è vero: in Italia una bella percentuale del reddito delle persone viene assorbito dalle tasse, il reddito disponibile diminuisce, i consumi si contraggono, la raccolta fiscale si riduce e di conseguenza si devono innalzare ulteriormente le tasse: è un circolo vizioso nel quale sono caduti sia il Governo Monti, sia, temo, anche il Governo Letta.

Tuttavia il problema è un altro: le tasse devono essere paragonate non tanto al reddito disponibile, quanto ai servizi che si ricevono in cambio, e questo lo dicono in pochi… Quando Padoa Schioppa disse: ‘pagare le tasse è bellissimo’, usò un’espressione infelice per esprimere un concetto giustissimo: pagare le tasse significa contribuire  a rendere disponibili quei ‘servizi’ cui i singoli cittadini, specie i meno abbienti, difficilmente, potrebbero accedere. Il problema nasce quando il ‘cittadino comune’, comincia a notare che le tasse pagate non producono servizi efficienti, o peggio vengono usate per ‘fare altro’; e in Italia, purtroppo, il nodo è proprio questo. Abbiamo una tassazione da Paese scandinavo con servizi da Terzo Mondo… escludiamo il sistema sanitario, che tutto sommato funziona; ma il resto? Diamo ogni anno badilate di soldi ai Comuni, e in cambio (almeno a Roma), otteniamo marciapiedi sporchi, strade piene di buche, asili nido inaccessibili, mezzi pubblici che passano ‘quando gli va’, e che in genere sono strapieni; non parliamo poi del trasporto pubblico per i pendolari… Aggiungerei un dato poco considerato: i cittadini romani sono costretti a ‘farla’ prima di uscire di casa, perché questa città è perlopiù priva di ‘bagni pubblici’: nella città dove sono stati inventati i ‘vespasiani’, se a uno gli ‘scappa’, deve tenersela, o magari pagare una consumazione al bar per poter usufruire del bagno… Temi ‘locali’, ma che si ripetono spesso su tutto il territorio e diventano nazionali;  e passiamo al nazionale: il sistema sanitario nazionale funziona, ma lascia scoperte grandi fasce di persone ‘svantaggiate’… pensiamo solo a chi è colpito dalle cosiddette malattie ‘rare’ o fortemente invalidanti come la SLA… Spesso chi ha un malato, o semplicemente un anziano fortemente invalidato a casa, deve arrangiarsi… Parliamo delle pensioni: a fronte di persone che devono cavarsela con 300 euro al mese, c’è chi di euro al mese ne becca 30.000 e passa, magari solo per aver occupato una scrivania; parliamo degli ammortizzatori sociali: se perdi il lavoro, meglio che accendi un cero… se il lavoro lo cerchi la prima volta, mettiti l’anima in pace perché lo Stato non ti aiuterà mai… Guardiamo il prelievo fiscale in Italia, guardiamo i Paesi dove il prelievo è analogo,confrontiamo la qualità dei servizi.. e poi traiamo le conclusioni.

C’è da stupirsi se poi gli italiani odiano il fisco e se vanno appresso al primo che gli promette di ridurre le tasse, non importa quali siano le conseguenze? Non credo… io stesso (che poi a ben vedere non sto messo ‘così male’), mi sto convincendo che al prossimo giro voterò per chiunque mi prometterà una riduzione fiscale… anche perché, diciamocela tutta, è vero che l’importante è mettere insieme pranzo e cena e avere un tetto, ma un’economia avanzata vive e dà lavoro anche coi consumi culturali (musei, cinema, librerie) o ricreativi (ristoranti, vacanze): un’economia ridotta alla sussistenza dall’austerity non va da nessuna parte.

Si dice che in Italia il problema è l’evasione: mah… oddio, è vero che in Italia si evadono le tasse, anche se a ben vedere la situazione sta peggiorando, perché all’evasione dei ‘furbi’ si aggiunge quella ‘per necessità’; è vero che forse in Italia c’è poco ‘senso dello Stato’, retaggio di un Paese che ha nel Comune la sua unità amministrativa storica, ma allora la soluzione è decentrare il più possibile la tassazione: del resto, più la tassazione viene gestita a livello territoriale, più è possibile individuare l’evasione… Negli ultimi anni invece il Governo centrale ha cominciato a tenere per se quote crescenti delle tasse destinate agli enti locali (leggi: IMU), i quali naturalmente invece di ridurre le spese, hanno pensato bene di aumentare le tasse locali, via più semplice e comoda… E’ vero che in Italia si evade tanto, ma riuscire a ricondurre quell’evasione nella legalità è difficile e complicato: spesso si pensa all’evasore medio come uno che semplicemente non compila l’UNICO o ignora le scadenze… In realtà, le cose stanno diversamente: l’evasore tipico è una persona che gode degli strumenti legali e finanziari per poter frodare il fisco, che magari intesta case, barche e quant’altro a società con sede nei paradisi fiscali… valli a cercà, buona fortuna; certo che se poi gli evasori li trovi, ma gli fai lo sconto, come ha fatto il Governo Letta nel caso dei gestori fraudolenti delle slot machine, riducendo la multa da 2,5 miliardi a 600 milioni di euro, viene da chiedersi se poi quella di combattere l’evasione si una volontà reale o solo uno slogan…

L’unica strada percorribile è quella di rivedere la spesa pubblica: si dice che 800 miliardi sono troppi, ma il problema è che non sono troppi, semplicemente, sono mal spesi: basterebbe mantenere la stessa spesa pubblica spostando le risorse, a cominciare dalle pensioni minime, dai fondi per la non autosufficienza e da un ‘reddito di cittadinanza’ attentamente modulato… C’è la volontà politica di farlo? No. La spesa pubblica italiana è alta perché la gestione delle risorse pubbliche è uno straordinario strumento di potere politico. Attraverso la spesa pubblica si possono ‘premiare’ gli amici e ‘punire’ i nemici, dare soldi a chi ti ha sostenuto in campagna elettorale e toglierli a chi ti si è schierato contro. Non parliamo poi delle ‘società partecipate’ degli enti locali, ‘mostri giuridici’ , doppioni delle amministrazioni locali, creati solo per dare poltrone a parenti e amici.Non parliamo delle società che gestiscono i servizi locali, anch’esse usate per dare lavoro a parenti e amici. Non parliamo della spesa dei partiti a livello locale (la cronaca ci dice che le ruberie sono lungi dall’essere finite, come dimostrano i recenti casi di Emilia Romagna e Liguria). Non parliamo dei soldi usati per garantire la sopravvivenza a giornali che non legge nessuno… Sono tutti esempi di spesa pubblica improduttiva e  ‘politica’. Poi magari riduciamo i posti negli asili, perché ‘non ci sono i soldi’.

C’è da meravigliarsi, dunque, se in Italia la gente ha poco senso dello Stato e odia il fisco, sentendolo come ‘vessatorio’? La colpa non è dello stereotipo dell’italiano ‘furbetto’… gli italiani ‘onesti’, ‘furbetti’ lo diventano per autodifesa, fermo restando che la stragrande maggioranza dei cittadini, lavoratori dipendenti e pensionati, le tasse non le potrebbero evadere manco volendo… e allora giù, a fare i conti ogni anno col bilancino, mentre lo Stato dà soldi a giornali che non arrivano mai in edicola, condona le multe sulle slot machine illegali e si permette il lusso di spendere soldi per caccia militari che resteranno ad arrugginire negli hangar…