Posts Tagged ‘cantautorato’

PATTONI, “OCEANO, ORA” (VINA RECORDS)

Un esordio quasi casuale, la proverbiale situazione in cui si scrive e si suona se non solo per sé stessi comunque per ‘pochi intimi’ e grazie al passaparola si finisce per avere tra le mani il proprio primo disco.

Pattoni (che di nome fa Mattia, ma si presenta col solo cognome), propone così questi nove brani (tra i quali due strumentali) che risentono prevedibilmente della dimensione ‘domestica’ nella e per la quale sono stati concepiti.

Voce, chitarra e poco altro per un lavoro dominato da quella ‘poesia dell’ordinario’ che trae la propria suggestione da momenti all’apparenza trascurabili: di gioia verso la vita e malinconia, di solitudine e, immancabilmente di affetto, sia nello stare insieme che nella lontananza.
Centrale il cantato, essenziale e inserita con discrezione la quota strumentale, che a tratti può ricordare alla lontana i Coldplay più ‘intimisti’ e acustici.

Un esordio che, nato per un pubblico ristretto, quasi ‘casalingo’, si ‘affaccia al mondo’ in modo forse non totalmente voluto, conservando così una buona dose di veracità.

“A TUTTI PIACE FRED” (WARNER MUSIC ITALIA)

Cinque CD e oltre cento brani per omaggiare un grande fin troppo dimenticato della storia della musica italiana, nel 60° anniversario della scomparsa: Fred Buscaglione.

I primi tre dischi offrono un’ampia selezione della produzione dell’artista torinese; il quarto è una chicca per intenditori: una serie di pezzi introdotti dai commenti di Leo Chiosso, suo storico paroliere e collaboratore.

L’ultimo, offre una serie di cover, interpretate da alcuni esponenti delle nuove generazioni, da Brunori Sas a Lo Stato Sociale, con l’aggiunta di artisti più maturi come gli Statuto, Paolo Belli o Paolo Benvegnú, e gli interventi di Ornella Vanoni e ‘nientepopòdimenoche’ Mina.

A 60 anni dalla scomparsa, il ruolo di Fred Buscaglione nella storia della canzone e della musica popolare italiana è ancora privo del riconoscimento adeguato.

Dipende probabilmente dal fatto che quando preferisci i ‘gessati’ai maglioni a collo alto, lo swing agli chansonnier francesi e storielle divertenti a base di gangster sgangherati e ‘donne fatali’ ai

‘mille papaveri rossi’ e ‘i fari spenti nella notte’, già finisci per essere preso poco sul serio.

Così, Fred Buscaglione viene ricordato per la ‘piccola così’, il ‘dritto di Chicago’ o Porfirio Villarosa, dimenticandosi troppo facilmente tutto il resto.

Buscaglione appartiene a quella schiera di pionieri che nel secondo dopoguerra contribuirono a svecchiare una canzone italiana ancora legata ai modi del ‘bel canto’, arricchendola con le sonorità dello swing, del jazz, del rock provenienti da oltreoceano.

L’Italia degli anni ’50, che usciva dalla guerra e si dirigeva verso il ‘boom’ aveva del resto bisogno di leggerezza, di ridere: e Buscaglione, certo non da solo (al lato opposto dello ‘Stivale’ lo stesso faceva un altro grande poco riconosciuto, come Renato Carosone), non si tirò indietro, creandosi questo personaggio del gangster di serie B, cin l’animo del ‘conquistatore’, del ‘latin lover’ che finiva puntualmente ‘fregato’ da donne solo apparentemente inoffensive.

Prima dell’esistenzialismo cantautorale che svelava il lato oscuro del benessere degli anni del ‘boom’, prima dei ‘mal di pancia’ di Mogol e Battisti, Buscaglione e la sua generazione posero le basi di tutto ciò che venne dopo, traghettando la canzone italiana da Claudio Villa e Nilla Pizzi a Sinatra ed Elvis.

Il lascito di Buscaglione è insomma ampio e in qualche modo ancora da indagare, in larga parte sottovalutato a causa di questa maledetta tendenza a prendere poco sul serio chi si prende poco sul serio, che troppo spesso ha privato del necessario riconoscimento, chi avrebbe meritato più gloria, in vita e postuma.

GIOVANNI ARTEGIANI, “LUNA” EP (AUTOPRODOTTO / ARTIST FIRST / LIBELLULA MUSIC)

A 23 anni, il perugino Giovanni Artegiani ha già pubblicato il proprio esordio, ottenuto buoni riscontri di critica, aperto i concerti di artisti come Brunori Sas e Dente.

Cinque brani compongono la sua nuova prova discografica, nel segno dei suoni che oggi vanno più o meno vanno per la maggiore tra la sua generazione.

A dire la verità è stato abbastanza spiazzante trovarmi di fronte a brani in cui dominano l’autotune e la batteria elettronica (pur non rinunciando a una più ‘tradizionale’ chitarra acustica): sarebbe facile consigliare al giovane cantautore di rinunciare ad effetti che tendono a rendere le voci tutte uguali, o di accrescere la componente acustica, ma ogni artista ha il proprio stile e fa le proprie scelte.

È un lavoro intimista, in cui si parla di sé, delle cose che non vanno e di ciò che consente di superare le difficoltà; si parla di sentimenti, c’è una chiusura dedicata a una ‘Dua Lipa’ che forse, più che una delle reginette del pop contemporaneo, finisce qui per essere una figura femminile idealizzata, ma soprattutto c’è il brano di apertura, il più convincente, un autentico inno alla vita che ti offre sempre quel ‘qualcosa’ necessario a superare i momenti di crisi.

La forma potrà non essere il massimo per i ‘tradizionalisti’, ma la sostanza non manca.

BLOOP, “SCHIACCIATEMPO” EP (AUTOPRODOTTO / LIBELLULA MUSIC)

Dopo un ‘demo’ pubblicato su Soundcloud, i milanesi Bloop sfornano questo primo EP di quattro tracce.

Il quartetto è autore di un rock dai tratti cantautorali e le venature ‘indie’, che possono richiamare band come Virginiana Miller o Baustelle.

Disincanto e sottile malinconia dominano testi che parlano di problemi nei rapporti con gli altri, insoddisfazioni personali, ‘ossessione per il controllo’.

Un buon inizio, in attesa di un lavoro più ‘corposo’.

BUZZY LAO, “UNIVERSO / RIFLESSO” (INRI / BUNYA RECORDS / LIBELLULA MUSIC)

Secondo lavoro per Buzzy Lao, alias Alberto Salerno: calabrese di origine, torinese di adozione, formatosi musicalmente a Londra, tornato poi in Italia per focalizzare il proprio stile, all’insegna di un blues che scava fino alle radici tribali, ma che non tralascia di guardare all’oggi.

La chitarra come strumento d’elezione e di studio, anche col ricorso a effetti assortiti, ma senza disdegnare il ricorso, ad esempio, ai synth.

“Universo/Riflesso” è l’antitesi / sintesi usata per riassumere l’incontro conflitto tra dimensione interiore mondo esterno: otto i pezzi, frutto di una lavorazione che ha portato ancora una volta il cantautore e musicista (qui affiancato da un piccolo gruppo di collaboratori, a occuparsi di percussioni e sezione ritmica, synth e programmazione) a ‘cambiare aria’, trasferendosi a Palermo per quella che doveva essere solo una parentesi e si e poi trasformata in un soggiorno molto più lungo del previsto.

Un lavoro che alterna il personale, tra incertezze, smarrimenti, necessità di cambiamento e l’immancabile brano dedicato a una separazione sentimentale e lo sguardo buttato verso l’esterno, alla speranza di chi arriva qui dall’altra parte del mare, e che arriva fino a riflettere sulla condizione femminile al di là del Mediterraneo.

La copertina è in fondo la sintesi più efficace, con la figura dell”autore, solitario sulla ‘Scala dei Turchi’, volto verso l’Africa.

LATLETA, “MIRAGGI” (LABELLASCHEGGIA / LIBELLULA MUSIC)

‘Latleta’ perché i tempi non sono esattamente facili e bisogna avere forza e resistenza; disciplina, anche, nel ‘fare musica’, attività che può dare molto a patto di dare molto, se si può passare il gioco di parole.

Latleta è il nuovo progetto di Claudio Cosimato, già ‘Vittorio Cane’; i ‘Miraggi’ sono oggetti, obbiettivi, relazioni del quotidiano, che magari si rivelano effimeri e a guardarci attraverso rivelano ‘altro’.

Forse non è un caso che, al di là della passione conclamata per synth, tastiere e quant’altro a cavallo dei ’70 e degli ’80, si siano scelte sonorità molto legate a quel periodo, giudicato spesso il trionfo dell’effimero del pop elettronico.

C’è un che di dissonante, in questi dieci pezzi che abbinano sonorità da successo estivo a testi che guardano con aria disincantata ciò che ‘gira intorno’, con toni sommessi, a tratti addirittura quasi annoiati (qua e là si avverte qualche somiglianza con Daniele Silvestri).

Una vaga, costante, sensazione di straniamento che può affascinare.

LEANDRO, FOSSIMO GIÀ GRANDI (BUNYA RECORDS / LIBELLULA MUSIC)

“Fossimo già grandi”, sembra suggerire il torinese Leandro, classe ’94, ci risparmieremmo un bel po’ di incertezze, insicurezze, dubbi e interrogativi.

Gli otto pezzi che compongono l’esordio sulla lunga distanza (dopo un precedente singolo) del cantautore abbozzano un ‘ritratto generazionale’ di chi oggi, a cavallo tra i venti e i trent’anni, ha ancora più domande che risposte, sotto il profilo esistenziale e anche sentimentale.

Si riflette sulle scelte da prendere, su ciò che scegliendo si deve lasciare, sulle strade da intraprendere, trovando spazio per un brano dedicato ai rapporti tra fratelli (non così frequente) e per una riflessione più ‘sociale’, dedicata alla tendenza diffusa a cercare nemici immaginari, da identificare magari con chi cerca di attraversare il mare e arrivare qui.

Un cantautorato che, pur rievocando inevitabilmente dei precedenti (a me vengono in mente Niccolò Fabi o Riccardo Sinigallia), riesce a mantenere una sua impronta stilistica, accompagnando la voce con una scelta sonora ispirata anche a certe ‘sperimentazioni’ di Radiohead o Sigur Ros, restando legata a territori ‘indie’ e che occasionalmente si addentra in territori più ‘radio friendly’.