Posts Tagged ‘punk’

LO-FI POETRY, “LA MIA BAND” (NEW MODEL LABEL)

Secondo lavoro per i veneti Lo-Fi Poetry: dopo il primo omonimo EP, un nuovo pugno di brani – cinque – all’insegna di un’ampia gamma di riferimenti: da certo rock alternativo (potrebbero venire in mente i Placebo) a una furiosa ruvidità grunge / punk, da sonorità più genericamente ‘indie’ a loop elettronici.

Il gioco delle ascendenze e delle definizioni è facile ed è lo stesso quartetto a scherzarci su, fin dal titolo e dalla title track di apertura, mentre gli altri pezzi vanno a comporre il classico ‘ritratto generazionale’ a base di ‘rivendicazioni’ (“Meglio soli che in mezzo ai ricchi”, è il grido ripetuto del brano di chiusura), momenti ‘sentimentali’ e una parentesi vagamente delirante.

Il risultato, abbastanza eterogeneo, alla fine soddisfa; l’inserimento episodico di piano e contrabbasso offre qualche arricchimento sonoro, il cantato che tende al parlato rimanda inevitabilmente a Massimo Volume od Offlaga Disco Pax, ma mantiene comunque una certa originalità; la presenza di un’ospite femminile – Rozalda – al microfono di ‘Gli umori di te’, il brano più ‘aggressivo’ del disco, è un’efficace variazione,

Un lavoro che si lascia ascoltare, lasciando a un eventuale più ‘corposo’ seguito un’idea più compiuta.

 

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PROFUSIONE, “METABOLIZZARE” (SEAHORSE RECORDINGS)

Vent’anni di attività, una manciata di demo, un disco sulla lunga distanza e, ora, un nuovo EP a segnare – forse – l’avvio di una nuova fase.

I romani Profusione offrono all’ascolto sei brani, tra cui uno strumentale con inserti di ‘spoken word’ posto in chiusura e una cover (abbastanza ‘anonima’) di ‘L’importante è finire’, portata al successo da Mina (non la prima volta che viene riproposto da una band ‘alternativa’).

Il gruppo capitolino si inserisce nell’ormai copioso filone del rock ‘alternativo’ che dai primi anni ’90 ha seguito le sorti di quanto avveniva oltreoceano, tra grunge e derivazioni assortite, ascendenze vagamente punk e hardcore, ruvidità che sfiorano, senza oltrepassarli, i confini del ‘rumorismo’, suggestioni stoner.

Testi (in italiano) che tra rabbia e rimpianto appaiono riferiti soprattutto a travagli sentimentali; fa eccezione ‘Fottuti e felici’, critica verso un certo atteggiamento di ‘apatia esistenziale’ che nell’attesa di ‘tempi migliori’ vede la vita passare…

Un lavoro giocato più sulla grinta e l’impatto che sull’originalità, ma in questo caso attitudine e corposità di suoni possono (forse) bastare.

SPAGHETTI WRESTLERS – EP (VINA RECORDS)

Vabbè: visto il nome, la copertina con un tizio con la maschera di un gallo calcata in testa e i ‘nomi di battaglia’ dei protagonisti – John Doe, Al Purun e Super Nacho – non ci si può aspettare di certo uno di quei dischi di cantautorato ‘depressivo’ oggi tanto di moda…

Lo ‘scherzo’ continua con l’intro, tratto dal film “Nacho Libre” con Jack Black, ma poi si comincia a fare – più o meno – sul serio: con cinque pezzi al fulmicotone, all’insegna di un garage che guarda alla tradizione ma anche alle rivisitazioni più o meno recenti e di un punk rock analogamente sospeso tra vecchia e nuova scuola (vedi alle voci: Green Day, Offspring et similia), qualche spora ‘southern’.

Chitarre sferraglianti, sezione ritmica ‘quadrata’, cantato sguaiato ma non troppo, qualche coretto ‘anthemico’…

Gli Spaghetti Wrestlers (dietro ai quali si nascondono due componenti degli Invers e uno dei fondatori della Vina Records), danno insomma l’idea di uno di quei progetti nati in modo quasi estemporaneo, magari con nemmeno troppo impegno e una buona dose di ‘cazzeggio’, ma nel corso del quale ci si è accorto di poter fare le cose ‘sul serio’ e alla fine il tutto risulta un ascolto troppo breve.

MEGANOIDI, “DELIRIO EXPERIENCE” (AUTOPRODOTTO – LIBELLULA MUSIC)

Sembra ieri, che si saltellava con ‘Supereroi contro la Municipale’, e invece sono passati vent’anni.

I Meganoidi celebrano l’anniversario con il loro sesto disco sulla lunga distanza, che porta con sé tutte le tipiche considerazioni sul tempo che passa, la maturità raggiunta e via dicendo.

Temi che la band genovese affronta più o meno direttamente lungo i dieci pezzi di “Delirio Experience”: si fanno i conti col passato, ma senza nostalgie, ci si ritrova ‘maturi’ senza che questo voglia dire rinunciare a vivere il ‘presente’ in maniera ‘attiva’, senza farsene travolgere, ma cercando di tenere salde le redini della propria vita.

Una maturità che appare essere anche e soprattutto sentimentale: in due episodi si parla di paternità, mentre in ‘Gocce’ le lacrime di gioia diventano metafora della necessità di esternare i propri sentimenti.

Non si rinuncia a qualche parentesi più ‘cazzeggiona’, in un disco che Luca Guercio e Davide Di Muzio hanno voluto essere immediato, non eccessivamente ‘lavorato’ per conservare un contatto emotivo diretto con l’ascoltatore.

Un rock memore dell’impronta punk-ska degli inizi, magari corretto con elementi pop, ma senza ammiccamenti, per un lavoro cui partecipa, tra gli altri, Francesco La Rosa, ex batterista del gruppo.

Un efficace festeggiamento dei vent’anni di attività, cercando di rimanere fedeli a sé stessi, ma senza fingere che il tempo non sia passato.

JOE D. PALMA, “GENERAZIONE BRUCALIFFO” (LA CLINICA DISCHI / LIBELLULA MUSIC)

Un EP di cinque pezzi è il biglietto da visita di giovane trio padovano, che formatosi poco più di un anno fa ha subito avviato un’intensa attività live, raggiungendo velocemente il traguardo della prima prova discografica.

La ‘generazione Brucaliffo’ è quella dei ventenni – ma anche qualcosa di più – di oggi, che vivono la loro quotidianità tra studi portati avanti forse senza troppa convinzione, lavori saltuari, vicendende sentimentali proverbialmente non tutte ‘rose e fiori’, sullo sfondo di una provincia la cui mentalità può risultare spesso limitante: cinque pezzi che parlano di sogni, aspirazioni e chiacchiere ‘da bar’ prima di andare a sbarcare il lunario consegnando pizze di sera.

Giovani con poche sicurezze, ma senza che le incertezze diventino macigni: in fondo resta sempre lo spazio per un po’ di leggerezza e ironia.

I Joe D. Palma danno al loro progetto la veste musicale di un rock dalle venature a tratti punk: chitarre sferraglianti senza esagerare, un occhio alla gradevolezza pop, qualche spazio maggiormente riflessivo per quello che alla fine è un ‘assaggio’ per una band che, pur dovendo ancora trovare una propria identità stilistica compiuta riesce comunque ad essere efficace grazie alla propria attitudine.

IL COLLE, “DALLA PARTE DELLO SCEMO” (AUTOPRODOTTO / LIBELLULA DISCHI)

“Ci siamo seduti dalla parte del torto, perché tutti gli altri posti erano occupati”, disse una volta Bertold Brecht; ai tempi di Internet e dei social network, in cui torti e ragioni si mescolano in un calderone spesso indistinto, l’unico posto disponibile è quello riservato allo ‘scemo’, a chi si sottrae al ‘dominio della tecnica’ per continuare affidarsi alla passione, all’autenticità e all’immediatezza dei rapporti umani.

Il Colle parte da qui e dalla provincia fiorentina, dove circa cinque anni fa si forma il nucleo di una band che col tempo è diventata quasi una ‘banda’: sette gli elementi che hanno partecipato alla realizzazione del disco d’esordio.
Non che “Dalla parte dello scemo” sia una lavoro di denuncia dei guasti prodotti dall’imperante presenza dei ‘social’ e di Internet, anzi: qui non se ne parla proprio; l’arma migliore, negli undici brani presenti, è proprio ‘parlare d’altro.

Una galleria di personaggi, narrati o che parlano in prima persona, ripresi di fronte all’incertezza del presente e del domani, forse alla mancanza di punti di riferimento, al ‘tirare le somme’ che inevitabilmente conduce al momento del ‘come sono arrivato qui’?; ‘donne fatali della provincia’, i buoni propositi che rimangono sulla carta, ‘Case del Popolo’ che, senza dirlo esplicitamente’, diventano forse l’alternativa concreta al ‘virtuale’; spazi riservati ai sentimenti e una semiseria provocazione dedicata alla droga…

La band toscana si inserisce per sua stessa ammissione nel prolifico filone di certo rock / folk regionale (vedi alle voci: Bandabardò, Ottavo Padiglione), con l’immancabile ombra di Piero Ciampi ad allungarsi nelle retrovie.
Ironia condita di amarezza e un certo sarcasmo, sottotraccia forse la poetica di “Amici Miei”, la vita troppo breve per essere presa troppo sul serio, una risata ad accompagnare le riflessioni più amare e nel contempo un filo di malinconia a circondare i momenti apparentemente più leggeri.

Un disco i cui suoni si mantengono in territori rock / pop, mescolati a influenze folk e ‘popolari’ (fa capolino anche un fisarmonica), parentesi quasi punk e momenti country western.
Un lavoro che convince, per i colori vividi e lo spiccato dinamismo.

FILIPPO DR. PANICO, “TU SEI PAZZA – DE LUXE EDITION” (FRIVOLA RECORDS)

A un annetto di distanza dalla prima uscita, ecco una nuova versione di “Tu sei pazza”, secondo disco da studio di Filippo de Lisa, alias Filippo Dr. Panico.

Riassunto delle puntate precedenti: originario della Basilicata, cresciuto in una famiglia in cui la musica ha sempre avuto ampio spazio, Filippo si trasferisce a Roma, dove lavorando in una pizzeria d’asporto, finisce per consumare in quantità industriali la tipica canzone italiana da radio più o meno commerciale.

Il risultato è una sorta di ibrido, il più delle volte irridente, di quel filone: tra citazioni più o meno esplicite, Ranieri e Cocciante, Carboni e Venditti, Filippo Dr. Panico assembla una decina di brani incendiari e corrosivi, tra chitarre scalcinate e un cantato ‘sboccato’, sia nell’espressione, costantemente sopra le righe, sia nelle parole, che non si risparmiano nemmeno un bel bestemmione di contorno, quando serve… Coadiuvato da un manipolo di sodali a imbracciare gli strumenti, tra i quali si distingue un sassofono capace di dare una più accesa tinta alla colorazione dei brani.

Non una parodia, solo in parte una presa in giro, per quello che finisce per essere una sorta di ‘canzoniere italico alternativo’: i pezzi che girano attorno al consueto tema delle relazioni amorose più o meno felici / improblemate / esasperanti, ma con un’attitudine per nulla incline alla compostezza sonora e interpretativa, preferendo una sguaiata immediatezza.

La versione De Luxe del disco propone cinque brani aggiuntivi: nuove versioni di alcuni pezzi del disco d’esordio e di uno di questo, più un inedito; in aggiunta, un libretto di poesie e aforismi, anch’esso in linea col Dr. Panico – pensiero: poca inclinazione alla correttezza, per riflessioni spesso sarcastiche – e sacrileghe – sul quotidiano, la società, i sentimenti.