PLAYLIST 6.2022

Periodica selezione di brani e singoli ripresi dalla recensioni del blog.
Come al solito, preciso che non si tratta di una classifica vera e propria, anche se i brani sono comunque ‘ordinati’ in modo crescente di gradimento…

Babibevis, ‘Self’
Saimon Sail, ‘Backseat’
NedNack, ’23 Anni Star’
ODE, ‘Quello che mi fai tu’
Michele De Martiis, ‘L’Al di là delle favole’
Giovanni Salerno, ‘Vieni via con me’
Ferretti, ‘Appunti di vita’
Faax, ‘Seck’s’
Sheddy, ‘Fotoreporter’
Sara Laure, ‘Habit Serrée’
Weid, ‘Riposo di Angeli’
Molla, ‘Ibiza’
La Sofy, ‘Psycopratika’
Erik, ‘Ehi, sai cosa c’è?’
Yael, ‘Gap’
Marco Bonvicini, ‘Ballad of the Sea’
Lorenzo Carucci, ‘Marta’
Emilio Stella, ‘Sul pianeta degli amanti’
Riccardo Ruggeri, ‘Pharmakon’
Lo Straniero, ‘Collezione Primavera-Estate’

EMILIO STELLA, “SALVA” (ALOHA MUSIC / LIBELLULA MUSIC)

Conosciuto soprattutto nella scena romana, Emilio Stella si è segnalato a più riprese, nel corso in una carriera ormai ultradecennale, con una discografia qui giunta – se non erro – al terzo disco e con vari singoli, anche con un certo riscontro.
Il cantautore è uno di quegli esempi, per certi versi ‘tipici’, dell’evoluzione di una ‘scuola romana’ che, specie in tempi recenti, ha ‘riscoperto’ l’eredità di una tradizione fatta di ballate popolari e ‘stornelli’.
Non che Stella sia uno ‘stornellatore’, intendiamoci, anche se in passato l’ironia è stato uno degli elementi che l’ha portato a farsi conoscere, assieme a una componente più ‘sociale’.
“Salva” per sua stessa ammissione, è invece un disco più raccolto, personale, in cui spesso Stella canta in prima persona, frutto anche di eventi ‘definitivi’ come la nascita di una figlia; elemento autobiografico che non esclude lo sguardo sul mondo, la riflessione sulla necessità di un modus vivendi più ‘libero’, e disposto agli altri.
La title track che apre il disco è alla fine una sorta di sintesi: ‘Salva’ è una sorta di esortazione a sé stesso e agli altri, per individuare e preservare ciò che c’è di veramente importante.
Ritmi compassati con suggestioni reggae ed episodiche derive rap, si mescolano a un mood generale in cui Emilio Stella non rinuncia mai alla marcata inflessione romana, scelta stilistica volta alla genuinità a una certa attitudine ‘stradarola’, che negli ultimi anni ha caratterizzato molta della scena romana, da Fabrizio Moro a Ultimo.
Alcune partecipazioni illustri – Cristicchi nel brano di apertura, il collettivo rap Bestierare (di cui fa parte anche Elio Germano), Frances Alina Ascione (nota per la sua partecipazione a Radio2 Social Club) – contribuiscono a un disco che conferma Emilio Stella come una delle voci più interessanti della attuale scena capitolina.

LO STRANIERO, “FALLI A PEZZI!” (AUTOPRODOTTO / LIBELLULA MUSIC)

Il titolo è un’esortazione, forse detta fra sé e sé: i dieci pezzi che compongono il terzo disco de Lo Straniero nelle parole della band riprendono e concludono una trilogia dedicata alla ‘fuga’.
Non è un caso che il pezzo di apertura, ‘Milano Sanremo’ rievochi la classica del ciclismo, sport in cui la ‘fuga’ (verso la vittoria) è uno dei momenti topici.
Eppure i protagonisti del disco con le loro storie, i loro momenti soprattutto, sono tutt’altro che agonisti, tanto meno vincenti.
“Falli a pezzi!” è piuttosto un disco dedicato agli ‘irrisolti’: gente che non sa, non può o non vuole trovare una ‘strada’ e che sogna, appunto, fughe da Milano al mare sanremese, dove nessuno sa chi siano o cosa facciano.
L’affetto, che fa capolino di tanto, può essere un luogo di protezione, ma non risolve
Persone che alla fine non hanno forse trovato un’identità, finendo a volte per farsi travolgere dagli eventi.
Indie – elettronica con sfioramenti hip hop, e quindi si va a lambire il trip hop, episodicamente a sconfinare sul dancefloor, con qualche vaga somiglianza con l’elettroclash che andava di moda ormai un po’ di tempo fa.
Vengono in mente i mai dimenticati (almeno da me), Ustmamò, anche per la voce intrisa di dolcezza di Federica Addari, componente femminile di un doppio cantato femminile – maschile.
Un disco da ascoltare in riva al mare, circondati da futile allegria, mentre non si sa che fare della propria vita.

LA SOFY, ODE, MICHELE DE MARTIIS, NEDNACK: SINGOLI

La Sofy
Psycopratika
Puff Records

Cantante, coreografa, ballerina professionista, fireperformer e insegnante di danza, La Sofy esordisce con questo singolo all’insegna del riappropriarsi dell’indipendenza dopo una relazione finita dance – pop dai ritmi sostenuti, frutto anche dell’intervento del Dj e Producer oZZo.

GLI ALTRI

ODE
Quello che mi fai tu
Artist First
ODE, Edoardo Raimondi da Monza, presenta un brano di stampo r’n’b arricchito da una vena funky, specie negli inserti chitarristici, per descrivere i postumi di una relazione andata male.
Confezione pop, toni accesi, ma manca un filo di ‘spinta’.

Michele De Martiis
L’al di là delle favole
PaKo Music Records
Una relazione ormai finita a cui guardare senza serbare rancore, conservando quanto di buono è stato.
I rimpianti non mancano, così come la speranza un giorno magari di riprendere il percorso.
Michele De Martiis, anconetano, classe ’75, qualche singolo già all’attivo per una carriera che solo da poco ha cominciato a produrre qualche frutto, presenta un tipico brano di pop / rock, toni accesi e mood solare con chitarre di contorno.

NedNack
23 Anni Star
Da Torgiano, provincia di Perugia, a Roma e ritorno: dalla cima della Torre Baglioni nel borgo umbro, NedNack ‘intona’ un pezzo tutto volto all’avercela fatta, sbattendo in faccia agli scettici di un tempo il proprio ‘essere’ arrivato con una sfilata di macchinoni per il corso del paese, sotto lo sguardo perplesso e divertito degli abitanti.
Trap – pop con qualche inserto ‘elettrico’ per quello che non è il primo episodio in cui il giovane sbandiera il suo essersi affermato: le rivalse sono comprensibili, ma se ripetute rischiano di scadere nella semplice ostentazione…

ERIK, FAAX, GIOVANNI SALERNO, FERRETTI, SHEDDY, CARLOMANZO: SINGOLI

IL SINGOLO DELLA SETTIMANA

Erik
Ehi, sai cosa c’è?
Gradevole pop con retrogusto beat per questo pezzo firmato da Giuseppe Stalfieri, in arte Erik, originario di Francavilla in Sinni, Basilicata.
Video festaiolo a bordo piscina per un pezzo che anticipa il disco di esordio di prossima uscita e fa parte della colonna sonora del film “E Buonanotte” di Massimo Cappelli.

GLI ALTRI

Faax
Seck’s
Moving Beyond ADA Music Italy
Nuovo singolo per Fabio Cannavale, rapper romano classe ’92 che da un paio di anni ha rilanciato la propria attività, pubblicando una manciata di singoli.
Tribolazioni sentimentali assortite, espresse con un rap ‘all’italiana’ di stampo decisamente classico, ma che si fa apprezzare per i toni non troppo sopra le righe e per la chiarezza di esposizione.

Giovanni Salerno
Vieni via con me
Digital Distribution Bundle
Apprezzato DJ e produttore, Giovanni Salerno esce con questo brano tipicamente estivo, con annesso video balneare e festaiolo.
I giovani Arianna Truncè – soprattutto – e Giuseppe Giovinazzi interpretano questo pezzo solare, dedicato alla speranza che una classica ‘storiella’ estiva possa diventare qualcosa di più.
Il ritornello resta, tanto basta.

Ferretti
Appunti di Vita
Ci prova, Mattia Ferretti da Mogliano (provincia di Macerata), a proporre il suo personale mix di rap, decisamente orientato al pop, e sonorità rock; ad aiutarlo, ha chiamato Andrea Mei, uno che di ‘rock italico’, se ne intende, avendo collaborato con Nomadi e Gang.
L’esito è però abbastanza fiacco, offre l’impressione di elementi giustapposti, anziché di un insieme coerente.
Il tutto messo al servizio di un testo dedicato alla necessità di (ri)valutare sé stessi, apprezzando ciò che si è.
Le idee di fondo, sonore e testuali, sono apprezzabili, ma c’è da lavorarci.

Sheddy
Fotoreporter
Digital Distribution Bundle
Voglia di divertirsi senza pensare troppo al domani, a fianco alla propria ‘lei’, magari sulle rive del Trasimeno, dove è ambientato il video, in questo nuovo pezzo del perugino Edoardo Chiocci, alias Sheddy.
Rap-pop leggero, adatto alla stagione.

Carlomanzo
Premi Oscar
Visory Indie

I ‘Premi Oscar’ del titolo sono quelli che Carlomanzo – giovane cantautore di Salerno già con qualche singolo all’attivo – avrebbe sul comodino se girasse un corto amatoriale per ogni sua pippa mentale… immagine inserita in un brano tipicamente incentrato su insicurezze e indecisioni tipiche di un’età che si vorrebbe adulta, ma ancora non ‘matura’.
Pop gradevole, non eccessivamente ammiccante.

RICCARDO RUGGERI, “NON CI ASPETTA NESSUNO (SE NON MILIARDI DI FOTO)” (VINA RECORDS / ADA MUSIC ITALY)

Riccardo Ruggeri esordisce da solista dopo una decina di uscite nell’ambito di vari progetti, con un lavoro che vuole essere la ‘summa’ di quindici anni di viaggi, incontri, collaborazioni aggiunti ad anni di studio e ricerca nell’ambito di voce, improvvisazione, etnomusicologia.
Dodici brani all’insegna di un’elettronica fatta di dub, dance, synth e via dicendo, primnra qua e là a prendere derive rock, strizzare l’occhio al funk, aprirsi a paesaggi a western o a suggestioni mediterranee.
Su tutto domina l’interpretazione di Ruggeri, tra la strafottenza di un Morgan, l’ironia di Gaber, sperimentazioni che possono ricordare vagamente Dalla.
Lo affiancano qua e là alcuni compagni di strada, in sede di produzione, talvolta agli strumenti; la vocalist milanese Emma Elle unica ‘voce ospite’, in ‘Pharmakon’.
“Non ci aspetta nessuno” è soprattutto un profluvio di parole, critiche ai media, ricordi più o meno lontani, riflessioni sul mondo della musica ai tempi del web e degli algoritmi..
Un lavoro per certi versi quasi arrogante nel modo di (im)porsi; arrogante, a ragione veduta.

MARCO BONVICINI, “WILD SILENCE” (NEW MODEL LABEL”)

Ha una storia lunga e articolata, Marco Bonvicini: dal prog, al funky fino al rock senza troppe etichette; dalle band alla carriera solista, alle numerose e svariate collaborazioni.
Nuovo capitolo della vicenda discografica del cantautore bolognese, “Wild Silence” trasporta l’ascoltatore in territori sospesi in ‘terre di confine’; decisa l’impronta di certo folk americano contemporaneo, in una formula semiacustica che unita a qualche effetto, dà a tratti l’idea di parole e musica provenienti da un ‘altrove’ vagamente discostato dalla comune realtà.
Costante la suggestione di quegli spazi aperti in cui il ‘Silenzio Selvaggio’ della natura prende il sopravvento sul ‘rumore di fondo’ della società.
La dimensione per certi versi onirica di certi brani, talvolta a lambire territori psichedelici, trova un contraltare in brani da una vocazione più apertamente rock, tinte accese e solari.
Un lavoro dalle tinte variegate, in cui Bonvicini è affiancato da un manipolo di compagni di strada, ad arricchire un ensemble musicale che, facendo praticamente a meno delle percussioni, eccetto un isolato battito di mani, si fonda su chitarre e bassi, piano e hammond, cori di accompagnamento.
Un lavoro capace di farsi riascoltare.

LORENZO CARUCCI, MOLLA, YAEL, SARA LAURE, BABIBEVIS: SINGOLI

IL SINGOLO DELLA SETTIMANA

Lorenzo Carucci
Marta
YPK Entertainment

Una ragazza alle prese con le difficoltà della vita, sentimentali e non, e coi cambiamenti che questi producono su personalità e carattere.
Il clima è solare, ma si avverte una malinconia di fondo, se la protagonista in fondo è costretta a cambiare la propria attitudine per i troppi rimpianti.
Lorenzo Carucci, giovane romano con una già una certa esperienza alle spalle, propone un cantautorato pop efficace e che non rinuncia alla riflessione.

GLI ALTRI

Molla
Ibiza
INRI
Non il brano ‘vacanziero’ che ci si potrebbe aspettare, dato il titolo, ma invece una riflessione sulle proprie mancanze e sul valore che assumono i sentimenti nei momenti di debolezza.
Il nuovo singolo di Molla, alias Luca Giura, barese, oltre che cantautore apprezzato produttore, unisce un testo – scritto da Donato Santoianni – capace di dire qualcosa a sonorità da club, con un retrogusto malinconico.

Yael
Gap
Singolo di esordio per Sarah Tisba, giovane varesina con una formazione lirica alle spalle, che mette le proprie indiscutibili doti canore al servizio di un pop – soul di discreta fattura che strizza l’occhio a sonorità internazionali.
Il brano, scritto da lei stessa, è un incoraggiamento a non abbattersi e a sperare nel meglio anche nei periodi difficili.
Le corna di un animale di montagna che fanno capolino tra le nubi, che campeggiano sull’artwork che accompagna il pezzo, sono il richiamo a chi, apparentemente debole, alla fine ce la fa.

Sara Laure
Habit Serrée
Cosmophonix Artist Develpoment / Altafonte Italia
Come il precedente ‘Prima Donna’, anche questo nuovo singolo di Sara Laure, emergente italo – africana (Sara Laura Roldo all’anagrafe) del panorama pop-soul di casa nostra, è dedicato alla presa di coscienza e alla valorizzazione della propria femminilità.
Un abito può essere un’arma di seduzione, ma ancora prima un elemento di autogratificazione, per valorizzarsi, sentirsi e vedersi attraenti; la seduzione è affidata soprattutto ai suoni, orientati verso suggestioni latine, tipicamente estive.

Babibevis
Self
Vixuniversalmusic

Osaro Bevis Agho, alias Babibevis, esce con un nuovo estratto dal disco “Homeandabroad’.
Inno al volersi bene, all’essere come si è, al sentirsi ‘a posto’ con sé stessi, all’insegna di un pop dai contorni dance, arricchito da qualche suggestione africana – retaggio dell’artista’ – che avrebbe meritato maggior peso.
Parole alla fine anche troppo ‘consolatorie’ e utili fino a un certo punto, specie se rapportate a un mondo che in fondo guarda poco all’indole e al carattere dei singoli e che richiede soprattutto che tutti si adeguino sempre e comunque all’andazzo generale.
L’amor proprio e il ‘volersi bene’ non penso bastino…

FUMETTAZIONI 2.22

Brevi (più o meno) recensioni di letture disegnate.

MYTHOS – HULK
Paul Jenkins e Paulo Rivera (con stile pittorico) rileggono le origini di Hulk, in quello che è uno dei capitoli del progetto ‘Mythos’, che ripresentava le origini di alcuni dei più iconici personaggi della Marvel.
Voto: 7

MYTHOS – CAPTAIN AMERICA
Un riassunto della vita di ‘Cap’, dall’infanzia ‘mingherlina’ all’esperimento che lo renderà una bandiera dei più elevati americani in giro per il mondo, fino all’ibernazione, al risveglio e alla nuova vita di ‘Vendicatore’.
Il tandem Paul Jenkins – Paulo Rivera una garanzia.
Voto: 7

ANT, Vol. II
Dopo il buon riscontro della prima miniserie, Mario Gully e la sua creatura finiscono nel roster della Image, per questa serie regolare.
I primi numeri seguono la falsariga degli episodi precedenti, la protagonista Hannah alle prese con la ricerca della verità su sé stessa e il suo alter-ego, man ben presto tutto si aggroviglia, e soprattutto si perde progressivamente l’interrogativo di fondo, ossia se Hannah stia vivendo una realtà o sono una lunga proiezione della immaginazione.
L’arrivo di uno sceneggiatore aggiunto, Jeffrey Kaufman, non risolve la questione, anzi e così la serie resta monca, chiusa dopo il numero 11. Peccato.
Voto: 6

ANT UNLEASHED
Terzo tentativo, terzo flop. A qualche tempo di distanza dalla chiusura della prima serie regolare, interrotta senza un finale col numero 11, Mario Gully riproponeva la sua creatura, con Mario Turini a contribuire alla parte grafica.
Stavolta ci si gioca la carta dello ‘spiegone’, ma il risultato è che col numero 3 si chiude bottega, anche qui senza chiudere la storia.
Peccato, per un personaggio che aveva delle potenzialità, cui contribuiva anche un aspetto ‘sexy’, ma che poi non ha trovato mai la sua vera strada: l’idea di un personaggio che non si capisce se reale o solo frutto di una fantasia era anche azzeccata e molto intrigante, ma le buone idee di base non bastano, se non si riesce a svilupparle.
Ci sta provando attualmente Erik Larsen, che ha comprato da Gully i diritti, riprendendo le fila del discorso col numero 12 della seconda serie e poi con una nuova serie regolare, di cui sono usciti solo due numeri; a uno sguardo distratto non sembra suscitare la stessa curiosità dei precedenti.
Forse semplicemente Ant ha perso la sua occasione, rimanendo relegata al ricordo o alla (ri) scoperta casuale di pochi appassionati.
Voto: 5

UNITY
Megacrossover in 18 parti, distribuito su varie testate della Valiant, che negli anni ’90 assieme a Image e altri editori insidiò per qualche anno il dupolio Marvel – DC.
Protagonisti tutti i pesi massimi della casa, personaggi come Solar, X-O Manowar, Archer and Armstrong, Magnus Robotfighter, uniti contro la ‘supercattiva’ di turno, intenta a distruggere e ricostruire da capo l’intero creato.
Passo più lungo della gamba, che si risolve in una derivazione della mitologica “Crisis” della DC, con molto meno appeal grafico (ad esclusione di Barry Windsor Smith) e maggiore confusione narrativa, anche frutto della necessità di mantenere il focus dei singoli episodi sui titolari delle testate relative.
Alcuni ‘azzardi’ – rapporti incestuosi suggeriti tra la nemesi e il proprio figlio, alcune scene vagamente osé – peraltro poco funzionali ai fini della narrazione, non salvano la vicenda da qualche sbadiglio in attesa di un finale che cerca di essere originale, non riuscendoci del tutto.
La dimensione gargantuesca non paga: la sufficienza c’è, ma è stiracchiata.
Voto: 6

MOONSHADOW
Moonshadow è il classico fumetto universalmente giudicato come un capolavoro, che non può mancare nella biblioteca di ogni appassionato, etc…
Jean Marc De Matteis, uno che a cavallo tra gli ’80 e i ’90 ha regalato agli appassionati di supereroi, tra le altre, delle indimenticabili sequenze dell’Uomo Ragno e Capitan America, molla il genere e si butta a capofitto in un vortice a cavallo tra fantasy, “Alice nel Paese delle Meraviglie” e “Oliver Twist”, sci-fi e Pinocchio, raccontandoci le alterne vicende dell’omonimo protagonista: un tipico ‘romanzo di formazione’: dramma, gloria, guerra, bizzarrie assortite, dall’infanzia al passaggio all’età adulta (la storia è raccontata dal protagonista, anziano) in quella che viene definita una ‘Fiaba per adulti’, cui si aggiunge un’appendice (superflua) che ci narra sinteticamente cosa è successo successivamente.
Il problema è che De Matteis non è né Carroll, né Dickens né Collodi, non è un maestro di sci-fi, né un gigante del fantasy, anche se quest’opera ha portato molti ad annoverarlo nelle categorie.
Introducendo “Moonshadow”, l’autore afferma come quest’opera sia la sua più personale, in cui si è preso la libertà creativa che i confini angusti di maschere e mantelli non gli avevano consentito.
Sono parole sentite altre volte: l’autore di ‘genere’ che per essere sé stesso scrive tutt’altro.
J.M. De Matteis secondo me resta però innanzitutto uno scrittore di supereroi (che tra l’altro l’hanno portato alla fama, qualcosa vorrà dire) e in questo non può e non deve esserci nulla di male.
Ovvio che sapendo scrivere e non essendo uno ‘scarparo’, “Moonshadow” non è certo un fumetto di serie B.
Tuttavia, mi pare difficile definire ‘capolavoro’ un guazzabuglio poco digeribile (500 pagine, originariamente uscite in svariati albi singoli) di episodi ed eventi che si affastellano uno dietro l’altro, narrati per lo più con le didascalie di una voce fuori campo (siamo al confine tra romanzo illustrato e fumetto), con un lettering in corsivo che risulta ancora più indigesto.
Impreziosito – e sostenuto – dall’estro pittorico di John J. Muth (e, in qualche episodio, Kenth Williams o George Pratt) “Moonshadow”, più che un esercizio di libertà espressiva, appare la ‘solita’ ricerca da parte di uno scrittore ‘di genere’ dell’accettazione da parte della ‘Serie A’, del ‘Salotto Buono’, del ‘posto a sedere alla Tavola dei Grandi’.
C’è questa situazione per cui prima o poi chi scrive fumetti ‘di genere’ è chiamato – o si sente quasi obbligato – a dover dimostrare di saper fare altro, per ottenere una sorta di bollino o sentirsi dire “OK: sei dei nostri”.
C’è il pregiudizio diffuso nei confronti dei supereroi che si porta appresso il complesso d’inferiorità da parte di chi li scrive.
È triste, in fondo, perché lo sforzo di aprire la mente verso altri generi dovrebbe essere di chi legge, non di chi scrive.
Non dubito che De Matteis fosse sincero: il fumetto di supereroi, come succede per altri generi, ha dei codici e pone dei limiti, che però possono essere allo stesso tempo stimoli alla creatività.
Io però non mi sento di unirmi al coro: per me “Moonshadow” non è un capolavoro e soprattutto non è ‘il capolavoro’ di De Matteis: per quello forse consiglierei “L’ultima caccia di Kraven”, saga dell’Uomo Ragno che non arriva 150 pagine: molte meno, ma quanta più forza nella lettura di due personaggi e del loro rapporto.
Certo, non posso discutere un giudizio ampiamente diffuso tra gente di cui va riconosciuta l’affidabilità: “Moonshadow” può essere considerato un capolavoro; pur pensandola diversamente, ne caldeggio comunque la lettura, perché banalmente è l’unico modo per farsene un’idea.
Voto: 6,5

SPIDER-MAN: LIFE STORY
La vita dell’Uomo Ragno dagli anni ’60 al primo decennio del nuovo secolo, raccontata
infrangendo la regola aurea del genere (e non solo): i supereroi non invecchiano.
Seguiamo così decennio per decennio le vicende di Peter Parker, dalla fine di Gwen Stacy alla ‘possessione’ da parte del Doctor Octopus, passando per la ‘famigerata’ ‘Saga del Clone’, modificate tenendo conto del passare del tempo, l’Uomo Ragno che invecchia, i figli che arrivano e crescono, nessun intervento soprannaturale che azzeri la relazione con MJ…
Un divertissement riuscito solo in parte, a tratti un po’ frettoloso, che dovendo scegliere una storia / saga per decennio ha dovuto magari scegliere alcune saghe ‘deboli’ ed escluderne di magari più rilevanti.
Scrive Chip Zdarsky, disegna Mark Bagley, tra coloro che hanno lasciato la loro impronta nell’evoluzione grafica del ‘Ragno’.
Voto: 6

SHE-HULK (2014) 7 – 12
Sequenza di numeri che conclude la serie del 2014 dedicata alla ‘gigantessa verde’, personaggio ritornato recentemente a far parlare di sé per una (a quanto pare, poco riuscita) serie tv.
Al centro, un processo a Captain America per un ‘fattaccio’ successo quando non aveva ancora assunto il ‘Siero del Supersoldato’; in tribunale Jennifer dovrà vedersela con Matt Murdoch (alias Devil).
Gli altri numeri sono abbastanza ‘d’ordinanza’, ma il giudizio sulla serie, scritta da Charles Soule e curata nella grafica da Kevin Wada e Xavier Pulido, resta tutto sommato positivo: la scelta di mescolare legal thriller, ironia e qualche cazzotto, tutto sommato ha pagato.
Voto: 6,5

WEID, SAIMON SAIL: SINGOLI

Weid
Riposo di Angeli
TRB rec.

Un inno al contatto con la natura e alla pace che ne deriva, rapporti umani più ‘pacifici’ con gli altri inclusi.
Il nuovo singolo di Weid, alias Simone Maritano (dalla provincia torinese) cerca una vena cantautorale tra le pieghe di un synth pop per lo più rarefatto, ma disposto qua e là ad assumere tinte più accese.

Saimon Sail
Backseat
PaKo Music Records/Visory Records/Believe Digital
Nuovo singolo per Simone Nuccio, alias Saimon Sail: emozioni a ruota libera dai sedili posteriori di un’auto diretta chissà dove, dichiarazioni d’amore a una ‘lei’ seduta a fianco o forse no.
Per il giovane cantante e autore di Ravenna, un pop in salsa trap senza scosse.