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MATERIANERA, “SUPERNOVA” EP (TAINTED MUSIC)

Sarà forse il nome dato al progetto, Materianera, che evoca la ‘materia oscura’ teorizzata dalla fisica contemporanea; o, ancora di più, il titolo del disco, ‘Supernova’… Fatto sta che ascoltando questi sette pezzi, si finisce per avere una sensazione quasi ‘siderale’, una sorta di ‘sospensione cosmica’, come se suoni – e voci – divenissero echi stellari (per quanto il suono nello spazio non possa diffondersi).

Dipende probabilmente da quel tanto di dilatazione, la vaga rarefazione che il disco trae dal suo costante pulsare elettronico, suoni sintetici accompagnati da una vocalità elegante e per certi versi sfuggente.

Materianera nasce dall’incrocio di tre strade: Alan Diamond è figlio d’arte di Paul, uno di quelli che hanno contribuito a creare la figura del Dj come la intendiamo oggi, non più solo ‘selezionatore di dischi’, ma artista e autore… Rispetto al padre, ha intrapreso una strada più marcatamente sperimentale.

Davide ‘Enphy’ Cuccu ha fatto parte degli Stiliti, band ska che ebbe una breve notorietà una decina di anni fa, passando poi agli Statuto e approdando più recentemente nei Bluebeaters.

Yendri Fiorentino è la più nota dei tre: nativa di Santo Domingo, ma cresciuta in Italia, ha partecipato a una finale di X-Factor, firmato un contratto con la Sony, da lei poi sciolto, preferendo una strada più defilata, ma più autonoma, che l’ha portata ad entrare nel cast musicale di “Crozza nel Paese delle Meraviglie”, potendo nel contempo i suoi progetti personali.

Sonorità spesso liquide, talvolta all’insegna di contaminazioni dub e suggestioni che rimandando più o meno direttamente a certe esperienze d’oltremanica a cavallo tra ’90 e ’00, sulle quali si staglia una vocalità elegante, sofisticata, la cui intensità soul sembra in un certo senso ‘filtrata’ dalla vaga sensazione di provenire da un altrove spaziale, in quello che potrebbe essere una sorta di ‘pop da viaggio interstellare’.

Lo spazio è un luogo affascinante, ma per certi versi algido: lo stesso si può dire per “Supernova” che, per quanto cerchi una certa luminosità, finisce a tratti per perdere di immediatezza, forse un po’ troppo concentrato su un’eleganza sonora e stilistica.

TALENTSCIO’

Probabilmente dirò cose già dette… del resto, dei cosiddetti ‘talent show’ non ho quasi mai parlato (nè in questi pochi mesi su WP, né negli oltre sei anni su Splinder) ritenendoli degni di poca o nulla considerazione da parte mia… certo, con una buona dose di spocchia e tracotanza, ma d’altronde quando (per mia fortuna) ci si imbatte spesso in tanta bella musica italiana che si sa già da principio probabilmente non godrà mai di una ribalta televisiva, vedere certi ‘fenomeni’ ‘sparati’ in diretta nazionale, dà un discreto fastidio, specie pensando a ciò che poi viene dopo.
Li chiamano ‘talent show’, perché dovrebbero portare alla ribalta il ‘talento’, il ‘merito artistico’… eppure. Eppure, ragionando sugli esiti, ci si accorge che i vincitori dei talent non sono altro che vittime. Certo, avranno l’effimera soddisfazione di qualche mese di notorietà, durante il quale probabilmente se sono fortunati (e scaltri abbastanza per patrimonializzare e non darsi alla bella vita) potranno, forse, radunare i soldi necessari a mettere su casa e a vivere senza troppe preoccupazioni per qualche anno; ma poi? Poi, il nulla, mi pare.
Da quando questo tipo di spettacoli (Amici, X Factor, mettiamoci pure Italia’s got talent) è stato lanciato, non mi pare che abbia prodotto una ‘generazione di fenomeni’: alcuni dei vincitori (per non parlare degli altri, i partecipanti ed esclusi anzitempo nel corso della ‘gara’) hanno avuto modo di prolungare la loro notorietà: ricordo in ordine sparso una Giusy Ferreri cui ha arriso, per un annetto, un certo successo, ricordo qualche vincitore di Sanremo (per quanto vincere Sanremo voglia ormai dire poco o nulla)… poco altro. Nessuno di questi cosiddetti ‘talenti’ è apparso in grado di resistere al passare degli anni, mostrando doti e appunto ‘talenti’, tali da superare la prova del tempo (la più difficile, peraltro, nel mondo musicale: i dischi migliori sono, per definizione, quelli che dopo 10, 20, 30 e più anni mostrano ancora di avere qualcosa da dire, per testi e musica), scrollandosi di dosso l’etichetta di ‘quello che ha vinto a…’
Questo è l’enorme controsenso: si chiamano ‘talent show’, ma alla fine questi programmi sono risultati più o meno inefficaci, se si parla di scoprire persone dotate di capacità che permettano loro di proseguire un’onorata carriera.
L’altro giorno vedevo un servizio riguardo la fresca vincitrice di X-Factor: certo una gran bella voce, ma poi? Poi, la guardi, e pensi che dietro alla vittoria, più che la voce, ci sia un ‘modello’: la giovanissima concorrente la cui età intenerisce, con l’aggiunta di qualche riminiscenza a cavallo tra Cenerentola e il Brutto Anatroccolo, e allora il gioco diventa scoperto… per carità, io le auguro successo e gloria (anche se probabilmente la sua versione di Whole lotta love finirà presto nel dimenticatoio: ricordiamoci che fine ha fatto ad esempio una rocker di razza come Elisa quando è finita tra le mani della Caselli;  in Italia già il rock ha scarsa fortuna per conto suo, figuriamoci quello al femminile…).
Alla fine, è solo e soltanto televisione, audience, ascolti: l’arte è poco più di un pretesto, tutto resta lì, confinato al piccolo schermo, coi concorrenti che almeno, si spera (visto che ormai gli esempi sono numerosi e non uno è riuscito veramente a ‘sfondare’), siano divenuti consapevoli che il massimo che gli può derivare dalla partecipazione – e da un’eventuale vittoria – è un bel gruzzoletto da mettersi in saccoccia… che di questi tempi,  non è comunque poco.