Archive for luglio 2014

ORGOGLI ITALICI

La Concordia e Vincenzo Nibali: eventi molto diversi e distanti, accomunati dalla sola coincidenza temporale, eppure… eppure, forse, un filo di orgoglio in questo caso non è fuori luogo.

La conclusione, del traino della Concordia nel porto di Genova e, poche ore dopo, Vincenzo Nibali (cui magari si possono aggiungere la vittoria di Errani /Vinci a Wimbledon e la consueta incetta di medaglie della scherma ai recenti Mondiali) in ‘giallo’ sullo sfondo dell’Arco di Trionfo. Successi italiani; certo, a volerli cercare, i distinguo si trovano sempre: si potrà arguire che tutta l’operazione di raddrizzamento, galleggiamento e trasporto della Concordia non era del tutto italiana e che a capo c’era un sudafricano; vero, come è altrimenti vero che però la partecipazione ‘nostrana’ era ampia e ‘pesante’, a partire da quella dell’ingegner Porcellacchia che abbiamo conosciuto in questi giorni e del Capo della Protezione Civile Gabrielli. Un’operazione, va rimarcato per l’ennesima volta, come mai ce ne sono state in passato: un ‘caso di scuola’, un precedente al quale fare riferimento.

Qualcuno potrà obbiettare che Nibali ha vinto una gara dalla quale i suoi principali concorrenti si sono ritirati per delle cadute: è un dato oggettivo, come oggettivo è il fatto che ne ciclismo si possa cadere e farsi male e come il fatto di evitarlo faccia parte del gioco… e comunque stabilire una connessione diretta – Nibali ha vinto perché gli altri si sono ritirati – è abbastanza inesatto: non avremo mai la controprova e – ricordo – quando Froome e Contador si sono ritirati, Nibali aveva su di loro due minuti e passa di vantaggio: insoma, la gara ce l’aveva già in mano lui.

Credo ci sia ampio motivo di festeggiare, quindi, gioendo per la vittoria sportiva e provando soddisfazione per l’impresa tecnico-ingenieristica portata a termine: certo il relitto della Concordia ci porta alla mente i 33 morti e il comandante Schettino, ma insomma, se guardiamo al mero dato tecnico non si può non essere soddisfatti.

Le due imprese, molto lontane tra loro, ci dicono però, in modi diversi, la stessa cosa: che se noi italiani veniamo messi in condizione di dare il meglio, allora i risultati li raggiungiamo; se vogliamo è una banalità, se non fosse per il fatto che siamo in Italia, dove per tanti motivi da una trentina d’anni a questa parte gli italiani non sono per nulla messi in grado di dare il proprio meglio, anzi: le classi dirigenti hanno sistematicamente lasciato spazio alla mediocrità, sotterrando idee e capacità…

Il discorso sarebbe lungo: forse il problema di fondo è che il limite degli italiani sta proprio nel fatto che quando hanno la possibilità di scegliersi le famose ‘classi dirigenti’, le scelgono male, mandando sistematicamente al Governo gente che favorisce la mediocrità rispetto alla capacità… salvo poi festeggiare nei rari momenti in cui a dispetto di tutto, le capacità emergono comunque; come se in fondo avessimo poca fiducia in noi stessi, ritenendoci tutti dei mediocri e mandando quindi al Governo chi qella mediocrità la favorisce.

In Italia manca totalmente o quasi l’idea del ‘rischio’: si preferisce conservare il ‘poco ma sicuro’ (mi ci metto anche io in mezzo), anziché mettersi in gioco per ottenere il ‘di più ma incerto’… insomma: Vincenzo Nibali è uno che per arrivare a vincere il Tour del France, a 15 anni (15 ANNI!!!) ha lasciato la Sicilia andando a vivere in Toscana: sia lode ai genitori di Vincenzo per essere stati tanto lungimiranti e chiediamoci quante madri avrebbero lasciato che il figlio quindicenne se ne andasse a vivere a centinaia di chilometri di distanza ‘solo perché bravo a correre in bicicletta’… e lo stesso discorso, con le ovvie distinzioni, potrebbe applicarsi a ricercatori, imprenditori, e via discorrendo la differenza sta tutta qui: nella voglia di assumersi dei rischi e di scommettere su sé stessi; un qualcosa che, purtroppo, ancora sembra appartenere ben poco agli italiani; un qualcosa che dovrebbe essere insegnato fin da ragazzini, incoraggiando non solo coloro che ‘forti di carattere’ sono già destinati ad affrontare il mondo di petto, avendo la voglia di ‘osare’, ma soprattutto coloro che, meno ‘ardimentosi’, vedono magari le loro capacità ‘frenata’ da un’indole meno ‘coraggiosa’.

Quello che serve è insomma, un cambio radicale di ‘forma mentis’: famiglie che a vent’anni caccino i figli fuori di casa, spronandoli a seguire le proprie aspirazioni, ovviamente ache grazie al sostegno di classi dirigenti che ‘incoraggino il coraggio’ e smettato di considerare la famiglia come una sorta di ‘sostegno sociale’ che si sostituisca alle loro responsabilità… ma purtroppo a scegliere le classi dirigenti sono quelle stesse famiglie e allora ci si trova di fronte al classico ‘cane che si morde la coda’.

 

 

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KEIN, “IN BLOOM” (AUDIOBULB RECORDS)

Sette composizioni compongono il primo lavoro sulla lunga distanza di Kein, performer con due Ep e vari altri progetti all’attivo, tra cui abituali frequentazioni nel mondo della video art, ed un bagaglio di esperienze in giro per l’Italia e l’Europa.

Sperimentazioni elettroniche, ma senza dimenticare la comunicatività: questo appare il filo conduttore di In Bloom: suggestioni ‘canoniche’ – l’ambient è ormai un ‘classico’a tutti gli effetti – ed influenze più recenti, all’insegna di certi crepitii glitch, cui si aggiungono strumenti più o meno tradizionali e rumori naturali campionamenti da un lato, oggetti ‘comuni’ usati come percussioni dall’altro, archi occasionali.

Un catalogo di suoni declinato attraverso un’attenzione costante per la melodia, che rende in fondo ‘digeribili’ anche gli episodi più tortuosi: “In bloom’ non è un disco facile, ma non privo di un certo fascino, giocato costantemente su effetti ipnotici, a tratti onirici, spesso sottilmente malinconici, con una certa qual attitudine cinematografica che li rende ideali per una colonna sonora.

Un lavoro che probabilmente potrà essere pienamente apprezzato soprattutto dai frequentatori abituali del genere, senza tuttavia respingere i meno avvezzi a questo tipo di atmosfere.

LIEBSTER AWARD

Come già successo qualche mese addietro, sono stato nominato – stavolta dall’amico di Cose per cui vivere, per il Liebster Award:

vado a rispondere alle dieci domande di questo giro:
1) Libro versus Film: ha senso secondo te questo storico ‘scontro’ che li vede l’uno migliore dell’altro, contrapposti?

Essendo due modalità di racconto molto diverse, direi di no; tuttavia, dovendo scegliere, propenderei per il libro, se non altro perché richiede al lettore un contributo maggiore in termini di immaginazione: insomma, leggendo un libro personaggi ed ambienti per quanto ben descritti, te li devi comunque immaginare, il cinema ti propone tutto già fatto…
2) Qual è la città più cinematografica del mondo?

Sarò di parte, ma da romano dico Roma, e non solo per la Roma conosciuta, ‘turistica’, che peraltro è ancora capace di offrire scorci poco battuti, ma anche per la Roma più periferica e marginale… è una città che raccoglie in sé tanti e tali stili, dalla grandiosità del bello a livelli di bruttura quasi irraggiungibili, che può essere lo scenario di qualsiasi tipo di storia.

 

3) Con quale mezzo si esprime il tuo rapporto prediletto con il cinema: sala? Home video? Streaming/Video-on-demand?

Fondamentalmente sono un ‘animale da sala’: quel momento di sospensione in cui la sala è buia e lo schermo si spegne non potrà mai essere toccato dalla visione di un dvd o di uno streaming; tra l’altro quando si tratta di guardare video sullo schermo di un computer ho una soglia di attenzione molto bassa, quindi per me andare oltre gli spezzoni o i video musicali su Internet è abbastanza difficile.
4) Coppia attore/regista migliore che esista?

Anche se limitata ad un solo episodio, credo che l’accoppiata Nicholson / Kubrick di Shining abbia pochi paragoni.

 

5) Qual è il tuo regista preferito? Cosa gli diresti se lo potessi ipoteticamente incontrare a tu per tu?

Stanley Kubrick; a pensarci, forse gli avrei chiesto se non avesse mai pensato di portare sullo schermo l’Iliade o la Divina Commedia.

 

6) Se la tua vita fosse un film, quale sarebbe?

Così su due piedi, non saprei rispondere: credo che ritrovare la propria vita espressa in un film sia comunque un’enorme fortuna, anche un po’ inquietante; se poi il film in questione fosse di Tarantino, o Dario Argento, o Wes Craven, allora ci sarebbe da preoccuparsi.
7) Qual è quel film di cui ti vergogni un po’ ma che adori?

Non credo abbia molto senso ‘vergognarsi’ dei propri gusti, specie quando si è onnivori e quindi si riescono ad apprezzare per motivi diversi film molto diversi tra loro: amo Shining, ma se mi trovo davanti a Tomas Milian o Alvaro Vitali, non mi tiro indietro 🙂 ciò probabilmente farà innoridire qualcuno, ma come si dice: de gustibus…
8) Un film che odi? Perché?

Odio, mai: magari avrei da eccepire sul fatto che spesso il pubblico corra in massa a vedere quelle che a mio modesto parere sono delle boiate, incoraggiando così gli investimenti in certi filoni a discapito di altri, ma il discorso sarebbe lungo e includerebbe la disamina della formazione dei gusti del pubblico sulla quale sono state scritte tonnellate di libri… E poi, in fondo, i blockbuster a volte servono per finanziare prodotti meno pedestri…
9) Il cinema è un’invenzione senza futuro (cit)?

Il cinema racconta storie ed esisterà fin tanto che qualcuno avrà qualcosa da raccontare e qualcun altro lo vorrà ascoltare: muterà, come stanno mutando la musica e la letteratura; il rischio, forse, è che grazie alla tecnologia, la possibilità di raccontare e raccontarsi attraverso il cinema sia sempre più accessibile a tutti e che ognuno racconti la propria storia, senza ascoltare quelle altrui, come sta succedendo con i libri: con i blog e il self-publishing, tanti si cimentano con la scrittura, ma quanti di questi si dedicano alla lettura?
10) Che mondo e che vita sarebbe senza cinema?

Beh, quando non c’era il cinema, la gente andava a teatro, o ascoltava i radiodrammi alla radio, o leggeva; sarebbe certo un mondo diverso, ma non credo necessariamente peggiore: in fondo il cinema è solo uno dei modi che l’uomo ha inventato per raccontare delle storie: anche se non ci fosse il cinema, non si smetterebbe di raccontare od ascoltare.

E qui finisco; ora, teoricamente a questo punto dovrei ‘invitare’ altri a rispondere, ma lascio aperta la porta: se seguite abitualmente questo blog, e apprezzate, sentitevi liberi di partecipare e rispondere.

 

JOHN STRADA, “METICCIO” (NEW MODEL LABEL)

Emilia, terra d’elezione del rock italiano… peccato solo che, vuoi il classico provincialismo all’italiana, vuoi per i soliti meccanismi dell’industria discografica, a potersi fregiare del titolo di rocker italico sono sempre i soliti due… il resto è costretto ad accomodarsi negli angusti spazi delle retrovie, continuando il proprio mestiere, più o meno solo grazie alla passione.

E’ il caso di John Strada: una carriera ormai ventennale, una manciata di dischi all’attivo (tra cui una collaborazione con lo scrittore Gianluca Morozzi), parentesi negli States e in Inghilterra, che aggiunge ora un nuovo tassello alla propria biografia musicale con “Meticcio”; titolo che appare la classica dichiarazione di ‘diversità’ di fuga dalle classificazioni di un mondo che appare voler fin troppo sistematizzare…

Dodici brani all’insegna di un rock dalla forte ispirazione d’oltreoceano che si fa volentieri corroborare da accenti southern: chitarroni come se piovesse, sezione ritmica arrembante, l’hammond a fare da ulteriore rinforzo; scorribande elettriche cui si aggiungono le immancabili ballate acustiche. Parentesi blueseggianti ed episodi dalla matrice folk, fino ad un pezzo cantato in dialetto bolognese.

Una scrittura diretta, che qualcuno potrebbe definire anche semplice (nel senso positivo del termine) per la sua immediatezza, che affonda le proprie radici nel quotidiano e racconta storie, romantiche o a tratti tragiche, o si affida a riflessioni, a tratti anche taglienti, sul mondo che ci circonda, cui si aggiunge un filo di ispirazione immaginifica. Un disco onesto; verace soprattutto , caratterizzato dalla vena di chi in fondo vuole suonare e cantare per il semplice gusto di farlo.

Non è un campione, John Strada; non un fuoriclasse misconosciuto, né uno splendente segreto riposto in angoli nascosti del panorama musicale italiano; ma ascoltando “Meticcio” ci si chiede alla fine perché ‘certi altri si e lui no’, visto che nulla ha da invidiare a coloro che finiscono sulle prime pagine o monopolizzano l’etere ad ogni nuovo singolo; nulla in meno di sicuro, e forse in più una certa ‘genuinità’ che altri hanno irrimediabilmente perso cammin facendo, fatta evaporare dal calore dei riflettori.

PAUSA FORZATA

A chi mi segue abitualmente non credo sia sfuggita la  mia assenza, non abituale.

Il motivo è semplice: da due domeniche sono praticamente senza ADSL; non sto qui a dilungarmi, basti sapere che l’azienda che mi offre il servizio non riesce a darmi una motivazione, né è stato possibile parlare con un tecnico per avere un qualsiasi tipo di chiarimento in merito; risultato: dieci e giorni e passa senza nulla sapere, contattando di tanto in tanto il call center per avere chiarimenti, che loro non sono in  grado di fornire: evidentemente, ci sono delle inefficienze di comunicazioni, trai tecnici e il call center di primo contatto, oltre a non essere previsto – almeno in questo caso – un contatto diretto con l’utente.

Morale della favola: sono costretto a ricorrere al portatile dei miei, una soluzione – tampone che ovviamente mi costringe a ridurre l’attività internettara al minimo necessario per il lavoro e poco altro; di certo, niente tempo per il blog e cinque – dieci minuti al giorno per FB, tanto per ordinaria manutenzione.

Sinceramente, ne ho le scatole piene: non è una questione di ‘dipendenza’ (ringraziando il cielo, non è un dramma ridurre il tempo trascorso sulla Rete); mi dà fastidio il non avere notizie, il ‘restare appeso’, senza sapere che fare: potrebbero benissimo fare in modo che al momento dell’intervento, il tecnico contatti direttamente l’utente… La tentazione a questo punto è di disdire tutto, farla finita con l’ADSL e passare ad altro… cosa, ancora non saprei….