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SINISTRA E ‘FIGURINE’

In tempi di spiccata personalizzazione della politica, non dovrebbe stupire né scandalizzare più di tanto che diversi partiti ricorrano a volti più o meno noti del mondo dello spettacolo o della cultura più ampiamente intesa per ottenere qualche voto in più: abitudine peraltro radicata nella politica italiana, basti pensare, andando molto a ritroso nel tempo, ai casi di Gino Paoli, dell’ex calciatore Massimo Mauro, o di Gerry Scotti… Iva Zanicchi non è certo una novità, dunque… C’è però qualcuno che stavolta si è superato: sto parlando della Lista Tsipras, infarcita di personaggi più o meno noti al ‘grande pubblico’, se non ‘di massa’ sicuramente degli elettori di sinistra che leggono Repubblica o L’Unità e che ascoltato Radio3… La lista comprende l’attore Ivano Marescotti, la giornalista e conduttrice radiofonica Loredanna Lipperini, il giornalista Curzio Maltese, l’attore Moni Ovadia, la scrittrice Lorella Zanardo…

Sembra un po’ il segno dei tempi e della confusione: in fondo quella di scegliere ‘facce’ piuttosto che ‘idee’ è una caratteristica tipica della destra: a destra c’è sempre stato principio per cui alla fine la storia la fanno ‘gli uomini’, c’è sempre stata la ricerca spasmodica di un ‘leader’ appresso al quale andare, che indicasse la strada; a sinistra è diverso:  almeno in linea teorica, la sinistra rifiuta l’idea dell’uomo ‘forte’, del ‘salvatore’, per dare la precedenza alle idee. Questo concetto di fondo ha avuto delle notevoli eccezioni: senza voler rivangare Stalin e ‘Il Migliore’ Togliatti, basta guardare a tempi più recenti, con la quasi santificazione di Berlinguer, persona onesta e modesta, che probabilmente avrebbe poco gradito questo continuo essere tirato in ballo ad ogni occasione;  nel corso degli anni questa fissazione per le ‘figurine’ si è sempre più radicata a sinistra… parlo di ‘figurine’ non a caso:  proprio Veltroni quando era direttore dell’Unità fece allegare al giornale le ristampe degli albi dei calciatori della Panini… nella sinistra italiana c’è sempre questa fissazione per i ‘pantheon di riferimento ‘, per i ‘volti’, per le ‘persone’… poi quando la politica si è fatta ancora più ‘personale’ tutto si è accentuato: negli ultimi la sinistra più che inquadrare meglio le proprie idee nel post-comunismo, è stata impegnata alla ricerca dei ‘salvatori della Patria’… forse perché in fondo è più comodo, affidarsi a ‘qualcuno’, per poi – come è puntualmente sempre successo – demolirlo a forza di critiche e di distinguo… è come se a sinistra prima si cercasse il ‘leader di riferimento’ e poi una volta trovatolo, lo si distruggesse, per dimostrare di non essere delle ‘pecore’ come i militanti di destra, che in effetti il leader se lo scelgono e se lo tengono per vent’anni per volta (è successo per Mussolini, per Almirante e poi per Berlusconi, in misura minore per Fini, con tutti i distinguo dei casi).

Questione del leader a parte, la tendenza della sinistra a trovare delle ‘figurine’ da presentare alle elezioni si è sempre più radicata negli ultimi anni, basta solo ricordare l’elenco dei giornalisti finiti sugli scranni del Parlamento italiano o di quello europeo: Santoro, Sassoli, Gruber… Ora ci prova, con Tsipras, Curzio Maltese, editorialista di Repubblica: sarebbe stato interessante chiedere cosa avrebbe pensato di tutto ciò uno come Montanelli, che nel Parlamento non ci sarebbe entrato manco se nominato Senatore a vita. Lo stesso discorso vale per Marescotti, Ovadia, Lipperini: c’è da chiedersi, nel caso fossero eletti, cosa farebbero? Rinuncerebbero, lasciando il passo a chi li segue in lista, o accetterebbero lo scranno? In entrambi i casi, ci sarebbe da obiettare: nel  primo avrebbero semplicemente accettato il ruolo di ‘specchietto per le allodole’; nel secondo, ci sarebbe da tirare in ballo la questione della competenza: ora, questo è un territorio spinoso, in cui qualunque partito o movimento si presenti alle elezioni potrebbe essere criticato (è di questi giorni addirittura la notizia dell’arresto di un candidato del Nuovo Centro Destra); è vero che spesso il Parlamento Europeo – almeno in Italia – è usato per sistemare trombati, amici, e quant’altro; però mi chiedo, veramente e con tutto il rispetto: ma Maltese, Ovadia, Marescotti e Lipperini che ci andrebbero a fare, al Parlamento Europeo? Ognuno certo nel suo campo è valido e competente, ma dubito fortemente che il cinema, il teatro o i libri siano temi di rilevanza europea: le politiche culturali sono spesso non solo nazionali, ma addirittura locali. Marescotti e Ovadia sarebbero probabilmente dei validissimi assessori alla cultura, ma al Parlamento Europeo non ce li vedo granché…

Tra le ‘figurine’ presentate dalla Lista Tsipras l’unica che forse ha le doti per l’incarico è Lorella Zanardo, anche se va detto che le sue battaglie contro l’abuso dell’utilizzo del corpo femminile nei media avrebbero più senso in Italia, dove in effetti è il caso di porsi la questione, piuttosto che su scala europea, dove il problema mi sembra meno pronunciato.

Tutto questo discorso per dire che secondo me, dopo essersi affidata alla ‘figurina’ di Ingroia alle ultime elezioni e aver preso una tranvata colossale, la sinistra italiana continua a perseverare nell’errore, pensando che volti noti possano portare un pugno di voti in più… mi chiedo se invece non sarebbe stato il caso di procedere ad una selezione tra iscritti e militanti, da effettuarsi online o ‘di persona’, selezionando persone dall’elevato profilo tecnico (suppongo che di esperti in questioni comunitarie, con conoscenza delle lingue straniere, se ne trovino anche a sinistra): sarebbe stato comunque un modo di azzerare tutto e ricominciare da capo, dalla base… invece, si ricorre all’album dell figurine. Vabbé, contenti loro.

VARIE ED EVENTUALI SU M5S E PD

1) Che le cose nel MoVimento non stiano andando come preventivato, è indubbio. Il risultato elettorale comunale è stato dipinto dalla stampa (tutta, con poche eccezioni) e dai ‘fini analisti’ (gente del calibro di Folli, Battista, Sorgi, Gruber, insomma ci siamo capiti), come un mezzo fallimento… tuttavia M5S resta il terzo partito in Italia e per conto mio il 15 per cento è un dato molto più vicino a quello ‘fisiologico’ di una formazione politica di questo tipo, rispetto alla valanga del 25 per cento delle politiche. Nonostante questo, le cose non stanno andando benissimo: certo la stampa ci mette del suo, la disinformazione impera, tutto il ‘sistema’ è volto alla distruzione di un MoVimento visto sostanzialmente come ‘estraneo’, non tanto alla ‘democrazia’, quando al ‘sistema’ dei partiti, che a sua volta si rispecchia in quello dell’informazione… la mia impressione è che però il MoVimento tutto questo doveva metterlo in conto, predisponendo le difese necessarie, cosa che non è stata fatta: si è caduti con tutte le scarpe nel ‘trappolone’. Che poi Grillo non potesse pretendere di controllare decine di parlamentari era nell’ordine delle cose; che tra questi ci siano dei ‘para**li’ è altrettanto fisiologico; fare processi sommari, che sanno tanto di comunismo vecchio stampo, di ‘tribunali del popolo’ è però una cretinata… A questo punto, meglio davvero lasciare la parola ai militanti su Internet.

2) Il PD è sempre lo stesso PD: gli basta vincere le elezioni e subito tutti si disinteressano di tutto e ricominciano i giochini di potere personale, miseri, squallidi, patetici e demenziali; mentre Berlusconi si ‘intitola’ i risultati del Governo (a guida PD) e anzi, rilancia certe idee come l osforamento del tetto del debito, il PD è tutto preso dalle proprie beghe di cortile: Epifani da ‘traghettatore’ si sta già trasformando in possibile candidato alla segreteria (il potere ingrossa l’ego), il resto è tutta una lotta tra renziani e bersaniani, con lo ‘smacchiatore’ che cerca di tornare in sella vaneggiando di improbabili alleanze coi ‘cinquestelle dissidenti’ (dei quali beninteso vuole solo i voti, che del loro programma gli frega poco o nulla), mentre gente come D’Alema e Veltroni è tornata a sgomitare per farsi spazio e ‘rampanti’ in età avanzata come Barca non s’è ancora capito cosa vogliano, mentre il Fonzie della Piazza della Signoria sembra vivere un momento di confusione… Il problema del PD non è comunque l’aumento dell’IVA (quello già ci pensa il prode Zanonato a confermarlo a priori): il vero problema è se il segretario del partito possa o meno coincidere col candidato Premier… Complimenti.

P.S. Nel frattempo Ingroia ci ha fatto sapere che finalmente ha deciso cosa fare da grande: abbandona definitivamente la magistratura per darsi anima e corpo al suo nuovo progetto politico: Azione Civile (che fantasia); ora, sapendo che finalmente l’ennesimo magistrato ha scelto definitivamente di andare alla ricerca di uno scranno parlamentare, dormiremo tutti più tranquilli.

REDUCI

Passo per Piazza Santi Apostoli mentre Ingroia sta terminando il suo discorso, all’insegna delle solite banalità: dovrebbe essere la manifestazione del ‘Popolo Viola’, ma alla fine le bandiere sono più rosse che altro, vessilli di un’ideologia morta e sepolta branditi da chi non si arrende davanti alla più palese evidenza…  Mentre cerco di evadere in fretta e furia dal budello, prende la parola il comico Andrea Rivera, il quale non ha nulla di meglio da dire, se non esibirsi in una patetica lamentela: per due battute sul Papa, da sei anni non lo chiamano al Primo Maggio… come se poi salire su quel palco ed esibirsi in insulti più o meno gratuiti contro i soliti (se non è il Papa è Berlusconi, il repertorio è quello), fosse un diritto acquisito… Prendo una stradina laterale e mi immetto su via del Corso: altri drappelli di reduci, che stavolta arrivano direttamente dal comizio di Berlusconi: bandiere arrotolate, spillette, magliette… La sensazione è la stessa: reduci. Gente fuori dalla realtà, che continua disperatamente ad aggrapparsi alle ideologie o agli uomini, pensando che possano ancora offrire la soluzione ai loro problemi… nonostante i volti e i principi siano sempre gli stessi, ampiamente sperimentati e rivelatisi fallimentari… eppure sono ancora lì, a cullare i sogni di gloria offertigli dal ‘sol dell’avvenire’ o da ‘Silvio aiutaci tu’. Non so se mi abbiano fatto più pena gli uni o gli altri, i ‘sinistrati’ o i ‘berlusconiani’, mi sembra gente fuori dal tempo, incapace di un minimo pensiero critico, di un’analisi compiuta, le menti obnubilate da una bandiera rossa o dal ‘meno male che Silvio c’è’…

IL TRIONFO

Trionfa, dunque il MoVimento Cinque Stelle, quello di Grillo, ‘bruttocattivofascista’ che però guarda caso prende più voti a sinistra che a destra, a dimostrazione che certa gente non c’ha capito niente, a cominciare dall’identificare il MoVimento col suo principale portavoce: quanti ‘geni’ in circolazione, complimenti…

Fini è politicamente morto; Casini in stato vegetativo permanente; Monti non ha ‘sfondato’: gli elettori non sono scemi, il cosiddetto ‘salvataggio’ dell’Italia è stato compiuto colpendo duramente chi con il disastro non c’entrava nulla… Non era certo colpa di pensionati, lavoratori, disoccupati, famiglie, se l’Italia a fine 2011 era ridotta com’era: nulla è stato fatto contro le banche che hanno giocato coi derivati come se fossero in una sala scommesse, nulla è stato fatto contro le stesse banche che davanti ai generosi aiuti della BCE non hanno allargato di un millimetro i cordoni della borsa per imprese e famiglie; nulla è stato fatto contro gli speculatori, i grandi evasori fiscali, gli accumulatori di patrimoni immobiliari: il sig. Monti e i suoi ‘amici’ hanno ‘sparato nel mucchio’, facendo pagare la crisi a chi non c’entrava nulla: ribadisco, gli italiani non sono cretini, e probabilmente per Monti ha votato solo quel 10 per cento che è rimasto immune dalle sue misure di austerità.

La banda di disastrati che pur di ottenere un seggio e continuare a campare alle spalle degli italiani dopo essere stati più volte in Parlamento e non aver concluso nulla, nascondendosi stavolta dietro la ‘figurina’ di Ingroia, è stata quasi del tutto ignorata; non meglio se l’è passata SEL, con un risultato modesto, venendo sconfitta anche nella Puglia del Governatore Vendola, a dimostrazione che la sua vittoria era stata solo il risultato della divisione del centrodestra.

Male la Lega, giustamente punita perché passata dal ritorno all’impeto dei primi tempi al ritorno in buon ordine assieme a Berlusconi; Berlusconi, il quale, detto tra noi, ha perso un vagonata di voti che la metà bastava; il fatto è che partiva praticamente da zero… E poi, per finire, il PD, che ancora una volta non c’ha capito un cavolo; a dicembre era lo scontato vincitore, poi errori su errori, a cominciare da una comunicazione incerta, un modo di porsi grigio, ma un’idea chiara: ma si può descrivere un programma di Governo, bofonchiando frasi come ‘un pò di lavoro’, ‘un pò di investimenti’, ‘un pò di quello, un pò di quell’altro’… Stavolta però la base e gli elettori hanno ben poco di cui lamentarsi, visto che Bersani se lo sono scelti loro… Il PD evita se non altro la beffa di venire sconfitto alla Camera.

Il MoVimento Cinque Stelle è il primo partito: non è solo protesta, non è populismo; è il votare gente nuova, normale, che parla un linguaggio comprensibile (anche se adesso sembra che esprimere pochi e chiari concetti sia ‘populismo’ e ‘demagogia’), gente normale, preparata, che ha studiato e lavorato, che non entra in Parlamento per ripararsi dai propri guai giudiziari o dopo aver ricoperto incarichi a ripetizione nei Governi locali. Il trionfo del MoVimento Cinque Stelle inchioderà probabilmente PD e PDL alle proprie responsabilità: sulla spinta dell’andamento negativo dei mercati, in tempi ragionevolmente brevi nascerà un Governo ‘politico’ alla cui guida ci sarà un ‘tecnico’ o forse un politico gradito a entrambi.  PDL e PD si troveranno nuovamente insieme, ma stavolta anziché nascondersi dietro a Monti, dovranno ‘maturare’ e prendersi le proprie responsabilità; verrà approvata una serie di provvedimenti,  a partire da una nuova legge elettorale; onde non perdere completamente la faccia, saranno probabilmente costretti ad approvare provvedimenti ‘spinti’ dal MoVimento Cinque Stelle, come la riduzione degli stipendi dei parlamentari e del finanziamento pubblico ai partiti, la legge anticorruzione  e (forse), quella sul conflitto d’interessi; forse sarebbe il caso di andare in Europa e lanciare una discussione seria su come riformare il meccanismo di istituzioni che hanno dimostrato ampiamente di non funzionare.

La questione fondamentale è però una: la probabile ‘Grande Coalizione’ deve mettersi in testa di usare il tempo (poco, 12 – 18 mesi) a disposizione per approvare leggi e provvedimenti ‘utili’ che non abbiano come unico scopo quello di depotenziare il MoVimento Cinque Stelle: se PDL e PD impiegassero i prossimi mesi a scervellarsi su come ‘ammazzare’ Grillo, ho l’impressione che al prossimo giro il MoVimento avrà il 40 per cento e passa di voti.

Credo che oggi sia un buon giorno per l’Italia: perché la vittoria di Grillo segna l’entrata di aria nuova in Parlamento, e perché questo risultato costringerà anche i partiti ‘tradizionali’ a rinnovarsi sul serio, anziché fare finta com’è successo fino ad ora, pensando che gli italiani siano sempre disposti a farsi prendere in giro; e se la borsa crolla e lo spread esplode, è anche il caso di cominciare a pensare che forse la democrazia è un pò più importante della finanza e della speculazione e non esiste che certi ‘poteri’ possano imporre i loro ‘desiderata’ a popoli che eleggono liberamente i loro Governanti: in quanto a sospensione delle libertà democratiche abbiamo già dato col Governo Monti: adesso basta.

PRIME IMPRESSIONI

Un paio di considerazioni sui primi risultati, ancora incompleti, al Senato: il MoVimento Cinque Stelle ha fatto il pieno; a quanto pare peraltro sembra sia stato votato più dai delusi di PD & Co. , come dimostra anche il fallimento totale, e per quanto mi riguarda graditissimo, di quella banda di disperati alla ricerca di uno scranno in parlamento postisi dietro alla ‘figurina’ di Ingroia. Il partito di Monti non sfonda per niente,  Casini e Fini, rischiano seriamente  di restare fuori dal Parlamento: moooolto bene così…  Altra considerazione, dedicata a quelli che dicono che Grillo è un fascista: possibile che così tanti elettori del centrosinistra abbiano votato per un partito rappresentato da un fascista? E non rispondetemi che quelli intelligenti hanno votato per il PD e i cretini hanno votato tutti per il MoVimento Cinque Stelle…. Allo stato attuale delle cose, l’opzione più probabile è: tutti da un parte e il MoVimento Cinque Stelle da quell’altra… Il PDL tiene, il PD anche, ma per l’oscena legge elettorale se la prende in der secchio… Adesso diranno tutti che la colpa è del MoVimento Cinque Stelle, forse sarebbe il caso di riflettere sul fatto che, ancora una volta, non si è avuto il coraggio di prendere posizioni nette, facendosi superare da chi è capace di parlare chiaro…

PERCHE’ VOTERO’ MOVIMENTO CINQUE STELLE

(al Parlamento: alla Regione Lazio premierò l’onestà dei Radicali e la loro denuncia dell’uso improprio fatto dai partiti del denaro pubblico).

Alla fine andrà tutto come previsto, nel segno di una posizione che ormai avevo preso già qualche mese fa: da tempo simpatizzo per il MoVimento 5 Stelle, condividendone lo ‘spirito’e in gran parte il programma; a queste ragione di fondo si aggiungono una sorta di ‘tigna’ sorta negli ultimi mesi per il modo in cui il MoVimento è stato trattat, e la questione di fondo di una mancanza di alternative anche abbastanza avvilente.

 

LO SPIRITO E IL METODO

Il MoVimento  propone  un tipo di politica, che parte dal basso: il principio è che ognuno, presentando una faccia, un curriculum, un’idea, possa aspirare a farsi votare ed entrare in Parlamento; le ‘primarie’ grilline sono state derise e vilipese, anche con una certa violenza e cattiveria di fondo, ma costituiscono un primo passo verso un  più stretto rapporto tra candidato e potenziale elettore. Diverse dal metodo del PDL, che candida in pratica solo danarosi professionisti e da quello del PD, ancorato alla logica del ‘se non fai politica da quando avevi 14 anni stattene alla larga’. Non so se il metodo del MoVimento sia migliore o peggiore, ma è nei fatti che è diverso, e ben vedere i metodi di PD (e predecessori) e PDL negli ultimi non hanno certo prodotto parlamenti riempiti di persone geniali, anzi tutt’altro.
IL PROGRAMMA

Il programma del MoVimento 5 Stelle, l’ho già scritto, non ha nulla di eversivo o rivoluzionario: sono tutte misure di buon senso e in larga parte condivisibili; il reddito di cittadinanza – se dato solo a chi cerca lavoro o a chi l’ha perso, sostituendo il ginepraio di ammortizzatori sociali attualmente esistenti e del tutto insufficienti – è una misura fattibile intervenendo sulle pensioni d’oro e sulle spese dello Stato, a partire da quelle militari. La questione non è il ‘se’, è il ‘come’: si tratta di scelte eminentemente politiche;  allo stesso, modo non credo sia un attentato alla democrazia pensare che il servizio pubblico televisivo debba limitarsi a un solo canale senza pubblicità (in luogo dell’attuale vomitevole lottizzazione delle tre reti principali) o ritenere che i giornali non possano campare solo grazie ai contributi pubblici… e gli esempi potrebbero continuare.
INFORMAZIONE E CENSURA

Domanda 1: sta scritto da qualche parte che un partito per promuoversi sia obbligato ad andare in televisione, specie quando ha scelto altri strumenti di comunicazione, innovativi (Internet) o tradizionali (i comizi) per promuoversi?

Domanda 2: perché il MoVimento 5 Stelle dovrebbe andare in televisione, ben sapendo che la totalità o quasi dei programmi d’informazione e approfondimento politico sono asserviti a partiti che del MoVimento auspicherebbero volentieri la distruzione? Non so se avete notato cosa sui principali telegiornali passi di Grillo: solo spezzoni dei suoi comizi, peraltro scelti ad arte per mostrarne solo le parolacce o le gag ; per non parlare del fatto che, un MoVimento che i sondaggi danno come possibile terza forza politica italiana, viene mescolato nei servizi assieme a Fare, Rivoluzione Civile, la Lega, partiti cui viene accreditato un terzo o anche meno, dei consensi del MoVimento… e allora scusate, perché dovrebbe andare in tv? A farsi prendere a badilate di letame? Non una parola sul programma, presente solo nell’acredine dei commenti degli altri partiti…

Domanda 3: riguardo al PD, non ho capito una cosa: se si parla di Berlusconi, la televisione è il demonio che gli ha permesso di andare al Governo; se si parla di Grillo, improvvisamente la televisione diventa il paradiso della democrazia e se Grillo non ci va è un fascista… naturalmente secondo il PD e Sel tutti quelli che non la pensano come loro sono automaticamente fascisti, è il classico modo di pensare da centro sociale di quarta categoria.

 

LE ALTERNATIVE

Sorvolo su Giannino e Ingroia: il primo continua a sostenere che il liberismo sia la panacea di tutti i mali, come se a causare la crisi fossero state politiche economiche stataliste; il secondo è solo una ‘faccia’, dietro alla quale si nasconde tutta una serie di ‘trombati’ o politici decaduti alla ricerca dello scranno perdute; di PDL e Lega manco ne parlo; poi abbiamo Monti, che sarebbe una degnissima persona, ma che purtroppo ha scelto di accompagnarsi a gente come Fini e soprattutto Casini, uno che da vent’anni in virtù dei quattro gatti che lo votano riesce a tenere per le palle chiunque vada al Governo… restano PD e Sel che sono i meno peggio… però, non possono far finta di essere stati su Marte, né nell’ultimo anno, nè nei venti precedenti: se l’Italia è messa come è messa loro non possono far finta di niente; Bersani è stato pure Ministro. Insomma PD, Sel e i loro predecessori le loro occasioni le hanno avute, perdendole (come canterebbe Battiato): non possono continuare a ripresentarsi col solito ritornello del ‘stavolta sarà diverso’, anche perché a ben vedere certe contraddizioni di fondo – a cominciare dalla ‘doppia anima’ del PD – non le hanno risolte e certi contrasti ritorneranno più forti di prima… senza contare tutti quelli che (come Veltroni o D’Alema) si sono accomodati fuori dalla porta ma sono pronti a tornare… ma per carità.
Per decenza non entro poi nel merito delle inchieste, dell’uso personalistico dei fondi pubblici, dei rapporti torbidi tra banche e partiti politici, perché veramente ci sarebbe da concludere che ‘il più pulito c’ha la rogna’…

LA FINE E’ NOTA

Dubito che PD e Sel vinceranno e anche se questo avverrà, certe contraddizioni sono destinate ad esplodere; al momento secondo gli analisti l’esito più probabile è un Governo Bersani – Monti – Casini – Fini – Vendola… si, ok, credeteci pure… Probabile che Vendola in capo a qualche mese passi all’opposizione e allora veramente addio, perché con Bersani ostaggio di quegli altri voglio proprio vedere che bel governo ‘di riforme sociali’ avremo. L’alternativa è il ritorno della coalizione PD, PDL, Monti: loro a fare la figura dei ‘responsabili’, Lega e Sel più a loro agio all’opposizione… in tutto questo, il MoVimento 5 Stelle NON andrà al Governo: stiano tranquilli i ‘gendarmi della democrazia’; i rappresentati de MoVimento saranno in Parlamento a rompere le scatole, ricoprendo lo stesso ruolo che nel passato più o meno recente era di Radicali o IDV, con l’unica differenza che avranno a disposizione una forza parlamentare che i loro predecessori si sognavano: avremo un bel gruppo di ‘gente comune’ che non ha fatto mai politica (o se l’ha fatta, non è comunque mai entrata nelle ‘stanze del potere’) che darà battaglia sui temi sui quali da sempre si fonda il MoVimento: politica pulita, ambiente e tutela del territorio, diffusione delle tecnologie digitali, equità sociale… vedremo cosa succederà: potremmo avere sorprese positive o enormi delusioni, come se fossimo di fronte alla famosa scatola di Schroedinger con dentro il celeberrimo gatto che non si sa se sarà vivo o morto: il MoVimento ci offre il brivido della scoperta; gli altri purtroppo, un copione già ampiamente letto e riletto e che negli ultimi vent’anni ci ha portato dove siamo: ovvero, nella M***A.

 

IL PUNTO DELLA SITUAZIONE

Gli ultimi dieci giorni, a cavallo del Natale, sembrano aver delineato in linea di massima schieramenti e strategie. Certo viene da pensare che già dopo una settimana di vedere in tv Berlusconi, Monti, Casini e Bersani a colazione, pranzo e cena si è già stufi: la prospettiva di passare così i prossimi due mesi è nauseante. Ringraziamo inoltre Monti che ci ha rovinato le festività con le sue esternazioni: avrebbe benissimo potuto aspettare il 2 gennaio… Invece, no: ha parlato prima, dando la stura a commenti e prese di posizione dei quali nel corso delle feste si sentiva veramente poco il bisogno.

Veniamo, comunque, al punto della situazione: al momento si sono candidati Berlusconi, Monti, Bersani, Ingroia; restano le incognite del candidato del MoVimento 5 Stelle e della Lega.

BERLUSCONI. I sondaggi al momento gli danno ragione: nel PDL continua ad essere quello che prende più voti; ha ricompattato il partito (la finta scissione di La Russa-Meloni è una semplice trovata politica ‘di facciata’), ha perso alcuni ‘pezzi’, ma non c’è stata la frana che si temeva; complicato, al momento, ricostruire l’alleanza con la Lega. Obbiettivo: cercare di aver un 15 – 20 per cento di voti, al fine di potersi sedere al tavolo delle trattative per la formazione di un’eventuale ‘grande coalizione’ che sostenga, stavolta, un Governo politico e non ‘tecnico’.

MONTI. Si è presentato… anzi, no… anzi si: il non plus-ultra dell’ambiguità; al momento ha raccolto attorno a sé un’armata Brancaleone composta dal ‘solito’ Casini (per il quale ormai la parola di Monti sembra contare più di quella del Papa), il ‘desaparecido’ Fini, il collezionista di poltrone Montezemolo, alcuni transfughi di PD e PDL ‘alla ricerca dello scranno perduto’, più altri vari ed eventuali e alcuni dei suoi compagni di strada del Governo. L’obbiettivo di far collassare il PDL al momento sembra fallito; non si vede chi possa votarlo, visto che i ‘moderati’ verso cui lui teoricamente dovrebbe puntare, sono stati i più danneggiati dalla politica economica del suo Governo. Purtroppo però, può contare sull’appoggio di Banche e Vaticano, due entità che in Italia da sempre fanno il bello e il cattivo tempo… Poveri noi. E’ancora il candidato numero uno al Quirinale, al quale potrebbe ascendere, affidando la guida di un Governo di grande coalizione al suo ‘sodale’ Riccardi.

BERSANI. La sua situazione è identica a quella della Juventus in campionato: primo, con un cospicuo margine; le elezioni le può perdere solo lui. Le primarie per il candidato leader sono state un gigantesco ed efficace spot, molto meno quelle per i Parlamentari che, passate sostanzialmente inosservate, non hanno nemmeno provocato l’autogol che ci si poteva aspettare. L’alleanza con Vendola sembra solida: è l’unico che ha serie possibilità di guidare un Governo dalla chiara impronta politica.

LA LEGA. La strategia è quella di tornare alle origini, con un partito ‘geografico’ ed identitario, solo contro tutti: innanzitutto contro Monti, poi contro Bersani; in questo quadro si inserisce il costante smarcamento dal PDL guidato per l’ennesima volta da Berlusconi: Maroni non vuole certo rischiare di replicare le stesse scelte di Bossi. I sondaggi danno il partito in crescita, il travaso di voti verso Grillo potrebbe arrestarsi, la tendenza invertirsi. Il dubbio riguarda il candidato Premier: si parla di un’alleanza con Tremonti, ma Tremonti rappresenta comunque il passato recente… L’obbiettivo è quello di fare il pieno di voti al nord, facendo l’ago della bilancia al Senato; non da escludere in quel caso un possibile avvicinamento al PD.

Il MOVIMENTO CINQUE STELLE. Le ‘parlamentarie’ hanno costituito il primo, vero flop: hanno esposto il MoVimento al fuoco di fila delle critiche, non hanno convinto in fondo nemmeno militanti e simpatizzanti; il programma pubblicato nei giorni scorsi appare in larga parte condivisibile, ma a questo punto serve una nuova ‘spinta’: ci vuole – finalmente – un nome, una faccia, un curriculum per il candidato Premier; altrimenti il rischio è un calo progressivo dei consensi, a favore soprattutto di Lega e Ingroia.

INGROIA – MOVIMENTO ARANCIONE. Mollata la toga, si è candidato Premier col solito slogan ‘faraonico’ – elimineremo la Mafia – non trovando nulla di meglio che attaccare l’ex collega Grasso, ‘reo’ di essersi candidato col PD. Assieme al Movimento Arancione di De Magistris, rappresenta l’ennesimo tentativo, triste e anche abbastanza ridicolo, dei residuati bellici della Sinistra più a sinistra (con l’aggiunta di Di Pietro) di rimediare uno strapuntino in Parlamento; l’obbiettivo abbastanza evidente è quello di guadagnarsi i consensi di tutti coloro che negli ultimi anni sono scesi in piazza a più riprese, dai Girotondini al Popolo Viola, che nell’ultimo anno hanno guardato a Grillo: al momento il tentativo sembra in parte riuscire, ma c’è da dubitare che riesca effettivamente ad entrare in Parlamento (e da un certo punto di vista, c’è da sperare che ‘sta gente in Parlamento non ci entri proprio).

Per concludere: l’occasione d’oro ce l’ha Bersani; l’importante sarà ora giocarsi bene le carte e gestire il vantaggio: più che parlare astrattamente di alleanze post-elettorali del tutto ipotetiche, è meglio sfruttare il fatto che, per la prima volta da anni, a un centrosinistra tutto sommato compatto attorno all’alleanza PD – Sel, c’è un centrodestra frantumato e allo sbando. Fossi in Bersani, lascerei che Monti, Berlusconi e la Lega si massacrino allegramente tra di loro, andando invece dritto per la mia strada e basando la campagna elettorale su pochi, ma chiari concetti, sintesi e nessun giro di parole.
Il sistema elettorale sembra dare a PD e SEL una maggioranza tranquilla alla Camera; più difficili le cose al Senato, ed è per questo che è importante giocare sulla reciproca distruzione dell’altro schieramento, perché a forza di darsi addosso, magari qualche elettore affascinato da Monti, qualcun altro ancora disposto a dare credito a Berlusconi e perfino qualche leghista potrebbe cambiare idea ed essere maggiormente convinto dalla ‘solidità’ dell’alleanza PD-SEL. Non dovesse andare in porto un Governo PD-SEL (con l’aggiunta dell’ininfluente gruppetto di Tabacci e Donadi) la strada sarebbe  quella di una ‘grande coalizione’ con Monti al Quirinale (ma Monti al Quirinale secondo me ci andrà comunque, anche con un Esecutivo  PD-SEL), e un Governo a guida Riccardi o Passera.