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ALEA AND THE SIT, “GENERATION” (AREA LIVE / LIBELLULA MUSIC)

La cantautrice Alea, al secolo Alessandra Zuccaro, da Brindisi e il trio lucano dei The Sit si incontrano circa quattro anni fa, aprendo una collaborazione che giunge al secondo capitolo discografico.

“Generation” è un titolo che gioca dice tutto o quasi: il ritratto di una generazione, non più giovanissima, non ancora matura, con poche certezze e punti di riferimento, forse costretta più delle precedenti a cercare dentro di sé stimoli, motivazioni, ‘ragioni’; il rischio è quello di chiudersi nel proprio campionario di certezze incrollabili, la via di uscita quella di aprirsi al mondo, se si è artisti, come in questo caso, dare libero sfogo alla propria creatività.

Alea si mette così in gioco, in un lavoro che pur rispecchiando ampiamente i suoi studi da cantante jazz, si apre ad altri mondi sonori: dall’hip hop, con la collaborazione di Big Simon dei Krikka Reggae (‘DaDaism’, che apre il disco) alle musiche del ‘sud del mondo’ con quella del percussionista senegalese Meissa Ndaye, (‘Joye’) mentre l’apporto dei The Sit offre una continua colorazione, tra trascinanti ritmi funk e suggestioni della gloriosa stagione del jazz elettrico – anche italiano – degli anni ’70 (‘The Wait’). Non mancano parentesi tranquille, più da jazz club.

Alea si muove con eleganza lungo le undici tracce (la conclusiva un radio edit dell’opener DaDaism), con una decisa preferenza per l’inglese (pur non mancando episodi in italiano e brani ‘misti’), facendo sfoggio di tecnica, spesso ricorrendo al ‘vocalese’, ma cercando di non perdere di vista il lato emotivo della questione.

LUCA FATTORI, “AMICCA IN LOW-FI” (AUTOPRODOTTO)

Secondo lavoro da studio per Luca Fattori, una biografia musicale iniziata con le cover di Frank Zappa ma repentinamente orientatasi alla sperimentazione vocale, con un primo lavoro uscito un paio d’anni fa, cui si va ora ad aggiungere questo nuovo disco.

‘Anicca’ è un termine che appartiene alla lingua indiana ‘pali’ e che significa ‘impermanenza’; ‘low-fi’ gli appassionati di musica più o meno sanno tutti cosa voglia dire: esegesi a parte, Luca Fattori fa tutto da solo, assemblando un disco per voce e loop in cui  gli ‘esercizi vocali’ dell’autore sono sostenuti dall’ampio utilizzo, appunto, di loop e campioni.

Dodici tracce, tra citazioni letterarie (Pasolini) e cinematografiche, gorgheggi che rimandano abbastanza prevedibilimente a Bobby McFerrin, tra ritmi vagamente caraibici e suggesioni tribali, rumori di conversazioni e ‘rigurgiti’ campionati.

Il risultato è – come spesso accade in questi casi – un filo ‘surreale’ (o almeno, così può apparire ai meno avvezzi al genere), non ci si risparmia dal giocare la carta dell’ironia, (un titolo su tutti: Rock is not dead because is never born), in un lavoro che non si limita alla sua essenza sperimentale, ma che – tra il serio e il faceto – trova il modo di affrontare i vari temi ‘pesanti’ dell’oggi: il concetto di ‘libertà’, il laovro, i rapporti interpersonali.

Un disco che dunque, nonostante l’indubbio grado di ‘difficoltà’ nel suo percorrere un sentiero sonoro sicuramente impegnativo e poco frequentato, non si risparmia dall’aprirsi all’ascoltatore, finendo per essere un’esperienza certo ‘diversa’, ma non priva di fascino.

IN COLLABORAZIONE CON LOSINGTODAY