Archive for agosto 2013

STERLING RUBY – CHRON II

Roma, Fondazione Memmo – Palazzo Ruspoli

Fino al 15 settembre

Ingresso Gratuito
Classe 1972, nato in Germania, figlio di un militare americano di stanza in terra tedesca, Sterling Ruby è però cresciuto in California; la sua esperienza artistica si è snodata attraverso varie forme espressive, dalla scultura alle installazioni video, passando per i collage, cui è dedicata l’esposizione in corso a Palazzo Ruspoli.

La prima avvertenza è che per scelta dell’artista stesso, le opere esposte portano all’estremo il concetto del coinvolgimento dello spettatore nella creazione del loro ‘senso’: completamente assenti titoli e didascalie, manca anche qualsiasi ‘complemento editoriale’ (catalogo, depliant, o altro). ‘Così è se vi pare’, insomma: se da un lato il concetto può essere intrigante, dall’altro però la mancanza di una seppure minima ‘traccia’ in base alla quale seguire il percorso espositivo rischia di lasciare un pò solo con se stesso il visitatore, specie il meno avvezzo a queste forse espressive.

I collage esposti vanno da pezzi di carta disegnati con forme geometriche o pittura sgocciolata, a supefici monocrome con applicazioni fotografiche, a composizioni assemblate utilizzando foto di galassie e nebulose, o all’estremo opposto, di graffiti murali, fino ai collage più classicamente intesi come insieme di foto, articoli di giornale, etc…

La critica alla società moderna è il tema dominante: Ruby se la prende in particolare con lo strapotere delle case farmaceutiche (ricorrente l’utilizzo delle confezioni di medicinali aperte e applicate sulle superfici) e con la violenza delle carceri, ma trai soggetti preferiti dell’artista vi sono anche i transessuali (e in particolare le loro mani dalle lunghissime unghie, che fanno spesso capolino ai bordi delle composizioni) e l’immaginario horror / sci – fi.

“Chron II” appare comunque una mostra indirizzata soprattutto a coloro che ‘masticano’ molto di arte contemporanea, di avanguardia e nuove tendenze; tuttavia il fatto che l’ingresso sia gratuito può rendere l’esposizione un’occasione di ‘svago’ per tutti, inclusi coloro che l’attraverseranno di sfuggita, restandone più perplessi che persuasi o che magari ne potranno essere affascinati, scoprendo un ‘mondo artistico’ prima del tutto sconosciuto.

UN’ITALIA SENZA ‘BERLUSCONI’…

…a questo punto, credo che non la vedremo mai; almeno, la mia generazione, penso… l’impressione di queste ultime settimane estive è quella di un enorme baraccone montato su da PDL e PD, ognuno per squisite ragioni elettorali, per far vedere insomma che sono impegnati in qualcosa, mentre è ovvio stanno lì a fare più o meno nulla: il Governo del resto finora ha più che altro ‘rimandato’… Torniamo  a Berlusconi: io dico che la ‘sfanga’; alle brutte, resta a fare il ‘padre nobile’ dal di fuori, continuando a ‘telecomandare’ il partito; se gli va bene, partiranno a bomba con l’amnistia, per far vedere che ‘hanno tanto cuore la sorte dei carcerati’… un provvedimento che sarebbe scritto e approvato solo per favorire uno che in carcere non ci andrà mai (siamo in Italia). Insomma, volenti o nolenti, Berlusconi Silvio ce lo dovremo tenere finché campa; e comunque nel peggiore dei casi c’è già pronta la figlia, la quale alle soglie dei 50 ha davanti a sé una trentina d’anni di carriera politica; lei dice di no, ma diciamocela tutta: nessuna come lei è in grado di prendere voti; se, e dico se, dalle parti della rinnovata Forza Italia vorranno veramente andare avanti evitando l’implosione, Marina Berlusconi è l’unica opzione praticabile… altrimenti, chi vivrà vedrà, ma un centrodestra che organizza le primarie non ci credo: da quelle parti sono troppo fissati col ‘leader’, col ‘predestinato’: Marina Berlusconi metterà d’accordo tutti, e quelli della mia generazione saranno destinati a vedere un ‘Berlusconi’ dominare la scena politica italiana fino a quando avranno settant’anni… La prospettiva non è edificante, ma questo è; purtroppo, se in Italia ci fosse un’opposizione degna di tale nome, soprattutto se in Italia lo schieramento ‘non berlusconiano’ quando è andato al governo avesse approvato certe leggi per impedire a Berlusconi di ricandidarsi e venire rieletto, ora non saremmo così. Ora è troppo tardi, e nemmeno una sentenza penale sarà capace di farlo recedere; del resto, anche stavolta è riuscito nel suo intento: non si parla d’altri che di lui, è lui al centro della scena, è lui a fare disfare… Ne parlavo l’altro giorno con mio padre, che lo vota, perché crede alla ‘teoria del complotto’ (e intendiamoci, non è che mio padre sia uno di quelli che vanno alle manifestazioni… una persona di cultura medio – alta, che rappresenta la negazione dell’interpretazione macchiettistica dell’elettore berlusconiano come indottrinato dalla tv): se c’è stata ‘guerra’ con la Magistratura, Berlusconi l’ha vinta: ha vinto perché non è andato in galera, né ci andrà mai, ha vinto perché anche quando condannato continua ad essere lui il mattatore della politica italiana, ha vinto perché nonostante tutto continuano ad esserci milioni di persone disposte  a votarlo… E la colpa non è certo sua, né di chi l’ha votato: la colpa, purtroppo, è degli ‘altri’, quelli che non sono mai riuscito a ‘batterlo’ definitivamente, spesso per incapacità, ma in fondo anche per convenienza: togliete al PD il ‘Berlusconi’, l’uomo nero brutto e cattivo, il supercriminale da fumetto contro cui combattere, e cosa resta? Alla fine, fa comodo anche a loro: dopotutto, nemmeno Batman ha mai avuto la forza per eliminare il Joker una volta per tutte: senza l’uno, non esiste l’altro…

KICK-ASS 2

Dopo gli eventi del primo episodio, a New York è esplosa la ‘moda’ dei giustizieri mascherati, con frotte di bizzarri personaggi che, con armi improbabili, ‘pattugliano’ la città per difenderla dai criminali, con vari esiti. In questo scenario ritroviamo anche Mindy e David, protagonisti del precedente episodio: quest’ultimo,  intenzionato a proseguire la sua carriera dopo essere stato, nei panni di Kick-Ass, il primo ‘supereroe’ del mondo reale, cerca l’aiuto della prima, molto più abile di lui, avendo vissuto buona parte dell’infanzia nel ruolo della ‘vigilante’ mascherata, a fianco del padre.

Tuttavia la ex-Hit Girl è divisa tra il desiderio di continuare a fare ciò che le riesce meglio, ossia prendere a calci in culo i delinquenti e la promessa fatta al padre in punto di morte di tornare a vivere la vita normale di una teen – ager della sua età. A sparigliare ulteriormente le carte sarà Chris – alias Red Mist, che dopo gli eventi del primo film ha giurato a sé stesso di distruggere Kick-Ass e tutto il suo mondo: a tal fine assemblerà un gruppo di criminali in costume, con l’intenzione di demolire il suo avversario e mettere a ferro e a fuoco la città, assumendo la nuova identità del Mother-Fucker…

Il secondo film della saga di Kick-Ass, tratta dalla fortunatissima serie firmata da Mark Millar e John Romita Jr., mantiene tutto quanto promesso a chi aspettava la prosecuzione delle avventure di Dave e Mindy: efficacissimo il mix di comicità, a tratti volta al paradosso, e di elementi drammatici, tali da lasciare quasi basito lo spettatore, che si ritrova improvvisamente di fronte a determinate situazioni in quella che appare una cornice volta all’ironia e alla gag; è questo il maggior punto di forza di un film che si fa seguire dall’inizio alla fine, privo di sbavature, cali di tensione e di ritmo, che disegna davanti allo spettatore un mondo assolutamente realistico, nel quale si ride dietro a chi si infila in un’improbabile calzamaglia per combattere il crimine, ma in cui tutto assume contorni decisamente ‘neri’ quando il sangue comincia a scorrere, copioso (e comunque la violenza proposta nel film resta ‘controllata’ rispetto a quanto proposto da fumetto): un film di ‘supereroi’ decisamente ‘non per tutti’, nonostante le apparenze.

Ancora più che nel capitolo precedente, a reggere gran parte delle sorti del film è la giovane Chloe – Grace Moretz, davanti alla quale sembra ormai essersi definitivamente dischiuso un luminoso avvenire; a fianco a lei di distingue Christopher Mintz-Plasse, nel ruolo di un cattivo da antologia, la cui inettitudine di fondo va di pari passo con la perfidia e la capacità (paradossale, ma solo in apparenza) di riuscire nei suoi intenti. E Kick-Ass? Certo, c’è anche lui, interpretato ancora una volta da Aaron Taylor-Johnson, ma la sua interpretazione, per quanto efficace, finisce per essere schiacciata dalle superiori capacità dei suoi colleghi.

A completare il cast, una serie di volti più o meno noti, a cominciare da John Leguizamo e Donald Faison (il Turk di Scrubbs), guidata da un Jim Carrey quasi irriconoscibile (con e senza maschera), nei panni dell’animatore di un supergruppo di aspiranti supereroi che avrà un ruolo determinante nell’economia dell storia.

Kick-Ass 2 finisce per essere un film riuscitissimo, ancora più efficace del capitolo precedente, grazie al percorso che porterà i personaggi, non più dei ragazzini, di fronte alle scelte imposte, nel modo più drammatico, dalla ‘vita adulta’: un peccato che sia uscito nelle sale col ruolo di un ‘tappabuchi ferragostano’, quando avrebbe meritato ben più risalto.

S’ANNAMO A DIVERTI’, NANNI’, NANNI’

Buon Compleanno!!!

Ovviamente, per festeggiare…

 

 

CAMPIONATI MONDIALI DI ATLETICA: BILANCIO ITALIANO

…che poi per certi versi uno sarebbe tentato di dire: lasciamo perdere, e invece… invece ci ritroviamo qui a fare sempre le stesse considerazioni… riflettevo qualche attimo fa che il fatto che io alla fine non sia poi manco tanto insoddisfatto denota una certa assuefazione allo stato, decisamente poco salutare, dell’atletica italiana. I Mondiali di Mosca si sono conclusi con la  ‘solita’ medaglia che quanto meno non ci fa tornare a casa a mani vuote, e meno male che il secondo posto di Valeria Straneo nella Maratona era anche poco pronosticato, ci ha regalato una bella gioia… Il punto è che ‘il resto del mondo’ va avanti, mentre l’Italia sembra non riuscire a trovare una sua ‘strada’: certo, non tutto è da buttare: Elisa Rigaudo ha ottenuto l’ennesimo ottimo piazzamento, a salvare il settore marcia, alle prese con la inevitabile transizione del ‘dopo Alex Schwazer’; i velocisti – specie in staffetta – hanno fatto vedere qualcosa di nuovo, il punto è che nelle gare veloci davvero gareggia tutto il mondo e riuscire a competere ad alti livelli non è facile; discorso diverso per i salti: c’era la grande attesa per il triplo, ma qualcosa non ha funzionato se  Donato e  Di Gregorio, entrambi atleti in grado di gareggiare per le medaglie, non sono riusciti ad andare in finale, per scarsa condizione od infortuni improvvisi; il terzo, Schembri, ha discretamente ben figurato arrivando ottavo in finale. Alessia Trost nell’altro è una grande promessa, ma non si poteva certo chiedere a lei di ‘salvare la baracca’ alla prima manifestazione importante; così come nulla c’era da pretendere dal martellista Vizzoni, che a quasi 40 anni ha onorato la sua ennesima partecipazione accedendo alla finale. Il resto, poco o nulla: le prove multiple in Italia sembra che manco si sappia cosa siano; i lanci, non pervenuti; il mezzofondo sembra una tradizione sempre più lontana nel tempo, nei 10.000 e nei 5.000 ci limitiamo a qualche comparsata.  Il problema è che abbiamo accumulato un ritardo enorme, e colmarlo è molto complicato: se si guarda il medagliere di Mosca, ci si accorge che non è più come una volta, non ci sono più Stati Uniti e Russia: c’è ovviamente la Giamaica, di Bolt e non solo, ci sono il Kenia, l’Etiopia, la solita Germania, ma anche la Gran Bretagna, che grazie alle Olimpiadi si è ‘riorganizzata’, e poi il mare degli ‘altri’… ecco, l’Italia dovrebbe almeno cercare di distaccarsi da questi ‘altri’: nessuno chiede medaglie a raffica, ma di cercare di arrivare a quelle tre, quattro, cinque medaglie che possano farci dire di non essere una Nazione di retroguardia nell’atletica mondiale, come al momento, bisogna ammettere, siamo. Soprattutto, riuscire a portare almeno un nostro atleta ad essere ‘il migliore del mondo’, cosa che non succede dalla vittoria di Gibilisco nel salto con l’asta, ormai dieci anni fa. L’impresa è molto complicata, ma non impossibile: c’è da lavorare, c’è da curare quei pochi talenti che abbiamo e cercare di rilanciare le discipline ‘storiche’ (marcia e maratona in primis) così da  poter ottenere qualche soddisfazione in più. L’anno prossimo ci saranno gli Europei, vedremo se almeno gareggiando solo coi ‘concorrenti continentali’ riusciremo a toglierci qualche soddisfazione in più…

WOLVERINE – L’IMMORTALE

L’immortalità è uno degli eterni sogni dell’umanità… tuttavia, ottenerla può trasformarsi in una maledizione, se ciò vuol dire vedere progressivamente scomparire i propri cari; lo sa bene Logan – Wolverine che l’ha imparato a proprie spese nel corso della sua già lunga esistenza e che (dopo i tragici eventi di X-Men: Conflitto finale) ha deciso di ritrarsi a vivere nei boschi, in uno stato semibestiale, tormentato dagli incubi in cui torna a fargli visita il suo perduto amore Jean.

A far tornare Logan alla civiltà sarà una sua vecchia conoscenza, un giapponese divenuto magnate della tecnologia, apparentemente in possesso di una ‘cura’ per l’immortalità del protagonista (che a dirla tutta, immortale non è, essendo ‘solo’ dotato di un fattore di guarigione che permette al suo corpo di ‘autoripararsi’: più che all’immortalità siamo di fronte ad un invecchiamento molto rallentato, ma queste sono forse questioni da nerd che al grande pubblico interessano poco… va peraltro ricordato che ‘L’Immortale’ è una delle classiche incomprensibili aggiunte della distribuzione italiana, il film originariamente s’intitola The Wolverine e basta) , ma che nasconde ben altri fini e che porterà il nostro nel bel mezzo di una lotta per la successione, con tanto di Yakuza e ninja assortiti.

Alla quinta apparizione nei panni del ‘mutante artigliato’ (senza contare il cameo in X-Men: l’inizio) e con la sesta (il prossimo film dedicato agli ‘uomini X’) già in rampa di lancio, Hugh Jackman non sembra per nulla stufo del personaggio che ne ha lanciato la carriera, culminata con la nomination agli Oscar di qualche mese fa. L’attore australiano torna sul luogo del delitto e, forse ancora di più che nel film dedicato alle origini di Wolverine, si assume il compito di portare sulle spalle tutto il peso del prodotto finale: “Wolverine l’immortale”  non offre altro se non due ore di sano divertimento (seppure con una parte centrale con troppi ‘tempi morti’), ma nulla di più. L’assoluta mancanza di pretese è forse il miglior pregio di un film che si svolge all’insegna dei moduli consolidati del genere – l’action movie tout-court ancor più di quello ‘cinesupereroistico’ – senza regalare alcun sussulto, almeno non agli spettatori più smaliziati.

Il maggior difetto del film sta forse nella scelta di  un regista, James Mangold e di sceneggiatori, Mark Bomback e Christopher McQuarrie, che per quanto validi a livello generale, sembrano non aver compreso che i film dedicati ai supereroi sono qualcosa di diverso rispetto ai normali film d’azione; oppure, c’è da temere, è il trend che ormai finisce per identificare i due generi con poco riguardo per le conseguenze… del resto basta pensare al modo, fin troppo ‘libero’, in cui è stato trattato il materiale di riferimento (una bellissima saga firmata da Chris Claremont e Frank Miller), non solo prendendosi delle libertà rispetto alla scansione temporale di certi avvenimenti nella serie originale, ma anche pasticciando (come ormai avviene fin troppo spesso) con le caratteristiche di certi personaggi, che peraltro con la saga originale non c’entravano nulla, ripresi da altre storie di ambientazione nipponica del personaggio.

Un ulteriore campanello d’allarme sull’evoluzione di un ‘sotto-genere’ che, se originariamente era tenuto a un certo rigore nel rispettare storie e protagonisti, dovendo attirare inizialmente soprattutto lo zoccolo duro degli appassionati, col progressivo successo dei vari film dedicati ai supereroi e l’allargamento ad una platea molto più vasta, la maggior parte della quale nulla sa dei ‘trascorsi cartacei’ dei protagonisti, finisce per prendersi fin troppe libertà creative: e il risultato in questo caso è il totale stravolgimento di character come Silver Samurai e Vyper… discorsi da nerd, forse, ma in fondo anche i fumetti in qualità di opere letterarie, esigerebbero forse un maggior rispetto.

Se non altro, Jackman è come al solito efficace, attorniato da un cast in cui i partecipanti, soprattutto le protagoniste femminili, se la cavano abbastanza discretamente, nonostante si siano trovati a partecipare ad un film non indimenticabile.

MONDIALI DI NUOTO: UN CONSUNTIVO

La bella medaglia di bronzo ottenuta ieri sera da Gregorio Paltrinieri nei 1500 stile libero, ha concluso a Barcellona un Mondiale di Nuoto – e delle discipline acquatiche –   che per l’Italia potrebbe definirsi ‘di transizione’: l’esito non è da buttare via, specie pensando al collasso delle Olimpiadi dello scorso anno, ma nemmeno di quelli da fare urlare al miracolo… tante situazioni diverse che danno l’impressione di un movimento che stia un pò ‘galleggiando’, in attesa di capire (come alcune delle sue ‘punte di diamante’) dove andare. Andiamo con ordine, disciplina per disciplina.

Sincronizzato.  La situazione è la solita descritta tante volte: ottimi tecnici, tanta buona volontà, ma la consapevolezza di un movimento che deve fare i conti con la scarsa popolarità della disciplina; siamo sempre lì, tra le prime del mondo, il podio non lo vediamo più col binocolo come una volta, bastano delle lenti da miope, ma l’impressione è che manchi qualcosa: forse proprio la classica ‘stella di valore assoluto’ che porti lo sport alla popolarità nazionale, come ha fatto Tania Cagnotto coi tuffi, dando al movimento di crescere.

Tuffi. Tania Cagnotto incornicia una prestazione maiuscola, con due argenti (uno dei quali per la miseria di 10 centesimi di punto non è diventato un oro) e un quarto posto: e per fortuna che era arrivata lì senza pressioni, dopo essersi presa un anno quasi ‘sabbatico’ dopo la delusione londinese: la riprova che a volte la ‘pressione’ finisce per fare più male che bene; in attesa di capire se Tania avrà voglia di continuare fino a Rio (3 anni sono lunghi, nello sport), i tuffi italiani non riescono ancora a trovare un ‘erede dichiarato / a’. Maria Marconi è arrivata vicinissima alla medaglia per due volte, senza poi riuscire ad agguantarla; trai maschi, Chiarabini è una promessa. Dovere di cronaca impone di ricordare che in questo Mondiale hanno esordito i Tuffi dalle grandi altezze: italiani  però assenti, in una disciplina che, per la sua spettacolarità, c’è da credere che acquisisca seguito e possa ambire a partecipale alle Olimpiadi.

Pallanuoto. A prima vista, la spedizione è stata un pò deludente: ragazze eliminate – ai rigori  – forse troppo presto rispetto al loro reale valore,  Settebello ai piedi del podio, annichilito dalla sorpresa Montenegro prima e dalla Croazia poi. Il Setterosa è una squadra giovane, in via di rodaggio, che ha dalla sua tutto il tempo per crescere; i maschi, Oro mondiale due anni fa e argento a Londra, si sono comunque mantenuti su standard più che discreti, sebbene le due sconfitte senza appello in semifinale e nella finalina per il bronzo suggeriscano la necessità di qualche correttivo.

Nuoto di fondo. Qualcosa, stavolta, non ha funzionato: è vero, l’unico oro dell’intera spedizione azzurra ai Mondiali è arrivato proprio da questa disciplina, per di più dalla massacrante 25 chilometri, vinta da Martina Grimaldi, ma nelle altre gare gli italiani, solitamente protagonisti, sono rimasti lontani dalla lotta per le medaglie. Una riflessione è d’obbligo.

Nuoto: a impreziosire la spedizione azzurra è stata, manco a dirlo, ancora una volta Federica Pellegrini, col suo argento nei 200 stile libero: sulla medaglia inaspettata in tanti hanno ampiamente parlato; per  Federica appare valere lo stesso discorso di Tania Cagnotto: se si gareggia più liberi da tensioni, forse si ottengono risultati migliori; l’esordio di Pellegrini nel dorso non è stato entusiasmante, ma c’è tempo per lavorarci. A salvare la baracca è poi arrivato il terzo posto di Paltrinieri, che almeno ha dato l’idea che Federica Pellegrini non sia l’unica a sobbarcarsi il peso del nuoto italiano; ottima la prestazione di Rivolta, una bella speranza; per il resto, gli atleti più quotati (Scozzoli, Bianchi) per motivi diversi hanno offerto prestazioni al di sotto della attese; la spedizione azzurra si è caratterizzata per tante qualificazioni sfuggite per un soffio… In prospettiva, comunque, c’è materiale su cui lavorare: Pellegrini e Paltrinieri, Scozzoli e Bianchi (se si riprenderanno), Rivolta (se si confermerà), senza contare la dorsista Arianna Barbieri, qui assente, costituiscono un buon numero di atleti in grado di competere ad alti livelli: i ‘se’ però sono ancora tanti, forse troppi: speriamo che le buone prospettive trovino conferma.