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BNB MUSIC MMXX, “LOCKDOWN” (AUTOPRODOTTO / REHEGOO MUSIC)

Nasce nel 2017 a Torino, questo progetto, frutto della collaborazione della cantautrice Luana Barnabà e del chitarrista e compositore Gianluca Nardelotto e in seguito completato da Enrico Battaglino alla Batteria e Luca Macerata al basso.

Il titolo rappresenta ma non esaurisce il contenuto di un lavoro la cui gestazione è stata influenzata da tutto ciò che si è vissuto nel corso di primi, duri mesi del 2020 che ha toccato la vita tutti in quanto persone, ancora prima che, in questo caso – e in particolare di quello della cantante – autrice, la cui firma caratterizza quasi tutto il disco – musicisti.

La title – track rappresenta un campionario di tutto il ‘minimo quotidiano’, dato precedentemente per scontato e diventato improvvisamente un ‘pezzo mancante’ delle proprie esistente.

Il resto del lavoro, nove i pezzi complessivi, ondeggia tra il riflessivo e il biografico: da un lato: un catalogo di sensazioni ed emozioni il sentirsi ‘incompresi’ e i sacrifici per farsi ‘accettare’ in determinati contesti sociali, la voglia di conservare un atteggiamento positivo nei confronti della vita, la musica come bisogno e necessità; dall’altro, racconti di storie d’amore, felici o meno e di amicizie.

La voce di Luna Barnabà domina il disco, con grinta, ma forse con un filo di attenzione di troppo alla ‘forma’, che poi è l’analogo limite dei

suoni di accompagnamento (cui partecipano alcuni ospiti esterni, tra cui il sassofonista Andrea Aiassot), che delineano un rock – pop senza scosse, pronto a vestirsi di volta in volta di accenni fusion, funk, un filo di jazz.

Si avverte la sensazione – impressione personale, intendiamoci – che l’ansia di ‘fare le cose per bene’, poi abbastanza tipica di ogni esordio, abbia privato la band di un filo di immediatezza e spontaneità.

Non a caso, forse, un pezzo come ‘Mai’ risulta, con la sua attitudine molto più aggressiva, risulta forse l’episodio più riuscito.

Menzione finale per la copertina, firmata da Paolo Mottura, apprezzatissimo disegnatore Disney e non solo.

ALEX SAVELLI – IVANO ZANOTTI, “ITALIAN KIDD” (RADICI MUSIC RECORDS)

Un ‘discone’, sotto vari punti di vista, a cominciare dal fatto che non accade tutti i giorni di trovarsi di fronte a 15 pezzi che superano ampiamente l’ora di durata.

Non è pero solo questione ‘numerica’: Alex Savelli e Ivano Zanotti, qui al primo episodio della loro collaborazione, mettono insieme un disco di sano, arrembante e direi anche ‘necessario’ rock italiano.

Come già avvenuto in un precedente progetto dello stesso Savelli, l’idea è stata di aprire il progetto a un ampio nuemro di collaboratori, in questo cantanti: 11 per la precisione (e vabbé, si torna sui numeri), provenienti da gruppi poco o per nulla conosciuti, a fare una sorta di ‘punto della situazione’, per quanto ovviamente non esaustivo, di come si faccia ‘rock’ oggi in Italia.

Il ‘rock’, intendiamoci, più o meno ‘classico’, certo pronto a colorarsi qua e là di tinte vagamente ‘indie’ o ‘alternative’, ma qui diciamocela tutta, le chitarre (curate da Savelli, polistrumentista con collaborazioni che vanno da Francesco Guccini a Paul Chain, passando per Ares Tavolazzi, e che qui è anche autore di tutti i brani) sono le protagoniste, che abbiano le tinte più spiccatamente ‘hard’ e vagamente metal, un po’ à la AC/DC, sia che sforino in territori vagamente grunge, o che assumano tinte psichedeliche (‘The Sheperd’ i nove minuti) passando per momenti funk, fino a suggestioni cinematografiche, con parentesi che sembrano rimandare a certe colonne sonore dei film ‘di genere’ degli anni ’70 (‘Spears’). Il pezzo conclusivo, ‘Noi siamo soli’, l’unico in italiano, appare come una sorta di versione ‘nera’ e decadente di certi episodi del repertorio dei nostri anni ’60.

Un caleidoscopio, una ‘mezza maratona’ che trova il tempo anche per momenti più compassati, in uno scenario che mantiene elevati tensione e decibel.

La batteria di Zanotti (di nuovo: uno che ha calcato in lungo e in largo i palchi, a fianco di Ligabue e Vasco Rossi, ma anche di Alan Sorrenti e Loredana Bertè) fa da adeguato e inesausto contraltare / sostegno / abbinamento.

Le voci – tre delle quali femminili – fanno il resto, con le loro singolo personalità e grane emotive.

I ‘fenomeni del momento’ hanno certo contribuito a fare – almeno in parte – riaccendere i riflettori sul rock italiano; dischi come questo mostrano che al di là dei successi sanremesi ed eurofestivalieri, il rock in Italia è vivo e lotta insieme a noi.

S.O.F.I.A., DIESIS, WESTFALIA, ADELAIDE, ROMANO: SINGOLI

S.O.F.I.A.

Di Niente

Rough Machine

Primo singolo e video per questa giovane cantante romana, cui qui si affianca la altrettanto giovane attrice e regista Blu Yoshimi (qualcuno la ricorderà, nel ruolo della giovanissima figlia del protagonista di “Caos Calmo”).

Un cantautorato pop autobiografico di gradevole confezione, in cui Sofia (all’anagrafe Baldolini) riporta qualche riferimento dell’elettropop che è stato la sua prima scelta sonora.

Il video è un montaggio di momenti da ‘minimo quotidiano’ dell’artista, alla ricerca di una cifra spontanea e ‘sincera’.

Apprezzabile.

Diesis

Paglia nel fuoco

Red Owl Records

La ‘Paglia nel fuoco’, manco a dirlo, è l’amore, vissuto nelle sue piccole – grandi complicazioni.

I fratelli Verna (separati da 10 anni di età, ma quasi non sembrerebbe), dalla natia Paternò (Catania) hanno già compiuto un discreto percorso, che li ha portati ad esibirsi anche ad Hollywood, oltre che a partecipare a ‘Sanremo Rock’, anche se a dirla tutta, col ‘rock’ sembrano aver veramente a poco a che fare, almeno a giudicare dall’ascolto di questo pezzo.

Accompagnati da Funkyman, (già collaboratore di Fabri Fibra e altri), i Diesis assemblano un pezzo pop destinato evidentemente ai giovanissimi, dominato dall’autotune, con un testo fondato su ‘immagini’ forse un po’ troppo scontate e in cui tutto – dai suoni, all’abbigliamento, alle acconciature – sembra veramente troppo costruito a tavolino, volto a cercare a tutti i costi il riscontro del pubblico di riferimento.

Westfalia

Goblin – Singolo

Needn’t

Singolo di debutto per questo trio bolognese, dedito a un efficace r’n’b, in cui domina l’elemento funk, all’insegna di un groove caldo e trascinante.

Il ‘Goblin’ del titolo è quello ci portiamo tutti appresso, un ‘lato’ oscuro che ci fa pendere verso la rabbia, l’irrazionalità, la gelosia: la soluzione, abbastanza prevedibilmente, è quella di cercare di incanalare la propria negatività verso il ‘lato positivo’ della vita. Una parola, certo, ma la musica, specie quando luminosa e solare come in questo caso, può essere d’aiuto.

Adelaide

Nonna Li’

RR Production

Una intensa e delicata dedica, sul filo del sogno e del ricordo, a chi non c’è più: è quella della giovane Adelaide Cuciniello – una manciata di brani all’attivo, già con buoni riscontri, tra cui il premio come Miglior Artista al Festival di Napoli dello scorso anno – alla bisnonna Lidia, una delle tante vittime degli ultimi mesi, in un brano che valica il semplice dato personale per diventare un momento di ricordo di tutti coloro che se ne sono andati.

Il solco è quello della tradizione napoletana, con tanto di mandolino, ma senza mai cadere nella ‘sceneggiata’ e nel ‘folklore’; intensità, ma con modi garbati.

Romano

Coniugi Arnolfini

MCN Records

Riccardo Romano, palermitano, classe ’85, ha fin qui ottenuto vari e positivi riscontri, tra i quali il ‘Premio De André’ nel 2016.

Accompagnato da un video girato da lui stesso con lo smartphone tra Palermo e Padova, ‘Coniugi Arnolfini’, vestito di un pop elettronico dai modi sofisticati, si concentra su un catalogo di oggetti che vanno a riempire la nuova casa in cui si abita, che quindi diviene il proverbiale luogo dove trovare un’appartenenza e conservare la propria identità in una realtà inizialmente estranea e dove, naturalmente, vivere i propri affetti.

I ‘Coniugi Arnolfini’ del titolo sono quelli dell’omonimo quadro di Van Eyck, che qui diventano un po’ un simbolo dell’emigrazione, in questo caso dell’adattamento a una nuova realtà… il fatto che l’Arnolfini fosse di nobile stirpe e di professione facesse il banchiere, gli rese probabilmente la vita più facile rispetto a tanti altri, ma questo è probabilmente un dettaglio.

TARSIA, KRIKKA REGGAE, THE UNIKORNI: SINGOLI

Tarsia

Passi

Maqueta Records / Artist First

Singolo di anticipo per il disco di esordio di questa cantautrice di Policoro (Matera) con un’esperienza già solida alle spalle.

I ‘Passi’ del titolo sono quelli che si compiono in relazioni sentimentali talvolta complicate in cui non si procede assieme, ma è necessario compiere i propri passi singolarmente per raggiungere la felicità…

Vocalità convincente, ma una scelta interpretativa e sonora forse un po’ troppo ‘di maniera’, per un’artista che dichiara influenze, oltre che pop e popolari, anche funk, soul e jazz.

Krikka Reggae feat. Sud Sound System

Confusione

Libellula Music

Nuovo singolo per questa band che negli ultimi anni si è segnalata nel panorama della musica del Mezzogiorno.

Realizzato in collaborazione con gli storici Sud Sound System, ‘Confusione’ è un riuscito mix di reggae e funk, discretamente coinvolgente, anche se qua e là vagamente scontato nel testo; apprezzabile comunque l’invito, in tempi in cui la confusione regna appunto sovrana a tenere viva l’attenzione, contro ogni tentativo di limitazione di libertà e diritti.

The Unikorni

Latte Color Plastica

Libellula Music

Singolo che anticipa il disco di esordio di questo duo torinese, in cui Fabrizio Pan (già nei Melody Fall) incontra la batterista Giorgia.

Una struttura che ricorda i White Stripes, coi quali il duo appare in effetti avere qualcosa in comune anche sotto il profilo sonoro.

L’attitudine non manca: il fatto di essere in due spinge a dare il massimo in fatto di energia e ne esce un brano (dedicato alle difficoltà dell’avvio di un rapporto amoroso) in cui la distorsione delle chitarre raggiunge livelli quasi industriali, accompagnata dalla voce gridata, iraconda di Giorgia.

Un brano promettente, in attesa del primo lavoro sulla lunga distanza.

UMBERTO TI., “NON CREDO BASTERÀ” EP (NEW MODEL LABEL)

Avevamo lasciato Umberto Ti. lo scorso anno con “Alaska”; lo ritroviamo oggi con questi cinque brani, che vedono proseguire la collaborazione con Giuliano Dottori.

Quasi un’occasione per ‘sperimentare’, tra strumenti inusuali (bouzouki), inflessioni mediterranee, sonorità.del ‘sud del mondo’, ma anche vaghi accenni funk e jazz.

Disco corto ma ‘denso’, che per quegli strani casi finisce per essere quasi una fotografia dell’Italia alle soglie della situazione surreale, allucinante e drammatica che stiamo vivendo: un Paese che era già ‘a pezzi’, in cui già ci si chiedeva cosa ci aspetterà dietro la bufera.

Un lavoro che si chiude con un brano intitolato ‘La fine del mondo’, il che fa pensare come le cose non andassero granché bene neanche ‘prima’ e che oltre la razionalità della scienza, anche la sensibilità dell’arte avesse in qualche modo ‘previsto’ che prima o poi qualcosa sarebbe arrivato a far precipitare le cose.

MEGANOIDI, “MESCLA” (AUTOPRODOTTO / LIBELLULA MUSIC)

Settimo lavoro per i Meganoidi, a due anni di distanza da quel “Delirio Experience” che celebrava il ventennale della band.

Lavoro che s’inserisce nel solco della tendenza della band alla contaminazione: ‘Mescla’ è una parola portoghese che vuol dire ‘miscuglio’ e i 10 brani del disco, pur non sfociando nella ‘world music’, vivono sulla continua miscela di rock e funk che da sempre sono uno dei marchi del gruppo.

L’invito alla mescolanza e all’apertura mentale è uno dei temi del disco, che parla della capacità di uscire da momenti oscuri, di  responsabilità personale, dell’affetto  verso gli altri.

Un lavoro sempre vivo, dinamico, con ‘riffettoni’ di chitarra a tratta trascinanti e una vena funk che non può non invitare a muove

GASPARAZZO BANDABASTARDA, “PANE E MUSICA” (NEW MODEL LABEL / AUDIOGLOBE)

Giungono all’ottavo disco gli scavezzacollo della ‘Banda Bastarda‘ che in tempi complicati sembrano voler andare al ‘nocciolo’ alle cose iMportanti: “Pane e Musica”, appunto e tanto basta.

Lo fanno coi loro consueti modi scanzonati, ludici ma senza lasciare a casa l’impegno.

Un disco che ci riconsegna la solita scorribanda tra i generi: reggae, spezie balcaniche, la canzone popolare italiana, funk e calypso.

I sei musicisti che coprono lo Stivale, dalla Puglia all’Emilia passando per l’Abruzzo, omaggiano Scola e il calciatore antifascista Bruno Neri, scrivono odi alla ‘O’ (intesa come vocale) e alla ‘Patata’ (intesa come tubero, ma anche altro volendo) inni allo za’vov, un tributo al poeta curdo Hisam Allawi

Un disco solare e dai colori vivaci, che invita al movimento, coprendosi improvvisamente di nubi minacciose sul finale, quando il preoccupato sguardo sulla realtà quotidiana di casa nostra prende il sopravvento.

ALESSANDRA FONTANA, “SEMPLICEMENTE” (TIKKA MUSIC / NEW MODEL LABEL)

“Semplicemente”… la manciata di pezzi – dieci – di un’artista che nella musica è immersa da sempre: la danza nell’infanzia, poi il canto ‘di gruppo’ nei cori, l’insegnamento, i palchi calcati ‘in proprio’, cantando cover…

La scrittura, nel frattempo: i pezzi scritti per sé stessa, indagando le proprie emozioni, talvolta forse per darsi coraggio… l’opportunità, infine, di renderne in qualche modo partecipi anche ‘gli altri’.

“Semplicemente” Alessandra Fontana, appunto: che con discrezione, timidezza quasi, anche negli episodi più ‘vivaci’ (parentesi pop / rock, un accenno funk) offre al pubblico le proprie forze e fragilità (con episodi dedicati alla potenza della musica e dell’amore) accompagnandosi con piano e tastiere, un paio di ‘ospiti’ a rinforzare i suoni con chitarra, basso e batteria.

L’impronta resta comunque – e non poteva probabilmente essere altrimenti – marcatamente cantautorale, i suoni spesso essenziali a sottolineare e rafforzare il colore emotivo delle parole.

“Semplicemente”, appunto: un disco diretto e senza filtri, tutto giocato sulla necessità di comunicare.

ELECTRIC CIRCUS, “CANICOLA” (NEW MODEL LABEL)

A voler cercare ‘simboli’ e significati nascosti ovunque, il fatto che a dedicare un disco alla ‘canícola’, intesa come il classico caldo agostano (con l’aggiunta dei significati ‘mistici’ attribuitigli dalle popolazioni antiche, dagli Egizi ai Romani) sia una jazz band originaria di Arco, provincia di Trento (non un posto eccezionalmente caldo, nemmeno in tempi di cambiamento climatico), offre una bella dose di spunti…

Forse, più semplicemente, il calore è quello che si respira lungo le undici composizioni – interamente strumentali – che compongono la terza uscita discografica della band, dopo un EP e un progetto interdisciplinare, in cui la musica incontrava le opere di una serie di artisti grafici / visuali.

È indubbio che il gruppo il caldo lo ‘vada a cercare’: anche solo scorrendo i titoli, si traccia una sorta di viaggi nei territori ‘caldi’: dall’Africa al Sud America fino alla Florida.

Il quintetto (nato come trio) si muove negli ampi spazi delle contaminazioni etnico-elettriche del jazz, con esiti spesso dilatati, l’idea del respiro un po’ affannato delle camminate sotto al sole o sulla sabbia, o della semplice ‘meditazione’ e ‘liberazione’ della mente di fronte al mare, fino a lambire i territori del sogno, con accenti psichedelici… Senza farsi mancare episodi più ‘accesi’, vaghe suggestioni rock o schegge (quasi) ‘impazzite’, parentesi blues, e una bella dose di funk, in un disco fortemente connotato da sapori mediterranei e cosparso di spezie prese qua e là per il globo.

Un lavoro che di volta in volta invita alla riflessione, ai ritmi lenti, ma anche al muoversi a lasciarsi andare muovendosi seguendo i suoni…

Coinvolgente.

ALEA AND THE SIT, “GENERATION” (AREA LIVE / LIBELLULA MUSIC)

La cantautrice Alea, al secolo Alessandra Zuccaro, da Brindisi e il trio lucano dei The Sit si incontrano circa quattro anni fa, aprendo una collaborazione che giunge al secondo capitolo discografico.

“Generation” è un titolo che gioca dice tutto o quasi: il ritratto di una generazione, non più giovanissima, non ancora matura, con poche certezze e punti di riferimento, forse costretta più delle precedenti a cercare dentro di sé stimoli, motivazioni, ‘ragioni’; il rischio è quello di chiudersi nel proprio campionario di certezze incrollabili, la via di uscita quella di aprirsi al mondo, se si è artisti, come in questo caso, dare libero sfogo alla propria creatività.

Alea si mette così in gioco, in un lavoro che pur rispecchiando ampiamente i suoi studi da cantante jazz, si apre ad altri mondi sonori: dall’hip hop, con la collaborazione di Big Simon dei Krikka Reggae (‘DaDaism’, che apre il disco) alle musiche del ‘sud del mondo’ con quella del percussionista senegalese Meissa Ndaye, (‘Joye’) mentre l’apporto dei The Sit offre una continua colorazione, tra trascinanti ritmi funk e suggestioni della gloriosa stagione del jazz elettrico – anche italiano – degli anni ’70 (‘The Wait’). Non mancano parentesi tranquille, più da jazz club.

Alea si muove con eleganza lungo le undici tracce (la conclusiva un radio edit dell’opener DaDaism), con una decisa preferenza per l’inglese (pur non mancando episodi in italiano e brani ‘misti’), facendo sfoggio di tecnica, spesso ricorrendo al ‘vocalese’, ma cercando di non perdere di vista il lato emotivo della questione.