Posts Tagged ‘Libellula Music’

MILDRED, “IL COLORE DEGLI INVERNI” (AUTOPRODOTTO / LIBELLULA MUSIC)

Secondo capitolo della biografia dei Mildred, quintetto proveniente dalla Sardegna, già questo degno di nota, viste le obbiettive difficoltà per chi vive sull’isola di far giungere la propria voce al di là del mare…

Dieci pezzi in cui fronte è l’impronta di certo alt.metal d’oltreoceano, mescolato a una ricorrente componente ‘sintetica’: l’esito è un continuo tira e molla, fatto di tensioni e rilassamenti, ‘stop and go’, rabbia anche urlata e parentesi più dimesse, anche all’interno dello stesso brano.

Un andamento sincopato che si accompagna a sonorità piene, con la matrice metal che, accompagnata alla componente elettronica, restituisce atmosfere post industriali, vagamente cyber.

La scrittura è immediata, arrembante, all’insegna di una classica urgenza comunicativa (in italiano) condita da qualche citazione (Benjamin Button, Figaro), il tutto al servizio del classico ‘noi contro il mondo intero’, nella ricerca di una propria realizzazione.

La confezione è comunque gradevole: i suoni si lasciano apprezzare, tecnica discreta così come la costruzione dei brani.

Giovani ‘metallari’ dei giorni nostri crescono.

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NASTI, “INCOMPRENSIONI” EP (AUTOPRODOTTO / LIBELLULA MUSIC)

Cinque pezzi costituiscono l’esordio di questa band torinese.

Le “Incomprensioni” del titolo sintetizzano un classico campionario tematico fatto di incertezze, ricerca di ‘equilibri’, anche affettivi, del proprio ‘posto nel mondo’.

Suoni accattivanti, all’insegna di un pop-rock che riporta certe influenze d’oltreoceano, senza eccedere in aggressività, unite a un senso del ritmo e un uso dell’elettronica che può ricordare (con tutte le cautele del caso) i concittadini Subsonica.

Sono giovani, il tempo è dalla loro parte…

SAMUELE GHIDOTTI, “L’INERNO DOPO LA DOMENICA” (LIBELLULA MUSIC)

Secondo lavoro per Samuele Ghidotti, già voce e ‘penna’ dei Venua.

“L’Inferno dopo la domenica”, ovvero quello che, in piccole o grandi dosi ognuno affronta nel corso dello svolgersi del proprio quotidiano (sempre che la domenica sia questo ‘Paradiso’, dopo tutto); ritratto spesso amaro di una società frammentata dalle disparità sociali e spesso violenta, di una generazione (quella a cavallo tra i 30 e i 40) alla deriva, con l’amore – pur complicato – a fare da ‘zattera’ a cui aggrapparsi.

Otto brani, per un lavoro che forse è esagerato definire ‘plumbeo’, ma sul quale aleggia una certa qual pesantezza, da temporale imminente. I suoni sono obliqui, spesso scarni, minimali, tappeti sintetici, effetti di sottofondo; atmosfere ‘liquide’ dalle quali ogni tanto emergono chitarre o archi a consolidare la grana emotiva dei brani.

“L’Inferno dopo la Domenica” è un lavoro dai ritmi calmi, dilatati, che rallenta a osservare una realtà circostante con occhio scettico quando non rassegnato, ma di fronte alla quale l’unica reazione non può essere l’immobilismo.

IL CORPO DOCENTI, “SCIVOLI” EP (TEMPURA DISCHI / LIBELLULA MUSIC)

Esordio su disco per questo trio milanese, attivo da circa un annetto.

Cinque brani, cantati in italiano, dominati dalla tipica ‘urgenza espressiva’ dei musicisti giovani, lavoro in cui dominano emotività e stati d’animo, piccoli / grandi travagli esistenziali, la sensazione frequente di trovarsi ‘ fuori posto’, forse perché il proprio ‘posto nel mondo’ lo si sta ancora cercando… non senza l’immancabile contorno di complicazioni sentimentali.

Il Corpo Docente (scelta originale, anche se è un po’ un periodo in cui si fa a gara a trovare il nome più singolare) dichiarano di avere come riferimento il rock alternativo italiano, ma se escludiamo forse qualche vago rimando ai Verdena, sembrano piuttosto trarre la linfa da oltreoceano, da certe sonorità di matrice hardcore, sviluppate in modo meno ‘iracondo’.

Per essere un esordio, e cinque brani non sono sufficienti a farsi un’idea compiuta, ha comunque una sua efficacia, mostrando interessanti potenzialità.

GIAN MARCO BASTA, “QUANTO BASTA VOL. 3” (AUTOPRODOTTO / LIBELLULA MUSIC)

Terzo lavoro per il bolognese Gian Marco Basta, cantautore, o meglio ‘cantattore’: agli inizi, due raccolte di poesie, recitati nei locali della città, in seguito la partecipazione a laboratori teatrali di Dario Fo e Franca e nel frattempo l’avvio dell’attività musicale.

Un narratore, soprattutto, la cui vena emerge più che mai in questi dieci brani: storie immaginate, racconti in prima persona, personaggi bizzarri, proverbialmente tragicomici.

Amori non dichiarati alle casse di un supermercato, la ‘nostalgia del culatello’ di un seguace della moda vegana (omaggiando la sigla di “Mork & Mindy”), peripli disperati nelle sale slot, complicazioni sentimentali, mariti schiavizzati, amicizie tradite (a causa di donne) e poi ritrovate, mitologici personaggi della Riviera…

A Gian Marco Basta piace raccontare, con un’attitudine che ricorda fin da subito Jannacci, storie e racconti accompagnati da suoni variegati, tra accenni jazz, momenti acustici,  tempi di walzer, parentesi ‘da saloon’ e il limite del disco è forse in questo ricorso a una parte sonora un po’ ‘di maniera’, certo finalizzata a dare totale risalto ai testi, ma insomma alla fine poco ‘incisiva’.

GLI ANIMALI FANTASTICI DEL SUDAMERICA, “DLIN DLON” EP (AUTOPRODOTTO / LIBELLULA MUSIC)

EP di esordio per questo progetto, nato come un duo e progressivamente ampliatosi, fino a contare, in questa occasione, otto elementi.

Sei pezzi, ognuno un nome, una piccola galleria di personaggi bizzarri, a tratti surreali, più spesso donne, comuni o ‘fatali’, magari loro malgrado, ammaliatrici o più semplicemente pronte ad accogliere; in mezzo, insospettabile serial killer e padri di famiglie ‘particolari’…

Composto tra la Toscana, gli Appennini, Cuba e le Hawaii, “Dlin Dlon” (il titolo rimanda al campanello di chi chiede alloggio, magari solo per una notte) trova la sua identità sonora a cavallo tra sudamerica, Caraibi, Pacifico: lo strumento ‘principe’ è non a caso l’ukulele, da percussioni assortite, un violino, una micro-sezione di fiati, per una band che diventa ‘banda’, con accenti a cavallo tra pop e indie rock ed effetti che talvolta richiamano alla lontana certi collettivi canadesi.

Un lavoro variopinto, dai toni sgargianti; brillante, e non solo per la luminosità e l’umore che riesce a diffondere.

FABRICA, “BAR SAYONARA” (OCTOPUS RECORDS / LIBELLULA MUSIC)

Secondo disco per i campani Fabrica. Il “Bar Sayonara” del titolo esiste davvero, ed è un luogo dove la band si è spesso ritrovata nel corso della gestazione del disco, tanto da diventarne il simbolo e venire citato all’interno dello stesso lavoro.

I ‘bar’ alla fine sono quei luoghi in cui si ‘annusa l’aria’, crocevia sociali in cui diventa evidente che piega stiano prendendo le cose; e probabilmente usato nel titolo il ‘Sayonara’ non è solo un omaggio alle consuetudini del gruppo, ma una metafora dei tempi attuali.

I dodici brani che compongono il disco vanno a disegnare un quadro del ‘mondo che gira intorno’, oltre che dentro alla band (anche i testi sono risultato di un lavoro collettivo, di tre dei quattro membri); si parla certo della propria interiorità, ma si allarga lo sguardo, alle “rovine di una generazione”, a uomini disposti a scelte difficili, a una provincia – nel caso dei Fabrica, quella di Caserta -amata e odiata.

C’è, immancabile, l’amore, ma lontano dai classici stilemi dell’innamoramento, del prendersi e del lasciarsi, ma vissuto in maniera più matura, all’insegna di una reale necessita di condivisione e comprensione reciproca.

I Fabrica ricorrono a un pop – rock dalla vena cantautorale, elettricità e momenti acustici, in cui si sente la mano, in fase di produzione, di Giuseppe Fontanella dei 24 Grana, alfieri del rock campano dai ’90 in poi. Un disco che mostra la vitalità e validità del rock italiano, anche lontano dai riflettori e dai soliti nomi in circolazione.