Posts Tagged ‘Libellula Music’

FABRICA, “BAR SAYONARA” (OCTOPUS RECORDS / LIBELLULA MUSIC)

Secondo disco per i campani Fabrica. Il “Bar Sayonara” del titolo esiste davvero, ed è un luogo dove la band si è spesso ritrovata nel corso della gestazione del disco, tanto da diventarne il simbolo e venire citato all’interno dello stesso lavoro.

I ‘bar’ alla fine sono quei luoghi in cui si ‘annusa l’aria’, crocevia sociali in cui diventa evidente che piega stiano prendendo le cose; e probabilmente usato nel titolo il ‘Sayonara’ non è solo un omaggio alle consuetudini del gruppo, ma una metafora dei tempi attuali.

I dodici brani che compongono il disco vanno a disegnare un quadro del ‘mondo che gira intorno’, oltre che dentro alla band (anche i testi sono risultato di un lavoro collettivo, di tre dei quattro membri); si parla certo della propria interiorità, ma si allarga lo sguardo, alle “rovine di una generazione”, a uomini disposti a scelte difficili, a una provincia – nel caso dei Fabrica, quella di Caserta -amata e odiata.

C’è, immancabile, l’amore, ma lontano dai classici stilemi dell’innamoramento, del prendersi e del lasciarsi, ma vissuto in maniera più matura, all’insegna di una reale necessita di condivisione e comprensione reciproca.

I Fabrica ricorrono a un pop – rock dalla vena cantautorale, elettricità e momenti acustici, in cui si sente la mano, in fase di produzione, di Giuseppe Fontanella dei 24 Grana, alfieri del rock campano dai ’90 in poi. Un disco che mostra la vitalità e validità del rock italiano, anche lontano dai riflettori e dai soliti nomi in circolazione.

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QUADROSONAR, “FUGA SUL PIANETA ROSSO” (PHONARCHIA DISCHI / LIBELLULA MUSIC)

La ‘fuga’ è ovviamente la metafora / allegoria dell’evasione da una realtà fatta di gabbie, sociali e psicologiche. Il disco d’esordio dei Quadrosonar, band toscana fondata da Francesco Thomas Ferretti e Salva La Bella, reduci da esperienze pregresse.

Inevitabilmente, nello snodarsi del viaggio s’incrociano i classici ‘grandi temi’: i rapporti col prossimo, piu o meno sentimentali, lo sguardo rivolto a un passato idealizzato, l’apatia social(e) che induce a preferire la minore complicazione dei rapporti virtuali rispetto a quelli reali, le ossessioni imposte da una società in perenne competizione, all’opposto la presa d’atto della propria irrilevanza; qua e là, parentesi dall’afflato più onirico, meno immediatamente ‘leggibili’.

Il quartetto toscano sceglie una formula sonora variegata: radici wave, frequenti derivazioni ‘sintetiche’ e a tratti ‘industriali’, qualche suggestione prog, escursioni dalla maggiore vena hard rock, sprazzi dominati da una maggiore vena cantautorale.

S’impone la marca vocale di Ferretti, dagli accenti talvolta ‘renghiani’, certo meno rivolta alla compostezza formale e più alla ‘comunicazione’.

Non tutto convince fino in fondo, si avverte forse la necessità di una più puntuale focalizzazione stilistica, ma le ‘carte in regola’ ci sono.

I TRADITORI, “DELICATO” (LIBELLULA MUSIC)

Esordio sulla media (una mezz’ora) distanza, dopo un precedente EP, per questo quartetto proveniente dalla provincia romagnola.

“Delicato” il titolo, delicato il disco lo è per certi versi, dominato da un pop dalla spiccata componente elettronica, composto e gradevole, senza negarsi momenti più ‘tirati’.

‘Delicato’ è anche il protagonista (potrebbe essere sempre lo stesso, o più d’uno) dei dieci pezzi: incerto, insicuro nei rapporti sentimentali, con prospettive lavorative nebulose e via sfogliando tutto il catalogo delle piccole e grandi inquietudini di chi è a cavallo dei venti/trent’anni.

I Traditori sviluppano temi e suoni con leggerezza ma non troppo, ricorrendo il più delle volte ad atmosfere calme, quasi rarefatte, mostrandosi comunque capaci di alzare i ritmi, anche con qualche accenno rumoristico.

Resta certo qualche incertezza, forse l’adagiarsi su climi un po’ troppo tranquilli, ma in prospettiva si avverte più di una potenzialità.

GERMAN, “FORMICHE BALLERINE” (COSMO MUSIK / MILK / PIRAMES INTERNATIONAL / LIBELLULA MUSIC)

Esordio ‘in solo’ per Germano De Gregorio, in arte German, già attivo coi Lily For Gulliver, per un lavoro co-prodotto con Livio Magnini, ‘chitarra’ dei Bluvertigo.

Le ‘formiche ballerine’ sono quelle che brulicano popolando i dancefloor (un tempo si sarebbe detto ‘le piste’) italiani ed europei, poli di attrazione di un’umanità in cerca di senso e di evasione, vivendo nel mito del ‘finesettimana’, cercando la gratificazione o l’autoaffermazione nei ‘like’ sui social, che immagina una fuga verso certe capitali europee del ‘divertimento’ e della ‘libertà’ che alla fine è diventata un po’ un luogo comune.

Non siamo comunque di fronte a una ‘critica sociale’: piuttosto, a un’osservazione della realtà e a riflessioni derivanti da un ‘vissuto’ che traspare nei momenti in cui si parla del dancefloor come luogo dove poter comunicare in maniera meno ‘mediata’ o trovare un momento di ‘realizzazione’, svincolandosi da certe ‘costrizioni’ del quotidiano.

Staccati da questo contesto, un parentesi affettiva e un inno tribale ad un’’Africa Elettronica’, fusione di passato ancestrale e modernità sonora.

Il tutto, lo si sarà immaginato, è tradotto in suoni che con la dance – a tratti, la techno – e l’elettronica hanno molto a che fare, con inclinazioni new wave e qua e là una certa attitudine cantautorale.

Ci si accorge di non essere di fronte a un ‘novellino’: l’idea appare chiara, in un disco ben strutturato.

CAPABRÒ, “MUSICA NORMALE” (LIBELLULA MUSIC)

Quattro anni di attività e oltre 250 concerti, aprendo o condividendo i concerti di un elenco di nomi che va da Rita Pavone agli Eiffel 65, da Peppino Di Capri ai Tre Allegri Ragazzi Morti: una robusta gavetta che porta il trio marchigiano dei Capabrò (il nome deriva dalle iniziali dei rispettivi cognomi) alla meta dell’esordio sulla lunga distanza.

Siamo nel nobile filone di ‘quelli che non si prendono troppo sul serio’, preferendo farsi due risate di fronte ai paradossi della vita e della società, piuttosto che intristirsi guardandosi le scarpe.

Otto pezzi (nove, contando un breve intermezzo) che tengono sempre alto il ritmo, tra marcette irridenti, walzer alticci, suggestioni sudamericane, che evocano la ‘scuola milanese’ di Cochi, Renato e Jannacci da un lato e il Rino Gaetano più sarcastico dall’altro.

L’automobile come oggetto di autoerotismo (strizzando l’occhio a Ballard); la ‘rivoluzione’ ai tempi dei ‘social’, immaginata al riparo di un touch screen; il sorriso – o il ballo – come antidoti metaforici e non al grigiore della vita quotidiana; l’amore ‘intergenerazionale’ (pure troppo…); cani ‘difettosi’, libertà presunte e un pezzo finale che parla d’amore con un ghigno sardonico nei confronti del ‘canone’ della canzone italiana.

I Capabrò ci offrono una mezz’ora di sano divertimento, ideale per cominciare la giornata.

FASE 39, “IMPERFETTO” EP (AUTOPRODOTTO / LIBELLULA MUSIC)

A qualche anno di distanza dall’esordio, fortemente imbastito su sonorità elettroniche, i torinesi Fase 39 tornano con questi cinque brani, che segnano un parziale di rotte sonore.

Nato dalla collaborazione col cantautore Daniele Libassi, il disco si muove tra spunti autobiografici e qualche momento d’introspezione e più ampie riflessioni sul ‘mondo circostante’ a partire dalla deriva dei ‘social’.

Sotto il profilo sonoro, pur non perdendo di vista i loro trascorsi ‘elettronici’, la band introduce elementi pop, momenti di essenzialità semiacustica, qualche accenno hip hop ed r’n’b nel quadro di una proposta dai forti tratti cantautorali.

Un disco che si lascia ascoltare, con la title track ad essere il brano più convincente del lotto.

AMANDLA, “NON CI PENSARE” (AUTOPRODOTTO / LIBELLULA MUSIC)

Esordio sulla lunga distanza per questo quartetto di Como, dopo aver pubblicato un EP qualche anno fa.

“Non ci pensare” appare in fondo l’invito a non farsi ‘travolgere’ dal catalogo di debolezze, fragilità emotive, complicazioni sentimentali e quant’altro che si affastellano negli otto pezzi che compongono il disco.

Non che si sia di fronte a un lavoro ‘plumbeo’ o ‘depressivo’, anzi: la formula è quella di pop – rock di discreta fattura: energico senza esagerare, con almeno due / tre pezzi che invitano al ‘movimento’, l’immancabile ‘ballata’ un po’ accorata.

Traversie sentimentali, difficoltà di comunicazione, la depressione e la necessità di sostenersi a vicenda, la paura per il futuro: problemi comuni alla generazione dei trentenni, che gli Amandla affrontano con un vivace e a tratta grintoso, suggerendo appunto di non stare troppo a pensarci su, ma magari di esorcizzarli, nel loro caso attraverso la musica.