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CRANCHI, “VOLEVAMO UCCIDERE IL RE” (IN THE BOTTLE RECORDS /AUDIOGLOBE)

Secondo lavoro per i Cranchi (il nome, anzi il cognome, glie l’ha dato il cantante e chitarrista Massimiliano), dopo l’esordio del 2010: un progetto nato tra Mantova e Rovigo (città di provenienza dei quattro componenti della band), tutti già con qualche esperienza alle spalle (tra queste,  i The Great Nothern X, già recensiti su queste pagine). “Volevamo uccidere il re”: laddove il re è la personale metafora per il ‘pensiero unico’ dominante ai giorni nostri.

I Cranchi conducono la loro battaglia attraverso un folk acustico (talvolta vestito con divisa ‘da combattimento’, all’insegna di un ensemble che agli strumenti consueti aggiunge fisarmonica, banjo e piano), venato di ‘indie’ e impastato con la tradizione del cantautorato italiano, quella del filone più orientato a uno sguardo critico verso la società (tornano alla mente Guccini o Claudio Lolli). Storie ispirate dalle guerre, magari quelle così lontante ‘nella mente’, ma geograficamente appena oltre un braccio di mare, o dagli ‘anni di piombo’ (rievocati nel brano conclusivo), un cuoco anarchico e un redivivo Robin Hood, sono solo alcuni degli scenari e dei personaggi che incrociamo lungo gli otto brani presenti, in cui si trova anche spazio per un paio di episodi sentimentali.

Un disco su cui aleggia costantemente un alone di rabbia venata di malinconia, espressa con personalità dal cantante, in un episodio accompagnato da una voce femminile. I Cranchi superano con personalità la prova del secondo disco, dando l’idea di avere ancora ampi margini di miglioramento.

IN COLLABORAZIONE CON LOSINGTODAY

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