Archive for dicembre 2016

VIA LATTEA, “QUESTA TERRA ” (AUTOPRODOTTO / LIBELLULA DISCHI)

Una band che si è data come nome ‘Via Lattea’, ma che dedica il suo primo lavoro sulla lunga distanza (preceduto da un EP omonimo lo scorso anno): forse è solo un caso, ma appare se vogliamo sintomatico: come se si assistesse dall’esterno alle vicende poco edificanti di questo pianeta, o si aspirasse in qualche modo a una dimensione ‘cosmica’ per separarsene…

‘Questa terra’ non è in effetti un posto granché ospitale, al momento: guerre, guerre e guerre, dalle quali si cerca di scappare solo per andare a sbattere contro muri d’indifferenza che non di rado si trasformano in barriere fisiche; mentre al di qua dei ‘muri’ le persone hanno a che fare con urgenze meno legate ai ‘bisogni primari’, ma che hanno più a che fare con la soddisfazione delle proprie necessità interiori, l’affermazione di sé, l’incertezza riguardo un futuro che magari almeno in parte poggiava su un ‘sogno europeo’che sta andando in frantumi e qui tutto sembra saldarsi, in ‘Questa terra’ in cui i ‘potenti’ con le proprie decisioni finiscono per condizionare non solo i grandi movimenti della ‘Storia’ e, a valle, le esistenze dei singoli.

Il quintetto senese, nato nel 2014, dà vita a un lavoro per molti versi plumbeo, che getta uno sguardo d’insieme non proprio edificante sul mondo che ci circonda; quello della Via Lattea appare essere non tanto un pessimismo cosmico, quanto una semplice presa d’atto, caratterizzata, da una profonda amarezza, come se in fondo ci si volesse chiedere come si è arrivati e cosa si potrebbe fare per cambiare la situazione, ma poi queste domande restassero sempre senza risposta, il tempo per la riflessione occupato dal continuo emergere di nuove crisi.

Un cantato – quello di Giovanni Ravanelli, qui anche alle chitarre – che per toni e timbro ricorda l’Enzo Jannacci più amaro e meno ironico, accompagna un ensemble sonoro che mescola elettricità ed elettronica, ascendenze new wave, suggestioni più genericamente rock e momenti in cui – e visto il nome non poteva essere altrimenti – la band sembra pronta a partire verso territori più ‘cosmici’.

Ulteriori chitarre, quelle di Savino Minerva e Giovanni Coiro, addensano ulteriori i suoni; Andrea Pennatini e Luca Milano danno vita ad una sezione ritmica efficace.

Disco che ci mostra una band dalle idee discretamente chiare, pur se con qualche prevedibile incertezza, nel cercare una soluzione che concili l’evocatività dei suoni e un’impronta più cantautorale.

DISTINTO, “C’EST LA VIE” (CANE NERO DISCHI)

 

La normalità – a tratti banalità – del quotidiano, che offre brandelli di riposte a interrogativi esistenziali.

I Distinto nascono come un duo, Daniela d’Angelo – voce e chitarra acustica e Daniele Ferrazzi, a occuparsi di elettrica e synth, per poi diventare un quartetto, aperto volentieri a ulteriori partecipazioni esterne; un primo disco – “In genere” – targato 2013, discretamente accolto dalla critica, seguito l’anno successivo dall’EP “Le stanze”, fino ad arrivare a questo secondo lavoro sulla lunga distanza.

Un lavoro dall’attitudine spesso semi acustica e dalle radici indie, pronto talvolta a darsi una corposa veste elettrica, più spesso propenso a vestire i panni di un pop dai contorni onirici, scegliendo in più di un’occasione la strada della rarefazione. Domina l’interpretazione di Daniela d’Angelo, una vocalità cristallina che si esprime in toni spesso melanconici, a mescolare tristezza e disincanto, non senza qualche momento di più spiccata solarità.

“C’est la vie”: titolo più che mai indicativo per un lavoro che in dieci brani disegna un susseguirsi di momenti apparentemente privi d’importanza che quasi si trasfigurano in momenti d’illuminazione, attraverso stati d’animo, riflessioni, flussi di coscienza più o meno accennati; il perdersi, l’inadeguatezza di fronte a un mondo che corre ignaro dei propri piccoli o grandi grammi, il vivere correndo a propria volta, forse per evitare di fare i conti col proprio vissuto; i rapporti con gli altri, ma forse soprattutto con sé stessi, il particolare che riporta al generale, l’atomico che conduce al cosmico…fino a quando ‘La spesa’ quotidiana, il più insignificante e talvolta fastidioso dei gesti, socchiude improvvisamente le porte sull’Infinito leopardiano.

“E naufragar m’è dolce in questo mare…” cantano a suonato i Distinto, dando forma a loro volta a un più raccolto specchio d’acqua, sul quale ci si lascia volentieri galleggiare.