Posts Tagged ‘cantautorato’

ANDREA LORENZONI, “SENZA FIORI” (DIMORA RECORDS / NEW MODEL LABEL)

Secondo disco per il bolognese Andrea Lorenzoni, poeta oltre che cantante con un paio di pubblicazioni all’attivo.

A colpire, stupire per certi versi, è la varietà di un disco capace di cambiare ‘pelle’ in ognuno dei dieci pezzi: tra cantautorato, parentesi elettroniche che riecheggiano certo pop anni ’80, o all’insegna di maggiori dilatazioni, fino a sventagliate apertamente rock, con accenni grunge e qualche vaga allusione metal.

Il rischio di cadere nella ‘trappola’ di una serie di esercizi di stile finire a sé stessi è abilmente evitato, anche grazie a una sequenza che non rende troppo drastico il salto tra un’atmosfera e un’altra.

Testi spesso vagamente ermetici, giustapposizioni di pensieri, soliloqui, riflessioni su di sé, gli immancabili ‘sentimenti’ che però per una volta non sono dominanti.

“Senza fiori” è un disco di cantautorato atipico, in cui la musica è tutt’altro che secondaria rispetto alle parole, un lavoro che si stacca per suoni e temi dall’andazzo generale di troppa musica corrente italiana, ‘indie’ o meno.

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GIANNI VENTURI, “MANTRA INFORMATICO” (MP & RECORDS)

Scrittore, poeta, musicista; Gianni Venturi è uno di quegli artisti poco identificabili, volti più di altri a proporre le proprie scelte senza compromessi o percorsi ‘facili’.

“Mantra Informatico” non è un disco agevole e forse non poteva essere altrimenti, dominato più di altri da un’urgenza espressiva senza priva di filtri.

La voce stentorea di Venturi domina i 13 pezzi presenti, accompagnata da suoni elettronici e da un basso che pulsano con esiti quasi ipnotici: il ‘Mantra’ del titolo non è casuale…

Un lavoro plumbeo, oscuro, che guarda senza sconti a una realtà in cui i rapporti tra gli uomini e tra questi e la natura si vanno progressivamente deteriorando, all’insegna della solitudine; e della propria solitudine parla anche lo stesso autore, a tratti rievocando la propria vicenda biografica, con frequenti riferimenti alla figura materna.

Non un disco per tutti, o almeno: per tutti coloro che non si ritraggono di fronte a chi si presenta così com’è, senza concessioni.

PAOLA RUSSO, “NON È COLPA MIA”

La siciliana Paola Russo, classe 1983, ha cominciato a fare musica da quando aveva 14 anni, in quello che per lei, psicoterapeuta mancata forse proprio a causa della, o grazie alla, musica, è stato un percorso che le ha consentito di vivere meglio un rapporto col mondo che, per vari motivi, si intuisce non essere stato facile.

Il successo con una cover band, l’esperienza come corista di Giorgia e l’anno scorso, la pubblicazione del singolo e del video che danno oggi il titolo all’esordio sulla lunga distanza.

Nove pezzi (tra cui uno strumentale e un omaggio a Paola Turci, riproponendo ‘Ti amerò lo stesso’) in cui si respira, forte, un’atmosfera vintage, da anni ’80, frutto soprattutto dell’uso di elettronica e sintetizzatori assortiti, a fare da accompagnamento sonoro a testi che dicono e non dicono, magari non ellittici, ma certo obliqui, sghembi, che sfiorano talvolta il flusso di coscienza, per parlare di sentimenti (soprattutto), ma anche del sé e dei rapporti con gli altri… oasi di pace in mezzo al traffico cittadino inopinatamente interrotte da tamponamenti, a cui l’unico modo per reagire è un catartico e liberatorio ‘dito medio’: ‘Enaffio’ in fondo sembra riassumere un po’ il senso ricorrente del lavoro: la necessità di spazi di ‘sogno’ e immaginazione che si scontra costantemente con l’irrompere della realtà…

Un lavoro intrigante, che per certi versi affascina, per la sua atmosfera sospesa, vagamente malinconica, come quella di una spiaggia alla fine dell’estate, capace di mostrare qualcosa in più ad ogni ascolto.

MALVAX, “NIENTE DI CHE” (IRMA RECORDS / LIBELLULA MUSIC)

“Niente di che” in realtà è un titolo un filo rischioso per un disco d’esordio: insomma, non è che lasci immaginare granché di eccezionale… I Malvax da Pavullo del Frignano (Modena) arrivano all’importante traguardo dopo cinque anni di attività la solita gavetta a base di partecipazioni a concorsi ed esibizioni a fianco di realtà già affermate (Lo Stato Sociale, Ermal Meta); lo fanno proponendo nove brani all’insegna di una canonica ‘poetica del quotidiano’, concentrata per lo più su difficoltà sentimentali a base di mancanza di comunicazione e desideri frustrati.

Abbondano le ‘ballad’, i ritmi lenti, i modi composti e mai sopra le righe: pop / rock con qualche ambizione cantautorale, possono venire in mente gli Ex-Otago, per certi versi (e più alla lontana) i Negrita, proprio per il gusto per le ballate.

Insomma, nel complesso è un disco che si lascia ascoltare: forse c’è un pizzico di attenzione di troppo alla gradevolezza della ‘confezione’, manca magari un ‘colpo di coda’…

‘Niente di che’, quindi? Non proprio, però il rischio di confondersi tra tanti altri c’è.

CECCO E CIPO, “STRAORDINARIO” (BLACK CANDY / WARNER CHAPPELL / LIBELLULA MUSIC)

Quarto lavoro da studio per Cecco e Cipo: il successo giunto grazie a “X-Factor” nel 2014 comincia a essere ormai distante quanto in parte ‘consolidato’ nel loro pubblico di affezionati: appare quindi almeno in parte comprensibile la scelta di un rinnovamento sonoro, di andare a ‘bagnare i panni nel Tamigi’, aumentando la componente (più pop che rock) di una scelta sonora la cui matrice folk viene, almeno in parte, ‘depotenziata’.

Le parole del resto continuano ad avere la preminenza, con un’attitudine cantautorale, che continua ad essere allegra (pur con qualche accento malinconico) e scanzonata, avendo presente tutto un certo filone della canzone italiana.

Si parla per lo più di amore, ma anche di ‘quotidiano’, tra metafore calcistiche e brani autobiografici in cui si affrontano certi lati ‘comici’ del successo.

Otto brani che volano via veloci (meno di mezz’ora la durata complessiva), all’insegna di una leggerezza tipicamente primaverile.

ALESSANDRA FONTANA, “SEMPLICEMENTE” (TIKKA MUSIC / NEW MODEL LABEL)

“Semplicemente”… la manciata di pezzi – dieci – di un’artista che nella musica è immersa da sempre: la danza nell’infanzia, poi il canto ‘di gruppo’ nei cori, l’insegnamento, i palchi calcati ‘in proprio’, cantando cover…

La scrittura, nel frattempo: i pezzi scritti per sé stessa, indagando le proprie emozioni, talvolta forse per darsi coraggio… l’opportunità, infine, di renderne in qualche modo partecipi anche ‘gli altri’.

“Semplicemente” Alessandra Fontana, appunto: che con discrezione, timidezza quasi, anche negli episodi più ‘vivaci’ (parentesi pop / rock, un accenno funk) offre al pubblico le proprie forze e fragilità (con episodi dedicati alla potenza della musica e dell’amore) accompagnandosi con piano e tastiere, un paio di ‘ospiti’ a rinforzare i suoni con chitarra, basso e batteria.

L’impronta resta comunque – e non poteva probabilmente essere altrimenti – marcatamente cantautorale, i suoni spesso essenziali a sottolineare e rafforzare il colore emotivo delle parole.

“Semplicemente”, appunto: un disco diretto e senza filtri, tutto giocato sulla necessità di comunicare.

RONCEA, “PRESENTE” (DISCHI SOTTERRANEI / LIBELLULA MUSIC)

È un disco importante, per l’italo-francese Nicolas J. Roncea, il suo quarto; importanza non esaurita dalla sola scelta di esprimersi, per la prima volta, in italiano, ma che ha più a che fare con la volontà di ‘vuotare il sacco’, mostrandosi ‘come si è ‘, con tutto il proprio campionario di emozioni, senso di inadeguatezza, paure, perdite amorose di fronte alle quali è difficile rassegnarsi, modo di approcciare la vita… senza che tutto questo voglia dire che il disco sia improntato su toni plumbei: è più che altro una sorta seduta di ‘autoanalisi’, una fotografia del proprio ‘presente emotivo’, come suggerisce anche il titolo.

I suoni sono all’insegna di un indie rock fatto di ‘abrasioni controllate’, momento semiacustici, ‘tentazioni pop’, la vena cantautorale che nonostante l’evidenza data alle Parole cerca di non private di senso la parte sonora della questione.

Assieme a tre compagni di strada – Simone Pozzi a batteria e percussioni, Manuel Volpe su basso, synth e chitarre, Giulia Provenzano alle tastiere, oltre che con la sua vocalità eterea – Nicolas J. Roncea dà vita a un disco giocato soprattutto emotività, riuscendo così a stabilire un contatto con l’ascoltatore.