Posts Tagged ‘Libellula Music’

BRANDES, “MELTINGPOT” EP (AUTOPRODOTTO / LIBELLULA MUSIC)

Un EP che alla fine è quasi un full length (nove brani, quasi mezz’ora di durata) è l’esordio di questo giovane quintetto milanese.

Il ‘Meltingpot’ del titolo rappresenta la volontà di mescolare i generi e i variegati riferimenti dei componenti della band. Il disco sembra però muoversi su due coordinate dominanti: da un lato un più immediato pop rock venato di indie, dall’altro una maggiore complessità fatta di riferimenti ‘classici’ che si spinge a sfiorare territori prog, e che più spesso ricorda certe soluzioni adottate dai Muse.

Giungere a una sintesi efficace non è facile, un particolare per una band agli inizi e qua e là la fusione appare un po’ forzata, come se certe digressioni strumentali siano quasi giustapposizioni, più che sviluppi organici. Qua e là c’è forse qualche ‘barocchismo’ di troppo. I testi sono volti per lo più interiorità:si parla di conflitti, ‘fughe’ (magari solo immaginate o sognate), momenti di maturazione. Lo sguardo verso il mondo esterno è affidato a brano dal sapore ambientalista.

L’obbiettivo non era facile,  l’uso di elementi ‘colti’ è sempre un’arma a doppio taglio: nell’esito si mescolano limiti e potenzialità.

MEGANOIDI, “MESCLA” (AUTOPRODOTTO / LIBELLULA MUSIC)

Settimo lavoro per i Meganoidi, a due anni di distanza da quel “Delirio Experience” che celebrava il ventennale della band.

Lavoro che s’inserisce nel solco della tendenza della band alla contaminazione: ‘Mescla’ è una parola portoghese che vuol dire ‘miscuglio’ e i 10 brani del disco, pur non sfociando nella ‘world music’, vivono sulla continua miscela di rock e funk che da sempre sono uno dei marchi del gruppo.

L’invito alla mescolanza e all’apertura mentale è uno dei temi del disco, che parla della capacità di uscire da momenti oscuri, di  responsabilità personale, dell’affetto  verso gli altri.

Un lavoro sempre vivo, dinamico, con ‘riffettoni’ di chitarra a tratta trascinanti e una vena funk che non può non invitare a muove

GIOVANNI ARTEGIANI, “LUNA” EP (AUTOPRODOTTO / ARTIST FIRST / LIBELLULA MUSIC)

A 23 anni, il perugino Giovanni Artegiani ha già pubblicato il proprio esordio, ottenuto buoni riscontri di critica, aperto i concerti di artisti come Brunori Sas e Dente.

Cinque brani compongono la sua nuova prova discografica, nel segno dei suoni che oggi vanno più o meno vanno per la maggiore tra la sua generazione.

A dire la verità è stato abbastanza spiazzante trovarmi di fronte a brani in cui dominano l’autotune e la batteria elettronica (pur non rinunciando a una più ‘tradizionale’ chitarra acustica): sarebbe facile consigliare al giovane cantautore di rinunciare ad effetti che tendono a rendere le voci tutte uguali, o di accrescere la componente acustica, ma ogni artista ha il proprio stile e fa le proprie scelte.

È un lavoro intimista, in cui si parla di sé, delle cose che non vanno e di ciò che consente di superare le difficoltà; si parla di sentimenti, c’è una chiusura dedicata a una ‘Dua Lipa’ che forse, più che una delle reginette del pop contemporaneo, finisce qui per essere una figura femminile idealizzata, ma soprattutto c’è il brano di apertura, il più convincente, un autentico inno alla vita che ti offre sempre quel ‘qualcosa’ necessario a superare i momenti di crisi.

La forma potrà non essere il massimo per i ‘tradizionalisti’, ma la sostanza non manca.

BLOOP, “SCHIACCIATEMPO” EP (AUTOPRODOTTO / LIBELLULA MUSIC)

Dopo un ‘demo’ pubblicato su Soundcloud, i milanesi Bloop sfornano questo primo EP di quattro tracce.

Il quartetto è autore di un rock dai tratti cantautorali e le venature ‘indie’, che possono richiamare band come Virginiana Miller o Baustelle.

Disincanto e sottile malinconia dominano testi che parlano di problemi nei rapporti con gli altri, insoddisfazioni personali, ‘ossessione per il controllo’.

Un buon inizio, in attesa di un lavoro più ‘corposo’.

IL CORPO DOCENTI, “POVERE BESTIE” (VOODOO DISCHI / LIBELLULA MUSIC)

Le ‘Povere Bestie’ del titolo sono tutti coloro che – giovani ma non solo – si ritrovano a essere in qualche modo ‘fuori posto’, vedendo sogni e aspirazioni frustrati da una società che non sa (o non vuole) comprenderli e includerli.

La protagonista è però soprattutto la gioventù, nei nove brani dell’esordio sulla lunga distanza (dopo un EP uscito a ottobre ’18) di questo trio milanese.

Giovani che, non più ragazzini, non ancora adulti, hanno a che fare con tutti i travagli di questa età, tra sogni di fuga e tentativi di ‘resistere’ di fronte all’ipocrisia dominante, con l’aggiunta dell’immancabile lato sentimentale, visto come ancora di salvezza.

Un disco arrabbiato, a tratti sofferente, tradotto con suoni ruvidi e taglienti, caratterizzato dal tentativo, in buona parte riuscito, di erigere dei ‘muri sonori’ che ricordano tante esperienze, di casa nostra e al di là dell’Oceano (vengono a tratti in mente i primi Verdena).

Sono giovani, immediati, a tratti un po’ ingenui e con un bel po’ di esperienza da fare, ma le potenzialità non mancano.

ELEPHANT BRAIN, “NIENTE DI SPECIALE” (LIBELLULA MUSIC)

Quasi cinque anni di attività, un EP che li ha portati ad esibirsi in apertura, tra gli altri, di Giorgio Canali e Zen Circus ed ora il primo lavoro sulla lunga distanza per questo quintetto di Perugia.

“Niente di speciale” è la classica espressione ‘da vita quotidiana’, di chi magari si ritrova a ‘galleggiare’ non avendo ancora trovato una situazione ‘definita’ sotto il profilo sentimentale, lavorativo, esistenziale.

Una ‘poetica del quotidiano’ che la band traduce con grinta, modi il più delle volte rabbiosi, per un suono dominato da muri di chitarre e una sezione ritmica ‘quadrata’.

Nove brani veloci, d’impatto, memori di tutto un certo filone ‘alternativo’ d’oltreoceano, con ascendenze hardcore e qualche flirt punk.

La costante tensione, la frustrazione per occasioni perse e scelte sbagliate si traduce in un’esortazione complessiva a non mollare, trovando magari nel non essere ‘allineati’ l’orgoglio necessario ad andare avanti.

Un disco arrembante, come ogni tanto ce n’è bisogno.

BUZZY LAO, “UNIVERSO / RIFLESSO” (INRI / BUNYA RECORDS / LIBELLULA MUSIC)

Secondo lavoro per Buzzy Lao, alias Alberto Salerno: calabrese di origine, torinese di adozione, formatosi musicalmente a Londra, tornato poi in Italia per focalizzare il proprio stile, all’insegna di un blues che scava fino alle radici tribali, ma che non tralascia di guardare all’oggi.

La chitarra come strumento d’elezione e di studio, anche col ricorso a effetti assortiti, ma senza disdegnare il ricorso, ad esempio, ai synth.

“Universo/Riflesso” è l’antitesi / sintesi usata per riassumere l’incontro conflitto tra dimensione interiore mondo esterno: otto i pezzi, frutto di una lavorazione che ha portato ancora una volta il cantautore e musicista (qui affiancato da un piccolo gruppo di collaboratori, a occuparsi di percussioni e sezione ritmica, synth e programmazione) a ‘cambiare aria’, trasferendosi a Palermo per quella che doveva essere solo una parentesi e si e poi trasformata in un soggiorno molto più lungo del previsto.

Un lavoro che alterna il personale, tra incertezze, smarrimenti, necessità di cambiamento e l’immancabile brano dedicato a una separazione sentimentale e lo sguardo buttato verso l’esterno, alla speranza di chi arriva qui dall’altra parte del mare, e che arriva fino a riflettere sulla condizione femminile al di là del Mediterraneo.

La copertina è in fondo la sintesi più efficace, con la figura dell”autore, solitario sulla ‘Scala dei Turchi’, volto verso l’Africa.