DEVOCKA, “LA MORTE DEL SOLE” (I DISCHI DEL MINOLLO)

I ferraresi Devocka, forti del discreto riscontro ottenuto coi primi due lavori, tornano con questo terzo full length, a tre anni di distanza dal precedente “Perché sorridere?”.

Formazione invariata; meno la proposta musicale, che lascia almeno in parte le marcatamente  noise percorse nei primi due dischi, salpando verso territori post-punk / new wave.

Intendiamoci, il gruppo non ha perso un grammo della propria spinta, nè della capacità di sviluppare un’adeguata mole sonora, che però negli undici brani che vanno a comporre “La morte del sole” viene messa al servizio di urticanti sferragliamenti che sembrano usciti direttamente da metà anni ’80.

Saturazioni sonore che costituiscono l’efficace accompagnamento a testi, programmaticamente annunciati dall’apertura di Morte annunciata dell’io ed emblematicamente conclusi da Ultimo istante, in cui tematiche abbastanza consuete, come il rapportarsi con situazioni o rapporti di coppia o la semplice osservazione della realtà circostante, assumono contorni da incubo, distorti attraverso la lente di una follia forse fin troppo lucida. Un insieme completato dalla prestazione canora, all’insegna di una vocalità spesso rabbiosa, scaraventata senza tanti complimenti nei timpani dell’ascoltatore.

un disco compatto (quaranta minuti circa la durata), che poco spazio concede alla calma e che, pur non dimenticando la componente melodica, riserva una generosa dose di potenza sonora, in quella che appare un’ulteriore prova della raggiunta maturità della band.

 LOSINGTODAY

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