Posts Tagged ‘Killing Joke’

BUON VOTO A TUTTI

Comunque la pensiate.

Credo che la possibilità di votare non vada data per scontata: in molte parti del mondo è impedita, limitata, o ridotta ad una farsa; qui, per il momento, ancora non è così, anche se certo, sulla reale portata del ‘voto democratico’ ci sarebbe da discutere, in un mondo in  cui molte decisioni importanti sono prese altrove e solo pigiando un tasto si possono portare al fallimento intere Nazioni: “Sorry, democracy is changing”, cantavano i Killing Joke.

Tuttavia, boh, a me questo gesto di andare al seggio ed esprimere il voto ha ancora la valenza di una sorta di ‘rito laico’, e si noti che lo dico io, che per altri versi sono un grande fautore dell’uso di Internet come strumento di espressione della volontà popolare… Forse non è coerente, forse le due cose possono stare benissimo insieme.

Comunque la pensiate, buon voto: e se proprio ‘vi fanno tutti schifo’, c’è sempre l’opzione scheda nulla… ma una capatina al seggio, fatela comunque.

 

 

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R.I.P. MARGARETH THATCHER (1925 – 2013)

Non ho intenzione di dilungarmi in troppe disamine, mi limiterò a tre notazioni sparse:  la ‘grandezza’ della Thatcher: a ben vedere, è in gran parte dovuta alla sua proverbiale ‘fermezza’… che qualcuno potrebbe altrimenti definire come ‘ottusità’: questo suo non piegarsi di fronte a niente  e a nessuno, dagli attivisti dell’IRA in sciopero della fame (leggetevi il Diario di Bobby Sands per comprendere meglio la questione), ai minatori anch’essi in sciopero; un atteggiamento fermo e appunto autoritario: la ‘Lady di Ferro’ che non si piegò davanti a nulla… resta da vedere se ‘fu vera gloria’… Gli obbiettivi della sua azione furono anche lodevoli, gli strumenti spesso molto discutibili (per certi versi lei e Reagan diedero inizio a un’onda lunga liberista che poi ha continuato a diffondersi – a volte autoalimentandosi – finendo per portare a non pochi dei disastri cui ci troviamo di fronte); i metodi, possono essere definiti con poco timore di smentita come semplicemente sbagliati.

La seconda considerazione è che, paradossalmente, alla Thatcher in molti devono dire ‘Grazie’, ricordando il titolo di un film di qualche anno fa: il suo avvento e i suoi metodi autoritari portarono a una reazione del mondo culturale che in quegli anni visse per certi versi un periodo di grande rinascita  e fermento creativo: basta ricordare che proprio dall’Inghilterra di quegli anni arrivo la prima grande ondata dell’heavy metal (pilotata da Iron Maiden & Co.); nello stesso periodo gruppi come i Killing Joke, Siouxsie and the Banshees e Cocteau Twins (ma l’elenco potrebbe continuare), cercavano ognuno a modo loro di proseguire il discorso cominciato dal punk; negli stessi anni, Alan Moore, affiancato da Dave Gibson e David Lloyd dava vita a capolavori come Watchmen o V For Vendetta, che tra le loro pagine contenevano degli attacchi – nemmeno tanto nascosti, ai metodi autoritari del Primo Ministro; e Moore è solo il più importante di tanti autori inglesi che, formatisi proprio in quegli anni, avrebbero poi rivoluzionato il fumetto supereroistico.

Per finire, una nota amara: Margareth Thatcher è morta quando già da tempo era affetta da demenza senile; con tutta probabilità si ricordava poco o nulla di tutto ciò su cui tanti discutono in queste ora; certe manifestazioni di giubilo lette sui social network appaiono fuori luogo e di cattivo gusto; per molti versi la Thatcher non era manco più quella che ha lasciato morire di fame Bobby Sands o ha mandato in rovina le famiglie di centinaia di minatori… viene da dire solo un ‘riposi’ in pace, l’acredine sembra ormai fuori tempo massimo. La storia giudicherà il suo operato come leader politico, lo sta già giudicando, in effetti per la persona, forse, più che in altri casi, è più dignitoso il silenzio.

POST, “FAKE FROM ANOTHER PLACE” (NEW MODEL LABEL)

Il secondo lavoro sulla lunga distanza dei torinesi Post arriva a cinque anni di distanza del precedente, all’indomani del quale la band decideva di compiere un brusco cambio di rotta ‘linguistica’ abbandonando l’italiano e optando per l’inglese, alla ricerca di un ampliamento dei propri orizzonti. Dopo varie vicissitudini eccoli quindi tornare con quello che appare in definitiva essere il primo capitolo di una nuova storia.
L’esperienza però resta, e in questi dodici brani il quartetto appare cogliere pienamente il bersaglio, offrendo all’ascoltatore una riuscita lettura di certi stilemi new wave / post punk, adeguatamente irrobustiti con un ampia dose di ‘proteine rock’, dei giorni nostri. Volendo fare dei paragoni (con le dovute proporzioni), si potrebbe pensare ai Foo Fighters che si mettano a coverizzare Killing Joke e soci.
L’esito è apprezzabile, il disco scorre via veloce, regalando più di un momento in cui, pur sfoderando un elevato appeal (volendo anche radiofonico), la band non varca mai il limite del facile ammiccamento.
Tra chitarre arrembanti, e una sezione ritmica che tiene saldamente le redini del ritmo, trovano spazio anche qualche effetto elettronico ed episodicamente un piano, ad accrescere lo spessore sonoro della situazione, accompagnando una vocalità sempre all’altezza.
Un lavoro riuscito, per una band che mostra di avere più di una freccia da scoccare.

IN COLLABORAZIONE CON: LOSINGTODAY