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ANTONIO CARLUCCIO, “LA PAROLA” – SINGOLO

Una densa e dignitosa carriera alle spalle, vissuta in gran parte nelle retrovie, come corista, tra gli altri per Giorgia (a Sanremo, nel 2001) e Renato Zero, fino a recitare nella ‘Tosca’ di Dalla, Antonio Carluccio giunge al traguardo del primo lavoro solista (uno dei brani del quale, ‘Creature’ è stato scelto da Fiorella Mannoia per una reinterpretazione a due nel suo ultimo lavoro, nella volontà di promuovere artisti meno conosciuti al ‘grande pubblico’), introdotto da questo omonimo singolo.

Brano dedicato al potere immaginifico e talvolta salvifico della ‘Parola’, che alla fine resta però la principale forma di comunicazione umana, anche quando non parlata: da qui la scelta di accompagnarsi nel video da un trio di attrici che interpretano la la canzone nel linguaggio dei segni.

Impianto all’insegna di un cantautorato abbastanza ‘consueto’ per i tempi attuali: affinità con la scena romana, Zampaglione e Fabi in particolare.

PAOLA RUSSO, “NON È COLPA MIA”

La siciliana Paola Russo, classe 1983, ha cominciato a fare musica da quando aveva 14 anni, in quello che per lei, psicoterapeuta mancata forse proprio a causa della, o grazie alla, musica, è stato un percorso che le ha consentito di vivere meglio un rapporto col mondo che, per vari motivi, si intuisce non essere stato facile.

Il successo con una cover band, l’esperienza come corista di Giorgia e l’anno scorso, la pubblicazione del singolo e del video che danno oggi il titolo all’esordio sulla lunga distanza.

Nove pezzi (tra cui uno strumentale e un omaggio a Paola Turci, riproponendo ‘Ti amerò lo stesso’) in cui si respira, forte, un’atmosfera vintage, da anni ’80, frutto soprattutto dell’uso di elettronica e sintetizzatori assortiti, a fare da accompagnamento sonoro a testi che dicono e non dicono, magari non ellittici, ma certo obliqui, sghembi, che sfiorano talvolta il flusso di coscienza, per parlare di sentimenti (soprattutto), ma anche del sé e dei rapporti con gli altri… oasi di pace in mezzo al traffico cittadino inopinatamente interrotte da tamponamenti, a cui l’unico modo per reagire è un catartico e liberatorio ‘dito medio’: ‘Enaffio’ in fondo sembra riassumere un po’ il senso ricorrente del lavoro: la necessità di spazi di ‘sogno’ e immaginazione che si scontra costantemente con l’irrompere della realtà…

Un lavoro intrigante, che per certi versi affascina, per la sua atmosfera sospesa, vagamente malinconica, come quella di una spiaggia alla fine dell’estate, capace di mostrare qualcosa in più ad ogni ascolto.