SINISTRA E ‘FIGURINE’

In tempi di spiccata personalizzazione della politica, non dovrebbe stupire né scandalizzare più di tanto che diversi partiti ricorrano a volti più o meno noti del mondo dello spettacolo o della cultura più ampiamente intesa per ottenere qualche voto in più: abitudine peraltro radicata nella politica italiana, basti pensare, andando molto a ritroso nel tempo, ai casi di Gino Paoli, dell’ex calciatore Massimo Mauro, o di Gerry Scotti… Iva Zanicchi non è certo una novità, dunque… C’è però qualcuno che stavolta si è superato: sto parlando della Lista Tsipras, infarcita di personaggi più o meno noti al ‘grande pubblico’, se non ‘di massa’ sicuramente degli elettori di sinistra che leggono Repubblica o L’Unità e che ascoltato Radio3… La lista comprende l’attore Ivano Marescotti, la giornalista e conduttrice radiofonica Loredanna Lipperini, il giornalista Curzio Maltese, l’attore Moni Ovadia, la scrittrice Lorella Zanardo…

Sembra un po’ il segno dei tempi e della confusione: in fondo quella di scegliere ‘facce’ piuttosto che ‘idee’ è una caratteristica tipica della destra: a destra c’è sempre stato principio per cui alla fine la storia la fanno ‘gli uomini’, c’è sempre stata la ricerca spasmodica di un ‘leader’ appresso al quale andare, che indicasse la strada; a sinistra è diverso:  almeno in linea teorica, la sinistra rifiuta l’idea dell’uomo ‘forte’, del ‘salvatore’, per dare la precedenza alle idee. Questo concetto di fondo ha avuto delle notevoli eccezioni: senza voler rivangare Stalin e ‘Il Migliore’ Togliatti, basta guardare a tempi più recenti, con la quasi santificazione di Berlinguer, persona onesta e modesta, che probabilmente avrebbe poco gradito questo continuo essere tirato in ballo ad ogni occasione;  nel corso degli anni questa fissazione per le ‘figurine’ si è sempre più radicata a sinistra… parlo di ‘figurine’ non a caso:  proprio Veltroni quando era direttore dell’Unità fece allegare al giornale le ristampe degli albi dei calciatori della Panini… nella sinistra italiana c’è sempre questa fissazione per i ‘pantheon di riferimento ‘, per i ‘volti’, per le ‘persone’… poi quando la politica si è fatta ancora più ‘personale’ tutto si è accentuato: negli ultimi la sinistra più che inquadrare meglio le proprie idee nel post-comunismo, è stata impegnata alla ricerca dei ‘salvatori della Patria’… forse perché in fondo è più comodo, affidarsi a ‘qualcuno’, per poi – come è puntualmente sempre successo – demolirlo a forza di critiche e di distinguo… è come se a sinistra prima si cercasse il ‘leader di riferimento’ e poi una volta trovatolo, lo si distruggesse, per dimostrare di non essere delle ‘pecore’ come i militanti di destra, che in effetti il leader se lo scelgono e se lo tengono per vent’anni per volta (è successo per Mussolini, per Almirante e poi per Berlusconi, in misura minore per Fini, con tutti i distinguo dei casi).

Questione del leader a parte, la tendenza della sinistra a trovare delle ‘figurine’ da presentare alle elezioni si è sempre più radicata negli ultimi anni, basta solo ricordare l’elenco dei giornalisti finiti sugli scranni del Parlamento italiano o di quello europeo: Santoro, Sassoli, Gruber… Ora ci prova, con Tsipras, Curzio Maltese, editorialista di Repubblica: sarebbe stato interessante chiedere cosa avrebbe pensato di tutto ciò uno come Montanelli, che nel Parlamento non ci sarebbe entrato manco se nominato Senatore a vita. Lo stesso discorso vale per Marescotti, Ovadia, Lipperini: c’è da chiedersi, nel caso fossero eletti, cosa farebbero? Rinuncerebbero, lasciando il passo a chi li segue in lista, o accetterebbero lo scranno? In entrambi i casi, ci sarebbe da obiettare: nel  primo avrebbero semplicemente accettato il ruolo di ‘specchietto per le allodole’; nel secondo, ci sarebbe da tirare in ballo la questione della competenza: ora, questo è un territorio spinoso, in cui qualunque partito o movimento si presenti alle elezioni potrebbe essere criticato (è di questi giorni addirittura la notizia dell’arresto di un candidato del Nuovo Centro Destra); è vero che spesso il Parlamento Europeo – almeno in Italia – è usato per sistemare trombati, amici, e quant’altro; però mi chiedo, veramente e con tutto il rispetto: ma Maltese, Ovadia, Marescotti e Lipperini che ci andrebbero a fare, al Parlamento Europeo? Ognuno certo nel suo campo è valido e competente, ma dubito fortemente che il cinema, il teatro o i libri siano temi di rilevanza europea: le politiche culturali sono spesso non solo nazionali, ma addirittura locali. Marescotti e Ovadia sarebbero probabilmente dei validissimi assessori alla cultura, ma al Parlamento Europeo non ce li vedo granché…

Tra le ‘figurine’ presentate dalla Lista Tsipras l’unica che forse ha le doti per l’incarico è Lorella Zanardo, anche se va detto che le sue battaglie contro l’abuso dell’utilizzo del corpo femminile nei media avrebbero più senso in Italia, dove in effetti è il caso di porsi la questione, piuttosto che su scala europea, dove il problema mi sembra meno pronunciato.

Tutto questo discorso per dire che secondo me, dopo essersi affidata alla ‘figurina’ di Ingroia alle ultime elezioni e aver preso una tranvata colossale, la sinistra italiana continua a perseverare nell’errore, pensando che volti noti possano portare un pugno di voti in più… mi chiedo se invece non sarebbe stato il caso di procedere ad una selezione tra iscritti e militanti, da effettuarsi online o ‘di persona’, selezionando persone dall’elevato profilo tecnico (suppongo che di esperti in questioni comunitarie, con conoscenza delle lingue straniere, se ne trovino anche a sinistra): sarebbe stato comunque un modo di azzerare tutto e ricominciare da capo, dalla base… invece, si ricorre all’album dell figurine. Vabbé, contenti loro.

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11 responses to this post.

  1. Credo proprio che il male della Sinistra sia la tendenza alla frammentazione e all’eccessiva critica interna, invece di cercare i punti di accordo, le varie correnti si scannano l’una con l’alltra!

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  2. boh, a me pare che persone come Maltese e la Spinelli abbiano un’indubbia competenza….

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    • Spinelli non l’ho citata, non m’è venuta in mente, forse perché è una delle poche eccezioni… Maltese, lasciamo proprio perdere: i suoi corsivi rivaleggiano con quelli di Serra e di Gramellini in quanto a banalità, e sorvoliamo sul fatto che, almeno in ipotesi, i giornalisti dovrebbero stare da una parte e la politica dall’altra… certo in questo segue una certa tradizione, che denota il livello di ‘contiguità’ del giornalismo italiano alla politica…

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      • Io trovo che Maltese scriva spesso cose giuste ed intelligente. Certo, i corsivi su L’Espresso non sono il top, ma i suoi articoli sono sempre interessanti.

        Quanto alla “contiguità” (ovvero, alla mancanza di imparzialità), a me pare una banderuola come “né di destra né di sinistra”: le persone hanno un opinione politica e questo non stupisce nessuno.
        Tanto più nel caso di persone come Maltese che non l’hanno mai nascosta.
        Ciò detto, trovo che uno possa impegnarsi in politica sempre, a prescindere dalla professione. L’idea che vi debbano essere tante limitazioni è un’idea di paura che non condivido.
        Certo le limitazioni poi vi saranno, non entro nei dettagli.

      • La mia è un’idea forse un filo ‘romantica’: il giornalista dovrebbe informare, non offrire le proprie opinioni, delle quali sinceramente non frega nulla a nessuno: vorrei capire perché le opinioni di Maltese dovrebbero valere più delle tue, delle mie o di quelle di chicchessia, al punto da renderlo ‘idoneo’ per un seggio al Parlamento, italiano od europeo che sia… e lo stesso discorso valeva per gente come Badaloni, Sassoli, Gruber, Santoro, Polito e tutti i giornalisti che negli anni si sono beccati una poltorna… alla faccia del concetto del giornalista al servizio dei cittadini… E’ chiaro, nessuno lo vieta, ma ci sono ragioni di opportunità: se si fa il giornalista politico in teoria non si dovrebbe fare il politico… ma purtroppo in Italia i due ambiti negli anni sono sempre andati più a braccetto, riducendo l’informazione a mera propaganda o, appunto, all’espressione di mere opinioni personali…

      • Guarda io mi ritengo una persona intelligente, non di meno credo esistano persone più preparate di me in alcuni campi.
        Maltese sarebbe tra queste.

        Dai, non vorrai mica dirmi che “uno vale uno” arriva al punto di negare le qualità e la preparazione individuale!
        Questo sarebe ridicolo…

        Ciò detto, se Margherita Hack, Rodotà, Rubbia o altri esprimono opinioni intelligenti, io li ascolto.
        Idem vale per Maltese.

      • Si, ma Hack, Rodotà o Rubbia sono, od erano, esperti nelle rispettive discipline: un’astrofisica, un fisico nucleare, un giurista… Che vengano interpellati, e diano le loro risposte, nei rispettivi campi va benissimo; va benissimo pure che scendano in politica: essere di destra o sinistra non cambia la ‘sostanza’ di chi ha vinto un Nobel. Maltese non si capisce in cosa sia competente: è un giornalista d’inchiesta e un opinionista. Vabbé, poi?

  3. Posted by luigi on 22 maggio 2014 at 06:58

    è ovvio che candidare personaggi pubblici, porta voti ma non competenze…la Zanicchi a Bruxelles, cosa va a fare? le torte per i golosi?
    è tutta gente che non ha esperienza politica, e che probabilmente non gliene frega niente della politica…e poi si vedono i risultati

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  4. Posted by luigi on 24 maggio 2014 at 07:17

    il discorso però vale anche per i grillini, selezionati con l criterio del Grande Fratello…

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