Archive for aprile 2013

SUORE NINJA – N.1: ZOMBIE GAY IN VATICANO

di Davide La Rosa – testi e Vanessa Cardinali – disegni

Bimestrale – Miniserie di sei numeri

Ed. Star Comics

98 pagine, € 2,90
Roma, Piazza San Pietro: negli istanti immediatamente successivi all’elezione del Papa, accadono due fatti degni di nota: il primo è che, non appena la ‘fumata bianca’ esce dal celebre comignolo, la Piazza diventa il teatro di un’improvvisata manifestazione del Gay Pride, organizzata proprio lì e proprio in quel momento per protestare contro le posizioni della Chiesa nei confronti degli omosessuali; la seconda è che (per tutta una serie di disguidi che non sto cui a spiegare), di fumo ne esce un pò troppo, avvolgendo l’intera piazza e trasformando i manifestanti in un’orda di zombie assetati di sangue.
A risolvere la situazione saranno chiamate, da un lontano eremo, tre suore, Adalgisa, Xena e Gegia, attuali rappresentanti di un secolare ordine monastico di combattenti addestrate per fare fronte a minacce di ogni genere…

Un salto indietro: nel 2011 i visitatori di Lucca Comics si trovarono davanti uno strano albo, intitolato Zombie Gay in Vaticano: il fumetto, firmato da Davide La Rosa (già noto ai frequentatori internettari per le sue esilaranti strisce, le trovate all’indirizzo http://lario3.blogspot.it) e di Vanessa Cardinali e andò letteralmente a ruba, attirando le attenzioni dell’editrice Star Comics. Oggi quell’idea diventa la prima di una serie di avventure che, in una miniserie di sei numeri con uscita a cadenza bimestrale, racconteranno le avventure delle tre agguerrite suore. Se poi in tutto questo ci mette lo zampino il caso, con l’albo uscito nelle edicole pochi giorni dopo la vera elezione del nuovo Papa, il cerchio si chiude in maniera pressoché perfetta.

Se non lo si sia ancora capito, il tutto è buttato sullo scherzo, sfiorando la farsa, nel segno di un anticlericalismo che, se da un lato prende di mira senza troppi sconti liturgie, tradizioni, ‘miti’ della religione cattolica e abitudini e atteggiamenti del clero, dall’altro lo fa sempre in maniera composta, certo per suscitare la risata, animata da una sana ironia con una sottile venatura sarcastica, ma sostanzialmente priva di livore. Davanti a un fumetto intitolato “Zombie Gay in Vaticano” che vede protagoniste tre suore combattenti del resto si immagina già dove si andrà a parare, ma se ci si aspetta che la storia sia un pretesto per un ‘pistolotto’ pieno di acredine contro Santa Romana Chiesa, beh, meglio passare avanti:  è una storia il cui scopo primario è far ridere mettendo alla berlina i tanti paradossi della Chiesa, non senza tirate irriverenti: solo per citarne una, il nuovo Papa sceglie come nome Costantino Vitaliano (unendo i nomi di due Papi realmente esistiti), riecheggiando quello di un popolare ‘tronista’ della De Filippi e afferma di voler fare il giro di Roma in papamobile, con una bella croce d’oro al collo, per far crepare d’invidia tutti i rapper della capitale…

Davide La Rosa scrive, Vanessa Cardinali dà forma ai personaggi che con una resa grafica a metà strada tra le stilizzazioni da vignetta satirica e la vera e propria narrazione per immagini, in uno stile più che mai adatto ad una storia che, certo, regala dall’inizio alla fine una catena di gag esilaranti, ma che riesce a mantenere un suo filo conduttore narrativo. L’appuntamento è a maggio, quando le tre Suore Ninja dovranno difendere San Pietro da un’invasione aliena.

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E’ DEL TUTTO EVIDENTE CHE HO BISOGNO DI UNA PAUSA

Come ogni volta – fortunatamente, rara – in cui resto senza connessione, questi giorni sono stati un misto di malumore  e paranoia. Il malumore, dettato dal ‘non poter fare quello che devo fare’, a cominciare ovviamente dal lavoro… accompagnato da una bella dose di paranoia: non starò a spiegare i perché e i percome, ma stavolta è scattato in me il pensiero che per qualche cavolo di motivo mi avessero bloccato l’accesso a Internet… Il ‘rasoio di Occam’ non fa per me: se succede qualcosa, non pensare alla soluzione più semplice, ma a quella che causa più paranoie… In tutti i casi, ho la netta sensazione di aver bisogno di una pausa, in qualche modo; se c’è una cosa che ho capito, in questi giorni, è che la ‘Rete’ ha assunto un ruolo fin troppo ‘assorbente’ nella mia vita; non dirò ‘totalizzante’, perché non corrisponde a verità, ma mi sono reso conto che nel corso degli anni tutto è diventato troppo, troppo ‘meccanico’, ‘automatico’: a prescindere dal lavoro che, ammetto, non mi prende poi così tanto tempo, c’è tutta una serie di ‘attività collaterali’, che svolgo con una cadenza fin troppo regolare, programmata: la consultazione dei blog che seguo, l’aggiornamento del mio di blog, il tempo, troppo, a questo punto, speso per stare appresso ad aggiornamenti e condivisioni varie su Facebook. Guardandolo dal di fuori, con la ‘giusta distanza’, l’impressione non è stata delle più positive: mi sono reso conto che, in una certa misura, tutto questo per quanto mi riguarda ha assunto delle caratteristiche ai confini dell’alienazione, e forse pure oltre, quei confini…  In questi giorni sono stato costretto, giocoforza, a rompere una ‘routine’ che, mi sono reso conto, aveva assunto un livello di abitudinarietà, di ‘automaticità’, preoccupante. Intendiamoci, al mondo c’è di molto peggio, in fondo qualsiasi lavoro quotidiano ha i suoi livelli di ‘ripetitività’, ma nel mio caso mi sono reso conto che tutto questo non è sano… Per dirne una, ieri mattina è stata la prima volta da anni che la domenica mattina non ho acceso il computer e me ne sono andato a gironzolare tra le bancarelle di Porta Portese… A prescindere dalle necessità lavorative, ho la netta sensazione di aver bisogno di rendere la Rete qualcosa di un pò più ‘casuale’ e meno ‘programmato’. Ho bisogno di una pausa, forse in una certa misura di tenermene un pò più distante, di usarla come uno strumento di svago, divertimento, ‘cazzeggio’, ma di rendere tutto questo meno  ‘regolato’, meno auto-imposto. Ho bisogno insomma, di raggiungere un livello tale che la prossima volta che mi capiterà di restare senza ‘Rete’, io possa reagire con un fondamentale ‘stic***i’ e non con un misto di paranoia e di rabbia contro me stesso per il fatto di essere diventato così vincolato e diciamocela tutta, dipendente da Internet;  e in fondo ho un pò anche il timore di non riuscirci, il timore che adesso, dopo praticamente cinque giorni di ‘esilio’, tutto rapidamente torni alla normalità, di ricadere nella solita routine fatta di aggiornamenti regolari del mio blog, di consultazioni regolari dei miei blog preferiti, di accessi quotidiani e aggiornamenti di Facebook… perché ovviamente tutto questo è in buona parte auto-imposto, ma è anche ‘imposto dall’esterno’: in questi giorni ho fatto caso a come tutto giri ormai attorno a Internet: in televisione uno spot su tre ha a che fare col ‘meraviglioso mondo dell’essere connessi sempre e ovunque’; le reti all-news fanno continuamente riferimento a ciò che scorre nella Rete, qualsiasi programma radiofonico propone il suo profilo FB per l’interazione con gli ascoltatori, le dichiarazioni dei politici ormai arrivano puntualmente tramite Twitter… l’impressione è che si stia imponendo un modello secondo il quale non si può vivere senza Internet e se non sei in Rete non fai parte dell’umanità… da bastian contrario convinto, mi viene la forte tentazione di mandare tutto a quel Paese per partito preso, ma mi rendo conto anche io che è abbastanza impossibile, anche per il solo fatto che lo strumento principale di comunicazione al giorno d’oggi è la casella e-mail…  Sia come sia, in questi giorni ho avuto la pesante sensazione, provata anche altre volte, che il mio rapporto con la Rete non sia propriamente ‘sano’, e quindi ho la netta impressione di dover un pò modificare l’atteggiamento…

SERRACCHIANI PRESIDENTE!!!

YES, SHE CAN…?

Si chiama Debora Serracchiani: il suo nome è  balzato agli onori delle cronache perché alle  ultime elezioni è stata l’unica candidata a  battere nel suo collegio Silvio Berlusconi nel  numero di preferenze. Chi segue la politica un  pò più da vicino la conosce da quando, qualche  mese fa, prese la parola al congresso del PD  sparando a zero su tutta la dirigenza. Ovvio che adesso il suo sia diventato improvvisamente  il volto e il nome nuovo, quello che in tanti  vorrebbero alla guida del PD ormai in stato vegetativo. Donna (classe ’70), giovane, pure  carina (perché non dirlo? Tanto è inutile  nascondersi che nella politica di oggi anche  questo ha una sua importanza), combattiva, dalle  idee chiare e nette come solo un giovane con poca  dimestichezza con il ‘potere’ può avere, la  Serracchiani appare la ‘persona giusta’. Yes she can? Può farcela, dunque, anzi possono  farcela lei e tutti quegli under 40 bravi e  svegli che nel PD sono tenuti nell’ombra da una  dirigenza gerontocrate? Può, possono farcela, dico io, a patto che abbia tanto appoggio, che  chi vuole il cambiamento nel PD si faccia sentire,  che dalla base e anche da chi non è iscritto ma  che, come me, sarebbe un potenziale elettore se  solo qualcosa cambiasse, cominciasse a spirare  una buriana che mandi in pensione i D’Alema, i  Soro, i Latorre, le Bindi, le Binetti, i Rutelli,  i Bersani e anche i Letta (giovani fuori, ma  sessantenni dentro). L’interrogativo è più che
mai d’obbligo: già hanno provato a ‘levarsela  dalla scatole’ mandandola a Bruxelles ora invece  il problema ce l’hanno doppio, perché ‘sto  successo non se l’aspettavano. Adesso vorrebbero  darle la carica di ‘vice’, che non conta proprio  niente… No, non esagero, qui bisogna puntare  alto, anche solo per ottenere poco di concreto,  e allora, io dico: VOGLIAMO DEBORA SERRACCHIANI  SEGRETARIO DEL PD!!!! 

Mi permetto, una volta tanto, un’autocitazione:  ciò di cui sopra è quanto scrivevo il 10 giugno 2009 su “Crampi” (senza il ‘2’), il blog predecessore di questo sulla piattaforma Splinder.

Ecco: dopo qualche anno da europarlamentare a Bruxelles, Debora Serracchiani si è candidata alla Presidenza del Friuli Venezia Giulia … e, nonostante tutto, anche se di poco, è riuscita a vincere. Nonostante lo spettacolo miserevole offerto dal PD in questi giorni,

DEBORA SERRACCHIANI HA VINTO.

E’ la prova che quando si propongono parole e idee, ma soprattutto che quando si ascolta la ‘gente’, poi i risultati arrivano: BRAVA, BRAVA, BRAVA!!! Ora, lungi da me dipingere Debora Serracchiani come ‘salvatrice della patria’ (quattro anni fa ero forse più entusiasta, e il PD di ‘salvatori’ ne ha bruciati fin troppi), ma la sua vittoria in questo frangente non può non assumere un significato simbolico: è il segno che il PD sa e può ancora vincere… a patto, naturalmente, di affidarsi a idee, parole e volti come quelli di Debora Serracchiani.

BUON COMPLEANNO, ROMA

Nonostante tutto… in 2766 anni nei ha viste tante, di cose,  e anche di molto peggiori di quelle che stanno succedendo adesso… e tu sei sempre lì, a guardare tutto  con un sguardo perplesso e probabilmente ironico…

NAPOLITANO NON E’ IL MIO PRESIDENTE

Per carità, non metto in dubbio la regolarità dell’elezione, anche se è del tutto evidente che la situazione non è assolutamente normale, per quanto i media già in queste ore e nei prossimi giorni cercheranno di far pensare il contrario. Non parliamo poi de modo quanto meno ‘irrituale’ in cui si è arrivati a questo, con una sorta di ‘processione’ di leader andati da Napolitano col ‘cappello in mano’ a chiedergli la ‘grazia’ di farsi rieleggere… che poi a ben vedere, nella storia della Repubblica ci sono state elezioni durate molto di più in situazioni di molto più grave emergenza: Sandro Pertini venne eletto al sedicesimo scrutinio, a poche settimane dall’uccisione di Aldo Moro, dopo che il suo predecessore si era dimesso, travolto da accuse poi dimostratesi infondate. Una situazione nemmeno lontanamente paragonabile con questa, eppure si arrivò al sedicesimo scrutinio. La fretta con cui si è andati da Napolitano è quanto meno sospetta, specie pensando che le soluzioni in Parlamento non mancavano, e non mi riferisco solo a Rodotà: la Cancellieri ad esempio avrebbe ottenuto ottime possibilità… eppure si è deciso, in modo costituzionalmente ineccepibile, ma ribadisco del tutto estraneo a qualsiasi prassi e consuetudine, di chiedere un secondo mandato a Napolitano. Napolitano che, senza andare  a spulciare tutto il suo lavoro degli ultimi sette anni, sul quale a dispetto delle apparenze di queste ultime settimane, i pareri sono stati spesso discordi, accompagnati anche da polemiche virulente (scatenate non solo da Grillo: forse certe dichiarazioni di Berlusconi qualcuno se le  è dimenticate un pò troppo in fretta),  è stato l’artefice della nascita del Governo tecnico di Monti, accompagnata da squilli di tromba e grida di giubilo, salvo poi improvvisamente accorgersi, dopo un anno di sostegno prono e incondizionato da parte di tutti, che forse le sue ricette per ‘salvare l’Italia’ non erano così ‘eccezionali’: il paziente magari campa ancora, ma le sue condizioni non sono certo ‘soddisfacenti’… ecco, adesso mi chiedo: alla luce dei risultati ottenuti da un Governo estraneo alla politica, quali ‘brillanti soluzioni’ escogiterà Napolitano per dare vita ad un Governo che sarà eminentemente ‘politico’, sorretto nuovamente dagli stessi partiti che ci hanno portato dove siamo (nell’ultimo anno e nei precedenti) e nel quale essendo coinvolti a pieno titolo, cercheranno ognuno un giorno si e l’altro pure di tirare l’acqua al proprio mulino; già si fanno nomi, si ipotizzano spartizioni di poltrone (Amato, Letta, Alfano, Mauro, Monti), di fronte ai quali sinceramente non si può fare altro che mettersi le mani nei capelli. E io dovrei riconoscere Napolitano come mio rappresentante? Per carità, lo sarà pure a livello Nazionale, è tutto regolare e valido ai fini della Costituzione… A livello personale però, non chiedetemelo: io da Napolitano non mi sento per nulla rappresentato e perciò ribadisco: Napolitano sarà pure il ‘ Presidente di tutti gli italiani’… di tutti, eccetto me.

THE INCREDULOUS EYES, “HERE’S THE TEMPO” (AUTOPRODOTTO)

Partito nel 2007 il progetto Incredulous Eyes, tra alterne vicende, si trasforma in una band vera e propria, nella forma di un trio.

Il trio abbruzzese, composto dai fratelli Claudio e Danilo di Nicola e da Andrea Stazi, sforna dodici tracce (più una breve ‘traccia fantasma in chiusura’), all’insegna di sonorità a cavallo tra post-rock e post hardcore.

Tra momenti di maggiore calma, dominati da arpeggi chitarristici a volte un pò tortuosi e momenti caratterizzati da un maggior ‘lasciarsi andare’ ad atmosfere più sature e sferraglianti, il trio abruzzese confeziona un disco che, pur nel riproporre stilemi non certamente nuovi, appare dotato di una sua efficacia.

Qua e là si prova la strada dell’arricchimento sonoro, aggiungendo occasionalmente un piano, o una tromba dagli effetti vagamente ‘zorniani’, in apprezzabili tentativi di conferire maggiore varietà al disco, così come allorché, in una singola occasione, si ricorre all’introduzione di una voce femminile, a ‘spezzare’ il costante ricorso alla vocalità maschile.

“Here’s the tempo” appare essere il classico disco in cui una band tenta di ‘riallacciare’ le fila di un discorso discografico lasciato in sospeso da un pò: le potenzialità appaiono esserci, ma forse manca un’impronta stilistica più marcata.

TENEMBAU (AUTOPRODOTTO)

Il primo – e al momento, unico – lavoro dei Tenembau! usciva nell’ormai abbastanza lontano agosto 2011: sette tracce, all’insegna di suoni acustici costruiti dal continuo dialogare delle due chitarre elettriche, cui il violino (suonato dalla giapponese Lena Yokoyama) offre un’ulteriore spessore emotivo, cui si aggiunge talvolta l’intervento delle tastiere.

Un mescolarsi di profumi e suggestioni che sembrano venire di qua e di là dell’Adriatico, magari mescolandosi a metà strada, nel corso dei viaggi – geografici o ‘spirituali’ che contraddistingono i testi composti e interpretati da Jozef Carotti.

L’esito è convincente, riuscita la sfida di affidarsi quasi esclusivamente alla dimensione acustica: i Tenembau! mostravano di avere qualcosa da dire, probabilmente di essere in possesso di potenzialità da sviluppare ulteriormente: al momento però, il progetto sembra essersi fermato, l’augurio è magari quello di poter riprendere il cammino.