Archive for dicembre 2011

BILL SIENKIEWICZ – STRAY TOASTERS

Parlare di Stray Toasters è operazione complicata: è complicato perché mi rendo conto che si tratta di un’opera di nicchia; è complicato perché non è di facilissima reperibilità (per io l’abbia trovato in uno dei punti vendita di una grande catena, di cui non farò il nome); è complicato perché in Italia per quanto ci si provi, presentare un’opera a fumetti (o di narrativa disegnata, o di ‘arte sequenziale’, chiamatela come volete) come un qualcosa da mettere allo stesso livello (e anche oltre) della narrativa ‘scritta’ è compito difficile… Non ne parliamo poi, se l’opera in questione è di un americano che in genere aveva a che fare con i (orrore!!! esclamerà qualcuno) ‘supereroi’.
Bill Sinkievics è stato infatti verso la notorietà dalla Marvel: è per la ‘Casa delle Idee’ che a inizio anni ’80 lavora su Moon Knight (nel quale mostra di aver appreso a menadito la lezione di Neal Adams, l’autore che negli anni ’70 cominciò a ‘rinnovare’ il mito di Batman) ed è per la stessa Marvel che, in seguito, comincerà a effettuare le prime sperimentazioni sui Nuovi Mutanti. Nella seconda metà degli ’80, l’incontro con Frank Miller (autore del Ritorno del Cavaliere oscuro) diede alla luce “Elektra: Assassin”, prima e “Devil: Amore e Guerra” poi: sono due opere considerate i suoi capolavori, sicuramente il suo apice quando si tratta di storie che ruotano attorno a ‘giustizieri in costume’: il tratto di Sienkievics si fa ancora più sperimentale, mostrando i prodromi di ciò che poi culminerà, appunto, in “Stray Toasters”.
“Stray Toasters” non è, dunque, una storia di supereroi, per quanto molti dei personaggi che la animano non avrebbero sfigurato in quel contesto… Gli aggettivi da usare possono essere tanti: onirico, delirante, spiazzante… un detective alcolizzato appena uscito da una clinica psichiatrica; una serial killer di bambini; una psichiatra traumatizzata dalla perdita di un figlio; automi assassini, un bambino con una particolare propensione per gli apparecchi elettrici e altri strani personaggi, tutti legati da relazioni che, come in ogni thriller che si rispetti, risulteranno chiare solo nelle ultime pagine. Una storia che si svolge a scatti, con improvvisi cambi di scena, tra realtà, sogni (incubi),
soliloqui, flussi di coscienza: complicata da seguire in questo suo alternarsi di piani che trova analoghe variazioni dal punto di vista grafico: dalla caricatura all’Espressionismo, dal Surrealismo all’Iperrealismo.
Un turbine grafico che costringe l’attenzione a focalizzarsi su ogni vignetta, alla ricerca del particolare che finisce per essere decisivo ai fini della trama complessiva.
“Stray Toasters” finisce così per essere una di quelle opere che mostrano quali potenzialità possa avere il medium – fumetto nel suo coniugare testi e immagini, in una costante ed appagante stimolazione sensoriale del lettore.
Una lettura non facile, che potrà in certi momenti apparire addirittura confusionaria ai non avvezzi alla narrativa disegnata, o a coloro che sono abituati alla regolarità della scansione delle vignette, ma proprio per questo un’opera che spinge ad ‘andare oltre’.
L’edizione in questione è stata di recente curata dalle Edizioni BD, e rappresenta il ritorno dell’opera in Italia, dopo un primo tentativo avvenuto a inizio anni ’90 da parte dell’allora Comic Art… evidentemente i tempi non erano maturi, anche perché l’opera fu inserita in una rivista a tema prevalentemente supereroistico; ogni, questa nuova edizione in volume rende finalmente giustizia ad un lavoro che non dovrebbe mancare nella libreria di nessun appassionato lettore, di fumetti e non.

R.I.P. GIORGIO BOCCA (1920 – 2011)

Se ne va l’ultimo ‘grande’ della sua generazione, quella di Montanelli e di Brera (andatosene troppo presto). Purtroppo, mi pare che chi è venuto dopo non abbia saputo raccoglierne l’eredità: non a caso, il mondo del  giornalismo degli ultimi trent’anni si è progressivamente asservito alla politica, partendo sempre e comunque da posizioni preconcette;  di nuovi Bocca, Montanelli, Brera, non ne vedo all’orizzonte; certamente è molto più comodo impacchettare l’articoletto per far piacere al referente politico di turno…

BUON NATALE A TUTTI!!!!

Così, semplicemente…

GEORGIA O’KEEFFE

MUSEO FONDAZIONE ROMA, FINO AL 22 GENNAIO 2012

A pensarci è quasi un paradosso. Come minimo, uno dei controsensi della nostra società.
Insomma l’arte si pregia di essere ‘altro’, rispetto alle ‘bassezze’ del quotidiano: qualcosa che si ‘eleva’ dalle nequizie quotidiane, una sorta di ‘isola felice’ per gli amanti delle belle cose… poi vai a vedere e… e alla fine concludi che quello dell’arte è uno dei settori più maschilisti dell’intera società.
Non è solo un discorso ‘storico’, ma anche contemporaneo: chiedete al primo che passa per strada di citarvi il nome di un’artista donna: con una buona approssimazione, 9 persone su dieci faranno scena muta e la rimanente vi citerà la ‘solita’ Artemisia Gentileschi, che beninteso è vissuta tre secoli fa e passa.
Certo, se allarghiamo il concerto di ‘arte’ alla musica e al cinema gli esempi abbondano… sebbene per dirne una, di registe veramente affermate ce ne siano poche (non a caso si è dovuto aspettare il 2010 per vedere un 0scar assegnato a una regista; lo stesso dicasi per quanto concerne le direttrici d’orchestra, ma sto divagando.
Rientriamo nelle ‘arti visive’ e ci accorgiamo della disarmante ‘penuria di genere’ che impera ancora oggi: evidentemente il ‘mondo delle gallerie d’arte’ è ancora molto ‘maschile’, e le cose non vanno meglio quando si tratta di (ri)scoprire artiste magari poco note in passato…
Tutto questo preambolo per dire che andare a vedere la Mostra di Georgia O’Keefe, longevissima (morta nel 1986 alle soglie dei cent’anni) pittrice del Wisconsin, appare quasi un ‘dovere’, una sorta di risarcimento per tutte coloro che negli anni non hanno avuto le stesse possibilità (l’unico altro esempio che mi viene in mente è quello della quasi coeva Tamara de Lempicka, peraltro anche lei protagonista quest’anno di un’esposizione personale al Vittoriano).
La mostra in corso al Museo Fondazione Roma si articola lungo il classico percorso biografico: dagli inizi, interamente dediti all’astrattismo, poi abbandonato in segno di reazione contro una ‘critica benpensante’ che tendeva a cercare ovunque significati nascosti e ‘freudiani’ (ovvero: sessuali), il ritorno a temi naturali, spesso e volentieri floreali (le celebri calle, gli iris, le petrunie), trasfigurati oltre il loro senso ‘materiale’ attraverso l’uso di colori sgargianti, incredibilmente vividi e di lievi deformazioni, fase questa cosa corrispondente al soggiorno newyorkese della O’Keefe e al periodo del suo matrimonio col pittore e gallerista Alfred Stieglits, suo ‘pigmalione’.
Ultima e corposa sezione, quella dedicata alle opere create nel corso della lunga e conclusiva fase di vita, trascorsa nel New Mexico, terra della quale la O’Keeffe subì la fascinazione: ed ecco allora i paesaggi assolati, le ‘mese’, i teschi di cavalli (da lei considerati non come testimonianze di morte ma al contrario segni della vitalità della terra), i quadri che ritraggono la casa dove la O’Keefe abitava… fino alle ultime, grandi opere, ispirate alle visioni sui cieli aperti dal finestrino degli aerei sui cui l’artista viaggiò soprattutto nell’ultima parte della sua vita.
Un percorso e un viaggio affascinante nel mondo della O’Keefe, che colpisce soprattutto per la vividezza e lo splendore dei colori che appaiono una delle cifre caratteristiche delle sue opere, sia che si parli di fiori ritratti in interno, che delle opere dedicati ai grandi spazi, alle pianure, alle colline e alle montagne del New Mexico.
Completano l’esposizione tre sculture (le uniche create dall’artista) dal sapore astratto e due brevi filmati che ripercorrono la carriera della pittrice, oltre che una vasta gamma di foto, ad accompagnare le varie sezioni della mostra.

 

SCARLETT THOMAS – IL NOSTRO TRAGICO UNIVERSO

Pubblicato nel 2010, l’ottavo romanzo di Scarlet Thomas, risulterà in un certo senso spiazzante, rispetto a ciò a cui la scrittrice di Hammersmith aveva abituato i propri lettori.Stavolta, nessuna cospirazione sotterranea come in “PopCo”, nè viaggi in altre dimensioni – come avveniva in “Che fine ha fatto Mr.Y” – né vicende misteriose e paradossali, come ne “L’isola dei segreti”.
Piuttosto, chiuso il libro, sembra che le vicende della protagonista Meg Carpenter siano quasi un pretesto che la Thomas usa per quello che è una sorta di atto d’amore nei confronti della letteratura e, soprattutto, della lettura.
Meg Carpenter si barcamena tra lo scrivere recensioni di improbabili libri di ‘aut-aiuto’ o di scienza ‘alternativa’ (in Giacobbo – style, per intenderci), tirando avanti la solita relazione stantia con il ‘bamboccio mai cresciuto’ da un lato, sognando di coronare la propria storia d’amore per un uomo molto più ‘maturo’ di lei, mentre attorno le si muove una serie di personaggi tutti più o meno legati tra di loro, da rapporti ora esili, ora più profondi.
A turbare questo stato di ‘quotidiana banale insoddisfazione’ interverrà la lettura di un libro (finitole misteriosamente in mano) che con la sua visione particolare del cosmo e del significato della vita darà alla protagonista la spinta necessaria per uscire dal torpore e dare una svolta alla sua vita, fino a un finale più che mai sospeso ed enigmatico.
Un libro spiazzante che, forse, potrà riuscire anche un pò irritante, specie a coloro che con la Thomas non hanno alcuna consuetudine: in realtà, a voler essere duri, “Il nostro tragico universo” narra una vicenda a prima vista banale, con personaggi che ormai ai giorni nostri appaiono un tantino stereotipati (la protagonista insoddisfatta, il compagno indifferente, il potenziale amante maturo), una storia che peraltro si trascina avanti sembrando promettere chissà cosa, che vede snodarsi vicende sullo sfondo che sembrano essere destinate a collidere in un finale fragoroso, ma che in realtà restano lì, finite come cominciate, prive di qualsiasi spiegazione. Il tutto infarcito con una serie di dialoghi senza fine che toccano i più vari aspetti dello scibile umano, dalla filosofia, alla teoria narrativa, passando per… la cura con le erbe.
In effetti, a pensarci, il libro della Thomas sembra avere un intento quasi esclusivamente metaletterario: spesso e volentieri la protagonista del libro si inoltra assieme ai suoi amici in lunghe conversazioni attorno alle ‘storie’, alla loro riconducibilità a un ristretto numero di schemi, e alla possibilità di riuscire a evaderne: e forse il senso di questa storia rappresenta proprio il tentativo esperito dalla stessa Thomas di evadere da questo schematismo, scrivendo un libro che appare una sorta di esercizio di stile: scrivere di una vicenda che in fondo finisce per non andare da nessuna parte.
Un esercizio che sicuramente potrà risultare interessate a chi ama la teoria delle strutture narrative, agli addetti ai lavori e magari anche ai semplici appassionati, ma che non potrà non deludere coloro  che aprendo un libro si aspettano una ‘storia-storia’ e forse anche gli appassionati della stessa Thoams, abituati ai colpi di scena, alle svolte improvvise e ai finali spiazzanti… e in fondo alla fine, il ‘colpo di teatro’ qui c’è: la Thomas gioca coi suoi lettori affezionati tirandogli il collo suscitando tante ipotesi, facendo sorgere dubbi su dove si vada a finire, e poi… poi, sostanzialmente, non succede nulla. Più spiazzante di così.

GEORGIA O’KEEFFE

FINO AL 22 GENNAIO, FONDAZIONE ROMA MUSEO

                                                                    RED MESA

 

                                                    BLACK MESA LANDSCAPE

 

                                            NEW YORK CITY STREET WITH MOON

 

                                                               GIORNI ESTIVI

 

                                                                     PLAINS

 

            AUTUMN TREES

 

                                                               CALLA LILIES

TIMIDI CONSIGLI…

… non richiesti e, temo, destinati a restare inascoltati… Ordunque, io sono tra coloro che ha firmato a Monti una sorta di ‘cambiale in bianco’: quando è arrivato il nuovo Governo, non sapevo onestamente cosa aspettarmi… certo, la rivalutazione degli estimi (che prima o poi bisognava effettuare, a oltre dieci anni dall’ultima volta) è stata una bella ‘botta’… Il classico provvedimento della serie: ‘tutto insieme in una volta sola’, quando per rendere meno pesante la cosa, sarebbe stato molto meglio creare un meccanismo automatico: insomma la rivalutazione degli estimi è un pò il simbolo di questa ‘manovra’ che deve provvedere improvvisamente a quanto non si è fatto negli ultimi vent’anni: altro che abolizione dell’ICI… Tuttavia, a ben vedere, si poteva fare di più, e meglio: e se a dirlo non è solo ‘l’uomo della strada’, ma anche l’ISTAT, che ieri ha affermato esplicitamente che la manovra è squilibrata e avrà elementi recessivi, l’impressione trova almeno una conferma autorevole. In questi giorni girano proposte serie e che mostrano di essere assoluto buon senso. Sgombriamo subito il campo, c’è una questione che a questo punto è assolutamente dirimente: quella delle frequenze del digitale terrestre: qui davvero nun ce sò santi, come si dice a Roma: se il Governo non procederà all’asta, raccogliendo quei due – tre miliardi che una stima prudenziale suggerisce possano arrivare dalla vendita, perderà di ogni tipo di credibilità: io capisco la necessità di ‘fare cassa’, ma non si può ‘fare cassa’ non utilizzando delle fonti di approvigionamento sicure. Si usino quei soldi per accrescere la soglia di indicizzazione delle pensioni, e via. Gli altri provvedimenti che si possono prendere servono a riequilibrare un pò la situazione, a prendere più a chi ha di più, e soprattutto a chi ha pagato poco, o non ha pagato proprio: se il prelievo del solo 1,5 per cento sui capitali scudati ha permesso di elevare la soglia dell’indicizzazione delle pensioni, allora mi chiedo se non si possa portare tale quota al 3 – 3,5 per cento. Sempre sotto il profilo dei capitali portati all’estero, è assolutamente necessario concludere con la Svizzera un accordo simile a quello che ha concluso la Germania, per poter tassare i capitali lì esportati. C’è poi la questione dell’ICI alla Chiesa, della quale si è già abbondantemente parlato. Per conto mio, credo che un’una tantum sui redditi IRPEF più elevati, diciamo oltre i 120.000 euro, non sarebbe uno scandalo; infine, abbassare la soglia per l’uso del contante a 500 euro; insieme a questa misura, permettere la detrazione di una quota delle spese per la manutenzione della casa e degli elettrodomestici ‘bianchi’ per far si che tali lavori vengano regolarmente fatturati. Sarebbe poi apprezzabile un prelievo elevato e strutturale sugli stipendi e le megaliquidazioni di manager pubblici e privati; e per finire, un taglio retroattivo ai contributi elettorali, obbligando partiti e formazioni politiche a restituire almeno una piccola percentuale di quanto ricevuto nelle ultime elezioni. Se poi è vero che si stanno per acquistare circa 130 jet militari per un costo complessivo di 18 miliardi di euro, lascio a voi ogni considerazione: fermo restando che il sistma difensivo italiano va comunque mantenuto efficiente, ad occhio e croce comprandone solo un centinaio si risparmierebbero sui 4 miliardi; e c’è anche la vecchia questione dei debiti contratti dalle società concessionarie dei giochi come slot machine e affini per le multe per il mancato collegamento delle macchine al sistema informatico nazionale, del quale nessuno parla più… Molti di questi provvedimenti non hanno grandi effetti in valore assoluto, ma sono comunque simbolici; altri invece hanno la possibilità di impattare in modo significativo sui saldi complessivi della manovra, riducendone l’effetto sui meno abbienti: ho l’impressione comunque che i soldi per maggiori indicizzazioni e per la riduzione dell’ICI sulla prima casa si possano trovare. Il punto però è un altro: Monti e i suoi sono persone intelligenti, che conoscono il ‘sistema’: ho la netta impressione che i provvedimenti qui sopra li abbiano considerati, ma li abbiano scartati, perché di difficile attuazione (certo far pagare più tasse è più rapido) e, temo, anche per scelta… Attendo gli sviluppi, ma ribadisco un punto: un Governo che non accrescesse le pensioni, ma che allo stesso tempo buttasse nel cesso quattro miliardi per la mancata vendita delle frequenze digitali sarebbe destituito di qualsiasi credibilità.

NON MI LAMENTO…

Sono stato sempre un privilegiato: figlio unico, sono cresciuto ovviamente in quella che si dice ‘bambagia’. Intendiamoci: non sono stato ‘viziato’, i miei mi hanno educato al valore del denaro, all’oculatezza al ‘non si può avere tutto ciò che si vuole’, ma quando sei figlio unico hai dei vantaggi, a partire dal fatto che più o meno tutto ciò che decidi di fare viene avallato più o meno senza problemi. Così ad esempio ho potuto prendere una facoltà (Economia) forse lievemente al di là dei miei mezzi, laurearmi in ritardo (ma non troppo), ma con una votazione scadente che mi ha chiuso gran parte delle porte aperte a un’evoluzione lavorativa… probabilmente sono stato anche incapace di ‘giocarmi’ le mie carte, se pensiamo che di certe cose di cui si parla oggi (l’utilizzo dei cellulari come mezzi di pagamento, per esempio) già avevo parlato nella mia tesi di Laurea (anno 2002)… La Tesi tra l’altro è stata la maggiore soddisfazione (una delle poche). presa all’Università… ma queste sono altre storie.
Il maggior privilegio, di essere figlio unico è ovviamente quello di essere l’unico ‘destinatario’ del patrimonio famigliare: per me questo ha comportato l’acquisto di un appartamento, dato in affitto in attesa di ‘migliori prospettive’. Intendiamoci, non è una casa di lusso, è un bilocale in una zona semiperiferica di Roma, che garantisce alla mia famiglia un’entrata aggiuntiva… ad oggi è la mia principale fonte di reddito, per quanto una cospicua parte sia destinata al bilancio famigliare. Ciò che prendo io (la metà) serve sostanzialmente a curare tutte le faccende burocratiche (tasse, spese condominiali, etc…) e a darmi un’entrata in più per le mie spese personali.
Ovviamente, la revisione degli estimi e l’aumento esorbitante dell’ICI derivante dalla ‘manovra’ riguarderà pure me: i conti sono stati facili, per me si tutto si risolverà in una drastica riduzione delle ‘spese voluttuarie’: meno libri, meno cd, meno mostre, meno cimena. Si tratta di ‘passioni’, alle quali dispiace rinunciare, ma alla fine non ho granché di cui lamentarmi.
Non sono tra coloro che da un giorno e l’altro si sono sentiti dire che in pensione ci andranno non a Gennaio, ma tra quattro anni (anche se io sono tra coloro che la pensione non la prenderà mai); non guido, e quindi l’aumento della benzina non mi tocca.
Insomma, le mie saranno rinunce tutto sommato marginali, rispetto a tanti altri ‘casi’: anche se si sarebbe potuto fare di più, e mi auguro che ci sia modo di apportare delle correzioni, non mi aspetto niente, ci sono sicuramente altre categorie da tutelare, come i proprietari di prima casa (come mio padre) o i pensionati con gli aumenti bloccati (anche qui mio padre fa parte della categoria).
Tuttavia, forse, e dico solo forse, si sarebbe potuta inserire una piccola ‘esenzione’ anche per le case date in affitto: alla fine, io la casa l’ho data in affitto, e su questo affitto ci pago le tasse, come è giusto; non è un bene ‘voluttuario’, ma un ‘patrimonio’ utilizzato per rimpinguare un reddito famigliare non certo faraonico; forse, e dico forse, si sarebbe potuta stabilire una diversa tassazione… almeno spero che il Comune l’anno prossimo conservi una differenziazione tra case date in affitto o lasciate a disposizione della famiglia…

ORGOGLIO, COMMOZIONE… E RABBIA

Come credo una bella fetta di italiani (almeno quelli interessati ai destini della Nazione e del loro portafoglio, e quelli che hanno visto RaiNews o La7, o Sky, visto che guai a saltare “Tutti pazzi per amore” o “NCIS”, che poi gli inserzionisti si alterano… vabbè, questo è il ‘servizio pubblico’…)  ieri sera ho assistito alla presentazione della manovra di Monti: il suo appello ai cittadini mi ha in un certo senso reso orgoglioso, non saprei dire perché: forse semplicemente perché Monti dà l’idea di una persona seria, competente e onesta, che dice le cose come stanno e non fa finta che tutto vada bene, che la crisi sia psicologica, affermando che i ristoranti sono pieni e l’Italia ha il maggior numero di cellulari al mondo (il che non è proprio un bel segnale: come si sa, la madre degli imbecilli è sempre incinta). Monti ha detto quello che doveva dire: signori, vi chiedo di tirare la cinghia, ma vi garantisco che, stavolta, i vostri soldi non saranno buttati: vi potete fidare perché né io, né i colleghi del Governo siamo politici in cerca di rielezione, siamo qui per salvare la baracca e sostanzialmente per fare ciò che altri, di tutti gli schieramenti, non hanno avuto il coraggio di fare per mero calcolo politico. Il che detto in soldoni, è che si deve pagare ‘100’ tutto in un botto, perché nessuno ha avuto le palle per fare pagare ‘5’ negli ultimi venti anni. Era veramente tanto tempo che non si vedev in televisione qualcuno dire le ‘cose come stanno’, senza calcoli, partigianerie e faziosità….
Come credo tutti gli spettatori sono stato anche io colpito e commosso dal vedere la Fornero cedere alle lacrime (anche se secondo me si è trattato più di una reazione nervosa dovuta allo stressa di questi giorni), e come tutti ho ascoltato anche io attentamente snocciolare le varie misure.
Per quanto mi riguarda, il salasso vero verrà dalla tassazione sugli immobili: senza scendere troppo nel particolare, il punto sarà che ciò che prima pagavo come ICI subirà un salto enorme per effetto della rivalutazione degli estimi catastali (di circa il 60 per cento); senza stare a farla troppo lunga, il reddito che io traggo dall’immobile in questione rappresenta al momento la gran parte del mio reddito complessivo, ed è chiaro che l’aumento esorbitante di questa tassa colpirà non poco le mie tasche. Sono arrabbiato? Certo, non potrei non esserlo, ma attendo di vedere come evolverà la situazione; mi fido tutto sommato di Monti, e mi pare di vedere che questa manovra colpisca bene o male tutti; probabilmente non è il massimo dell’equità (a proposito, di ICI alla Chiesa non ho sentito parlare), si sarebbe potuto fare di più, ma non è detto che resti così com’è: nemmeno Monti può pretendere che tutto il Parlamento ‘usi obbedir tacendo’, mi attendo correttivi, anche se alla fine devo ammettere che la faccenda della rivalutazioni degli estimi c’era da aspettarsela, visto che sono fermi da parecchio.
Come diciamo a Roma: ‘famo a fidasse’; pagheremo quanto dovuto, sperando che davvero serva a qualcosa.
L’impressione di fondo è che però nel breve periodo questa riforma avrà un effetto fortemente recessivo: tante persone, non sapendo bene come andrà a finire, da qui a maggio – giugno (ossia quando si comincerà a pagare sul serio) eviteranno spese folli; la conseguenza una generale contrazione dei consumi, con tutto le conseguenze che ciò comporterà.

HOMO SAPIENS – LA GRANDE STORIA DELLA DIVERSITA’ UMANA

ROMA, PALAZZO DELLE ESPOSIZIONI, FINO AL 12 FEBBRAIO 2012

Una grande e bella esposizione, per capire da dove veniamo e come siamo arrivati qui: nella prima sala, una sorta di anticamera, inserita della savana africana, con tanto di mutamenti climatici, ci accoglie la ricostruzione dello scheletro di Lucy; è solo il primo di una serie di ‘personaggi’ che popoleranno il percorso della mostra, illustrandoci dapprima l’evoluzione dell’uomo, anche attraverso i diversi ‘generi’ (non solo il ‘Sapiens’) che hanno popolato, a volte anche convivendo, il pianeta: un esempio su tutti, quello dell’incontro tra Sapiens e Neanderthal, sul quale peraltro vengono definitivamente smentiti una serie di luoghi comuni sulla sua diciamo ‘inferiorità’ rispetto al suo successore.
La mostra illustra i vari processi di migrazione che hanno condotto l’uomo a popolare l’intero pianeta e in contemporanea la sua evoluzione culturale, la nascita del senso del sacro e del piacere per la ‘bellezza’ fine a sè stessa, l’evoluzione del linguaggio e la nascita della musica, fino alla ‘rivoluzione agricola’.
Si parla poi del rapporto tra l’uomo e il suo ambiente, mettendo in luce come l’impatto degli esseri umani sull’ecosistema affondi le sue radici in decine di migliaia di anni fa, con le prime estinzioni di massa provocate dall’intervento umano.
E’ poi la volta di un focus particolare sull’Italia, analizzandone l’evoluzione dalla preistoria, anche qui focalizzandosi in modo particolare sulle differenze linguistiche e soffermandosi sui processi migratori, prima della conclusione che esalta il concetto del ‘genere umano’ come ‘unità’ a prescindere dalle differenze socio-economico-culturali.
Una mostra esaurientissima, giocata ovviamente sull’enorme mole di materiali esposti (la gran parte dei quali sono però calchi, per quanto ‘ufficiali’, degli originali) e arricchita da un apparato editoriale di primordine.
Forse il limite maggiore dell’esposizione è paradossalmente anche questo: le informazioni sono quasi sovrabbondanti: il visitatore scrupoloso, che non vuole perdersi nulla, rischia di trovarsi spiazzato allorché si accorga che il tempo gli è volato e le cose da vedere sono ancora molte… personalmente ho ritenuto un pò superfluo l’excursus sull’evoluzione della civiltà in Italia, tema che da solo meriterebbe una mostra a sé stante; così come la sezione dell’esposizione dedicata all’evoluzione e alla differenziazione dei linguaggi rischia di essere un pò ostica per lo spettatore medio, così come le considerazioni scientifiche a tratti molto tecniche, che si incontrano lungo il cammino.
L’impressione è che si sia voluta allestire una mostra che oltre al classico target della famiglia con bambini, ma che possa interessare anche chi, già dotato di una buona cultura di base sui temi trattati, voglia ulteriormente approfondire le questioni: il connubio non sempre è riuscito, ma la mostra resta comunque un evento che è consigliabile non perdere.