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THE GHIBERTINS, “THE LIFE & DEATH OF JOHN DOE” (MOB SOUND RECORDS / LIBELLULA MUSIC)

‘John Doe’ è, naturalmente, lo sconosciuto per antonomasia, il ‘soggetto ignoto’ di tanti film e serie americani, qui per estensione, diventa un po’ il simbolo dell’uomo comune, la cui vita tra alti e bassi, glorie e miserie, vittorie e sconfitte viene riassunta nel secondo lavoro sulla lunga distanza dei milanesi The Ghibertins.

Nove brani (cui si aggiungono l’Intro’ e l’Outro’), uno per ogni decennio, dall’infanzia alla vecchiaia avanzata, che il quartetto milanese snoda attraverso un mix sonoro dove prendono piede certe suggestioni del neo-folk d’oltreoceano (penso, tra gli altri, a Sufjan Stevens), spesso con una ricchezza sonora che restituisce impressioni quasi orchestrali.

Il tradizionale nucleo chitarra – basso – batteria viene arricchito da un trio di archi e un quartetto di fiati; la voce di Alessio Hoffmann trova talvolta la controparte femminile di Alice Grasso, con interventi di due complessi corali, uno dei quali di bambini.

Il risultato è un lavoro che, pur intriso di una ricorrente malinconia, trova momenti di luminose aperture, accompagnando la narrazione – in prima persona – di una vita non facile, che tra errori e momenti di solitudine, riesce però a trovare la pace e il calore degli affetti.

GAETÀNO, SUGAR FOR YOUR LIPS, ARIANNA CHIARA, TRUNCHELL, ETC., SOLISUMARTE: SINGOLI

Gaetàno

Colibrì

Gotham Dischi / Artist First

Dalla provincia di Salerno a Bologna, Gaetàno sembra ancora alla ricerca di un’identità musicale definita: per il momento, l’impressione è che non basti impugnare un microfono e imbastire un rap di stampo intimista, apparentemente diretto a un pubblico più o meno adolescenziale.

Sugar for your lips

Idea

Overdub Recordings

Rock alternativo con qualche ascendenza anni ’90 (vedi Afghan Whigs), per questo quartetto che si appresta a pubblicare il proprio primo lavoro ‘lungo’, dopo un precedente EP.

L’impegno c’è; il tentativo di dire qualcosa – in questo caso, sulla necessità di trovare dei punti fermi a cui aggrapparsi per non ‘affogare’ nei momenti di difficoltà – anche.

Non poco, specie considerando che la band viene da Cosenza, dove le possibilità e le opportunità non sono certo quelle delle grandi metropoli.

Arianna Chiara

Il Sapore delle fragole

Gotham Dischi / Artist First

Non è facile mettere in musica il proprio dolore (in questo caso la perdita dei nonni, nel corso della ‘clausura forzata’ dello scorso anno); ancora meno, farlo senza cadere nella cupezza, ma anzi con un brano solare, non ‘leggero’ ma che cerca di partire e trasmettere tutto ciò che di positivo è rimasto e ancora si prova nei confronti di questi affetti.

Arianna Chiara, milanese, una che la musica l’ha studiata – anche con studi jazz – riesce nell’intento, con un brano pop, dominato da una vocalità dai tratti soul, che conferma l’impressione positiva già lasciata dal precedente singolo ‘Se non ricordo’.

Trunchell, Etc. feat. Gaedi

Truman Show

Red Owl Records

Torna Trunchell, Etc., (Francesco Maria Truncellito) col suo rap – dark, stavolta con un brano dedicato a certi momenti di fragilità e debolezza, che più o meno tutti vivono ogni tanto, magari in maniera più o meno ‘pesante’: la paura di non farcela, l’ansia, l’incapacità di relazionarsi col mondo.

Il riferimento al ‘Truman Show’ come l’impressione di vivere una vita della quale non siamo padroni, guidata da qualche influenza esterna, per un brano che si apre comunque alla possibilità di trovare una luce che porti a essere pienamente sé stessi, uscendo dalla paura.

Solisumarte

Palazzi bui

Artist First

Pop vestito di sonorità vagamente chill out per il nuovo singolo del duo bresciano.

La notte come dimensione in cui riflettere sul proprio vissuto, ripercorrere certi errori, cercare verità in sé stessi, per un pezzo certo notturno, ma non troppo con qualche tratto onirico.

ROS, LEISS, QUASI, BE A BEAR: SINGOLI

Ros

Normosuper

Torna il trio toscano composto da Camilla Giannelli, Lorenzo Peruzzi e Kevin Rossetti, fattosi conoscere sul palco di “X-Factor”, preso poi da Manuel Agnelli sotto la sua ala protettrice, intraprendendo la consueta gavetta a base di live di supporto a band anche importanti (Bad Religion, A Perfect Circle).

‘NormoSuper’ è un tipico ‘grido di malessere generazionale’, incentrato sul sentirsi fuori posto, appunto né ‘normali’, né ‘speciali’… l’idea di fondo è che a sentirsi così dopo tutto non siano poi in pochi.

Chitarre sferraglianti, un cantato femminile che evoca certe ‘riot girl’ di metà anni ’90, un’attitudine da ‘punk dei giorni nostri’

La band conferma l’impressione positiva del precedente singolo, anche se qui tutto sembra più ‘canonico’ e un po’ scontato.

Leiss

Sarta delle Stelle

Cosmophonix

‘Letizia E I Suoi Sogni’, ovvero Leiss, acronimo scelto dalla giovane cantautrice cuneese Letizia Barbetti.

Il suo nuovo singolo, accompagnato da un suggestivo video firmato da Giorgio Piva, la vede ‘tessere i fili’ lasciati ingarbugliati da relazioni sentimentali che si sono, appunto, sfilacciate, cercando magari di ricreare una sorta di ‘tela’ in cui il rapporto con l’altro possa partire da una maggiore considerazione di sé, dal non accontentarsi e soprattutto dal non esporsi a delusioni per essere magari stati troppo remissivi.

Una lettera sui sentimenti a destinatario ignoto che prende le mosse dalla leggenda greca del Minotauro e da quella giapponese del ‘Filo Rosso’ (Akai Ito), per un pezzo che, per riferimenti ‘colti’ e riflessioni,

si distingue rispetto a tanti brani usa-e-getta all’insegna del ‘quotidiano spiccio’ offerti da tante giovani aspiranti ‘stelle’.

Leiss sembra avere qualcosa in più da dire.

Quasi

A Casaccio

Gotham Dischi / Artist First

Esperienza Fulvio Felici da Roma, classe 1991, ne ha accumulata parecchia: dagli esordi punk rock sui banchi delle superiori, proseguiti poi nel corso di una parentesi trascorsa negli Stati Uniti, passando per tentativi rap una volta tornato in Italia, e ora il progetto Quasi, che lo vede in versione cantautorato pop.

Secondo singolo di questo nuovo capitolo ‘A Casaccio’ è dedicato alla futilità di certe conversazioni, non solo ‘social’ caratterizzate da frasi di circostanza senza un vero interesse.

Pezzo che può avere un suo appeal, pur senza impressionare.

Be A Bear

Mr Dust (Badlands Remix)

Il Piccio Records

Si comincia col bolognese Filippo Zironi e il suo progetto Be A Bear, che lo vede salire sul palco mascherato da orso a proporre un elettropop dalle ascendenze ‘eighties’; si prosegue con Catharina Jaunviksna, producer svedese e col suo progetto Badlands, all’insegna di synth e campionamenti.

L’incontro tra i due dà come risultato questa versione dell’originale ‘Mr Dust’, in cui a prendere il sopravvento è una sensazione di vaga malinconia, che può ricordare alla lontana certi pezzo di Robert Miles.

IL PROPOSITO, “IL PROPOSITO” (BAD KARATE DISCHI / LIBELLULA MUSIC)

Quarto lavoro per i ferraresi Il Proposito.

Un trio, con pochi fronzoli e molta ‘pompa’, che prosegue una strada che, a leggere la bio allegata, è progressivamente andata a cercare sonorità sempre più dure e meno ‘concilianti’: la scelta di dare a questo titolo lo stesso nome del gruppo forse è il segno che la band ha trovato finalmente una ‘dimensione stilistica’ propria.

Dieci le tracce, all’insegna di un costante sferragliare trainato dalla ruvidezza delle chitarre e una sezione ritmica martellante, con sguardi lanciati su gli aspetti più deleteri di ‘ciò che gira intorno’: dagli atteggiamenti avvilenti delle persone, a un progresso che ha portato ha un consumismo senza freni, senza risparmiare uno sguardo verso sé stessi: l’incapacità di cambiare, la tendenza a fare errori…

Il tutto in una confezione che è esplicitamente debitrice di una certa ‘scuola’: in ‘Houdini’, brano scritto e ‘narrato’ da Enrico Brizzi, si citano Marlene Kuntz, CCCP e Prozac+, ma che riesce a non essere puramente ‘imitativa’.

Il Proposito, insomma, ci mettono del loro e questo ‘loro’ non è affatto male…

MATCHLESS, “MATCHLESS” (THEDUST REALM MUSIC)

Miriam e Liliana Neglia: sorelle; immerse nella musica e nell’arte fin da bambine; entrambe sul palco dello “Zecchino d’Oro”, in edizioni diverse; strade che poi proseguono in parallelo, esperienze simili e differenti, fino a una prima collaborazione, in Germania, nel progetto Midihands, fattosi poi conoscere anche in Italia con concerti in apertura, tra gli altri, di Massive Attack, Almamegretta, Ermal Meta.

Il progetto Matchless prende corpo nel corso della ‘clausura collettiva’ dello scorso anno e giunge oggi al primo lavoro sulla lunga distanza.

Dieci i pezzi (cantati in inglese e in italiano) in cui le due sorelle sposano i rispettivi interessi: se Miriam ha studiato canto jazz ma si è appassionata anche all’elettronica, Lilian ha approfondito maggiormente certi aspetti del rock ‘alternativo’, soprattutto l’utilizzo di beat e certe tecniche alla base di trip – hop e simili.

L’esito è un mosaico di suoni, ‘tappeti’, scricchiolii, ‘glitch’ sui quali si staglia la voce di Miriam, a eseguire testi che parlano di relazioni sentimentali, riflessioni, consapevolezza.

Suggestioni variegate, mutamenti di clima – talvolta anche all’interno degli stessi pezzi – con un ampio sguardo sull’elettronica – del presente e di un passato più o meno recente – strizzando l’occhio al dancefloor.

CIRCOLO LEHMANN, “IL RE DELLE LEPRI” (LIBELLULA MUSIC)

Secondo lavoro sulla lunga distanza (terzo, contando il disco dedicato a Leonard Cohen, in collaborazione con il trio degli Archimedi) per il quartetto piemontese.
Un concept album, o quasi: al centro dei 13 brani la vicenda di un uomo che ‘nel mezzo del cammin…’, si potrebbe dire, si ritrova a un punto morto, fresco di un fallimento sentimentale e con un lavoro asfissiante.
Il nostro intraprende quindi un viaggio fisico e spirituale, alla ricerca di quella che viene definita una ‘decrescita esistenziale’, prendendo le mosse da un racconto dell’argentino Federico Falco, da cui il disco prende il nome, e dalle riflessioni dei filosofi Zygmunt Baumann e Serge Latouche.
L’esito finisce per essere radicale: intraprendere una vita da eremita appare l’unica strada per la riaffermazione di sé in rapporto a sé stessi, in contrapposizione a una società in cui questa affermazione passa ormai esclusivamente attraverso il confronto con gli altri.
Confronto che peraltro diventa spesso ‘competizione’, svolta magari sui ‘social’, se non vera e propria prevaricazione.
Una serie di tematiche e riflessioni svolte in modo per lo più indiretto, a tratti con riflessioni scarne, giustapposte, talvolta ai limiti del flusso di coscienza: è un disco cantato soprattutto ‘tra sé e sé’.
La proposta sonora, a suo modo variegata, si snoda all’insegna di un indie dalle venature folk, spesso e volentieri a ‘bassa fedeltà’, in cui l’uso di effetti, echi e riverberi finisce quasi per ‘distanziare’ voci e suoni dalla ‘realtà circostante’, come se venissero da un vago ‘altrove’.
Non mancano episodi più volti verso il rock, o a un pop vagamente sghembo.
Un lavoro a suo modo ‘denso’, in cui certi momenti ellittici portano l’ascoltatore a fermarsi, a riflettere, opera che trova il proprio culmine nella title track, una ‘suite’ in tre movimenti che anche solo per la lunghezza non può non restituire sapori ‘progressive’.

ALTAMAREA, “LONTANI DALLA PERFEZIONE” (AUTOPRODOTTO / LIBELLULA DISCHI)

Esordio sulla lunga distanza per il giovane quartetto friulano che, formatosi nel 2020, ha bruciato le tappe.

‘Lontani dalla perfezione’ è titolo più che mai significativo, sotto più di un aspetto: dal punto di vista della band, è una dichiarazione che nasconde tutti i dubbi delle incertezze legati alla giovane età, che peraltro emergono anche nel corso degli otto brani presenti.

I rapporti – anche sentimentali – con gli altri, con la società e anche un po’ con sè stessi sono gli ‘universali’ attorno a cui gira un lavoro ‘emotivo’, in cui tutto finisce spesso per essere in un certo senso amplificato e poco ‘mediato’, all’insegna di un’urgenza comunicativa tipica di band, giovani sia perché agli inizi, sia per la giovane età.

‘Lontani dalla perfezione’ però lo sono anche dal punto di vista di chi ascolta: non tanto per la perizia dietro agli strumenti o al microfono, che non manca, quanto per l’affastellarsi di idee che forse non hanno una direzione troppo precisa.

Si avverte insomma l’impressione di molti esordi: pezzi ‘cotti e mangiati’, una serie di brani che assomigliano un po’ ‘esercizi di stile’ (tra ‘distorsioni’, parentesi funk, ballate intrise di malinconia, episodi vagamente più virati all’hard rock) e una scrittura comprensibilmente ancora ‘acerba’.

L’impressione è che gli AltamareA abbiano sicuramente delle possibilità, ma che forse si siano buttati a capofitto in sala d’incisione, quando con un minimo di ‘riflessione’ in più avrebbero potuto meglio focalizzare il proprio stile.

ALEX SAVELLI – IVANO ZANOTTI, “ITALIAN KIDD” (RADICI MUSIC RECORDS)

Un ‘discone’, sotto vari punti di vista, a cominciare dal fatto che non accade tutti i giorni di trovarsi di fronte a 15 pezzi che superano ampiamente l’ora di durata.

Non è pero solo questione ‘numerica’: Alex Savelli e Ivano Zanotti, qui al primo episodio della loro collaborazione, mettono insieme un disco di sano, arrembante e direi anche ‘necessario’ rock italiano.

Come già avvenuto in un precedente progetto dello stesso Savelli, l’idea è stata di aprire il progetto a un ampio nuemro di collaboratori, in questo cantanti: 11 per la precisione (e vabbé, si torna sui numeri), provenienti da gruppi poco o per nulla conosciuti, a fare una sorta di ‘punto della situazione’, per quanto ovviamente non esaustivo, di come si faccia ‘rock’ oggi in Italia.

Il ‘rock’, intendiamoci, più o meno ‘classico’, certo pronto a colorarsi qua e là di tinte vagamente ‘indie’ o ‘alternative’, ma qui diciamocela tutta, le chitarre (curate da Savelli, polistrumentista con collaborazioni che vanno da Francesco Guccini a Paul Chain, passando per Ares Tavolazzi, e che qui è anche autore di tutti i brani) sono le protagoniste, che abbiano le tinte più spiccatamente ‘hard’ e vagamente metal, un po’ à la AC/DC, sia che sforino in territori vagamente grunge, o che assumano tinte psichedeliche (‘The Sheperd’ i nove minuti) passando per momenti funk, fino a suggestioni cinematografiche, con parentesi che sembrano rimandare a certe colonne sonore dei film ‘di genere’ degli anni ’70 (‘Spears’). Il pezzo conclusivo, ‘Noi siamo soli’, l’unico in italiano, appare come una sorta di versione ‘nera’ e decadente di certi episodi del repertorio dei nostri anni ’60.

Un caleidoscopio, una ‘mezza maratona’ che trova il tempo anche per momenti più compassati, in uno scenario che mantiene elevati tensione e decibel.

La batteria di Zanotti (di nuovo: uno che ha calcato in lungo e in largo i palchi, a fianco di Ligabue e Vasco Rossi, ma anche di Alan Sorrenti e Loredana Bertè) fa da adeguato e inesausto contraltare / sostegno / abbinamento.

Le voci – tre delle quali femminili – fanno il resto, con le loro singolo personalità e grane emotive.

I ‘fenomeni del momento’ hanno certo contribuito a fare – almeno in parte – riaccendere i riflettori sul rock italiano; dischi come questo mostrano che al di là dei successi sanremesi ed eurofestivalieri, il rock in Italia è vivo e lotta insieme a noi.

ROS, ‘L’ULTIMA VOLTA’ – SINGOLO

Nati nel 2015, fattisi conoscere a “X-Factor” nel 2017, finiti poi sotto ‘l’ala protettrice’ di Manuel Agnelli, i Ros fanno uscire oggi il loro nuovo singolo.

“Abbiamo fatto un casino”, canta sorniona la frontwoman Camilla, una versione più ‘ammiccante’ di certe ‘riot girl’ o dell”altrà metà del grunge’ negli anni ’90, in un pezzo crepitante e distorto che sembra uscire direttamente dalla frequenza disturbata di una vecchia radiolina analogica.

Forse è troppo presto per dirlo, ma forse ne sentiremo riparlare…

ANDREA LORENZONI, “FELSINA RIBELLE” (NEW MODEL LABEL)

Cantautore e poeta per vocazione, maestro elementare di professione (o forse, viceversa) il bolognese Andrea Lorenzoni giunge al terzo lavoro solista.

Un disco su cui ‘pesano’ due circostanze: la ‘clausura forzata’ che in modo più o meno pesante abbiamo vissuto nel corso del 2020.

L’esito si dipana su otto brani, all’insegna di un rock dalla consistenza distorta, che a tratti assume qualche vaga venatura noise, con chitarre dall’attitudine quasi rabbiosa sempre in primo piano.

La scrittura va oltre il ‘consueto’: nei testi, spesso lunghi e ‘articolati’ si mescolano non solo riflessioni sulla vita amorosa, ma anche su tutto ciò che ‘gira intorno’, tra giustizia sociale, accenni a Bologna, un omaggio alla millenaria via Emilia in cui le ‘pietre miliari’ sono state sostituite dai distributori di benzina.

Un lavoro denso, di suoni e parole.