Nuovo singolo per cantautrice romana, all’insegna di un folk che omaggia la canzone popolare, non solo capitolina, con una spruzzata di cantato francese in coda, accompagnato da un video dai tratti surreali.
Un cantato che sa di Mediterraneo, anche se il nome è solo uno pseudonimo, usato da questo cantautore della provincia di Foggia, ormai attivo da qualche anno.
Nonostante il ‘solito’ ambito sentimentale, questo pezzo ha una sua originalità, fatta, oltre che di un’interpretazione non eccessivamente canonica, anche di un ritmo irregolare e di sonorità che evitano gli ormai abusati synth, per una dimensione semiacustica con qualche accento rock.
Lui è stato definito il Vasco Rossi greco, lei è un’affermata cantante
greco-cipriota; questa è la versione italiana di ‘Na koimithoume agkalia’, storico brano del canzoniere ellenico firmato Sofia Voussou e Grorge Kleftogiorgos, qui tradotta da Francesco Boccia, collaboratore, tra gli altri, de Il Volo.
Non dovesse bastare, ecco l’elettronica dei Dreamers Inc. e del dj keniota FKR, e la fisarmonica di Zoe Tiganouria.
L’esito forse è più vicino ad Al Bano e Romina che non a Vasco, anche se l’accoppiata fisarmonica-elettronica evoca Gotan Project e analoghi.
Reduce dalla partecipazione a “Nuova Scena”, il ‘rap show’ di Netflix,
Martina Vedani, italo brasiliana come lo pseudonimo suggerisce, torna con
questo pezzo, che anticipa il suo EP di esordio.
‘Dudu’ è un brano che vive su sonorità brazilian funk, attualmente abbastanza di moda, con accenti hip hop nelle liriche che incrociano italiano e portoghese.
Alma Acoustic
Arturo
Believe Music Italy
Il gatto Arturo guarda con aria più perplessa che persuasa il mondo che lo circonda, vedendo ciò che gli umani fanno finta di non vedere.
La band di Lugano propone un’anticipazione del secondo disco di prossima uscita, all’insegna di un pop rock con qualche accento ska.
Già produttore con collaborazioni con Tiziano Ferro e Articolo 31 tra gli altri, T.N.Y. torna con questo pezzo a cavallo tra pop e dance, all’insegna del classico tema sentimentale.
Brano trainato con personalità della vocalist Awa Fall con gli inserti del rapper Ivan Stray.
Capita a volte di attraversare momenti in cui si vorrebbe essere vicini a persone in difficoltà, ma per un verso o per un altro, si finisce per non riuscirci, rimanendo poi col rimpianto, a volte doloroso.
Gli Odd Socks, di stanza a Roma ma di variegata provenienza, danno al concetto la forma di una ballata malinconica pronta ad accendersi di intensa elettricità.
Una domanda che resta probabilmente destinata a restare senza risposta; la stessa che fanno (facciamo?) in tanti, in tempi nei quali attraverso i social si cerca un briciolo di attenzione, tra le righe di un post, tra i fotogrammi di un reel. I marchigiani Cowards, qui al secondo lavoro sulla lunga distanza, arrivato a un anno circa dal precedente, diventano sulla copertina delle ombre dietro a uno schermo, metafora di una condizione diffusa, in cui tanti lasciano intravedere sé stessi al di là del monitor di un telefono, nella speranza che magari qualcuno si interessi, o almeno si incuriosisca nell’andare al di là. Presentazione grafica di un lavoro in cui si mescolano sofferenza, rabbia e disincanto, a cominciare da Devils con le rabbiose grida del cantante Luca Piccinini, qui anche alla chitarra. Un compito, quello dell’interpretazione vocale, condiviso con la bassista Giulia Tanoni: il primo a dare le note più infuocate, la seconda a esprimere la disillusione, il sarcasmo, un filo di cinismo. Le otto tracce del disco si muovono lungo le coordinate già stabilite dal precedente: post punk e shoegaze, col secondo che qui prende abbastanza il sopravvento; l’impressione è di un ispessimento, di un’ulteriore saturazione dei suoni, accompagnata da umori che richiamano il male di vivere di grunge e affini. Spicca su tutte una ‘9 minutes’ (in cui campeggia insistita la domanda che dà il titolo al disco) che trova una quasi completa corrispondenza nella durata, superiore agli otto minuti e mezzo in cui la band, completata da Michele Prosperi alla batteria, appare cercare nuove strade nella dilatazione, nel prendersi il tempo necessario, accentuando il retrogusto psichedelico che percorre tutto il disco. Un lavoro teso, denso, nervoso, che mostra una band in grado di prendersi un posto in primo piano nella scena rock alternativa di casa nostra.
Tornano i fratelli Ferrini, e siamo in piena estate.
Latin pop da spiaggia, belle ragazze che ballano in bikini, il Sudamerica come metafora di tutto ciò che l’estate ha da offrire, in termini di sentimenti più o meno passeggeri.
Una dedica famigliare e l’intensità della mancanza, sono al centro del nuovo singolo della palermitana Chiara Castiglione.
Parole, musica e interpretazione riportano al classico pop sentimentale tricolore, in un brano dalla forma ineccepibile, ma che per questo fatica un po’ a distinguersi tra tante proposte analoghe.
Si intravedono però una certa personalità e una voce interessante che forse potrebbero emergere con più forza con sonorità meno consuete.
Marta Maggio dà vita a un brano rimasto a lungo nel cassetto, in un pezzo dedicato alla necessità di usciRe dai rimpianti, le recriminazioni, le scelte (apparentemente) sbagliate.
Pop con accenti cantautorali, un pizzico di reggae.
Una carriera da imprenditore alle spalle, Roberto Gorni arrivata l’età della pensione ha deciso di reinventarsi come cantautore, affrontando con ironia i luoghi comuni dell’avanzare dell’età.
Così, in ‘Ma quale terza età’ il nostro si circonda di belle ragazze non troppo vestite per rivendicare una libido da ventenne.
Non si può mai dire, tante volte, il fascino dell’uomo (assai) maturo…
Alessandro Marchese torna con il suo nuovo progetto, all’insegna di un pop con intenti cantautorali, in un pezzo che ruota torno al classico concetto della ricerca di senso.
Casertana trapiantata a Bergamo Arianna, da La Spezia Braska: per loro un classico brano di pop estivo, tra suggestioni latine e un tanto di napoletanità nel titolo e nel ritornello.
La freschezza della gioventù è dalla loro parte, e il brano tutto sommato si fa piacere.
Nuovo brano per il cantautore pugliese, nel segno di una relazione complicata. Il filone è quello classico del pop sentimentale italiano, con accenni cantautorali e suoni almeno un filo ricercati.
Ironia pop sul filo della demenzialità, per prendere di mira l’autoreferenzialità e l’egocentrismo imperante nel nuovo singolo di Luca Canevaro alias Lucine, una certa gavetta alle spalle prima di tentare la strada solista.