Posts Tagged ‘anni ’80’

PORTOBELLO, “BUONA FORTUNA” (luovo / iCompany / ARTIST FIRST / LIBELLULA MUSIC)

Disco d’esordio per questa band romana, nata come progetto solista del cantante Damiano Morlupi e allargatosi progressivamente fino a contare sei elementi.

“Buona fortuna” appare un auspicio, un modo di lanciare uno sguardo tutto sommato ottimista al futuro, nonostante tutto.

I nove pezzi presenti riportano il consueto campionario d’incertezze di giovani uomini alle soglie della maturità, con uno sguardo nostalgico a un passato rappresentato dai classici amori estivi.

I sentimenti e le connesse gioie, difficoltà e patimenti assortiti sono il filo conduttore di un lavoro all’insegna di un pop / rock condito con una buona dose di elettronica dai riflessi vintage, anni ’80 e dintorni.

Qua e là emergono anche spunti interessanti, forse fin troppo ‘controllati’, tenuti a freno dalla tendenza a dare al tutto una forma fin troppo ‘gradevole’. I Portobello come detto sono in sei, ma le potenzialità di un impianto così ampio vengono in un certo senso ‘annacquate’ dalla scelta di affidare gran parte della grana emotiva dei pezzi all’interpretazione vocale; la scrittura, abbastanza ‘comune’, non aiuta… Certo, l’esito è comunque ‘fresco’, più di un brano può avere qualche potenzialità radiofonica, tuttavia sarebbe stato più interessante ascoltare uno sviluppo di certe idee che restano a livello embrionale, forse limitate dalla voglia di ‘farsi piacere’.

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IL SOLITO DANDY, “BUONA FELICITA'” (VINA RECORDS)

Una storia d’amore che nasce, si sviluppa e inevitabilmente si conclude, il tutto all’ombra delle strade e delle piazze torinesi.

Fabrizio Longobardi ha un passato punk, ma ha deciso di abbandonare quei lidi sonori e di darsi una nuova identità, quella de ‘Il Solito Dandy‘, giungendo a questo disco d’esordio.

Nove brani all’insegna di un pop nelle intenzioni radicato nei ’90, ma che negli esiti, almeno ai più ‘grandicelli’, non può non ricordare gli ’80, anche e soprattutto a causa delle onnipresenti tastiere, vero carattere distintivo dei suoni proposti dal ‘dandy’.

Atmosfere dominate da un filo di tristezza tra parentesi ‘accorate’, momenti di maggiore rabbia – a tratti di frustrazione – come in ogni storia d’amore che si rispetti, in particolare quelle più ‘vive’ e travagliate, tra omaggi a star del cinema (‘Owen Wilson’), metafore pubblicitarie (‘Dentifricio per cuori sensibili’), luoghi – simbolo (‘Vittorio Emanuele’).

“Il Solito Dandy” mette insieme un lavoro forse a tratti limitato da un filo di monotonia dei suoni, ma la cui scrittura appare sulla buona strada per trovare un’impronta autonoma e originale.

ELLA, “DENTRO” (AUTOPRODOTTO / LIBELLULA DISCHI)

Un disco senza filtri: mettersi completamente in gioco, rivelare sé stessa, dare voce a emozioni forse a lungo taciute come forse non si è potuto o voluto fare con le sole parole. L’esordio sulla lunga distanza di Ella, all’anagrafe Eleonora Cappellutti, torinese, alcune esperienze pregresse e un EP alle spalle, è un disco di una ‘nudità’ disarmante, intesa come privazione di scudi, difese, il dare voce a ciò che si ha ‘dentro’, appunto, senza remore.

Dieci tracce che nascono cicatrici lasciate da vicende sentimentali sofferte: la nostalgia, le recriminazioni, i sogni di un finale diverso, la tenerezza. C’è, ad esempio, verso di ‘Grattacielo’ che cita: “Io non volevo a fare a meno di farmidelmale / Io non potevo fare a meno di farti del male”: il nocciolo di una relazione complicata e per certi versi (auto)distruttiva.

Suoni liquidi, l’elettronica che prende gran parte dello spazio, l’elettricità che si fa sentire quasi con discrezione, il pianoforte a farsi spesso largo, con decisione, qua e là si avverte più di un’ascendenza trip-hop; parentesi da elettropop anni ’80; si segnala una cover, dai riflessi onirico – industriali, di Cuore Matto di Little Tony, scelta come singolo a apripista… anche se forse sarebbe stato più meritevole uno dei brani originali, a cominciare proprio da ‘Grattacielo’.

In tutti i casi, “Dentro” resta: col suo carico di emozioni e sensazioni, talmente legate a un vissuto ‘personale’, che alla fine si ha quasi pudore a parlarne troppo, preferendo invitare all’ascolto e nulla più.

GOMMA, “USCIAMO! ORA!” (LIBELLULA MUSIC)

La leggerezza, i dubbi se le incertezze dei vent’anni, nel disco d’esordio di Gomma, duo di stanza a Bologna.

Disco nato dall’incontro del cantante e chitarrista Filippo Giglio col produttore Marco Bretoni (Lucio Dalla, Subsonica Angela Baraldi), che in corso d’opera coinvolge il batterista Andrea D’Aniello, che si occupa anche dei sample.

Sei pezzi all’insegna di un pop, leggero nei suoni (con qualche gradevole riferimento anni ’80), più riflessivo – ma senza esagerare – nelle parole: l’ansia di vivere veloce e cogliere l’attimo, piccole e grandi complicazioni sentimentali, le incognite di un futuro tutto da scrivere, gli interrogativi sulla strada giusta da prendere…

La strada giusta, in realtà, almeno sul fronte musicale, Giglio (autore di tutti i testi) e D’Aniello, sembrano averla intrapresa, certo con tutte le cautele del caso: sei pezzi e poco più di venti minuti forse non bastano a inquadrare compiutamente le potenzialità del gruppo.

La freschezza, il clima solare, mitigato da un retrogusto malinconico, lasciano comunque l’idea che i Gomma possano proseguire il loro cammino, avendo ancora carte da giocare.

EDOARDO CREMONESE, “SIAMO IL REMIX DEI NOSTRI GENITORI” (LIBELLULA DISCHI / SOVIET STUDIO)

Terzo lavoro da studio – e secondo sulla lunga distanza – per Edoardo Cremonese, padovano di nascita, ma trapiantato ormai da qualche anno in quel di Milano.

“Siamo il remix dei nostri genitori” è una galleria di personaggi e situazioni, un disco ‘generazionale’ (ma solo in parte), che procede tra presente e passato, miti adolescenziali e nevrosi moderne, gettando uno sguardo disincanto – a tratti vagamente melancolico – sul ‘mondo che gira’ intorno. Da Samuele, incapace di trovare una sua ‘strada’, al ‘Re nudo’ che a Palermo non scandalizza, ma “a Milano si vergogna e si veste per Bene”, passando per Danilo che per troppo amore vive sul fragile confine tra una passione esasperata e il vero stalkeraggio, c’è nel disco un gusto per la creazione dei personaggi che a tratti ricorda Gaber e Jannacci, in una rievocazione rafforzata dalla citazione esplicita dei due in “Super-noi”.

Lungo i tredici brani del disco si snoda un immaginario che mescola Pantani e i Duran Duran degli anni ’80 rimpianti perché mai vissuti, la strage di Bologna, simbolo – esasperato – del ‘movimentismo’ di allora di fronte all’apparente ignavia dei tempi attuali, il Bagaglino (metafora del ‘riderci su’ di fronte a una situazione che non incoraggia all’ottimismo) e Renato Pozzetto (col suo “Ragazzo di campagna”, simbolo attualizzato di chi dalla provincia si muove verso la grande città), fino a Pantani, Ciprì e Maresco, Falcone e Borsellino.

Un disco denso di immagini e suggestioni, declinati in suoni spesso all’insegna di un pop leggero, a tratti ammiccante, ma mai spudoratamente piacione, che non si nega qualche episodi più squisitamente elettrici, frutto anche della band di tre elementi che afficanca l’autore.

Edoardo Cremonese sembra insomma rappresentare la via più ironica e disincantata al nuovo cantautorato italiano, fin troppo all’insegna di umori neri e depressivi e non è un caso se tra le varie ‘comparse’ del disco, c’è anche quel Niccolò Carnesi che lo scorso anno aveva mostrato un’attitudine molto simile nel suo “Gli eroi non escono il sabato”.

POPE ON A ROPE (SOUND MIND RECORDS)

Pope On A Rope è l’ennesimo progetto del produttore e polistrumentista Simon Somatic, attivo dalla fine degli anni ’90.

Nove brani, all’insegna di un continuo mutamento, il cui filo conduttore, è con poche eccezioni, l’elettronica, talvolta virata verso territori industriali, in altre occasioni più ispirata gli anni ’80, va in qualche occasione a braccetto con un folk sghembo, passando per esplosioni sonore da videogame anni ’80; il tutto all’insegno di un gusto per il mosaico sonoro che non potrebbe essere definito altro che zappiano.

Un disco che procede senza requie, dall’andamento sincopato, i movimenti scoordinati, la personalità nevrotica, accompagnato da un cantato che quasi sembra messo lì per caso… in realtà l’impressione di suoni messi a là quasi a casaccio ‘per vedere l’effetto che fa’ è costante, ma il risultato alla fine coinvolge e diverte, regalando una cover più che mai trasandata della lennoniana Imagine, impastata con Femme Fatale dei Velvet Underground.

Un disco coinvolgente, il cui solo limite è la durata, inferiore alla mezz’ora. Breve ma intenso.

IN COLLABORAZIONE CON LOSING TODAY

S.M.S., “DA QUI A DOMANI” (BLACK FADING / FRONT OF HOUSE”

Torna Miro Sassolini, ex voce dei Diaframma: lo fa con un progetto ‘interdisciplinare’, a cavallo tra la musica del suo nuovo trio e la poesia, portata da Monica Mattioli nei testi dei dodici brani presenti in Da qui a domani. L’esito è un disco improntato (prevedibilmente) alla sperimentazione, anche e soprattutto nell’articolazione tra voce e strumenti: il cantato dall’attitudine molto ‘recitativa’ sfiora lo spoken word e l’esplicita lettura poetica (con risultati a tratti vicini a certi episodi di De André o Battiato), la musica, con tratti spesso e volentieri sintetici, dai sapori anni ’80, ma con un forte retrogusto ‘avanguardistico’, serve più che mai da accompagnamento, a costruire sfondi e climi, più che a conquistare autonomamente la scena.

Compagni di viaggio di Sassolini, alla voce, Federico Bologna, ad occuparsi dell’ampia dose di tastiere e sintetizzatori che caratterizzano il lavoro e Cristiano Santini (ex Disciplinatha) a imbracciare chitarra e basso e a occuparsi della programmazione.

Un lavoro che, pur nella sua evidente attitudine sperimentale (certo non ‘da sottofondo’, ma da ascolto ponderato, riflessivo, preferibilmente), riesce comunque ad aprirsi all’ascoltatore, incoraggiandone il coinvolgimento.

IN COLLABORAZIONE CON: LOSINGTODAY