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TARSIA, KRIKKA REGGAE, THE UNIKORNI: SINGOLI

Tarsia

Passi

Maqueta Records / Artist First

Singolo di anticipo per il disco di esordio di questa cantautrice di Policoro (Matera) con un’esperienza già solida alle spalle.

I ‘Passi’ del titolo sono quelli che si compiono in relazioni sentimentali talvolta complicate in cui non si procede assieme, ma è necessario compiere i propri passi singolarmente per raggiungere la felicità…

Vocalità convincente, ma una scelta interpretativa e sonora forse un po’ troppo ‘di maniera’, per un’artista che dichiara influenze, oltre che pop e popolari, anche funk, soul e jazz.

Krikka Reggae feat. Sud Sound System

Confusione

Libellula Music

Nuovo singolo per questa band che negli ultimi anni si è segnalata nel panorama della musica del Mezzogiorno.

Realizzato in collaborazione con gli storici Sud Sound System, ‘Confusione’ è un riuscito mix di reggae e funk, discretamente coinvolgente, anche se qua e là vagamente scontato nel testo; apprezzabile comunque l’invito, in tempi in cui la confusione regna appunto sovrana a tenere viva l’attenzione, contro ogni tentativo di limitazione di libertà e diritti.

The Unikorni

Latte Color Plastica

Libellula Music

Singolo che anticipa il disco di esordio di questo duo torinese, in cui Fabrizio Pan (già nei Melody Fall) incontra la batterista Giorgia.

Una struttura che ricorda i White Stripes, coi quali il duo appare in effetti avere qualcosa in comune anche sotto il profilo sonoro.

L’attitudine non manca: il fatto di essere in due spinge a dare il massimo in fatto di energia e ne esce un brano (dedicato alle difficoltà dell’avvio di un rapporto amoroso) in cui la distorsione delle chitarre raggiunge livelli quasi industriali, accompagnata dalla voce gridata, iraconda di Giorgia.

Un brano promettente, in attesa del primo lavoro sulla lunga distanza.

PANAEMILIANA, “PANAEMILIANA” (BRUTTURE MODERNE / LIBELLULA MUSIC)

 Progetto nato in quel di Bologna dall’incontro di due chitarristi jazz con altri tre musicisti di varia estrazione, Panaemiliana taglia il traguardo del primo lavoro discografico con dieci composizioni strumentali (solo un episodio arricchiti da un vocalizzo) in cui si riversa un proposta musicale cangiante e dai colori vividi anche negli episodi più tranquilli

La ‘Panaemiliana’ del titolo è forse un’autostrada ideale, che travalica presto i confini regionali per abbracciare presto ampie suggestioni, in particolare ispaniche e centro – sudamericane.

Flamenco e cha cha cha, il folk brasiliano e le sue ascendenze africane, spaghetti western e accenni di Bossa Nova, qua e là qualche reminiscenza della musica popolare di casa nostra si mescolano in un lavoro che omaggia in un pezzo il percussionista Giuseppe Bonaccorso detto Naco e – con una cover – il fisarmonicista Tony Murena.

Virtuosismi chitarristici mai sopra le righe e al servizio di una grana emotiva avvolgente, per un disco che incuriosisce, diverte e a tratti seduce.

THE SPELL OF DUCKS, “CI VEDIAMO A CASA” (AUTOPRODOTTO / LIBELLULA MUSIC)

La ‘banda’ degli Spell Of Ducks torna a un annetto di distanza dall’EP di esordio con un lavoro sulla lunga distanza, segnato dalla scelta di scrivere in italiano, accantonando l’inglese del primo lavoro.

La novità non può che portare importanti conseguenze sul fronte stilistico: la lingua ‘di casa’ accentua la componente cantautorale della band, con la parte cantata che tende a conquistare maggiori spazi.

Certo, trattandosi di un gruppo di sei elementi, resta quell’indole un po’ da ‘festa di paese’, rimarcata dall’uso del banjo e del violino, ma la lentezza, gli spazi in cui si fanno strada la nostalgia, a volte il rimpianto si ampliano. Amori finiti, omaggi a chi non c’è più, esortazioni ad uscire dall’immobilismo e le difficoltà di chi dall’immobilismo è costretto a uscire per necessità.

Il nuovo folk di band come Mumford & Sons e qualche citazione del Morricone western, fanno da sfondo a un disco che segna un passo deciso verso una maggiore maturità di scrittura, lasciando però l’impressione di potenzialità del variegato insieme strumentale non sfruttate pienamente.

EMANUELE VIA & CHARLIE T, “RESINA” (AUTOPRODOTTO / LIBELLULA MUSIC)

Emanuele Via, pianista, è noto per essere uno degli Eugenio In Via Di Gioia, giunti recentemente a calcare il palco di Sanremo; i componenti del quartetto Charlie T. (violino, violoncello, contrabbasso, arpa), vantano già varie esperienze.

“Resina” è il primo risultato dell’incontro tra i cinque, dedicato interamente (otto composizioni, per ognuna il nome di un albero) al legno, come ‘materiale’, dal quale nascono gli strumenti suonati da ognuno, ma anche come ‘materia’, sostanza, elemento che ha accompagnato la vita dei musicisti e per questo capace di evocare ricordi, fin dall’infanzia.

Evocativo e suggestivo, certo; ma soprattutto, un lavoro che sembra cercare, spesso riuscendoci, di essere ‘pop’. Senza fraintendimenti: non siamo di fronte a uno di quei tentativi smaccati di rendere la ‘musica colta’ genere di ‘vasto consumo’; piuttosto, sembra quasi si voglia ricordare come in fondo, per un bel pezzo di storia, prima dell’avvento della tecnologia, l’unico modo di fruire della musica fosse dal vivo, nel salotto di casa, forse più spesso che nelle sale da concerto.

Sono composizioni strumentali, certo, ma se il piano fa spesso da cornice e sostegno, sono gli archi a esprimersi in un dialogo e confronto continuo, facendo rapidamente dimenticare l’assenza della voce.

È certo un disco immerso nella ‘contemporaneità’ che può ricordare artisti come Beirut od Owen Pallett, ovviamente senza dimenticare i riferimenti di fondo, dalle inevitabili fonti classiche alla musica da film.

Eppure, su ogni considerazione stilistica, appare prevalere l’immagine di cinque musicisti che s’incontrano per il piacere di suonare ed ascoltarsi, di fronte a un pubblico che una volta sarebbe stato di ‘pochi intimi’ ma che oggi è ovviamente molto più vasto in potenzialità.

 

BRANDES, “MELTINGPOT” EP (AUTOPRODOTTO / LIBELLULA MUSIC)

Un EP che alla fine è quasi un full length (nove brani, quasi mezz’ora di durata) è l’esordio di questo giovane quintetto milanese.

Il ‘Meltingpot’ del titolo rappresenta la volontà di mescolare i generi e i variegati riferimenti dei componenti della band. Il disco sembra però muoversi su due coordinate dominanti: da un lato un più immediato pop rock venato di indie, dall’altro una maggiore complessità fatta di riferimenti ‘classici’ che si spinge a sfiorare territori prog, e che più spesso ricorda certe soluzioni adottate dai Muse.

Giungere a una sintesi efficace non è facile, un particolare per una band agli inizi e qua e là la fusione appare un po’ forzata, come se certe digressioni strumentali siano quasi giustapposizioni, più che sviluppi organici. Qua e là c’è forse qualche ‘barocchismo’ di troppo. I testi sono volti per lo più interiorità:si parla di conflitti, ‘fughe’ (magari solo immaginate o sognate), momenti di maturazione. Lo sguardo verso il mondo esterno è affidato a brano dal sapore ambientalista.

L’obbiettivo non era facile,  l’uso di elementi ‘colti’ è sempre un’arma a doppio taglio: nell’esito si mescolano limiti e potenzialità.

MEGANOIDI, “MESCLA” (AUTOPRODOTTO / LIBELLULA MUSIC)

Settimo lavoro per i Meganoidi, a due anni di distanza da quel “Delirio Experience” che celebrava il ventennale della band.

Lavoro che s’inserisce nel solco della tendenza della band alla contaminazione: ‘Mescla’ è una parola portoghese che vuol dire ‘miscuglio’ e i 10 brani del disco, pur non sfociando nella ‘world music’, vivono sulla continua miscela di rock e funk che da sempre sono uno dei marchi del gruppo.

L’invito alla mescolanza e all’apertura mentale è uno dei temi del disco, che parla della capacità di uscire da momenti oscuri, di  responsabilità personale, dell’affetto  verso gli altri.

Un lavoro sempre vivo, dinamico, con ‘riffettoni’ di chitarra a tratta trascinanti e una vena funk che non può non invitare a muove

GIOVANNI ARTEGIANI, “LUNA” EP (AUTOPRODOTTO / ARTIST FIRST / LIBELLULA MUSIC)

A 23 anni, il perugino Giovanni Artegiani ha già pubblicato il proprio esordio, ottenuto buoni riscontri di critica, aperto i concerti di artisti come Brunori Sas e Dente.

Cinque brani compongono la sua nuova prova discografica, nel segno dei suoni che oggi vanno più o meno vanno per la maggiore tra la sua generazione.

A dire la verità è stato abbastanza spiazzante trovarmi di fronte a brani in cui dominano l’autotune e la batteria elettronica (pur non rinunciando a una più ‘tradizionale’ chitarra acustica): sarebbe facile consigliare al giovane cantautore di rinunciare ad effetti che tendono a rendere le voci tutte uguali, o di accrescere la componente acustica, ma ogni artista ha il proprio stile e fa le proprie scelte.

È un lavoro intimista, in cui si parla di sé, delle cose che non vanno e di ciò che consente di superare le difficoltà; si parla di sentimenti, c’è una chiusura dedicata a una ‘Dua Lipa’ che forse, più che una delle reginette del pop contemporaneo, finisce qui per essere una figura femminile idealizzata, ma soprattutto c’è il brano di apertura, il più convincente, un autentico inno alla vita che ti offre sempre quel ‘qualcosa’ necessario a superare i momenti di crisi.

La forma potrà non essere il massimo per i ‘tradizionalisti’, ma la sostanza non manca.

BLOOP, “SCHIACCIATEMPO” EP (AUTOPRODOTTO / LIBELLULA MUSIC)

Dopo un ‘demo’ pubblicato su Soundcloud, i milanesi Bloop sfornano questo primo EP di quattro tracce.

Il quartetto è autore di un rock dai tratti cantautorali e le venature ‘indie’, che possono richiamare band come Virginiana Miller o Baustelle.

Disincanto e sottile malinconia dominano testi che parlano di problemi nei rapporti con gli altri, insoddisfazioni personali, ‘ossessione per il controllo’.

Un buon inizio, in attesa di un lavoro più ‘corposo’.

IL CORPO DOCENTI, “POVERE BESTIE” (VOODOO DISCHI / LIBELLULA MUSIC)

Le ‘Povere Bestie’ del titolo sono tutti coloro che – giovani ma non solo – si ritrovano a essere in qualche modo ‘fuori posto’, vedendo sogni e aspirazioni frustrati da una società che non sa (o non vuole) comprenderli e includerli.

La protagonista è però soprattutto la gioventù, nei nove brani dell’esordio sulla lunga distanza (dopo un EP uscito a ottobre ’18) di questo trio milanese.

Giovani che, non più ragazzini, non ancora adulti, hanno a che fare con tutti i travagli di questa età, tra sogni di fuga e tentativi di ‘resistere’ di fronte all’ipocrisia dominante, con l’aggiunta dell’immancabile lato sentimentale, visto come ancora di salvezza.

Un disco arrabbiato, a tratti sofferente, tradotto con suoni ruvidi e taglienti, caratterizzato dal tentativo, in buona parte riuscito, di erigere dei ‘muri sonori’ che ricordano tante esperienze, di casa nostra e al di là dell’Oceano (vengono a tratti in mente i primi Verdena).

Sono giovani, immediati, a tratti un po’ ingenui e con un bel po’ di esperienza da fare, ma le potenzialità non mancano.

ELEPHANT BRAIN, “NIENTE DI SPECIALE” (LIBELLULA MUSIC)

Quasi cinque anni di attività, un EP che li ha portati ad esibirsi in apertura, tra gli altri, di Giorgio Canali e Zen Circus ed ora il primo lavoro sulla lunga distanza per questo quintetto di Perugia.

“Niente di speciale” è la classica espressione ‘da vita quotidiana’, di chi magari si ritrova a ‘galleggiare’ non avendo ancora trovato una situazione ‘definita’ sotto il profilo sentimentale, lavorativo, esistenziale.

Una ‘poetica del quotidiano’ che la band traduce con grinta, modi il più delle volte rabbiosi, per un suono dominato da muri di chitarre e una sezione ritmica ‘quadrata’.

Nove brani veloci, d’impatto, memori di tutto un certo filone ‘alternativo’ d’oltreoceano, con ascendenze hardcore e qualche flirt punk.

La costante tensione, la frustrazione per occasioni perse e scelte sbagliate si traduce in un’esortazione complessiva a non mollare, trovando magari nel non essere ‘allineati’ l’orgoglio necessario ad andare avanti.

Un disco arrembante, come ogni tanto ce n’è bisogno.