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CLASSIFICA 2021: I DISCHI

Chiamateli come volete: dischi, LP, album, full length…

Insomma, ecco qui la classifica dei migliori 15 tra quelli recensiti sul blog.

1. Savelli – Zanotti, “Italian Kidd”

2. Alek Hidell, “Ravot”

3. Fernando Fidanza, “Old Folk for New Poets”

4.Salento All Stars, “L’Era del Cigno Bianco”

5. Andrea Lorenzoni, “Felsina Ribelle”

6. NichelOdeon / InSonar & Relatives, “INCIDENTI – Lo Schianto”

7. Il Proposito, “Il Proposito”

8. Sis, “The Killer in the Looking Glass”

10. UnFauno, “Insecurity”

9. Fusaro, “Di quel che c’è non manca niente”

11. Dagma Sogna, “Interno 11”

12. Laino & Broken Seeds, “Sick to the bone”

13. Matchless, “Matchless”

14. Dellarabbia, “L’Era della Rabbia”

15. Circolo Lehmann, “Il Re delle Lepri”

PLAYLIST 8.2021

Periodica selezione di brani e singoli ripresi dalla recensioni del blog.

Come al solito, preciso che non si tratta di una classifica vera e propria, anche se i brani sono comunque ‘ordinati’ in modo crescente di gradimento…

Frontera, ‘Sailor Moon’

Ethos, ‘2Difila’

Zest, ‘R & B ItaLiano’

Faax, ‘Giornate Storte’

Weid, ‘Tu’

Raffaele Moretti, ‘Non c’eri più’

Venti3, ‘Vivo’

Estoy Pocho, ‘Dile’

Settembre28, ‘Birre in Casa’

Quasi, ‘A Casaccio’

Tommaso La Notte, ‘Ballano le lucciole’

Gea, ‘Resta’

Sarai, ‘T’ho sognato’

Saturazione, ‘Torre di Controllo’

Jaki P, ‘Cause Perse’

Ortel, ‘Nostalgia’

Ros, ‘Normosuper’

Francesco Sisch feat. ‘900, ‘Stasera guida Tu’

Be A Bear, ‘Mr Dust’ (Badlands Remix)

Isaac, ‘Ombra’

Leiss, ‘Sarta delle stelle’

UnFauno, ‘Cadere’

NichelOdeon / InSonar & Relatives ‘Variations on the Jargon King’

UNFAUNO, “INSECURITY” (PHONARCHIA DISCHI)

Romano, classe ’89, Fauno Lami giunge al traguardo del primo disco solista, dopo una precedente esperienza in gruppo, conclusa, appunto per intraprendere la propria esperienza in solo.

“Insecurity”, incertezza: il filo conduttore del disco è la ricerca di quel ‘tassello in più’ necessario a completare il mosaico: delle proprie idee, del proprio senso, forse della propria esistenza; quel qualcosa che si sente come mancante, fin da ragazzini e fin dalla prima traccia.

Una figura che ritorna quella del Fauno/UnFauno bambino, come se tutto per tanti (tutti?) nascesse da lì e in fondo la vita non fosse altro che una conseguenza di certe domande su sé e il mondo che ci ronzano in testa fin da ragazzini.

Il classico ‘viaggio esistenziale’, per certi versi: dalle domande dell’infanzia alle delusioni sentimentali dell’adolescenza, l’esperienza di un’occupazione scolastica come atto di ‘ribellione personale’, da contrapporre a troppi finti ‘ribelli’ e ‘alternativi’ di un oggi dove “il rock è morto e il punk è in coma etilico”; forse è per questo che da un punto di vista sonoro UnFauno sembra piuttosto guardare alla stagione della wave – post punk, tra i Joy Division (‘Firefly’) e una strizzata d’occhio a Trent Reznor (‘Fuori’) che si accompagnano a un’indole che, complice la decisa impronta autobiografica degli undini brani presenti, assume spesso connotati cantautorali, a tratti solo ‘autoriali’, data la presenza di due tracce totalmente parlate, una delle quali costruita su certi testi di Sorrentino, e dedicata a Roma che torna in controluce anche nella già citata ‘Non capisco’.

Passando per una dedica alla meditazione, altro grande interesse dell’autore (‘Angel of Light’), si arriva quasi al dunque in ‘Cadere’ metafora di chi alla fine, di certezze preferisce non averne, vivendo in una costante mancanza di equilibrio.

La soluzione, forse per certi versi prevedibile, è che non si può chiarire tutto, percorrendo ‘Strade Storte’ lungo le quali l’incertezza e il ‘qualcosa di mancante’, sono una necessità.