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FUSARO, “BUONGIORNO (PER TUTTO IL GIORNO)” (VERTIGO / BELIEVE / EDIZIONI CURCI)

A colpire è la sensibilita, la delicatezza, la capacità di inquadrare emozioni e sensazioni con poche parole, essenziali.
Sembra facile, bisogna provarci.
Non è poi probabilmente un caso che il pezzo ‘augurale’, che dà il titolo all’intero lavoro, sia posto in coda al secondo disco (‘album’ si sarebbe detto una volta) di Fabrizio Fusaro, nel segno della consolidata collaborazione – in testi e musiche – con Ale Bavo (già collaboratore di Subsonica e Levante).
Non è nemmeno un caso che invece il disco si apra con ‘Morto lui rimango io’, una ‘mazzata emotiva’ dedicata a chi per un motivo o per l’altro, ha perso la speranza e si ritrova solo, ad appigliarsi al semplice ‘respiro’ come unica ancora al futuro.
Insomma: si apre con la morte di Dio (scegliete voi se con la ‘d’ maiuscola o minuscola) che ci lascia soli a noi stessi, si chiude con le porte che si aprono alla speranza di una bufera che si ritira, allegoria nemmeno tanto nascosta del lockdown e della sua conclusione.
In mezzo si parla di dubbi e incertezze, errori che non si sa come recuperare, l’affidarsi alla ‘Fortuna’ in mancanza apparente di punti fermi su cui costruire il futuro; si parla di amore e di ricordi d’infanzia, di rapporti padre – figlio.
Una costruzione sonora che parte dalla semplicità di chitarra e / o piano e voce per acquisire profondità e ricchezza con effetti assortiti, ad avvolgere l’ascoltatore.
Fuori da certi ‘radar’, lontano dalla ‘frenesia’ che impone di sfornare singoli a ripetizione da dare in pasto all’usa e getta di YouTube, c’è chi dà voce alle fragilità di questi tempi complicati.

FUSARO, LIEDE, NEDNACK, TOMMASO LA NOTTE: SINGOLI

Fusaro

Il Silenzio Basta e Avanza

Vertigo / Believe / Curci Music / Libellula Music

Dopo i buoni riscontri ottenuti col disco di esordio “Di quel che c’è non manca niente”, uscito lo scorso anno, il cantante torinese Fabrizio Fusaro torna con questo singolo, spiccatamente intimista.

Il silenzio non tanto e non solo come ‘incomunicabilità’; in questo caso, si rivivono situazioni del passato che più o meno tutti hanno sperimentato: un viaggio in macchina a fianco del padre, nessuna intenzione di parlare, forse perché non si ha voglia di finire a litigare, o per non affrontare certi discorsi ‘importanti’, o magari solo perchè, in certi casi “il silenzio basta e avanza” e non c’è bisogno di riempirlo con tante parole.

Cantautorato indie cui la collaborazione in fase di produzione con Ale Bavo, conferisce un atmosfere intimista e sfuggente, quasi onirica, come sono spesso i ricordi.

Liede

Chance

Techno -pop con suggestioni da club per questo nuovo singolo di Liede, torinese ‘cantautore in teoria, in pratica è un casino’; le scorie di una relazione giunta al termine, con le inevitabili speranze di ‘nuove possibilità’, le ‘Chance’ che però si ampliano fino a coinvolgere tutto un vissuto pregno di insoddisfazione, di un odio – verso il mondo – che finisce per diventare un abito e un’abitudine, il porre un muro tra sé e gli altri, mentre magari si cerca di non pensare buttandosi a capofitto nei vizi, più o meno ‘pericolosi’ del sabato sera…

Brano in cui una certa leggerezza sonora, appunto tipica del ‘disimpegno del week end’, si accompagna a un testo che nella sua apparente semplicità, nasconde tutte le complicazioni di un ‘vivere’ che a volte è decisamente complicato.

NedNack

Vita

DogsLife

Tanta voglia di rivalsa, non senza una buona dose di rabbia nei confronti di chi non sembra voler fare altri che ‘smontarti’.

Perugino di nascita, NedNack è uno di ‘quelli che vogliono farcela’: terzo singolo per lui, un brano motivazionale, in buona parte autobiografico, per invitare a non mollare e a credere in sé stessi, anche quando si è gli unici a farlo, senza scoraggiarsi.

Un rap / hip hop abbastanza di circostanza, testo non indimenticabile, ma l’intento va comunque apprezzato, in tempi non facili, specie per i più giovani.

Tommaso La Notte

Piedi al muro

Jazz Engine (AUAND) / Pirames International

Nuovo brano per il prolifico (anche troppo…) Tommaso La Notte, uscito col suo primo lavoro sulla lunga distanza, “Pop Notturno”, lo scorso dicembre, di cui questo è il sesto estratto, un inno alla ‘felicità trovata nelle piccole cose, a dire il vero poco originale.

FEDERICO FABI, “C’ERAVAMO QUASI” (VERTIGO / ASIAN FAKE / SONY)

Un EP autoprodotto all’attivo, “Io e me x sempre”, che lo ha fatto conoscere prima sul web, portandolo poi a esibirsi nei locali romani e non solo, Federico Fabi arriva oggi al traguardo del primo full length, all’insegna di quella qualcuno chiamerebbe ‘musica leggera, anzi leggerissima’…

Otto pezzi per raccontare una storia d’amore, dalla passione iniziale fino al lento declino e conclusione, all’insegna di un’attitudine minimale, priva di ogni orpello.

Sonorità scarne, in cui a tratti prevalgono quasi gli effetti di sottofondo, sui quali si staglia un cantato sempre sotto traccia, dai toni vagamente infantili, forse a tratti un filo irridenti, come se in fondo quello dell’amore fosse spesso il classico gioco che è bello finché dura poco.

Una proposta originale (del resto quella dello stesso Fabi è una storia all’insegna del rifiuto delle mode correnti, per abbracciare un’estetica squisitamente vintage) per stile e modi, all’insegna di una ‘leggerezza’ che a tratti diviene quasi evanescenza, rischiando a tratti di perdere un po’ la presa sull’ascoltatore.

FEDERICO FABI, ‘AL DENTE’ SINGOLO (VERTIGO / SONY MUSIC)

Nuovo singolo per il giovane cantautore romano, reduce dal buon riscontro ricevuto per l’EP di esordio “Io e me x sempre”, brano che anticipa il primo lavoro sulla lunga distanza, “C’eravamo quasi”.

Ordinarie traversie sentimentali – lui ‘cotto’, lei ancora ‘al dente’ – sullo sfondo di un tipico ‘quotidiano generazionale’; confezione gradevolmente pop.

FUSARO, “DI QUEL CHE C’È NON MANCA NIENTE” (LIBELLULA MUSIC / VERTIGO)

Fabrizio Fusaro, cantautore poco più che ventenne originario della provincia torinese, si è già fatto conoscere e apprezzare da qualche anno, arrivando ora al traguardo del primo disco.

“Di quel che c’è non manca niente” era un modo di dire del nonno del cantautore: scelta non casuale, dato che tutto il disco è intriso di una ‘famigliarità’, dell’affetto per persone e luoghi del passato dell’artista, dell’infanzia un po’ più frequentemente, ma non solo.

C’è tutto un immaginario costruito sulla vicenda biografica dell’artista: il nonno appare tra le righe una figura importante (non solo per il titolo: uno dei brani è stato ricavato da certi suoi ritagli di giornale), ma c’è spazio per una dedica al fratello sull’onda dei ricordi d’infanzia e tutta la dimensione domestica, anche rappresentata dalla stessa casa come luogo fisico acquisisce un peso specifio decisivo lungo i nove pezzi presenti; non mancano parentesi dedicate alle relazioni sentimentali, forse (ipotizzo) viste come un percorso lungo il quale costruire una nuova ‘casa’, un nuovo luogo degli affetti.

Il tutto è proposto in uno stile comune a quello di molto giovane cantautorato degli ultimi tempi (con tutti i debiti distinguo, il rappresentante più noto del filone attualmente è forse Diodato): c’è l’amore per le parole, la scelta delle immagini, delle allegorie (non scontato il ricorso in un paio di episodi a metafore sportive che in Italia possono rischiano sempre di essere un’arma a doppio taglio, in genere evitate dai cantautori ‘seri’), in un disco dominato da un’atmosfera un po’ plumbea, a tratti quasi dolente, sul filo della nostalgia, il cantato costantemente dimesso.

Un lavoro intimo, raccolto, nel segno dell’essenzialità dei suoni, con voce e chitarra con synth percussioni e sonorità ‘d’ambiente’ a fare da sostegno, con discrezione.

Viene forse da pensare che un tantino di ‘vivacità’ in più non avrebbe guastato, ma il disco risulta comunque solido e forte comunque di una sua coerenza di carattere e umore.

FUMETTAZIONI 5

Brevi recensioni delle ultime letture disegnate.

 

ELEKTRA:  ASSASSIN

Frank Miller è un giovane autore in rampa di lancio, quando nel 1981 sulle pagine di Devil crea Elektra, personaggio destinato a diventare tra i più iconici degli ultimi 30 anni e passa della Marvel.
E’ il 1986 quando Miller, fresco del successo planetario de Il Ritorno del Cavaliere Oscuro, tra le opere che hanno contribuito a rivoltare come un calzino il concetto di giustiziere in calzamaglia, torna a seguire le vicende del personaggio, in un thriller fantapolitico che mescola ninja, cyborg assassini e possessioni demoniache; ai disegni, un Bill Sienkiewicz che, da par suo, mostra una volta di più come un ‘fumetto di genere’ possa essere la sede per sperimentazioni grafiche senza limiti, o quasi.
Il risultato è ancora oggi strabiliante: a 30 anni di distanza, “Elektra Assassin” non ha perso un briciolo della sua potenza narrativa e grafica, potendo essere inserito a buon diritto nella stretta cerchia delle pietre miliari del genere, e non solo.

Voto: 9,5

 

I GRANDI CLASSICI DISNEY 5

La ‘perla’ dell’albo stavolta è la lunga versione ‘papera’ dell’Isola del Tesoro, anno 1959, coi disegni di un Luciano Bottaro in stato di grazia, autore anche dei testi assieme a Carlo Chendi, storia che da sola vale tutto l’albo.
Voto: 8,5

Il resto delle storie è più o meno ‘di ordinanza’, col solito manipolo di autori storici: si distinguono un giallo con elementi di fantascienza con Topolino e Pippo protagonisti (di Pavese / De Vita) e l’ultimo capitolo delle vicende spazial / sentimentali di Paperino e Reginella, con lo scrittore Rodolfo Cimino affiancato stavolta dal non esaltante spagnolo Antoni Bancells Pujadas.

Voto: 6,5

 

INVINCIBLE 29 – 30

Nonostante si caratterizzi per il primo crossover tra le due testate che compongono l’albo, quella del titolare e Wolf-Man, il numero 29 risulta alla fine abbastanza interlocutorio, confermando comunque come Kirkman riesca a dipingere un eroe più che mai umano, scatti d’ira inclusi. Voto: 6,5

Il numero successivo vede i due tornare ognuno alle proprie vicende: nel caso di Invincible, una delle consuete storie dal finale – shock cui Kirkman ci dovrebbe ormai aver abituato, ma alle quali non ci si abitua mai .Voto: 7

Wolf-Man conclude il  secondo ciclo narrativo, anche qui con un colpo di scena, ma abbastanza ‘telefonato’. Voto: 6

 

100 BULLETS 23 – 25

Un misterioso individuo se ne va in giro dando a persone finite nei casini una valigetta contenente una pistola e cento proiettili non rintracciabili, e i documenti che provano le responsabilità di coloro che gli hanno ‘rovinato la vita’: i prescelti talvolta accettano di seguire la via della vendetta, in altre occasioni oppongono un cortese rifiuto… Tuttavia, le reali motivazioni del misterioso individuo, ‘Mr. Graves’, non sono legate alla semplice offerta di un’occasione di vendicarsi, ma si inseriscono in un disegno più ampio, che affonda le radici nella stessa Storia Americana e che riguarda il dominio di una ristretta cerchia di famiglie – il ‘Trust’ – sugli Stati Uniti e un nucleo di killer, i ‘Minutemen’, creati dalla stessa cerchia come una sorta di ‘deterrente’ a ogni possibile faida tra le famiglie stesse… Almeno fino a quando i patti interni tra le famiglie e tra il ‘Trust’ e Graves e i suoi vengono meno, dando il via a una reazione a catena e a una spirale di sangue che non potrà che portare al più classico degli ‘shodown’ finali….
Una delle ultime grandi serie della Vertigo, uscita negli anni 2000 e oggetto di una ristampa che arriva alla conclusione (cento, non a caso, i numeri della serie originale, venticinque quelli della versione italiana in questione), scritta da Brian Azzarello, una delle maggiori ‘penne’ del fumetto americano degli ultimi vent’anni e disegnata dall’altrettanto prestigioso suo sodale storico Edoardo Risso.
In questi ultimi tre numeri i nodi vengono finalmente al pettine, e ‘Mr Graves’ deve forse, finalmente, fare i conti col sé stesso, mentre i membri storici del ‘Trust’ finiscono per trovarsi di fronte al fatto che il tempo passa e che per loro si profila l’accantonamento da parte delle scalpitanti nuove generazioni… Il pulp di Ellroy e Leonard che per certi versi incontra la disillusione di “C’era una volta in America”.

Voto (all’intera serie, 100 numeri) 8,5

 

LILITH 16

La serie scritta e disegnata da Luca Enoch, uscite a cadenza semestrale, si avvia alla conclusione (durata prevista: 18 numeri).
In poche parole: Lyca, alias Lilith in un futuro distopico, in cui il genere umano è stato pressoché annientato dall’improvvisa comparsa dello ‘spiromorfo’;
Lilith è venuta al mondo ed è stata cresciuta con un unico scopo: viaggiare all’indietro nel tempo ed estirpare di volta in volta i ‘semi’ dello spiromorfo, eliminando i loro ‘ospiti’ umani, con l’effetto collaterale di cambiare la storia.
Le battute conclusive della storia di Lilith sono ambientate nell’America dei Pionieri e di un post-guerra di secessione in cui le colonie ribelli hanno perso, mentre la parte occidentale del continente è stata colonizzata dai giapponesi.
La cornice è come al solito attenta, con Luca Enoch che come al solito è attento a costruire una ‘storia alternativa’ che sia credibile; i disegni come al solito sono all’altezza, ma tra le pagine si comincia ad avvertire una certa stanchezza, come se in fondo l’autore cominciasse a non vedere l’ora di ‘liberarsi’ del personaggio… dopo tutto, parliamo di una serie che va avanti da otto anni.

Voto: 6,5

 

THE BOYS 43

Si, insomma: lo ‘scontro finale’ c’era stato nello scorso numero: allora? Allora, forse, anche se stiamo parlando di Garth Ennis, ci si poteva aspettare che negli ultimi numeri si chiudessero le ‘questioni in sospeso’… Solo che è di Garth Ennis che stiamo parlando, e possibile che dopo tanti anni ci si attenda ancora qualcosa di ‘normale’?
Certo, effettivamente c’è una ‘questione in sospeso da chiudere’: è l’ossessione di Butcher (il ‘capo’ dei Boys) per i ‘superumani’.. archiviato il capitolo della vendetta personale, è ora di passare ai massimi sistem: se gli individui con superpoteri sono pericolosi, lo sono a prescindere; anche se si tratta dei tuoi compagni di strada, quelli che ti hanno aiutato nella missione, quelli che sono diventati in un certo senso la tua famiglia.
E il sangue, tornerà a scorrere, se possibile più copioso di prima…

Voto: 7,5

 

THE WALKING DEAD 41

I nostri protagonisti cominciano a fare i conti con i ‘Sussurranti’: persone che hanno deciso di sopravvivere all’epidemia zombie, letteralmente confondendosi coi ‘non morti’, utilizzando ‘maschere’ fatte coi resti di altri cadaveri…
Al di là della minaccia però, continua la riflessione sulla mutazione della società: nel mondo moderno, la ‘democrazia’ prevede per il cambio di governo le elezioni… certo non sempre, a volte il voto popolare viene usato come carta straccia e persone regolarmente elette vengono cacciate via; in genere in maniera incruenta, almeno nelle democrazie occidentali.
In una società disgregata dalla minaccia dei non morti, viene meno anche questa regola, con un sostanziale ritorno a modalità che in fondo hanno fatto parte del vivere comune per svariati millenni… Per cui se il modo di governare risulta sgradito, beh: la strada più breve e comoda è pensare di eliminare fisicamente la persona in questione…

Voto: 7,5

 

RONIN

Lo scontro tra un Ronin e la sua demoniaca nemesi si trasferisce per il suo epilogo da Giappone medievale ad un futuro non troppo lontano, nel quale gli uomini, totalmente dipendenti dalla tecnologia, rischiano di esserne definitivamente soppiantati.
1983: nonostante si sia già fatto apprezzare per il suo primo ciclo di storie su Devil, Frank Miller non ha ancora acquisito lo status ‘leggendario’ che conquisterà grazie a opere come Il Ritorno del Cavaliere Oscuro, Elektra: Assassin, o Born Again, secondo lotto di storie del ‘Diavolo Rosso’.
“Ronin” è l’opera di un autore ambizioso, già in buona parte consapevole delle proprie capacità, ma sfrontato fino all’autoreferenzialità, quasi incurante nei confronti del pubblico.
Un’opera che unisce elementi tipici del ‘superuomo’ del fumetto U.S.A. al gusto per il fumetto europeo e, naturalmente, giapponese.
L’opera di quello che diventerà un maestro e un punto di riferimento per un paio di generazioni di autori, che in controluce mostra buona parte di ciò che verrà in seguito, ma che nel contempo soffre ancora di alcuni limiti, a cominciare da una narrazione che, volendo forse essere ‘ellittica’, finisce per essere frastagliata e disorientante.
Siamo comunque dalle parti dell’eccellenza – soprattutto nei disegni – pun non raggiungendola pinenamente.

Voto: 8

 

I GRANDI CLASSICI DISNEY 6

I testi di Guido Martina dominano la selezione del mese, con tre parodie (Romeo e Giulietta, Madama Butterfly e Aida) reinterpretate dai paperi, ma soprattutto con l’avventura in tre parti di Paperino al Tour de France, disegni di Giuseppe Perego, risalente al 1954, che all’epoca (piena età dell’oro del ciclismo) fu un autentico boom.
Il resto del sommario è più o meno di ‘ordinanza’, con un paio di storie made in U.S.A. e qualche riempitivo; nell’elenco dei disegnatori si segnalano
Romano Scarpa, Giovan Battista Carpi, Luciano Capitanio e Sergio Asteriti.

Voto: 7,5

 

RAT-MAN 115

Terzo episodio dei dieci che dovrebbero (il condizionale è d’obbligo) segnare la conclusione della serie.
Amo poco quegli autori che nei loro libri (o fumetti) parlano troppo di sé stessi: ogni autore, è vero, mette un po’ di sé nei suoi personaggi, ma quando il personale prende il sopravvento, scivolando nell’autobiografia, il discorso cambia; certo ci sono le notabili eccezioni come Zerocalcare, ma lì è tutt’altro discorso.
Leo Ortolani nel suo Rat-Man ha messo sempre molto di sé; a volte troppo, ma almeno lo solvava l’ironia; in questa storia Ortolani all’ironia non rinuncia, ma purtroppo non rinuncia nemmeno alla sterile polemica contro chi, in un passato più o meno recente, l’ha accusato di aver smesso di scrivere le storie ‘divertenti e basta’ di una volta, per addentrarsi troppo spesso in territori ‘seri’.
Pareri soggettivi: per me un autore ha tutto il diritto di cambiare come vuole il ‘clima’ delle sue storie; tuttavia, esporsi al giudizio del pubblico fa comunque parte del gioco e dare seguito alle polemiche mi sembra abbastanza inutile, specie quando poi, polemiche a parte, si dimostra di avere poco da dire.
Il problema principale di questo numero, come dei precedenti, è infatti che l’autore non sembra avere più nulla di originale da dire, continuando a girare sempre attorno ai soliti discorsi, o riproponendo idee già viste altrove.

Voto: 5,5

NOI 3

di Grant Morrison, testi e Frank Quitely, disegni.

Edizioni RW

Cartonato, pagg. 144, € 23

Noi3, ovvero Nuovi Organismi Ibridi: c’erano una volta un cane, un gatto e un coniglietto… che divennero vittime di un esperimento scientifico – militare: inseriti in esoscheletri da combattimento, sono i prototipi di un nuovo tipo di esercito, che usa comuni animali domestici in luogo degli esseri umani; la ‘fedeltà’ e ‘ubbidienza’ degli animali, unita al loro implacabile istinto predatorio…
Una volta conclusa la sperimentazione, i tre sono destinati alla soppressione, ma la giovane scienziata che fin dall’inizio se n’è presa cura ne favorirà la fuga.
Inizierà così la loro corsa verso la libertà, alla ricerca di un posto da poter chiamare ‘casa’; braccati dall’esercito, i tre si difenderanno, oltre che con le unghie e con i denti, con le armi inserite nelle loro armature da combattimento.
Nel 2004 quel ‘geniaccio’ di Grant Morrison, coadiuvato alle matite da un Frank Quitely in assoluto stato di grazia, pubblica per la Vertigo, la linea per ‘lettori maturi’ della DC Comics (la stessa casa editrice di Superman e Batman), questa favola per adulti che regala momenti lirici, parentesi di empatia e un pizzico di commozione.
Non si può fare altro che partecipare fin dalle prime pagine alle vicissitudini di questi poveri cuccioli strappati alle loro case (efficacissima e un filo ‘paracula’ l’idea di aprire ogni capitolo con la riproduzione di quei manifestini che spesso s’incrociano sui muri o sui pali della luce delle città, in cui si denuncia la scomparsa di gatti o cani) e vittima di una sperimentazione scientifica che li trasforma loro malgrado in armi di distruzione di massa.
Si fa il tifo per loro nel corso della loro fuga, in cui dovranno peraltro fare i conti, oltre che con l’esercito ‘tradizionale’ anche con alcuni loro ‘colleghi’, altri animali ‘trasformati’ in modo da diventare pericolosi strumenti di morte… si condivide l’atto di ribellione della giovane scienziata che davanti all’ineluttabilità del destino delle proprie povere cavie, compie un atto di ribellione, accettandone tutte le conseguenze.
Il tutto graficamente narrato in un modo eccezionale, con sequenze mozzafiato e soluzioni (come ad esempio il moltiplicarsi delle vignette che in una sola pagina riprendono la stessa scena da angolazioni diverse, ricreando una sorta di ‘tridimensionalità’ con uno stratagemma tipicamente cinematografico) originalissime.
Un lavoro impreziosito ancora di più dal grande formato che la RW ha scelto per questa nuova edizione, ulteriormente omaggiata dalla copertina rigida: certo il prezzo è alto, per un’opera indirizzata forse solo agli appassionati per la quale  una tale edizione appare anche esagerata, ma la lettura intensa ed emozionante merita sicuramente.