MEZZAFEMMINA, “UN GIORNO DA LEONE” (CONTRORECORDS / AUDIGLOBE)

Nell’Irpinia a cavallo tra ‘800 e ‘900, il bisnonno di Gianluca Conte si era visto affibbiare il nomignolo di ‘Mezzafemmina’ perché – non sia mai!! – usava aiutare la moglie nelle faccende domestiche… tre generazioni più tardi, quell’appellativo è stato usato come ‘alias’ artistico, in una sorta di rivendicazione delle proprie origini.

Il cammino di Conte-Mezzafemmina, torinese, classe 1982, giunge con “Un giorno da leone” al secondo capitolo sulla lunga distanza, proseguendo la collaborazione avviata nel corso del 2013 con Giorgio Baldi, attuale bassista di Max Gazzé.

Disco all’insegna di un cantautorato dei giorni nostri, pronto a sposarsi ad una certa gamma di soluzioni sonore: da un rock / pop dalle venature indie, scelta predominante, a parentesi rap, passando per la ripresa di un brano della tradizione popolare. Strumentazione ‘canonica’, all’insegna di chitarre elettriche ed acustiche, con piano da una parte e synth ed elettronica assortita a dare un pizzico di profondità e varietà in più.

Dieci brani, che si aprono con una tagliente ironia sulla moda delle ‘giornate’ dedicate a temi che poi ritornano nel dimenticatoio per il resto dell’anno e si chiudono con una riflessione sulla validità della saggezza popolare. Filo conduttore: l’osservazione della realtà, all’insegna di uno sguardo disincantato, talvolta lievemente cinico: l’omologazione delle abitudini e dei gusti, l’alienazione digitale; un ritratto dell’Italia vista dall’estero, come Paese che affossa qualsiasi aspirazione; la vicenda di un giovane che sceglie la strada della criminalità come unica via di ‘riscatto sociale’; a questi, si mescolano brani più intimi, come le riflessioni sui cambiamenti introdotti nel quotidiano da una storia d’amore, o la dedica ad una ragazza sordomuta che esprime tutto con gli occhi, fino alla ballata popolare incentrata sull’ironico destino di una prostituta rimasta incinta.

A leggerla così, “Mezzafemmina”, in quanto a idee e suoni, non offre novità sconvolgenti; eppure, la confezione del disco, all’insegna di sonorità piacevoli ma mai smaccatamente ammiccanti, e la scrittura convincente, lo rendono un disco molto più che apprezzabile.

 

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One response to this post.

  1. […] in ‘Se i posaceneri potessero parlare’, brano in collaborazione con Gianluca Conte – Mezzafemmina e il tratteggio di caratteri: il proverbiale Michelazzo (che mangia, beve e non fa un…) a […]

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