Posts Tagged ‘synth pop’

PENAUTS 78, “QUESTIONE DI GUSTO” (TAMTAM PRODUCTION)

Nati sull’onda del revival post punk  a metà dello scorso decennio cantando in inglese, i torinesi Penauts 78 hanno in seguito mutato pelle, abbracciando il cantato in italiano ed inserendo nella loro miscela musicale ampie dosi di pop ed elettronica; una scelta che finora appare aver pagato, portandoli nel 2012 a vincere uno dei preim collaterali dell’ultima edizione di Rock Targato Italia.

Dopo tre Ep (l’ultimo dei quali risalente alla scorsa primavera) la band ha compiuto il ‘grande passo’: undici i brani che vanno a formare “Questione di gusto” (nove a cui si aggiungono un breve reprise della traccia di apertura e un remix di Non è possibile), all’insegna di un synth pop che potrebbe definirsi fresco e accattivante, pur risentendo fatalmente della giovane età della band, i cui tre componenti sono tutti poco più che ventenni.

Testi all’insegna dell’introspezione e dei sentimenti che fanno ad accompagnamento ad una proposta musicale che impasta pop ed elettronica (fino a sfiorare territori dance) all’insegna di un’attitudine molto radio – friendly, pur non eccedendo negli ammiccamenti.

Qua e là si avverte anche qualche buona idea a livello intuitivo, specie quando il gruppo decide di lasciare i rassicuranti lidi del pop per cercare qualche soluzione diversa: sia nei momenti in cui chitarre sferraglianti fanno riemergere le proprie radici, sia quando si cerca di far prendere alle sonorità elettroniche la strada della rarefazione e della dilatazioni con esiti vagamente ispirati al trip-hop piuttosto che all’ambient.

L’impressione insomma, è che ci voglia un pò di coraggio, rischiando magari di prendere strade meno ‘facili’, ma dando alla propria formula una più marcata impronta stilistica. Dopo tutto, sono giovani: il tempo sicuramente è dalla loro parte…

CACTUS, “MAI PERSONAL MOOD” (FOREARS RECORDS)

Prima prova sulla lunga distanza per i pugliesi Cactus, nome scelto per rimarcare il proprio ‘resistere’ su un territorio musicalmente non troppo fertile. Il quintetto inanella dieci brani, all’insegna di un synth-pop dai riflessi cantautorali.

Un disco reso dinamico non solo dai battiti spesso incalzanti impostati da programmazione elettronica e synth, ma anche dalla varietà di suggestioni che si susseguono nel corso: sul disco aleggia, prevedibilmente, l’influenza dei Subsonica, ma il discorso si allarga, coinvolgendo chitarre wave, mostrando una sottile ascendenza con band come Gang of Four, o all’opposto sfiorando appena derive spaziali, oppure ancora puntando sull’intensità di certe parentesi più rilassate, dalla vena quasi trip hop, all’insegna delle varie ‘tinte’ acquisite dal ‘mood personale’ cui si riferisce il titolo.

Un lavoro che scorre via leggero e gradevole, sostenuto da una scrittura forse ancora un filo acerba, ma che sembra comunque aver imboccato la strada giusta.

Le potenzialità sembrano dunque esserci e al termine dell’ascolto si resta curiosi per gli ulteriori sviluppi…

IN COLLABORAZIONE CON LOSINGTODAY

BOXER THE COEUR, “NOVEMBER UNIFORM” (TROVAROBATO)

Boxeur The Coeur, ovvero: il nuovo progetto di Paolo Iocca, che va ad aggiungersi a un curriculum che nel corso degli anni ha incluso, tra gli altri, Franklin Delano e Blake/e/e/e per arrivare all’attuale ‘militanza’ negli …A Toys Orchestra.

Ad aiutarlo in questa avventura, un nutrito gruppo di ospiti, tra iquali spiccano Iosonouncane e Shannon Field, che di November Uniform è anche co-produttore. Il risultato è un affascinante insieme di elettricità, acustica ed elettronica, che non si preoccupa di svariare in lungo e in largo attraverso un’ampia varietà di suggestioni: il filo conduttore potrebbe essere quello di una certa inclinazione alla psichedelia, tendenza ad atmosfere rarefatte (talvolta algide), evidente fin dall’incipit nel quale si intravede un retrogusto à la Flaming Lips; sull’alto piatto della bilancia, il frequente ricorso all’elettronica propone esiti vicini ai ’90 (Essay on holography, leggi alla voce: Primal Scream,), ma che in qualche frangente sembrano ricondurre a suggestioni risalenti ai teutonici seventies. Sprazzi orchestrali (coinvolgente, pur se un tantino ammiccante A minimal anthem), momenti che vertono verso un synth-pop più ‘easy’, il frequente uso del piano a conferire maggiore intensità emotiva ai brani.

Un disco che si lascia ascoltare, agile nella sua brevità (trentacinque minuti circa la durata), efficace nel tenere sulla corda l’ascoltatore nei suoi frequenti cambi d’umore.

LOSINGTODAY

DAVIDE FERRARIO, “F” (LIBELLULA MUSIC)

Al primo disco solista, Davide Ferrario arriva dopo aver già percorso una lunga strada, che l’ha portato a Sanremo nel 2007 con gli Fsc e a collaborare con vari ‘big’ della musica italiana, tra cui Litfiba e Gianna Nannini. L’incontro decisivo è però stato quello con Franco Battiato che, oltre ad avviare con lui una collaborazione costante, l’ha anche portato in tour, permettendogli di esibirsi col brano “Non capiranno”, qui presente.

I dodici brani che compongono “F” si muovono tra coordinate abbastanza definite: il cantautorato italiano, da un parte, un rock spesso colorato di elettronica dall’altro.

La formula ricorda, a tratti, i Subsonica, ma il paragone è puramente indicativo: Ferrario evita infatti di pigiare l’acceleratore, oltre a mostrare una vena intimista e, in un certo senso, meno ‘piaciona’, rispetto al gruppo torinese pur cedendo, in qualche episodio alle tentazioni di un synth-pop un tantino ammiccante.

A dominare sono invece toni per lo più crepuscolari, più adatti a fare da contorno sonoro a una scrittura che appare in un certo frammentaria sospesa: i brani sembrano estrapolati da brandelli di conversazioni, considerazioni tra sé e sé, appunti. Un apparente ‘disordine’ che trova la sua corrispondenza nel booklet, in cui i singoli testi sono presentati di volta in volta, come stralci di file scritti al computer, pagine di diari, lunghi sms, note prese sul primo foglio che capita, quasi a restituire l’immediatezza – e la casualità – del processo creativo.

Una scrittura che appare convincente che nel suo essere sospesa e nel suo lasciare spazio al ‘non detto’ restituisce un’impressione di immediatezza, di mancanza di ‘filtri’.

Nel complesso, è un disco che convince, pur lasciando l’impressione che la scelta della formula sonora non abbia reso sufficientemente alla componente testuale, in un certo senso depotenziadola: nel corso dell’ascolto si avverte la mancanza di una maggiore incisività, di una differenziazione che desse una veste sonora più caratterizzante ai singoli brani. Al suo esordio Davide Ferrario mostra di avere comunque tutte le carte in regola per proseguire in maniera più che positiva la propria carriera.

IN COLLABORAZIONE CON LOSINGTODAY

BONAHEAD, “COLOURS DOORS PLANET” (AUTOPRODOTTO)

Primo disco solista per Roberto Bonazzoli che, già cantante e tastierista con gli SHV, in “Colours”, sembra abbandonare almeno in parte i riferimenti brit pop della band di appartenenza per abbracciare territori maggiormente improntanti all’elettronica.

Nelle dieci tracce che compongono questo concept articolato in tre parti (le rispettive ‘porte’ n°1, 2 e 3), il cantautore lombardo si muove su territori che rievocano vagamente gli scenari synth – pop ‘alla francese’ degli AIR, con qualche ombra dei Porcupine Tree degli episodi meno orientati alle derive psichedeliche, con una spruzzata di elettronica ‘crucca’ e di qualche spezia elettropop (vaghe riminiscenze degli Ultravox).

L’esito è un disco che, pur sostanzialmente privo di ‘voli pindarici’ (ma che allo stesso tempo ha uno dei suoi punti a favore nella mancanza di veri e propri passaggi a vuoto), si lascia ascoltare, sospeso sempre tra umori compassati, spesso sottilmente malinconici. Una prima prova sicuramente soddisfacente.

IN COLLABORAZIONE CON LOSINGTODAY