Posts Tagged ‘pop’

I TRADITORI, “DELICATO” (LIBELLULA MUSIC)

Esordio sulla media (una mezz’ora) distanza, dopo un precedente EP, per questo quartetto proveniente dalla provincia romagnola.

“Delicato” il titolo, delicato il disco lo è per certi versi, dominato da un pop dalla spiccata componente elettronica, composto e gradevole, senza negarsi momenti più ‘tirati’.

‘Delicato’ è anche il protagonista (potrebbe essere sempre lo stesso, o più d’uno) dei dieci pezzi: incerto, insicuro nei rapporti sentimentali, con prospettive lavorative nebulose e via sfogliando tutto il catalogo delle piccole e grandi inquietudini di chi è a cavallo dei venti/trent’anni.

I Traditori sviluppano temi e suoni con leggerezza ma non troppo, ricorrendo il più delle volte ad atmosfere calme, quasi rarefatte, mostrandosi comunque capaci di alzare i ritmi, anche con qualche accenno rumoristico.

Resta certo qualche incertezza, forse l’adagiarsi su climi un po’ troppo tranquilli, ma in prospettiva si avverte più di una potenzialità.

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FASE 39, “IMPERFETTO” EP (AUTOPRODOTTO / LIBELLULA MUSIC)

A qualche anno di distanza dall’esordio, fortemente imbastito su sonorità elettroniche, i torinesi Fase 39 tornano con questi cinque brani, che segnano un parziale di rotte sonore.

Nato dalla collaborazione col cantautore Daniele Libassi, il disco si muove tra spunti autobiografici e qualche momento d’introspezione e più ampie riflessioni sul ‘mondo circostante’ a partire dalla deriva dei ‘social’.

Sotto il profilo sonoro, pur non perdendo di vista i loro trascorsi ‘elettronici’, la band introduce elementi pop, momenti di essenzialità semiacustica, qualche accenno hip hop ed r’n’b nel quadro di una proposta dai forti tratti cantautorali.

Un disco che si lascia ascoltare, con la title track ad essere il brano più convincente del lotto.

AMANDLA, “NON CI PENSARE” (AUTOPRODOTTO / LIBELLULA MUSIC)

Esordio sulla lunga distanza per questo quartetto di Como, dopo aver pubblicato un EP qualche anno fa.

“Non ci pensare” appare in fondo l’invito a non farsi ‘travolgere’ dal catalogo di debolezze, fragilità emotive, complicazioni sentimentali e quant’altro che si affastellano negli otto pezzi che compongono il disco.

Non che si sia di fronte a un lavoro ‘plumbeo’ o ‘depressivo’, anzi: la formula è quella di pop – rock di discreta fattura: energico senza esagerare, con almeno due / tre pezzi che invitano al ‘movimento’, l’immancabile ‘ballata’ un po’ accorata.

Traversie sentimentali, difficoltà di comunicazione, la depressione e la necessità di sostenersi a vicenda, la paura per il futuro: problemi comuni alla generazione dei trentenni, che gli Amandla affrontano con un vivace e a tratta grintoso, suggerendo appunto di non stare troppo a pensarci su, ma magari di esorcizzarli, nel loro caso attraverso la musica.

MATERIANERA, “ABYSS” (TAINTED MUSIC)

Ottenuto un ottimo riscontro con l’EP di esordio “Supernova”, per i Materianera giunge l’importante momento del primo lavoro sulla lunga distanza.

“Abyss”, abisso: da intendersi come ‘profondità’, esplorazione dell’animo umano, delle emozioni, dei rapporti famigliari e interpersonali; ricerca o ritorno alle proprie radici, come quella che ha riportato la vocalist Yendry Fiorentino nella terra caraibiche (Repubblica Dominicana) di origine, anche a contatto con i suoi problemi sociali e contraddizioni.

Gli undici brani di “Abyss” finiscono così per oscillare continuamente tra spirito e materia, interiorità e mondo reale, in un lavoro in cui la potenza della natura e la comunione con ‘l’altro’ si affiancano a riflessioni sulla pervasività dei media o sulla piaga dei bambini – soldato.

I suoni riprendono e ampliano quanto già proposto in precedenza: nella tela tessuta Alan Diamond e Davide ‘Enphy’ Cuccu, beat elettronici e i tappeti sintetici tessuti si immergono in atmosfere r’n’b e pop, con qualche rimando a sperimentazioni anni ’70 e ’80, con ampi ‘respiri’caraibici, tra dub e territori adiacenti, qualche escursione ai confini del ‘dancefloor’.

L’interpretazione (in inglese) di Yendry Fiorentino, intensa ma mai esagerata, ‘pop’ ma mai ammiccante, ‘decisa’ quando necessario fa il resto.

“Abyss” conferma quanto i Materianera avevano proposto in precedenza, confermando un progetto nel solco delle attuali tendenze del pop internazionale, che riesce a non vedere eccessivamente alla ‘facilità d’ascolto’.

RAI, “AVEVA RAGIONE COBAIN” (NEW MODEL LABEL)

Il riferimento è scoperto, con un artwork che evoca il monoscopio e il Televideo, ma il gioco sostanzialmente finisce qui.

Rai nasce a Lodi e vive una giovinezza musicale tra grunge e shoegaze, per poi approdare e stabilirsi presso lidi elettronici.

“Aveva ragione Cobain” è il primo risultato di questo cambio di rotta: un EP di sei brani, in cui Rai cerca di trovare la propria via tra un’elettronica che tenendo conto dei ‘maestri’, sembra affondare le proprie radici negli anni ’80 e nei primi ’90, giocata in gran parte su sintetizzatori che costruiscono un mood per lo più riflessivo, malinconico, pur concedendosi qualche parentesi più tirata.

Elettropop, senza che il termine diventi un marchio di fabbrica: c’è la volontà di mantenere il contatto con l’ascoltatore, complice il cantato in Italiano e una scrittura – ancora un filo acerba – che parla di travagli sentimentali, del rapporto con sé e con gli altri, dei classici ‘tormenti’ tipici della gioventù odierna, prolungata a tempo indeterminato, in controluce sprazzi di vita di provincia.

Senza però prendere strade troppo ‘facili’, ‘troppo pop’, affidandosi a dissonanze che lasciano un che di ‘obliquo’.

Resta la curiosità per ciò che verrà in seguito.

MEGANOIDI, “DELIRIO EXPERIENCE” (AUTOPRODOTTO – LIBELLULA MUSIC)

Sembra ieri, che si saltellava con ‘Supereroi contro la Municipale’, e invece sono passati vent’anni.

I Meganoidi celebrano l’anniversario con il loro sesto disco sulla lunga distanza, che porta con sé tutte le tipiche considerazioni sul tempo che passa, la maturità raggiunta e via dicendo.

Temi che la band genovese affronta più o meno direttamente lungo i dieci pezzi di “Delirio Experience”: si fanno i conti col passato, ma senza nostalgie, ci si ritrova ‘maturi’ senza che questo voglia dire rinunciare a vivere il ‘presente’ in maniera ‘attiva’, senza farsene travolgere, ma cercando di tenere salde le redini della propria vita.

Una maturità che appare essere anche e soprattutto sentimentale: in due episodi si parla di paternità, mentre in ‘Gocce’ le lacrime di gioia diventano metafora della necessità di esternare i propri sentimenti.

Non si rinuncia a qualche parentesi più ‘cazzeggiona’, in un disco che Luca Guercio e Davide Di Muzio hanno voluto essere immediato, non eccessivamente ‘lavorato’ per conservare un contatto emotivo diretto con l’ascoltatore.

Un rock memore dell’impronta punk-ska degli inizi, magari corretto con elementi pop, ma senza ammiccamenti, per un lavoro cui partecipa, tra gli altri, Francesco La Rosa, ex batterista del gruppo.

Un efficace festeggiamento dei vent’anni di attività, cercando di rimanere fedeli a sé stessi, ma senza fingere che il tempo non sia passato.

ENZO BECCIA, “PER CHI VIAGGIA LEGGERO” (AUTOPRODOTTO / LIBELLULA MUSIC)

Un’ordinaria storia di disagio, fuga e ricerca di se’ stessi: dalla Puglia all’India, passando per Milano, tornando per poi di nuovo ripartire, verso dove forse non importa nemmeno granché…

Il cantautore pugliese Enzo Beccia (un corposo curriculum di studi musicali e già qualche disco all’attivo, con vari riconoscimenti), prende le mosse dal breve racconto di Fiorenza Sassi (inserito nel booklet, alternando narrazione e testi delle canzoni), snodando la storia su otto pezzi (incluso lo strumentale in chiusura).

Cantautorato abbinato a sonorità pop mai troppo ammiccanti, rock senza esagerare, una spruzzata di blues, qualche vaga reminiscenza jazz (che larga parte ha avuto nella formazione di Beccia), spezie sudamericane, accenni alla canzone popolare; strumentazione ‘canonica’ con vari inserimenti, tra cui mandolino, fisarmonica, violino.

Indole vagamente disincantata, che non rinuncia a un pizzico d’ironia.

Lavoro che conserva una certa compostezza formale, tanto che qua e là si avverte forse la mancanza di un po’ istintività, di un maggiore lasciarsi andare.