Archive for dicembre 2019

FUMETTAZIONI 6.19

Brevi (più o meno) recensioni di letture disegnate…

 

SPACE CLUSTERS
Comincia come un ordinario inseguimento poliziotta – criminale, finisce come uno psichedelico scontro tra entità semidivine: una storia ripescata dal passato dimenticato della DC Comics, firmata da Arthur Byron Cover e Alex Nino.
Voto: 7

 

THE SURVIVOR
Sci-Fi erotico firmato dal francese Paul Gillon: Audra sopravvive a una guerra apocalittica, apparentemente unica sopravvissuta in un mondo popolato da soli robot, con uno dei quali instaurerà un rapporto per ‘diletto’, salvo venirne schiavizzata.
Seguiranno varie vicissitudini, tra cui un incontro insperato, la nascita di un figlio e addirittura un viaggio spaziale, prima di tornare punto e a capo, con un finale dai tratti lisergici…
Voto: 6,5

 

BATMAN / PHANTOM STRANGER
Il Cavaliere Oscuro incontra uno dei personaggi ‘mistici’ dell’universo DC in un’indagine che li porterà a rivivere il destino della perduta civiltà di Lemuria e il suo messaggio finale agli uomini di tutte le epoche.
Scrive Alan Grant, disegna Arthur Ransom.
Voto: 6

 

THE WALKING DEAD 62
Mentre ad Alexandria la vita scorre più o meno regolarmente, il gruppo in missione nel Commonwealth comincia scoprire i lati meno piacevoli di questo apparente ripristino della ‘civiltà’.
Una delle rare volte in cui non si raggiunge la sufficienza, con i due numeri originari americani troppo interlocutorii, accenni alle trame in arrivo apparentemente molto ‘telefonati’.
Voto: 5,5

 

RED MASS FOR MARS
Un gruppo di eroi alle prese con l’ultima grande battaglia contro un esercito di alieni invasori.
Mars è il più potente tra di loro, un ‘Superman’ immortale che ha cercato di guidare il genere umano verso un domani migliore, fallendo più volte.
La minaccia dell’estinzione porterà a tutti una nuova visione.
Jonathan Hickman si mostra più a suo agio con personaggi propri, che non quando mette le mani su certe ‘icone’ (Fantastici 4, Vendicatori), stravolgendone l’identità pur di imporre le proprie idee; lo affianca ai disegni il più che discreto Ryan Bodenheim.
Voto: 7

 

INVINCIBLE 71
Il tanto atteso scontro finale occupa quasi 20 pagine, ambientato nel cuore del sole, dove Mark Grayson e Thragg se le danno di santa ragione, per l’ultima volta. Il finale è prevedibile, ma non scontato, visto che mancano ancora quattro storie alla fine.
Voto: 7
In appendice si avvicina il momento della verità anche per Tech-Jacket.
Voto: 6

 

TRANSHUMAN
Sorta di ‘documentario su carta’ in cui ci viene narrata la lotta di due grandi corporation, una dedita alla genetica, l’altra alle protesi avanzate, per far compiere all’umanità il balzo verso il prossimo stadio dell’evoluzione.. ma quando c’è di mezzo il profitto, qualcosa prima o poi va storto.
Storia sfiziosa e finale inquietante, che omaggia una famosa saga degli anni ’70, scritta da un Jonathan Hickman in buona forma e disegnata da JM Ringuet (non memorabile).
Voto: 7

 

SIGNAL TO NOISE
Gli ultimi giorni di un regista, al lavoro per completare l’ultimo film, mentre la fine si avvicina.
Un flusso ininterrotto di pensieri e ricordi firmato da Neil Gaiman, accompagnato dalle immagini, tra disegno, collage e grafica, di Dave McKean.
Voto: 8

 

SUPERMAN – BLOOD OF MY ANCESTORS
Storiella di stampo fantasy – biblico in cui il nostro assiste in sogno alle gesta del capostipite della sua casata, tra il classico peccato di arroganza e l’inevitabile sacrificio finale.
Tutto molto prescindibile, se non fosse che un rodato mestierante come Alan Grant è affiancato da due giganti come Gil Kane e John Buscema.
Voto: 6.5

 

BATMAN – DETECTIVE N°27
Stavolta, niente Batman, ma solo Bruce Wayne, 27° di una serie di detective dalle doti eccezionali impegnati – siamo negli anni ’30 – a impedire un complotto ordito fin dai tempi di Lincoln, con un bel colpo di scena finale.
Un ‘Elseworld’ (storia immaginaria) tra i più riusciti, opera Michael Uslan, Peter Snejberg e Lou Loughridge, non nomi di primissimo piano, ma capaci di realizzare una storia fuori dal comune.
Voto: 8

 

PAX ROMANA
Mandato indietro nel tempo dal Vaticano per garantire l’eterno dominio della religione cattolica, un gruppo di soldati devia dall’obbiettivo per favorire l’imperituro sviluppo dell’intero genere umano.
Le intenzioni sono lodevoli, ma i problemi sono dietro l’angolo, anche per chi possiede mezzi e conoscenze in anticipo di secoli.
Una sfiziosa storia per chi ama i viaggi nel tempo, scritta (benissimo) e disegnata (malino) da Jonathan Hickman.
Voto: 7

 

SPACEMAN
Un ex astronauta salva in modo più o meno casuale una bambina, ‘stella’ dei reality da un rapimento, ma la ricompensa fa gola a molti e il salvataggio si trasforma nella fuga da una banda di criminali, mentre la vicenda stessa di trasforma in un evento televisivo.
Dirigono il tutto Brian Azzarello ed Eduardo Risso, già autori di “100 Bullets”, uno dei ‘fumetti da ricordare’ degli ultimi 20 anni.
Voto: 7

 

THE WALKING DEAD 63
Ricordando che la numerazione fa riferimento a quella del ‘tascabile’ da edicola italiano, assistiamo all’incontro tra la Governatrice del ‘Commonwealth’, esperimento (in buona parte apparentemente riuscito) di ‘società post-apocalittica’ ricostruita a esatta immagine della precedente (differenze sociali incluse) e il protagonista storico Rick, fautore di un modello di ‘eguaglianza’ che cerchi di evitare gli errori del passato: due concezioni antitetiche che sembrerebbero destinate a confliggere, ma sappiamo bene che Robert Kirckman ci ha abituato a sviluppi non scontati…
Voto: 6,5

PLAYLIST 5 / 2019

Periodica selezione di brani tratti ai dischi recensiti sul blog.

 

Plastic Bottle    Artura

Adunpasso    Belzeboss

Saprai farti valere    Leandro

L’Astronauta   Latleta

Blinding White Monêtre

Boxes   Alephant

Easy Ell3

BELZEBOSS, “L’ORA DELL’ACQUARIO” (NEW MODEL LABEL)

Un disco inquieto, con pochi filtri, denso di rabbia, dolore a tratti, malanimo contro la superficialità dilagante.

Lo propone Paolo Capetta, piemontese, qui aiutato da un manipolo di compagni di strada, tra cui Daniela Bonifacio all’accompagnamento vocale e Servio Bona alla viola, ma soprattutto Alberto Nemo, che oltre a contribuire con la ‘quota elettronica’, offre il suo contributo produttivo, e si sente, con una ricorrente ‘grana oscura’ che trova una certa ‘comunanza di intenti’ col mood emotivo del disco.

Non che poi i nove brani di “L’Ora dell’Acquario” siano così ‘oscuri’, o ‘dimessi’, vivendo anzi su una certa vitalità, a tratti aggressivi, come del resto ci si può aspettare da un lavoro di emozioni forti.

Certo, c’è molto blues, assieme a rock a cavallo tra toni ‘hard’, psichedelia, riminiscenze new wave. Domina la voce di Belzeboss / Capeta: stentorea, a tratti debordante, nel narrare di piccole / grandi nevrosi quotidiane.

Un disco che per questo forse non può avere mezze misure: piacere molto o per nulla, come tutti i lavori dalla personalità straripante.

ARTURA, “MASSIVE SCRATCH SCENARIO” (MATTEITE / NEW MODEL LABEL)

Secondo lavoro per il progetto portato avanti da Matteo Dainese (alias ‘Il Cane’), qui affiancato da Tommaso Casasola e Cristiano Deison.

Come il precedente, “Drone”, anche in questo caso il titolo preannuncia il filo conduttore del disco: lo ‘scratching’ come frammentazione, un andamento a ‘strappi’, brani che anche quando trovano un’apparente ‘linearitá’ riportano sempre qualche elemento che spezza il ritmo.

Linearità peraltro poco frequente, in composizioni – 10 – perennemente spezzettate, dall’andamento sincopato; oltre, ovviamente, alla ricorrente tecnica dello ‘scratch’, ampio uso di tastiere, anche ‘vintage’, e di strumenti più o meno ‘canonici’, tra chitarra, basso e ukulele; la componente vocale atomizzata in un nugolo di campionamenti plurilingue.

Sperimentale, ma non ‘respingente’: affascinante.

LATLETA, “MIRAGGI” (LABELLASCHEGGIA / LIBELLULA MUSIC)

‘Latleta’ perché i tempi non sono esattamente facili e bisogna avere forza e resistenza; disciplina, anche, nel ‘fare musica’, attività che può dare molto a patto di dare molto, se si può passare il gioco di parole.

Latleta è il nuovo progetto di Claudio Cosimato, già ‘Vittorio Cane’; i ‘Miraggi’ sono oggetti, obbiettivi, relazioni del quotidiano, che magari si rivelano effimeri e a guardarci attraverso rivelano ‘altro’.

Forse non è un caso che, al di là della passione conclamata per synth, tastiere e quant’altro a cavallo dei ’70 e degli ’80, si siano scelte sonorità molto legate a quel periodo, giudicato spesso il trionfo dell’effimero del pop elettronico.

C’è un che di dissonante, in questi dieci pezzi che abbinano sonorità da successo estivo a testi che guardano con aria disincantata ciò che ‘gira intorno’, con toni sommessi, a tratti addirittura quasi annoiati (qua e là si avverte qualche somiglianza con Daniele Silvestri).

Una vaga, costante, sensazione di straniamento che può affascinare.

MONÊTRE, “MONÊTRE” (LIBELLULA MUSIC)

Quintetto con base a La Spezia, i cui elementi vantano già altre esperienze alle spalle (il chitarrista Mauro Costagli ad esempio suonava nei Lo-Fi Sucks!).

Nati dapprima come un trio strumentale, ampliatisi poi a quartetto, per trovare infine anche una ‘dimensione vocale’, grazie all’arrivo di Federica Tassano.

Obbiettivo dichiarato della band in questo esordio è quello di ripercorrere certi sentieri sonori a cavallo dell’inizio degli anni 2000, al cosiddetto ‘post rock’, alle soluzioni sonore di band come Tortoise, Karate e tante altre, magari con un maggiore sguardo verso un indie – pop non troppo ammiccante.

Il risultato sono dieci pezzi dominati dal costante dialogare delle due chitarre che disegnano trame sonore spesso accidentate, non lineari, caracollanti, che a tratti si fanno dissonanti e talvolta flirtano col noise, trovando sull’altro piatto della bilancia la dolcezza, a tratti una tenerezza quasi infantile, della voce di Federica, con un finale che rievoca i Sigur Rós, con la sua lingua ‘inventata’ e le atmosfere rarefatte.

Brani per lo più intimisti, riflessioni su di sé e sulle relazioni interpersonali, un omaggio a chi non c’è più, una parentesi dedicata a chi muore cercando di attraversare il mare

Un disco avvolgente, a tratti emotivamente intenso.

ALEPHANT, “WHOLE” (LIBELLULA MUSIC)

“Whole”, ossia ‘completo’, ‘intero’: una condizione di compiutezza che spesso è arduo anche solo iniziare a cercare, se questo vuol dire abbandonare la certezza e la sicurezza di contesti apparentemente ‘accomodanti’, sotto il profilo sentimentale, lavorativo, esistenziale.

Gli Alephant nascono dalla collaborazione dei fratelli Pierandrea ed Enrico Palumbo col batterista Marco Ferro, tutti con varie esperienze alle spalle tra pop punk e metal, fino a una comparsata sanremese.

Percorsi di vita che hanno portato i due fratelli dalla natia Torino l’uno in Francia, l’altro in California, facendo di “Whole” il frutto di una collaborazione a distanza.

I 10 brani che ne escono devono un qualcosa a un certo filone semiacustico del rock-folk statunitense degli ultimi 10 – 15 anni, a gruppi come The National o Lambchop, con momenti più movimentati che possono ricordare alla lontana i Kings of Leon.

“Whole” ha dalla sua questo respiro internazionale, l’essere il prodotto di musicisti rodato che sanno quello che vogliono e come ottenerli. Un disco solido, dalla forte coerenza interna, privo di cali di tono o di riempitivi. Non mancano certe suggestioni ‘lisergiche’ o l’evocazione dei ‘grandi spazi’, come se proprio certi panorami sterminati e le loro infinite possibilità fossero il luogo d’elezione per raggiungere la propria completezza, evadere da troppe gabbie (magari autoimposte), chiudere i ‘conti in sospeso’; un percorso non facile, tratti doloroso (come nel caso di rotture sentimentali), lungo il quale si rischia anche di perdersi, sporgendosi sull’abisso, prima di raggiungere la meta finale.

ELL3, “LOTUS EP” (AUTOPRODOTTO)

Secondo lavoro da studio perEll3, al secolo Flaminia Gallo, prodotto dal dj e producer Dave (Davide Zaniero).

Cinque i pezzi, nei quali la voce della cantautrice risalta su tappeti e sfondi elettronici, ora volti all’ambient, talvolta con qualche ‘crepitio’ e rumorismi appena accennati, ora più inclini a scenari dancefloor, mantenendo sempre un che di onirico, di evanescente.

Ell3 canta di storie d’amore finite e della fatica di ricominciare, delle opportunità di guardare le cose con uno sguardo diverso, o semplicemente si perde nei suoi pensieri, fino alla dedica conclusiva alla madre.

L’interpretazione, talvolta sottilmente malinconica, affascina e tratti seduce, trovando nei suoni un efficace accompagnamento.