Posts Tagged ‘elettronica’

FALLEN, “ÁST ” (TIME RELEASED SOUND)

Ást, ovvero: ‘amore’ in islandese. Il nuovo lavoro del progetto Fallen, il cui artefice in precedenza aveva lavorato con con lo pseudonimo di The Child Of A Creek, nasce da un’esperienza prettamente ‘domestica’: quella della prima convivenza del musicista.

Ást riflette dunque quest’anno di vita comune, i cambiamenti intervenuti a partire da quelle ‘piccole’ la cui somma rende caratteristica ogni singola esistenza.

Fallen affida le sue riflessioni attraverso i modi che avevano caratterizzato i precedenti lavori: un ambient che fluisce lento, magmatico, trame evanescenti stese da chitarra e piano, organo e sintetizzatori; sullo sfondo, tappeti in cui si inseriscono ‘suoni di ambiente’ e vaghi ‘rumorismi’ generati da oggetti di uso comune.

Otto composizioni che scorrono placide e avvolgenti, un mood che non può che definirsi riflessivo e che a tratti riesce a trasmettere il tepore di una rassicurante tranquillità domestica.

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GERMAN, “FORMICHE BALLERINE” (COSMO MUSIK / MILK / PIRAMES INTERNATIONAL / LIBELLULA MUSIC)

Esordio ‘in solo’ per Germano De Gregorio, in arte German, già attivo coi Lily For Gulliver, per un lavoro co-prodotto con Livio Magnini, ‘chitarra’ dei Bluvertigo.

Le ‘formiche ballerine’ sono quelle che brulicano popolando i dancefloor (un tempo si sarebbe detto ‘le piste’) italiani ed europei, poli di attrazione di un’umanità in cerca di senso e di evasione, vivendo nel mito del ‘finesettimana’, cercando la gratificazione o l’autoaffermazione nei ‘like’ sui social, che immagina una fuga verso certe capitali europee del ‘divertimento’ e della ‘libertà’ che alla fine è diventata un po’ un luogo comune.

Non siamo comunque di fronte a una ‘critica sociale’: piuttosto, a un’osservazione della realtà e a riflessioni derivanti da un ‘vissuto’ che traspare nei momenti in cui si parla del dancefloor come luogo dove poter comunicare in maniera meno ‘mediata’ o trovare un momento di ‘realizzazione’, svincolandosi da certe ‘costrizioni’ del quotidiano.

Staccati da questo contesto, un parentesi affettiva e un inno tribale ad un’’Africa Elettronica’, fusione di passato ancestrale e modernità sonora.

Il tutto, lo si sarà immaginato, è tradotto in suoni che con la dance – a tratti, la techno – e l’elettronica hanno molto a che fare, con inclinazioni new wave e qua e là una certa attitudine cantautorale.

Ci si accorge di non essere di fronte a un ‘novellino’: l’idea appare chiara, in un disco ben strutturato.

FASE 39, “IMPERFETTO” EP (AUTOPRODOTTO / LIBELLULA MUSIC)

A qualche anno di distanza dall’esordio, fortemente imbastito su sonorità elettroniche, i torinesi Fase 39 tornano con questi cinque brani, che segnano un parziale di rotte sonore.

Nato dalla collaborazione col cantautore Daniele Libassi, il disco si muove tra spunti autobiografici e qualche momento d’introspezione e più ampie riflessioni sul ‘mondo circostante’ a partire dalla deriva dei ‘social’.

Sotto il profilo sonoro, pur non perdendo di vista i loro trascorsi ‘elettronici’, la band introduce elementi pop, momenti di essenzialità semiacustica, qualche accenno hip hop ed r’n’b nel quadro di una proposta dai forti tratti cantautorali.

Un disco che si lascia ascoltare, con la title track ad essere il brano più convincente del lotto.

MATERIANERA, “ABYSS” (TAINTED MUSIC)

Ottenuto un ottimo riscontro con l’EP di esordio “Supernova”, per i Materianera giunge l’importante momento del primo lavoro sulla lunga distanza.

“Abyss”, abisso: da intendersi come ‘profondità’, esplorazione dell’animo umano, delle emozioni, dei rapporti famigliari e interpersonali; ricerca o ritorno alle proprie radici, come quella che ha riportato la vocalist Yendry Fiorentino nella terra caraibiche (Repubblica Dominicana) di origine, anche a contatto con i suoi problemi sociali e contraddizioni.

Gli undici brani di “Abyss” finiscono così per oscillare continuamente tra spirito e materia, interiorità e mondo reale, in un lavoro in cui la potenza della natura e la comunione con ‘l’altro’ si affiancano a riflessioni sulla pervasività dei media o sulla piaga dei bambini – soldato.

I suoni riprendono e ampliano quanto già proposto in precedenza: nella tela tessuta Alan Diamond e Davide ‘Enphy’ Cuccu, beat elettronici e i tappeti sintetici tessuti si immergono in atmosfere r’n’b e pop, con qualche rimando a sperimentazioni anni ’70 e ’80, con ampi ‘respiri’caraibici, tra dub e territori adiacenti, qualche escursione ai confini del ‘dancefloor’.

L’interpretazione (in inglese) di Yendry Fiorentino, intensa ma mai esagerata, ‘pop’ ma mai ammiccante, ‘decisa’ quando necessario fa il resto.

“Abyss” conferma quanto i Materianera avevano proposto in precedenza, confermando un progetto nel solco delle attuali tendenze del pop internazionale, che riesce a non vedere eccessivamente alla ‘facilità d’ascolto’.

ALBERTO NEMO, “6 X 0” (DIMORA RECORDS / NEW MODEL LABEL)

Come suggerisce il titolo, sei brani compongono il secondo lavoro del cantante / compositore veneto Alberto Nemo.

Siamo in territori al confine tra musica elettronica, colonne sonore, classica contemporanea: composizioni ‘palindrome’, composte in un verso e registrate all’incontrario, sull’esempio di quanto a suo tempo ideato da Jocelyn Pook per la colonna sonora di “Eyes Wide Shut”.

Un lavoro dal sapore sperimentale, con suggestioni ‘avanguardistiche’, accompagnato dal cantato ‘lirico’ e dolente di Nemo, che si staglia su tappeti ‘ambientali’ che possono evocare fabbriche abbandonate, cattedrali gotiche da archeologia post-industriale.

Un ‘esercizio di ascolto’ che offre un’esperienza diversa dal ‘consueto’; la brevità del lavoro (una ventina di minuti) e delle singole composizioni evitano l’effetto ‘prova di resistenza’ offrendo un’esperienza che, se avvicinata con curiosità, può affascinare.

RAI, “AVEVA RAGIONE COBAIN” (NEW MODEL LABEL)

Il riferimento è scoperto, con un artwork che evoca il monoscopio e il Televideo, ma il gioco sostanzialmente finisce qui.

Rai nasce a Lodi e vive una giovinezza musicale tra grunge e shoegaze, per poi approdare e stabilirsi presso lidi elettronici.

“Aveva ragione Cobain” è il primo risultato di questo cambio di rotta: un EP di sei brani, in cui Rai cerca di trovare la propria via tra un’elettronica che tenendo conto dei ‘maestri’, sembra affondare le proprie radici negli anni ’80 e nei primi ’90, giocata in gran parte su sintetizzatori che costruiscono un mood per lo più riflessivo, malinconico, pur concedendosi qualche parentesi più tirata.

Elettropop, senza che il termine diventi un marchio di fabbrica: c’è la volontà di mantenere il contatto con l’ascoltatore, complice il cantato in Italiano e una scrittura – ancora un filo acerba – che parla di travagli sentimentali, del rapporto con sé e con gli altri, dei classici ‘tormenti’ tipici della gioventù odierna, prolungata a tempo indeterminato, in controluce sprazzi di vita di provincia.

Senza però prendere strade troppo ‘facili’, ‘troppo pop’, affidandosi a dissonanze che lasciano un che di ‘obliquo’.

Resta la curiosità per ciò che verrà in seguito.

VEA, “POSTO FISSO” EP (AUTOPRODOTTO / LIBELLULA DISCHI)

Cinque anni fa, Vea lascia il suo lavoro di commessa per dedicarsi a tempo pieno alla propria passione; oggi, ecco il frutto di quella storia: sei brani per raccontare quella vicenda, con una certa ironia e una buona dose di rabbia, l’attitudine di chi sa di aver raggiunto un traguardo, prendendosi anche qualche rivincita.

Un riuscito mix di elementi rock e ‘black’ con una spruzzata di elettronica, dominati da una vocalità a tratti prorompente, affinata da anni di studio (culminati con una laurea in canto jazz alla facoltà di Musicologia di Cremona).

Accompagna Vea un piccolo nucleo di amici e collaboratori, le presenze più costanti quelle di Simone Ferrero (piano, synth, chitarre) ed Edoardo Luparello (Batteri), mentre lei stessa all’occorrenza imbraccia il suo fido ukulele.

Dal grigiore di un lavoro che magari offriva sicurezze, ma non soddisfazioni, alla piena affermazione di sé: il ‘posto fisso’ come sinonimo di tranquillità economica che diventa il posto dove, pur con qualche certezza in meno, si è felici.