Posts Tagged ‘Warhol’

FUMETTAZIONI – 1

1, 2, 3… PROVA FUMETTI

E’ una considerazione che ho fatto altre volte: nonostante i fumetti siano forse la mia principale ‘passione intellettuale’ – gli dedico circa un’ora al giorno’ – ne ho sempre parlato poco, qui sul blog.
Forse perché i fumetti, ancora di più di altre tipologie ‘culturali’ (film, libri, etc…) hanno una ‘resistenza limitata’ al passare del tempo.
Il lettore di fumetti, come l’amante dei libri o dei dischi, è un ‘accumulatore seriale’ per il quale spesso la ‘necessità’ di arricchire la propria biblioteca supera quella di fruire del contenuto.
Mi spiego meglio: con tutta probabilità, l’appassionato di un qualunque tipo di consumo, troverebbe maggior godimento nell’ascoltare per la centesima volta Kid A dei Radiohead, o nel leggere l’Odissea, o (per restare in ambito fumettistico) Watchmen di Alan Moore, più che nell’ascolto o nella lettura, dell’ennesimo disco, libro, o fumetto di una band / scrittore / disegnatore che nel giro di poco tempo sarà presto dimenticato…
La questione tra l’altro è stata ulteriormente complicata dall’atomizzazione prodotta da Internet, attraverso cui qualunque band può far ascoltare la propria musica, gli scrittori e i fumettisti farsi leggere.

Insomma: certe passioni intellettuali inducono ‘l’accumulo’, sia esso fisico o, come succede in tempi moderni, ‘digitale’.
Per i fumetti poi il tutto è ulteriormente complicato dalla serialità: certo, ci sono le cosiddette ‘graphic novel’, autoconclusive, paragonabili a un libro, ma alla fine il fumetto campa soprattutto sulla serialità, gli albi che escono ogni mese: siano essi antologici come Topolino, autoconclusivi, ma facenti parte di una serie (come i vari Dylan Dog, Tex e via discorrendo), o concatenati in un susseguirsi di trame sull’esempio di quello che avviene nelle soap opera.
Il fumetto diventa così un mare magnum di storie ‘usa-e-getta’ che, presto lette, finiranno per essere altrettanto presto dimenticate, soppiantate prontamente da altre.
Resto convinto che parlare di fumetti qui abbia poco senso… eppure, mi è venuta voglia di farlo, e dato che comunque sui blog, ‘scripta volant’, mi sono detto: proviamo.
Cercherò di tenere una rubrica più o meno periodica, con brevi recensioni di quanto letto ultimamente… chissà se ci riuscirò…

 

CYBERSIX NUMERI 35, 36, 38

Recuperati parecchio tempo fa (parliamo di anni… questo per riparlare dell’accumulto di cui sopra) ma letti solo ora, questi tre numeri della serie firmata da Trillo e Mejia, dedicate alla creatura artificale dai sentimenti umani in lotta contro la persecuzione dello scienziato che l’ha creata nell’immaginaria città di Meridiana.
Albi pubblicati dalla Eura che risalgono ormai a una ventina di anni fa (e dubito che riuscirà a completare la serie), ma sempre di alto livello, in cui in ogni storia, anche se ‘minima’ si riesce a dire qualcosa in più. Voto: 7

 

FANTOMIUS VOLUME 3.

Nuovo volume dedicato al predecessore / antesignano di Paperinik; quattro storie scritte e disegnate da Marco Gervasio, che negli ultimi anni ha letteralmente costruito la mitologia del personaggio. In questo numero, come di consueto ambientato negli anni ’20, il Dr. Fu-Man-Etchù; un’avventura nella brughiera inglese con contorno di un cane infernale, scorribande tra le calli veneziane e il primo incontro del protagonista col suo fido alleato Copernico Pitagorico. Voto: 7

 

AGE OF ULTRON VS MARVEL ZOMBIE N.2

Nel nugolo di miniserie che fanno da contorno al megaevento Marvel Secret Wars, l’incontro tra le versioni decomposte dei supereroi e l’esercito di androidi creato dall’androide Ultron era quella che prometteva il maggior tasso di ‘delirio’: l’esito è stato purtroppo modesto, con una storia che giunta a metà percorso ha detto finora ben poco.
Voto: 5,5

Alla fine risulta più intrigante la seconda storia che occupa l’albo, che segue le vicende della cacciatrice di creature soprannaturali Elsa Bloodstone proprio in terra di non morti.
Voto: 6

 

GLI INCREDIBILI X-MEN N. 308

Anche le testate mutanti sono sconvolte da Secret Wars: la serie personale di Magneto ci narra dei suoi ultimi tentativi di salvare il salvabile – voto: 6 – mentre in Anni di un Futuro Passato, i mutanti di una realtà distopica cercano di salvare la pelle. Voto: 6,5
Più interessante, specie per i disegni di Ramon Villalobos, la terza miniserie dell’albo, E come Estinzione, in cui le versioni ‘attempate’ dei mutanti storici tentano di tenere a freno l’irruenza giovanile delle nuove leve. Voto: 7

 

MR. PUNCH

I nomi di Neil Gaiman e Dave McKean basterebbero da soli a offrire la dimensione dell’opera (uscita nel 1994): un’inquietante discesa attraverso memorie infantili, sprazzi di ricordi che alzano il velo su tragedie ed efferatezze volutamente dimenticate.
La scrittura ellittica di Gaiman, nel quale prevale l’allusione, il non detto, il non spiegato, in un’atmosfera in cui non realtà, sogno e immaginazione infantile si mescolano continuamente; i disegni e le disturbanti costruzioni fotografiche di McKean. Voto: 8

 

INVINCIBLE 26

Il buon Invincible scopre di essere una pedina, e questo non gli piace per nulla; il numero 50 della serie originale apre nuovi scenari. Nonostante si tratti di storie abbastanza datate (metà 2008), lette oggi risultano ancora godibilissime, merito soprattutto della scrittura di Robert Kirkman (stesso creatore di The Walking Dead). Voto: 7

Sulla serie ‘di accompagnamento’, Wolf-Man, braccato, va in cerca di pericolosi alleati. Voto: 6,5

 

MIRACLE MAN DI GAIMAN E BUCKINGHAM 3

Prosegue la ristampa delle storie firmate da Neil Gaiman a inizio anni ’90, coadiuvato dai disegni di un Mark Buckinghm in stato di grazia, a narrare le storie di gente comune in un mondo in cui i supereroi sono diventati realtà, assurgendo al ruolo di dei o quasi e sconvolgendo la società… In questo numero il protagonista non è esattamente una ‘persona come le altre’, ma… uno dei numerosi cloni di Andy Warhol… e qui mi fermo. Voto: 7,5

 

I GRANDI CLASSICI DISNEY 2

Vagabondi, singhiozzi e scaramanzie; l’epopea del West, Beniamino Franklin e il suo topo e la Paperodissea nel post-Guerra di Secessione; Kangurpaperi e balene a pallini rosa… Il tutto firmato, da Panaro, Scarpa, Michieli, Abramo Barosso, Giampaolo Barosso, Massimo De Vita, Fraberg, Strobl, Liggera, De Connell, Hubbard, Martina, Pier Lorenzo De Vita, Bottaro, Dalmasso, Carpi.
Che dite, può bastare? Voto: 8

 

RATMAN 113

Prende il via l’ultima saga di Rat-Man: o almeno, questo è ciò che sostiene l’autore Leo Ortolani, che d’altronde aveva già assicurato di voler chiudere col n.100, salvo poi tornare sui suoi passi… Primo di dieci episodi che promettono di chiudere tutti, ma proprio tutti, i discorsi lasciati in sospeso, tra eroismo e comicità demenziale; ma da tempo Rat-Man ha perso la sua carica propulsiva.
Voto: 6

Completano l’albo il consueto raccontino della serie de I miei ragguardevoli sabato sera (di Cavalli / Ampollini) sostanzialmente inutile – Voto: 5 –  e la sventagliata finale di vignette di varia cronaca parmense degli anni ’90. Voto: 6,5

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IL GUGGENHEIM

L’avanguardia americana 1945 – 1980

Roma, Palazzo delle Esposizioni, fino al 6 maggio

Questo primo scorcio di 2012 regala ai patiti dell’arte contemporanea un pasto ottimo e abbondante, con le personali dedicate a Mirò e a Dalì (quest’ultima un vero e proprio ‘evento’) e con questa antologica dedicata al Guggenheim.
Qualcuno tra l’altro forse ricorderà che nel 2005 al Guggenheim venne dedicata un’analoga esposizione, alle Scuderie del Quirinale; in quel caso, però si trattava di una mostra organizzata soprattutto per portare in Italia un gran numero di opere, prima mai viste qui da noi.
Stavolta, invece, il percorso espositivo, come dice il sottotitolo, si concentra sulla scena americana dal secondo dopoguerra in poi.
Partendo dalla Scuola di New York e dall’Espressionismo Astratto, al Fotorealismo, passando per il  Minimalismo, la  Pop Art, l’Arte Concettuale, nelle sette sale presenti, il visitatore è posto di fronte ai principali filo dell’avanguardia americana.
Il ‘roster’ è di quelli di primo piano: tra gli altri, nelle prime due sale, dedicate al Surrealismo e alle sue evoluzioni troviamo Rothko (presente anche con alcuni dei suoi lavori a ‘macchia di colore’, più tipici del periodo minimale) e Pollock, con le sue tele sgocciolate e con quelle ugualmente ‘caotiche’, ma un filo meno ‘istintive’: Ocean Greyness è forse una delle opere esposte più conosciute, e senz’altro una delle più inquietanti, superata solo da The Atom One World, di Pousette – Dart).
Da quest’atmosfera un filo plumbea, dominata dai demoni dell’inconscio, si passa al ‘Systemic Painting’, all’insegna di uno studio ‘asettico’ di forme e colori, ma che di colori – sgargianti e luminosi – è un trionfo: Harran II di Frank Stella, domina sul fondo della sala, con la sua magnificenza cromatica; la sezione dedicata alla Pop – Art è ovviamente dominata da toni ironici, tra un Warhol (Orange Disaster 5) e un paio di Lichtenstein (il celeberrimo ‘cane grignante’ di Grrrrrrr e l’altrettanto famoso ‘In’) ci si trova di fronte al monumentale Barge (dieci di metri lunghezza) di Robert Rauschenberg.
Da qui la mostra prende sentieri impervi: con la scultura Minimalista si indaga il rapporto dell’opera d’arte con il contesto in cui è inserita, come nel caso dei tubi al neon di Flavin, o con lo spettatore: le le lastre di rame Carl Andre permettono allo spettatore di camminare sull’opera d’arte (e di mettersela  letteralmente ‘sotto i piedi’), un discorso che prosegue con l’Arte Concettuale, con opere comeWater di  Jospeh Kosuth, che consiste nella semplice stampa della descrizione del termine ricavata da un dizionario, o come l’installazione che testimonia l’opera di Bruce Nauman:  uno  stretto corridoio al termine del quale il visitatore vede sè stesso ripreso da una telecamera.
Dopo questa ‘full immersion’ in queste forme d’arte ‘estrema’, di fronte alle quali finisce per essere lecito porsi la classica domanda: “ma è arte?”, con l’ultima sala si torna a modelli più ‘consueti’, sebbene ugualmente ‘densi’ da un punto di vista concettuale: il Fotorealismo ricostruisce la realtà, appunto tramite la riproduzione il più fedele possibile della tecnologia fotografica, con esiti per certi versi stupefacenti, come nel caso del camion da Kleeman, o della veduta dello stesso Guggenheim riprodotta da Estes.
Una mostra che come tutte quelle del suo genere solleticherà i palati dei più curiosi e predisposti a forme d’arte che prescindono dal mero ‘figurativo’, e che come al solito, per le peculiarità di alcune opere esposte è particolarmente indicata anche a un pubblico di famiglie, visto che gli spettatori più piccoli di fronte a certe opere non potranno certo esibire gli sbadigli che in loro suscita la gran parte dei musei…

IL GUGGENHEIM. L’AVANGUARDIA AMERICANA 1945 – 1980

Roma, Palazzo delle Esposizioni, fino al prossimo 6 maggio

 Matta-Echaurren , “Dark Light”

Still, “Jamais”

Pousette – Dart, “The Atom. One World”.

Marca – Relli, “Warrior”

Pollock, “Ocean Greyness”

Stella, “Harran II”

Warhol, “Orange Disaster # 5”

Lichtenstein, “Grrrrrr”

Kosuth, “Water”

Kleemann, “Big Foot Cross”

 

Estes, “The Solomon Guggenheilm Museum”