Posts Tagged ‘X-Men’

FUMETTAZIONI – 3

Terzo appuntamento con le letture disegnate più recenti.

UACK! 24

Uack! cambia formula: da mensile passa a bimestrale e, non più dedicato alla sola opera omnia di Carl Barks, si apre ad altri autori: il nuovo sottotitolo fa infatti genericamente riferimento a Paperopoli.
L’Uomo dei Paperi continua comunque a farla da padrone, ma in questo caso il vero gioiello è Sua Maestà de’ Paperoni, interamente firmata da Don Rosa, in cui il nostro finisce per rendere la collina su cui sorge il deposito un vero e proprio Stato indipendente – una monarchia, ovviamente – con tutte le conseguenze del caso. Voto: 7,5

 

SHADE THE CHANGING MAN VOL.9: LA VITA E’ BREVE

Shade all’Inferno per ‘recuperare’ il suo defunto amore… e in seguito a fare i conti con un figlio che cresce, invecchia e trapassa nel giro di qualche giorno.
La serie scritta da Peter Milligan in pieni anni ’90 si sarebbe dovuta in realtà chiudere col numero 50, pubblicato nel precedente volume di questa serie di ristampe; tuttavia il successo raggiunto spinse l’editore prima e lo scrittore poi a proseguire: il livello continua ad essere elevatissimo, le situazioni del tutto deliranti (e non poteva essere altrimenti, per una serie che faceva della ‘follia’ il suo perno centrale), i disegni, curati da Paul Jenkins e Mark Bukingham, efficacissimi nell’accompagnare i contenuti.
Voto: 8

 

THE BOYS 41

Le cose cominciano ad andare veloci. Decisamente, veloci: la corsa verso il finale è cominciata e non potrà arrestarsi che dopo il confronto finale coi ‘super’; è il momento quindi di sistemare le ultime questioni in sospeso, mentre è chiaro che qualcuno finora si è mosso nell’ombra per rendere inevitabile lo scontro e trarre vantaggio dalla distruzione reciproca dei combattenti. Voto: 7

 

CAPITAN AMERICA: A CHE PREZZO LA GLORIA?

Uscita recentemente nella collana Marvel Best Seller, questa miniserie vede Steve Rogers prendere decisamente la scena rispetto alla sua controparte in costume: gangster e belle ragazze in pericolo per una storia scritta dall’ottimo mestierante Bruce Jones e disegnata con tratto gradevolmente retrò da Steve Rude, già maestro della sci-fi fumettistica col suo Nexus. Voto: 7

 

 

THE WALKING DEAD 41

Una nuova, inquietante, minaccia all’orizzonte (per gli appassionati della serie tv: il fumetto la precede di parecchio, con storie e personaggi sono sviluppati in modo in buona parte diverso), ma soprattutto, la continua ricerca di una disperata ‘normalità quotidiana’: le parole di Robert Kirkman e i disegni a firma Charlie Adlard e Stefano Gaudiano ci dicono che i protagonisti di The Walking Dead vorrebbero vivere facendo finta che nulla sia cambiato, che nonostante il ritorno a una sorta di Medio Evo, e la minaccia costante degli zombie, sia possibile vivere ‘come prima’. Desiderio che si scontra con la realtà di un mondo dove, volenti o nolenti, la violenza è diventata un elemento fondante. Persone comuni, i protagonisti di TWD non possono più esserlo: se nel ‘mondo di prima’ le convenzione sociali imponevano la tolleranza, la sopportazione, il controllo dei propri istinti, in quello del ‘dopo’, per quanto si faccia finta che non sia così, certe regole sono venute meno e il ‘mors tua, vita mea’, letteralmente, diventa alla fine l’unica regola fondante di una società in cui l’imperativo è sopravvivere. Voto: 7,5

 

LA VEDOVA NERA 10

Si conclude la ‘maxiserie’ (20 numeri) firmata da Nathan Edmondson (storia) e Phil Noto (disegni) dedicata alla superspia della Marvel: quella che poteva essere poco più che un’appendice si trasforma forse nel momento più crudo e crudele dell’intera serie: ancora una volta un episodio del passato della Vedova, forse il più definitivo, che dà tutta la dimensione della disperata necessità della protagonista di espiare tutte le nefandezze compiute in passato, tema portante della serie. Voto: 7,5

 

SECRET WARS 7

Dopo un paio di numeri di nulla assoluto o quasi, stavolta finalmente succede qualcosa: in sintesi, cominciano le mazzate, con un tutti contro tutti che avvia il rush finale della miniserie; il problema è che mentre fino a qualche tempo fa le miniserie principali di questi megaeventi potevano essere lette e godute tranquillamente a sé, negli ultimi casi capire cosa sta succedendo senza aver letto ciò che è successo contemporaneamente su almeno un’altra mezza dozzina di testate comincia ad essere difficoltoso: mossa ‘paraventa’ per costringere il pubblico a comprare decine di albi per poter seguire degnamente l’evento… Voto: 6
In appendice uno scontro tra Silver Surfer e il Maestro (versione futuribile di Hulk) – Voto: 6 – e un’altra breve storia dedicata ad una versione aggiornata di Milly la Modella, personaggio proveniente dalla preistoria della Marvel. Voto: 6.

 

AGE OF ULTRON VS MARVEL ZOMBIE 4

Numero conclusivo per una delle miniserie ‘di contorno’ al megaevento Marvel Secret Wars. Una grande occasione persa, al momento la pietra tombale sull’idea dei supereroi in salsa non morta, qui privati di tutto il loro potenziale orrorifico e ridotti a poco più che macchiette. La scrittura di James Robinson totalmente priva di inventiva, i disegni di Steve Pugh nulla più che ordinari.
Voto: 5

AFinale anche per l’altra miniserie che ha occupato l’albo, dedicata alla cacciatrice del soprannaturale Elsa Bloodstone, anch’essa alle prese con orde di morti viventi; Simon Spurrier fa sfociare in uno psicodramma famigliare figlia – padre trito e ritrito, ma almeno gli si deve dare atto di aver cercato, nel corso dei quattro numeri, di dire qualcosa di più sulla protagonista. Un passo indietro invece per i disegni di Kew Walker, in questo quarto numero decisamente frettolosi. Voto: 6

 

GLI INCREDIBILI X-MEN 310

Giungono a conclusione le tre miniserie e serie ospitate finora, tutte più o meno legate al megaevento Secret Wars.
In Anni di un futuro passato, la scrittrice Marguerite Bennett appare evidentemente costretta dalle necessità editoriali a tagliare corto, senza poter sviluppare pienamente una storia già di per sé non originale, corredata dai disegni non entusiasmanti di Mike Norton. Voto: 5,5

I disegni, almeno dotati di un filo di originalità, sono l’unico motivo di soddisafazione legato a E come Extinzione, che per il resto è accomunata alla miniserie precedente dal fatto di essere poco più che una variazione sul tema, un divertissement fine a sé stesso.
Voto: 6

Diverso il discorso per la serie dedicata a Magneto, che giunge a conclusione col ventesimo numero qui pubblicato: forse la migliore pubblicazione Marvel degli ultimi due anni: Cullen Bunn è riuscito a mantenere a buoni livelli la sua scrittura per la maggior parte della durata – eccezionali i primi 10 – 12 numeri – anche se in seguito si è avvertita forse un po’ di stanchezza; gli ultimi 4 numeri, col protagonista impegnato ad affrontare la catastrofe incombente su tutto l’universo Marvel, sono stati ovviamente una scelta obbligata, che Bunn ha comunque saputo gestire meglio di altri, specie nell’ultimo e ‘definitivo’ numero.
Voto all’intera serie: 7,5

 

FABLES: FELICI E CONTENTI

Tutte le storie, per poter essere definite tali, devono finire: anzi, è proprio la parola ‘fine’ a rendere una tale una storia, non importa quando arrivi, l’importante è che arrivi.
Certo, la parola ‘fine’ lascia sempre un po’ di amarezza, di tristezza, dovuta all’abbandono dei personaggi che si sono seguiti.
“Fables” è giunto alla conclusione: 150 numeri, al ritmo di uno al mese, fanno quasi 13 anni di vita, che per il mondo dei fumetti costituiscono una durata degna di nota, in effetti.
Tanto più che “Fables” non è stato certo un fumetto ‘mainstream’, pur avendo raccolto lungo la strada schiere di appassionati; il principio, se vogliamo un ‘uovo di colombo’: i personaggi delle fiabe nel mondo reale… se qualcuno pensa a “Once upon a time” certo ci azzecca, se non fosse che Fables è cominciata ad uscire nel 2002, una buona decina d’anni prima della serie che – pur sviluppandolo in modo decisamente diverso – ne ha ripreso le basi.
Tredici anni sono un periodo discretamente lungo anche nella vita di un essere umano: se facciamo due conti e con un po’ di ottimismo, equivalgono a circa 1/7 di un’esistenza…
In Italia ha avuto varie vicissitudini, causate dal sorgere e tramontare di varie case editrici, ma fortunatamente sono riuscito ad accumulare tutti e 150 i numeri… almeno credo, forse me ne è sfuggito qualcuno, ma su 150 un piccolo ‘buco’ ci può stare…
Bill Willingham ha avuto un’idea geniale, ma la bravura vera è stata quella di riuscire a portarla avanti per quasi 13 anni con rari cali di tensione; Marc Buckingham, uno dei migliori disegnatori degli ultimi venticinque anni, ha guidato un team eccellente che ha garantito un livello elevato anche dal punto divista grafico, regalando una serie che, almeno per quanto mi riguarda, rientra direttamente nel mio Olimpo fumettistico personale.
Fables è finita. Viva Fables.
Voto (stavolta a tutti i 150 numeri): 9

 

FUMETTAZIONI – 1

1, 2, 3… PROVA FUMETTI

E’ una considerazione che ho fatto altre volte: nonostante i fumetti siano forse la mia principale ‘passione intellettuale’ – gli dedico circa un’ora al giorno’ – ne ho sempre parlato poco, qui sul blog.
Forse perché i fumetti, ancora di più di altre tipologie ‘culturali’ (film, libri, etc…) hanno una ‘resistenza limitata’ al passare del tempo.
Il lettore di fumetti, come l’amante dei libri o dei dischi, è un ‘accumulatore seriale’ per il quale spesso la ‘necessità’ di arricchire la propria biblioteca supera quella di fruire del contenuto.
Mi spiego meglio: con tutta probabilità, l’appassionato di un qualunque tipo di consumo, troverebbe maggior godimento nell’ascoltare per la centesima volta Kid A dei Radiohead, o nel leggere l’Odissea, o (per restare in ambito fumettistico) Watchmen di Alan Moore, più che nell’ascolto o nella lettura, dell’ennesimo disco, libro, o fumetto di una band / scrittore / disegnatore che nel giro di poco tempo sarà presto dimenticato…
La questione tra l’altro è stata ulteriormente complicata dall’atomizzazione prodotta da Internet, attraverso cui qualunque band può far ascoltare la propria musica, gli scrittori e i fumettisti farsi leggere.

Insomma: certe passioni intellettuali inducono ‘l’accumulo’, sia esso fisico o, come succede in tempi moderni, ‘digitale’.
Per i fumetti poi il tutto è ulteriormente complicato dalla serialità: certo, ci sono le cosiddette ‘graphic novel’, autoconclusive, paragonabili a un libro, ma alla fine il fumetto campa soprattutto sulla serialità, gli albi che escono ogni mese: siano essi antologici come Topolino, autoconclusivi, ma facenti parte di una serie (come i vari Dylan Dog, Tex e via discorrendo), o concatenati in un susseguirsi di trame sull’esempio di quello che avviene nelle soap opera.
Il fumetto diventa così un mare magnum di storie ‘usa-e-getta’ che, presto lette, finiranno per essere altrettanto presto dimenticate, soppiantate prontamente da altre.
Resto convinto che parlare di fumetti qui abbia poco senso… eppure, mi è venuta voglia di farlo, e dato che comunque sui blog, ‘scripta volant’, mi sono detto: proviamo.
Cercherò di tenere una rubrica più o meno periodica, con brevi recensioni di quanto letto ultimamente… chissà se ci riuscirò…

 

CYBERSIX NUMERI 35, 36, 38

Recuperati parecchio tempo fa (parliamo di anni… questo per riparlare dell’accumulto di cui sopra) ma letti solo ora, questi tre numeri della serie firmata da Trillo e Mejia, dedicate alla creatura artificale dai sentimenti umani in lotta contro la persecuzione dello scienziato che l’ha creata nell’immaginaria città di Meridiana.
Albi pubblicati dalla Eura che risalgono ormai a una ventina di anni fa (e dubito che riuscirà a completare la serie), ma sempre di alto livello, in cui in ogni storia, anche se ‘minima’ si riesce a dire qualcosa in più. Voto: 7

 

FANTOMIUS VOLUME 3.

Nuovo volume dedicato al predecessore / antesignano di Paperinik; quattro storie scritte e disegnate da Marco Gervasio, che negli ultimi anni ha letteralmente costruito la mitologia del personaggio. In questo numero, come di consueto ambientato negli anni ’20, il Dr. Fu-Man-Etchù; un’avventura nella brughiera inglese con contorno di un cane infernale, scorribande tra le calli veneziane e il primo incontro del protagonista col suo fido alleato Copernico Pitagorico. Voto: 7

 

AGE OF ULTRON VS MARVEL ZOMBIE N.2

Nel nugolo di miniserie che fanno da contorno al megaevento Marvel Secret Wars, l’incontro tra le versioni decomposte dei supereroi e l’esercito di androidi creato dall’androide Ultron era quella che prometteva il maggior tasso di ‘delirio’: l’esito è stato purtroppo modesto, con una storia che giunta a metà percorso ha detto finora ben poco.
Voto: 5,5

Alla fine risulta più intrigante la seconda storia che occupa l’albo, che segue le vicende della cacciatrice di creature soprannaturali Elsa Bloodstone proprio in terra di non morti.
Voto: 6

 

GLI INCREDIBILI X-MEN N. 308

Anche le testate mutanti sono sconvolte da Secret Wars: la serie personale di Magneto ci narra dei suoi ultimi tentativi di salvare il salvabile – voto: 6 – mentre in Anni di un Futuro Passato, i mutanti di una realtà distopica cercano di salvare la pelle. Voto: 6,5
Più interessante, specie per i disegni di Ramon Villalobos, la terza miniserie dell’albo, E come Estinzione, in cui le versioni ‘attempate’ dei mutanti storici tentano di tenere a freno l’irruenza giovanile delle nuove leve. Voto: 7

 

MR. PUNCH

I nomi di Neil Gaiman e Dave McKean basterebbero da soli a offrire la dimensione dell’opera (uscita nel 1994): un’inquietante discesa attraverso memorie infantili, sprazzi di ricordi che alzano il velo su tragedie ed efferatezze volutamente dimenticate.
La scrittura ellittica di Gaiman, nel quale prevale l’allusione, il non detto, il non spiegato, in un’atmosfera in cui non realtà, sogno e immaginazione infantile si mescolano continuamente; i disegni e le disturbanti costruzioni fotografiche di McKean. Voto: 8

 

INVINCIBLE 26

Il buon Invincible scopre di essere una pedina, e questo non gli piace per nulla; il numero 50 della serie originale apre nuovi scenari. Nonostante si tratti di storie abbastanza datate (metà 2008), lette oggi risultano ancora godibilissime, merito soprattutto della scrittura di Robert Kirkman (stesso creatore di The Walking Dead). Voto: 7

Sulla serie ‘di accompagnamento’, Wolf-Man, braccato, va in cerca di pericolosi alleati. Voto: 6,5

 

MIRACLE MAN DI GAIMAN E BUCKINGHAM 3

Prosegue la ristampa delle storie firmate da Neil Gaiman a inizio anni ’90, coadiuvato dai disegni di un Mark Buckinghm in stato di grazia, a narrare le storie di gente comune in un mondo in cui i supereroi sono diventati realtà, assurgendo al ruolo di dei o quasi e sconvolgendo la società… In questo numero il protagonista non è esattamente una ‘persona come le altre’, ma… uno dei numerosi cloni di Andy Warhol… e qui mi fermo. Voto: 7,5

 

I GRANDI CLASSICI DISNEY 2

Vagabondi, singhiozzi e scaramanzie; l’epopea del West, Beniamino Franklin e il suo topo e la Paperodissea nel post-Guerra di Secessione; Kangurpaperi e balene a pallini rosa… Il tutto firmato, da Panaro, Scarpa, Michieli, Abramo Barosso, Giampaolo Barosso, Massimo De Vita, Fraberg, Strobl, Liggera, De Connell, Hubbard, Martina, Pier Lorenzo De Vita, Bottaro, Dalmasso, Carpi.
Che dite, può bastare? Voto: 8

 

RATMAN 113

Prende il via l’ultima saga di Rat-Man: o almeno, questo è ciò che sostiene l’autore Leo Ortolani, che d’altronde aveva già assicurato di voler chiudere col n.100, salvo poi tornare sui suoi passi… Primo di dieci episodi che promettono di chiudere tutti, ma proprio tutti, i discorsi lasciati in sospeso, tra eroismo e comicità demenziale; ma da tempo Rat-Man ha perso la sua carica propulsiva.
Voto: 6

Completano l’albo il consueto raccontino della serie de I miei ragguardevoli sabato sera (di Cavalli / Ampollini) sostanzialmente inutile – Voto: 5 –  e la sventagliata finale di vignette di varia cronaca parmense degli anni ’90. Voto: 6,5

X-MEN: GIORNI DI UN FUTURO PASSATO

In un futuro più o meno prossimo, uno sparuto gruppo di reduci mutanti cerca di resistere all’attacco delle ‘Sentinelle’, robot creati per individuare ed eliminare i possessori del gene mutante, in grado di adattarsi ai poteri di coloro che si ritrovano a combattere. In un disperato tentativo di risolvere la situazione, la coscienza del Wolverine del futuro viene mandata nel corpo del Wolverine degli anni ’70, allo scopo di impedire che Mystica uccida il creatore delle Sentinelle, dando il via alla catena di avvenimenti che avrebbe portato a quel futuro apocalittico.  Per raggiungere l’obbiettivo, Wolverine dovrà prima scuotere il professor Xavier dal torpore in cui è caduto dopo che la maggior parte dei suoi studenti è stata costretta  a partire per la guerra del Vietnam; poi, liberare Magneto, tenuto rinchiuso in una cella di massima sicurezza al Pentagono dopo essere stato incolpato dell’assassinio di Kennedy; in seguito, convincere i due, trai quali si è creata una frattura apparentemente insanabile, a tornare a collaborare, e per finire cercare tutti assieme di impedire la catastrofe.

Secondo, attesissimo capitolo della nuova vita cinematografica degli Uomini X, dopo il riuscito “X-Men first class”: stavolta alle redini non c’è più Matthew Vaughn, ma viene richiamato Bryan Singer, già autore della prima trilogia… la differenza c’è e si vede: rispetto al precedente lavoro, molto più incentrato sulle psicologie di Xavier e Magneto, stavolta si punta maggiormente sull’azione, riprendendo la storica vicenda narrata da Chris Claremont e disegnata da John Byrne nel 1981; l’alto livello del materiale di riferimento poteva essere un’arma a doppio taglio per Singer, che tuttavia se la cava egregiamente, trasponendo la storia con modifiche (una su tutte: nell’originale a viaggiare nel passato era la mente di Kitty Pride e non di Wolverine) che però alla fine non disturbano.

Una film fondato sulle fondamenta di una storia ben narrata che trova il compimento della propria architettura in un cast che mescola vecchio e nuovo ciclo degli uomini X: così nel futuro ritroviamo Patrick Stewart, Ian McKellan e Hale Berry come Xavier, Magneto e Tempesta; nel passato riecco i giovani Xavier e Magneto  James McAvoy e Michael Fassbender: il ruolo di trait d’union della situazione lo svolge Wolverine – Hugh Jackman, che completa l’efficacissimo trio di protagonisti: assieme a loro, Nicholas Hoult, Bestia, assurto a quarto membro della squadra, e soprattutto Jennifer Lawrence – Mystica, che ancora una volta ruba la scena con la sua seminudità blu, e la riuscita interpretazione di un personaggio sempre al limite tra bene e male. Il cattivo della situazione ha le fattezze di Peter Dinklage, lanciato dalla notorietà acquisita col ruolo di Tyrion Lannister in “Game of Thrones”: un’interpretazione ‘ordinaria’ forse resa un po’ opaca da un doppiaggio non eccezionale.

“Giorni di un futuro passato”  è dominato da un’atmosfera plumbea, da catastrofe incombente, e non è un caso che il futuro distopico da cui parte il film, trovi le proprie radici in anni in cui negli USA è ancora vivo il ricordo dell’uccisione di Kennedy, in cui la catastrofe del Vietnam è alle battute finali, ma le ferite da essa portata sono ancora tutte aperte, e il cui il potere è detenuto da Nixon, che sarebbe diventato il simbolo della corruzione politica. In questo quadro, l’unico momento di alleggerimento è la sequenza cui partecipa il nuovo personaggio di Quicksilver, che garantisce la scena forse più spassosa dell’intero film e che forse avrebbe meritato un utilizzo esteso a tutta la vicenda: c’è da sperare che nel prossimo film avrà un ruolo più ampio.

Il prossimo capito delle avventure degli X-Men, è già in cantiere, dominato dalla parola Apocalisse, che fa già venire un brivido di attesa a tutti gli appassionati…

ASSALTO ALLA TERRA

Per chi vuole, una  recensione di questo caposaldo della fantascienza degli ‘insetti giganti’, pubblicata su

CINEFILOS

AVENGERS

Quando Loki – dio nordico della menzogna e dell’inganno e fratellastro di Thor – si impadronisce di un artefatto cosmico che gli permette di aprire un portale spaziale invadendo la Terra con un esercito di alieni, è il momento in cui ‘gli eroi più potenti della Terra’ devono unire le forze per contrastare la minaccia. Nick Fury, capo della superagenzia di spionaggio SHIELD raccoglie così Iron Man, Thor, Hulk, Capitan America, la Vedova Nera e, in seguito, Occhio di Falco per far fronte al pericolo. Un tale gruppo di ‘forti personalità’ avrà prevedibilmente molte difficoltà ad operare assieme, tra sfiducia e sospetti reciproci, ma alla fine, appianate le divergenze  e messe da parte le differenze caratteriali, riusciranno a fare fronte comune contro il pericolo incombente…
Un film atteso, attesissimo dagli appassionati: sognato dagli iinizi degli anni 2000, quando  l’Uomo Ragnò sbarco finalmente sul grande schermo; ambito da quando, col primo film dedicato da Iron Man, si capì che la Marvel aveva tutta l’intenzione di portare progressivamente sullo schermo i vari ‘pesi massimi’, prima singolarmente e poi tutti insieme.
Come in ogni occasione del genere, l’attesa spasmodica poteva generare un filo di delusione: così, fortunatamente non è stato.
Avengers è un film pieno, dalla spettacolarità mastodontica e fantasmagorica. Chi andando al cinema si aspetta, anche da un film supereroistico, un minimo di ‘riflessione’, può tranquillamente rimanere a casa, risparmiando tempo e soldi: qui non c’è la riflessione sulla ‘diversità’ degli X-Men, non si ragiona sui problemi dell’adolescenza come nell’Uomo Ragno, non si riflette sul labile confine tra bene e male come in Batman o sul ‘lato oscuro’ come in Hulk.
Avengers è una baraonda, una corsa a perdifiato: o meglio, parte a passo di maratona, prosegue marciando spedita e si conclude con gli ultimi quaranta a ritmo da cento metri piani; proprio questo finale, roboante e maestoso, vale probabilmente tutto il prezzo del biglietto, regalando un  film memorabile non solo per gli appassionati di fumetti, ma anche per coloro che vanno al cinema per divertirsi, meravigliarsi, venire rapiti dalla ‘grandeur’ immaginifica delle scene di combattimento di questi eroi, ‘super’ per retaggio divino, esperimenti scientifici o semplicemente per essere uomini e donne normali con intelligenza o abilità fuori dal comune.
A dirigere l’orchestra è Joss Whedon, uno che ha cominciato coi telefilm di Buffy e ha proseguito scrivendo proprio fumetti di supereroi per la Marvel (in quel caso, gli X-Men). I solisti, che vanno a comporre questa ‘band ultrapotenziata’ sono Robert Downey Jr., ormai ‘consumato’ interprete di Iron Man (che gigioneggia un filo, specie nella parte iniziale-centrale del film forse un pò troppo infarcita di battutine); Mark Ruffalo, che intepretando Bruce Banner (il suo alterego Hulk affidato alle magie della CGI) riesce nell’impresa di non far rimpiangere Edward Norton, che aveva interpretato alla perfezione il personaggio nel precedente film a lui dedicato; Chris Evans, non strabiliante, ma comunque efficace nel suo intepretare un Capitan America che, risvegliatosi dopo 70 anni di ibernazione, è un uomo degli anni ’40 che deve scendere a patti con l’oggi; Chris Hemsworth, più sciolto, espressivo e meno legnoso rispetto al lungometraggio dedicato a Thor; Scarlett Johansson, un’algida superspia russa con delle fragilità nascoste; Jeremy Renner, dignitoso interprete dell’infallibile arciere Occhio di Falco e last but not least, Thom Hiddleston nel ruolo del cattivissimo Loki, ancora una volta perfetto nella caratterizzazione di un supercattivo che sistematicamente diviene vittima delle sue insicurezze.
Tra scontri trai supereroi prima e tra loro e gli invasori dopo, con almeno un paio di scene memorabili pronte a strappare l’applauso, Avengers è un ‘giocattolone’ i cui meccanismi funzionano alla perfezione, pronto ad avvolgere e affascinare tutti coloro che siano un minimo disposti a farsi ammaliare dalla ‘sospensione dell’incredulità’. Un film da non perdere per gli amanti dei fumetti e del cinema ‘di genere’… tutti gli altri, beh… forse un’occhiata gliela potrebbero comunque riservare.

RADIOROCK.TO