RIVA, “LE NOSTRE VACANZE SONO FINITE” (FULL HEADS /AUDIOGLOBE)

Prendendola alla larga, il 21° secolo ci ha regalato la completa cancellazione di quei ‘percorsi di vita’ che avevano caratterizzato i decenni precedenti: studio – lavoro – famiglia: a 40 anni, insomma, si viveva, in una situazione più o meno cristallizzata, più o meno rassicurante.

Oggi, tutto cambiato: a trent’anni si vive, più o meno, come quando se ne avevano venti; a volte la situazione si prolunga fino ai 40: le prospettive mancano e quando ci sono, sono spesso prive di stabilità.

Ascoltando il disco d’esordio dei napoletani Riva (già attivi in passato con il nome di Onirica), riflettevo sul fatto che, negli ultimi anni, si sono moltiplicati i dischi il cui filo conduttore è questa mancanza di prospettive, precarietà, insicurezza; tematiche poi declinate secondo la sensibilità di ognuno, ma l’altro filo conduttore è che alla fine, i sentimenti finiscono per essere l’unico rifugio, l’unico riparo possibile rispetto ad un mondo fondamentalmente ostile.

Il trio partenopeo illustra il proprio ‘manifesto’ fin dalla title track posta in apertura: a trent’anni si è più spesso figli che padri, e anche quando si riesce a costruire un progetto di vita, si finisce per trovare gratificazione nell’ultimo gadget tecnologico… le prospettive a lungo termine non sono del resto esaltanti: nel penultimo brano, ‘La pensione’, ci si accorge che, raggiunto il meritato riposo, si comincia a stare male, mentre in chiusura ci si chiede, appunto, se ‘La felicità non si può comprare’, a cosa serve lavorare?

L’unica via di uscita a una realtà per certi versi avvilente, in cui si finisce per immaginare fughe in luoghi immaginari, piuttosto che improbabili comparsate da Marzullo, l’unica via di salvezza sono, appunto, i sentimenti: tra dediche amorose, rapporti all’insegna della differenza d’età, sogni di una vecchiaia passata insieme, anonima e all’insegna della reciproca sopportazione, ma comunque rassicurante, atti criminali immaginati come vie di fuga ad una realtà pericolante…

I Riva raccontano tutto questo, spesso in modo ironico e disincantato, talvolta amaro, come tante altre band della loro generazione, ricorrendo ad un pop-rock reso sovente leggero dall’uso di volta in volta, di synth od ukulele ed affidando i momenti emotivamente più intensi alla consueta ‘solidità’ del piano.

Un disco piacevole e che si lascia ascoltare, per quanto fatalmente rischi di perdersi un po’ nel novero di proposte simili: del resto, visti i tempi che viviamo, è più o meno naturale incontrare spesso nei gruppi idee ed atmosfere simili.

Chi vuole, può buttare un orecchio qui.

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One response to this post.

  1. Poca poca sensibilità e nn si può che vivere tutto questo disagio, respirarlo anche facendo colazione in apparente serenità anche, soprattutto, se si è giovani…40enni.
    Per ora nn ascolterò ma terrò presente

    Sherabuonadomenicafreddafuori

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