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BUON VOTO A TUTTI

Comunque la pensiate.

Credo che la possibilità di votare non vada data per scontata: in molte parti del mondo è impedita, limitata, o ridotta ad una farsa; qui, per il momento, ancora non è così, anche se certo, sulla reale portata del ‘voto democratico’ ci sarebbe da discutere, in un mondo in  cui molte decisioni importanti sono prese altrove e solo pigiando un tasto si possono portare al fallimento intere Nazioni: “Sorry, democracy is changing”, cantavano i Killing Joke.

Tuttavia, boh, a me questo gesto di andare al seggio ed esprimere il voto ha ancora la valenza di una sorta di ‘rito laico’, e si noti che lo dico io, che per altri versi sono un grande fautore dell’uso di Internet come strumento di espressione della volontà popolare… Forse non è coerente, forse le due cose possono stare benissimo insieme.

Comunque la pensiate, buon voto: e se proprio ‘vi fanno tutti schifo’, c’è sempre l’opzione scheda nulla… ma una capatina al seggio, fatela comunque.

 

 

ROMA, IN SINTESI

Commissario Tronca: non eletto, nominato dal

Prefetto Gabrielli: non eletto, nominato  dal

Presidente del Consiglio Renzi: non eletto.

Qualcuno ha detto

DEMOCRAZIA?

FUORI TEMPO MASSIMO

La mia sensazione è che ormai siamo fuori tempo massimo: ciò che si poteva – che si doveva fare – doveva essere fatto non settimane, non mesi, ma anni, forse decenni fa… La nostra tanto decantata ‘civiltà occidentale’ se n’è fregata di quello che succedeva altrove, cullandosi nella presunzione della propria superiorità, radicata nella cosiddetta ‘democrazia’ che a ben vedere oggi, A.D. 2015, ha portato solo alla creazione di vari potentati sovranazionali (FMI, Banca Mondiale, Multinazionali Assortite), che prendono decisioni per tutti e che di ‘democratico’, hanno ben poco.

Succederà? Succederà, non se, ma quando… probabilmente, nel giro di due, tre, massimo cinque anni, avremo un attentato in grande stile qui da noi: per ‘grande stile’, non intendo una dozzina di morti come quelli di Charlie Hebdo, intendo qualche decina, se non centinaia di migliaia di morti: missili, probabilmente, oppure qualche arma batteriologica: se, come ritengo ormai quasi certo, l’Isis, conquisterà la Libia, allora ci sarà da preoccuparsi sul serio, spero che qualcuno si stia cominciando a chiedere che fine abbiano fatto gli arsenali di Gheddafi.

La Libia, credo, va considerata persa: l’Isis è forte, determinato, ed ha una grande capacità di fascinazione nei confronti di un mondo islamico che alla fine, se si fa così facilmente irretire dall’ideologia della conquista e dell’annichilimento del nemico, è caratterizzato dalla stessa debolezza dell’Occidente: in fondo, c’è ben poca differenza trai fedeli islamici che ingrossano volentieri le fila dell’Isis e i cittadini tedeschi che negli anni ’30 andavano volentieri appresso ad Hitler sposando in toto il suo progetto di annullamento degli ebrei.

Ormai è tardi: prima che l’Onu, la Nato, chiunque altro, decida qualcosa, l’Isis farà in tempo a prendersi tutta la Libia, temo… e allora, saranno solo ed esclusivamente ca**i nostri: non penserete mica che la Francia, la Germania o chi per loro si scomodernno a darci una mano? Non l’hanno fatto fino ad adesso, lasciando esclusivamente a noi di sobbarcarci la questione dell’immigrazione, figuriamoci se lo farebbero in condizioni peggiori. Naturalmente quando le cose si faranno veramente serie, ‘chi di dovere’ se la darà a gambe: Berlusconi per dirne una ha varie case ai Caraibi; dubito che gente come Renzi, Alfano, Salvini, Boschi, Madia, Grillo o Vendola se ne resterà qui a rischiare la pelle… scapperanno tutti, lasciando ai comuni cittadini di sbrigarsela da soli.

L’avvenire è fosco: abbiamo pensato che la ‘libertà’ risiedesse in smartphone, PC, connessioni veloci, porno su Internet a qualsiasi ora del giorno e della notte, tv satellitari, automobili, chiacchiere pallorane, etc… Abbiamo perso di vista tutto il resto, abbiamo lasciato che si creassero istituzioni sovranazionali a decidere il destino di interi popoli mentre a noi continuava ad essere raccontato che mettendo una scheda in un’urna potessimo decidere qualcosa.

Forse quando davvero cominceremo a vedere in Sicilia sventolare le bandiere nere, cominceremo a renderci conto di quanto tempo abbiamo buttato: in fondo, se dopo le ripetute minacce e dichiarazioni di guerra, si continua a parlare di Nazareno, legge elettorale e riforme fasulle, mentre Gentiloni, Alfano e compagnia rilasciano dichiarazioni e Renzi twitta, l’Isis ce lo meritiamo.

EUROPA: IL PROBLEMA E’ CULTURALE

Riflettevo sul  fatto che alla fine, ancora più che economico o politico, il problema europeo è culturale: l’Unione Europea è stata costruita con una mancanza di cultura abissale. Pensate alla democrazia e alla filosofia greche, al diritto romano, alla cultura delle comunità monastiche medievali, all’Umanesimo fiorentino, all’Illuminismo francese e al Romanticismo tedesco; pensare alla cultura come sapere scientifico, da Euclide alla Rivoluzione Industriale, passando per Leonardo, Galileo, etc… estendiamo il concetto perfino alla ‘cultura sportiva’: le Olimpiadi, antiche e moderne, sono ‘roba nostra’… e non parliamo poi dello sconfinato patrimonio artistico… Ora, chiediamoci: che ruolo ha avuto tutto questo nella costruzione delle istituzioni europee? Nessuno, per usare un eufemismo; un ca**o di niente, per ricorrere ad un’espressione più greve, ma calzante.

Nella creazione dell’Europa ‘unita’, la cultura è stata sistematicamente lasciata fuori dalla porta: non parlo solo degli ultimi vent’anni, da Maastricht alla creazione dell’euro; sia la CEE (Comunità Economica Europea), sia la sua precorritrice CECA (Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio) nascono con una preponderante – se non esclusiva – vocazione ‘economica’; ad unire l’Europa, sono stati dunque, fin dall’inizio, solo i soldi: con tutto il patrimonio culturale che abbiamo, non si è trovato nulla di meglio se non costruire le ‘istituzioni europee’ sul denaro, sul frega – frega delle banche, su un sistema economico, specie dopo il crollo del comunismo, sempre più basato sul benessere di pochi contrapposto al disagio dei tanti:  e dunque, ora ci meravigliamo pure se in Europa sfondano i movimenti contro l’Europa… ma di grazia, ma si può pensare che una creazione come l’UE possa reggersi solo sull’economia?

Pensiamo agli Stati Uniti: si sono costruiti un ‘patrimonio culturale condiviso’, basato su ‘miti’ come quello dei Padri Pellegrini o della ‘Frontiera’: pensiamo a come quest’ultimo abbia continuato a tornare nella politica americana, a come Kennedy lo usò per coinvolgere la nazione nella corsa allo spazio, a come  abbia intriso anche la cultura popolare americana, dal cinema western allo ‘spazio, ultima frontiera’, di Star Trek.

Cosa è stato fatto di analogo, in Europa? Nulla, e quel poco che c’era è stato spazzato via: prima dell’Euro, la CEE usava una sorta di ‘valuta virtuale’, l’Ecu, ovvero lo ‘scudo’, che nel nome conteneva in un certo senso il retaggio dei secoli passati… quando si è arrivati alla moneta unica ‘reale’, si è buttato l’Ecu alle ortiche preferendo l’Euro, un nome asettico che non vuole dire nulla; non si è nemmeno avuto il coraggio di usare monete con effigi comuni a tutti, preferendo cambiare di volta in volta a seconda della Nazione (con conseguenze a volte ridicole: vorrei capire quanti in Italia, mettendosi una mano in tasca  e prendendo una moneta da 20 centesimi, sanno il titolo dell’opera e dell’autore… per la precisione:  ‘Forme uniche nella continuità dello spazio’, Umberto Boccioni).

Gli Stati Uniti hanno costruito almeno in parte ex novo il proprio patrimonio culturale, prendendo ovviamente le mosse da quelli dei vari popoli che si sono fusi nel cosiddetto ‘melting pot’… In Europa, nulla del genere: si sarebbe potuto e si sarebbe DOVUTO, costruire fin dal secondo dopoguerra un’identità finalmente condivisa, facendo capire che in fondo Euclide, Leonardo da Vinci, Voltaire e  Goethe fanno parte di un patrimonio unico e condiviso… non lo si è fatto, e il risultato, per dirne una, è aver permesso che  una nazione arrogante  e tracotante come la Germania trattasse come una pezza da piedi la Grecia, culla della democrazia e della filosofia. Insomma, per costruire così male una ‘comunità europea’ bisogna proprio essere stati dei deficienti, altro che sbandierare  De Gasperi, Schuman Adenauer, via via fino a  Koll, Mitterand, Prodi e via discorrendo… saranno pure i ‘padri fondatori’ e i loro illustri successori, ma hanno dimostrato di non aver capito nulla, o peggio, sapevano benissimo quali danni stavano provocando, ma se ne sono fregati volutamente… e oggi ci ritroviamo a dipingere come un mezzo eroe Draghi, un banchiere che probabilmente fa parte di coloro che ignorano quale opera sia raffigurata sui 20 centesimi italiani…

La cosa peggiore, è che si continua a parlare di politica europea  e di economia europea, e si continua a lasciare fuori da ogni riflessione la cultura europea: di questo passo, tanti auguri: magari i banchieri e gli industriali continueranno a fare soldi e i politici ad accumulare potere, ma una vera ‘Unione Europea’ non l’avremo mai.

NAPOLITANO: TUTTO NORMALE… O NO?

Lo scoop del giornalista Alan Friedman, ripreso dal Corriere della Sera, in pratica ci ha detto che il Presidente della Repubblica aveva messo in cantiere una sorta di ‘piano B’ nel caso che le cose per l’Italia si fossero veramente messe male, ‘preallertando’ Mario Monti. Sotto un certo punto di vista si potrebbe parlare addirittura di un Napolitano ‘previdente’; in molti hanno parlato di ‘segreto di Pulcinella’, ma come tutti i ‘segreti di Pulcinella’, una cosa è dire: ‘lo sapevano tutti’, altro è averne le prove; è chiaro che il Presidente della Repubblica può ‘convocare’ chi vuole, pure Rocco Siffredi, per dire… se però l’incontro ‘informale’ viene ‘formalizzato’ dal fatto di essere reso noto pubblicamente, non ci si può lamentare delle conseguenze: il motto ‘a chi tocca, nun s’engrugna’, è valido per tutti, anche per il Presidente della Repubblica.

Che una volta resa pubblica, la questione avrebbe suscitato il solito ‘casino’, era ampiamente prevedibile: chapeau a Friedman, che così venderà vagonate di libri, complimenti al ‘Corriere’ per aver colto al volo l’occasione. I titoli dei giornali più faziosi, dal “giù le mani da Napolitano” alle roboanti richieste di dimissioni sembrano abbastanza ridicoli entrambi, tuttavia, avrei qualche remora anche a far passare tutto come se nulla fosse: credo che tutta la questione vada vista non nel fatto in se (Napolitano convoca Monti per avvertirlo che nel caso, a dover ‘salvare la baracca’ – con i fenomenali risultati che sappiamo, aggiungerei io – sarà chiamato lui), ma in prospettiva.

C’è uno snodo, nella storia degli ultimi due anni e mezzo, che è veramente il punto nevralgico, la svolta che se le cose fossero andate diversamente, porta veramente a dirsi che oggi tutto sarebbe diverso. Quando a fine 2011 Berlusconi cede, Napolitano non ci pensa due volte e chiama Monti: l’idea di andare ad elezioni, di lasciare la parola alla volontà popolare in un momento così critico, apparentemente non lo sfiora neppure. Eppure, quella soluzione, la più logica, la più democratica, la più naturale, la più ‘normale’ è stata quella adottata in qualsiasi altro Paese: cito solo la Spagna e addirittura la Grecia, che nel 2012 è andata a votare per ben due volte, con la Nazione al collasso, molto peggio dell’Italia…  Evidentemente, però, gli italiani sono cretini e non possono andare a votare. Sottolineo: a fine 2011 il PD è a bomba nei sondaggi, Berlusconi è ai minimi, il MoVimento Cinque Stelle è ben lungi dall’esplodere; se si vota, il PD va al Governo; ma votare non si può, perché gli italiani sono cretini e ci vuole Monti.Il PD di fronte ai desiderata di Napolitano cala le braghe e dà l’ok a Monti. Risultato: Monti massacra gli italiani, i redditi crollano, la disoccupazione peggiora, la recessione galoppa e quando finalmente si vota, il PD se la prende in saccoccia, Berlusconi si è ripreso e il MoVimento Cinque Stelle esplode… quello che poi è successo dopo, e che ci ha portato qui, non credo serva ricordarlo…

Considerando quegli avvenimenti, la ‘convocazione’ di Monti da parte di Napolitano in piena estate acquisisce una rilevanza ancora maggiore, perché ci dice che la soluzione – Monti, poi effettivamente adottata, non è stata un frutto della situazione di emergenza, ma era stata progettata da mesi. Qui non si tratta di complotti contro Berlusconi, non si tratta nemmeno di fare della dietrologia (anche se il tutto dà l’idea che Napolitano in qualche modo ‘sapesse’ che le cose stavano per peggiorare e  di molto). Il problema qui, ribadisco, è che fin dall’inizio, Napolitano non aveva alcuna intenzione di far sfociare una possibile crisi in un sano, regolare, democratico, processo elettorale; fin dall’inizio, Napolitano riteneva che la situazione dovesse essere risolta a monte, nei Palazzi, e non a valle nelle urne. Qui non si tratta di complotti contro qualcuno (paradossalmente, più che Berlusconi, ad essere realmente danneggiato da tutta la situazione è stato il PD), si tratta del modo in cui si concepisce la volontà popolare e il metodo democratico. Qui si tratta di sottolineare che ovunque si sia verificata una situazione del genere si è ricorso al voto popolare e democratico. Non in Italia, perché gli italiani sono cretini e incapaci di scegliere qualcosa di meglio di un grigio burocrate, professore universitario, frequentatore delle ‘segrete stanze’ della finanza internazionale, che nulla sa della vita quotidiana delle persone.

Il momento – chiave è stato quello: affidare il Governo a Monti ha voluto dire togliere al PD la possibilità di andare finalmente al Governo da solo, dare  a Berlusconi la possibilità dell’ennesima rinascita, fare si che il MoVimento Cinque Stelle diventasse il terzo incomodo; per evitare tutto questo, sarebbe bastato andare alle urne, ma gli italiani sono cretini e alle urne non ci possono andare, e adesso sappiamo anche che tutto il progetto era in campo da mesi.

Alla lune di tutto questo, la ‘convocazione’ di Monti da parte di Napolitano nella piena estate del 2011 non può più essere lasciata passare come ‘una cosa normale’ e a dire il vero suscita anche qualche dubbio, perché insomma, un conto è preparare il ‘piano B’, un altro il fatto che questo ‘piano B’, apparentemente escluda fin da subito la possibilità di andare al voto.

Il problema è tutto qui: se e sottolineo se,  un ‘complotto’ c’è stato, è a danno della volontà popolare; se qualcuno deve ritenersi offeso, questi sono i milioni di potenziali elettori italiani, trattati da cretini incapaci di prendere una decisione, i quali piuttosto ‘meritavano’ di ritrovarsi governati da Monti, con i risultati che ben conosciamo.

MUSSOLINI

ATTO PRIMO

Mussolini. E’ una parola che periodicamente torna a riecheggiare in tv, sui giornali, adesso su Internet… su Facebook poi non ne parliamo sono quattro giorni che la parola viene ripetuta in continuazione… Mi chiedo se riusciremo mai a liberarcene… no, liberarcene è il termine errato… mi chiedo piuttosto se un giorno ne parleremo con distacco, come di un capitolo chiuso e finito. Così non sembra, purtroppo.  In fondo basta che Berlusconi riproponga la solita ‘uscita’ (che peraltro fa parte del suo catalogo consueto e un pò desueto) del ‘Mussolini che prima dell’alleanza con Hitler qualcosa di buono aveva fatto’… che poi, mi viene da dire, ci sarebbe mancato altro… Mi spiego meglio: nel momento in cui uno è un dittatore e può comandare il suo Paese facendo il bello e il cattivo tempo, ti credo che qualcosa che funziona ci deve essere, visto che sulle decisioni che uno prende nessuno ha il permesso di discutere… in uno stato di cose del genere non bisogna essere certo dei geni: anche il più inetto prima o poi qualcosa di giusto lo combina… Mussolini ha fatto anche cose buone: e grazie al ca**o, così sarebbero buoni tutti: è questa la differenza tra la dittatura e la democrazia: in democrazia anche delle idee eccellenti possono non trovare compimento, se la maggioranza non è d’accordo… a pensarci bene, in fondo poi Mussolini è un pò da sempre la ‘fissa’, oserei dire il ‘modello’ di Berlusconi: nel senso che Berlusconi invidia a Mussolini proprio questo suo poter fare e disfare a proprio piacimento senza che nessuno possa dire nulla; non è un caso se Berlusconi periodicamente ritira fuori la litania secondo cui il Presidente del Consiglio in Italia non ha poteri, perché ora è un Ministro, ora sono i Parlamentari, ora è il Presidente della Repubblica, ora la Corte Costituzionale… viene in mente quello che disse Nanni Moretti una decina e passa di anni fa: Berlusconi è allergico alla democrazia, perché non la capisce e non gli serve (vabbé le parole esatte erano diverse, il concetto era quello).

 

ATTO SECONDO

Ora, alle uscite di Berlusconi dovremmo ormai essere abituati, il problema è il ‘ricamino’ che ne viene fatto: le reazioni istituzionali sono prevedibile e in una certa misura dovute… quello che invece è irritante è come certi programmi ci si buttino a pesce, non sapendo di cos’altro parlare, e così ieri su La7 è andata in onda la classica sceneggiata montata ad arte, con l’on. Mussolini che stizzita lascia lo studio apostrofando con un bel “testa di ca**o” l’irritante giornalista Scanzi. Breve parentesi: Andrea Scanzi è un ex giornalista musicale, che avendo capito che con quel mestiere non si fa una lira, ha prima provato la carta del ‘reading teatrale a là Travaglio’ con uno spettacolo dedicato a Gaber, dopodiché ha ‘fatto il botto’ pubblicando un libro su Grillo e garantendosi ospitate a raffica, proponendosi come una sorta di ‘esperto in materia’… da qui alla professione di ‘tuttologo’ il passo è breve, ed ecco che ormai su La7 viene invitato in qualsiasi situazione… anche a parlare di Mussolini, o meglio a partecipare alla consumata commedia. Insomma, siamo seri: se vuoi fare un discorso serio su Mussolini, non chiami, con tutto il rispetto, l’omonima onorevole… Non perché non ne sappia, intendiamoci, ma perché essendo ‘persona di famiglia’ è geneticamente priva dell’obbiettività necessaria a valutare la figura del nonno,  e questo al netto dell’atteggiamento irritante, del personaggio da ‘capopolo’ che s’è inventata e che spesso propone anche in certi salotti del pomeriggio. Tutto calcolato, dunque: chiamiamo Alessandra Mussolini, chiamiamo il giornalista ‘pierino’ che provoca e poi andiamo a contare quanta gente ha visto il pezzo di teatro su Youtube: va bene tutto, ma non prendeteci per scemi.

 

ATTO TERZO

Quanto successo nel primo e nel secondo atto porta alla considerazione che purtroppo in Italia Mussolini è ancora un nervo scoperto… io credo che a oltre 90 anni dalla Marcia su Roma sarebbe il caso che in Italia le cose si guardassero con più ‘serenità’ più distanza, considerando tutto ciò come un passato chiuso. Mi chiedo perché non sia così: qualcuno dirà che è perché ci sono organizzazioni come Casa Pound o Forza Nuova che ancora si richiamano a quel passato. Giusto, ma se vivessimo in un Paese ‘normale’ quelle organizzazioni verrebbero considerate folklore politico, come quegli sparuti gruppi che rivorebbero la monarchia o si richiamano ai Borboni. Voglio dire, a me quando vedo certi ragazzini fare il saluto romano in via del Corso qui a Roma, viene più che altro da sorridere, e non riesco a prenderli sul serio… Attenzione, poi è chiaro che se si va sul penale, come avviene talvolta, vanno presi e adeguatamente puniti. Però mi chiedo anche se il problema non sia proprio questo continuo dargli importanza, questo costante gridare allo scandalo, con reazioni un filo isteriche che chiedono a gran voce di tappargli la bocca… a parte che secondo me sarebbe sbagliato, perché è sempre meglio che certe ‘idee’ circolino alla luce del sole, ritengo il silenzio, la clandestinità, l’azione ‘nell’ombra’ molto più pericolose di manifestazioni che spesso più che preoccupazioni suscitano riso. Il problema di fondo secondo me è che ancora oggi si ha paura del confronto, e allora si finisce per prendere la strada più breve, che è quelle di inneggiare al ‘tappargli la bocca’; io non voglio che CasaPound chiuda o gli venga negato di esprimersi, io voglio che CasaPound vada in televisione a esprimere le proprie confrontandosi con gente che di queste idee dimostri l’insussistenza e la pochezza. Ghettizzarli, chiuderli nel recinto e in oscuri sottoscala dove non si sa che succede è pericoloso, perché magari qualcuno può pensare che loro siano delle vittime e poi nell’ombra non si saprebbe cosa gira… Ricordiamoci che negli anni ’60 e ’70 ridurre al silenzio e ghettizzare gli estremisti di destra e sinistra ha portato a centinaia di morti… Io credo nella forza delle idee, e mi dico che se si ha paura che certe idee prendano piede, è perché non si crede abbastanza nella forza delle proprie… insomma, se Alba Dorata in Grecia ha preso tutti quei voti, non è perché i greci sono improvvisamente diventati tutti fascisti, ma è semplicemente perché i partiti tradizionali hanno fallito su tutta linea… attenzione, prendiamo ad esempio…