Posts Tagged ‘Vedova Nera’

AVENGERS ENDGAME

ATTENZIONE: chi ancora non ha visto il film, potrebbe trovare in questo articolo anticipazioni ‘non gradite’; ho cercato di evitare spoiler e spiegazioni troppo esplicite, ma comunque tra le righe è possibile si possano intuire gli sviluppi; chi non ne vuole sapere nulla, è il caso che non legga.
Dopo un decennio e passa e una ventina (21?) di film, la prima, grande era dei ‘cinecomics’ della Marvel – nel frattempo radunati sotto la denominazione di ‘Marvel Cinematic Universe’ – giunge al capitolo finale.

Una conclusione che proverbialmente non può essere definita che ‘cataclismatica’, in cui i nostri eroi, sfiancati e depressi per non essere riusciti a impedire l’ecatombe voluta da Thanos, si trovano improvvisamente (grazie, guarda caso a… Topolino, in quella che chi ha visto e vedrà il film potrebbe leggere come un omaggio alla Disney, attuale proprietaria dei supereroi marvelliani) di fronte a un cunicolo, per quanto stretto, verso una possibile salvezza.

Senza spoilerare troppo (che poi, ‘sta fissazione di alcuni per gli spoiler ha decisamente rotto, e finisce per stimolare l’istinto str***o e un po’ sadico di spiattellare tutto), lo spettatore viene catapultato in una gimcana spazio – temporale che è un riuscito e coinvolgente omaggio a tutto ciò che abbiamo visto finora, per poi tornare nel presente e sfociare nel più classico degli scontri conclusivi in puro stile ‘arrivano i nostri’, in cui ritroveremo tutti (o quasi) i compagni di strada del decennio uniti contro il cattivo e le sue schiere…

Così tutto si conclude, stavolta non senza lasciare vittime sul campo, dando proprio l’idea della fine di un’era e lasciando gli appassionati nell’incertezza riguardo il futuro dei supereroi Marvel al cinema.
Qua e là (e ovviamente nel lungo finale che sistema i destini dei ‘tre grandi’ Capitan America, Thor, Iron Man) si intuisce quali potrebbero essere i progetti futuri: non è certo un segreto che questa è l’ultima volta che abbiamo visto questo cast: Downey Jr. e Ruffalo ormai brizzolati e Jeremy Renner stempiato danno l’idea di quel passare del tempo che sui fumetti cartacei si riesce a imbrogliare ma con cui al cinema non si può barare; in aggiunta, Scarlett Johansson (che per l’occasione ha almeno accettato di ri-tingersi qualche ciocca di rosso, rievocando gli inizi), è ancora in predicato di tornare con un’avventura ‘a sé’ della Vedova Nera, anche se il futuro sembra abbastanza incerto.

Vedremo se la Marvel azzarderà certi passi già compiuti sui fumetti riguardo certi personaggi, o se qui tutto si è limitato a una citazione dei fumetti (a proposito, per chi segue anche il cartaceo, il film include qualche gustosa allusione, soprattutto una… ancora una volta, qui mi fermo).

Il ‘giocattolone’, insomma, funziona: certo tre ore e passa forse sono un tantino troppe, anche se tutto sommato la lunga prima parte, molto ‘citazionista’ offre una grandinata di spunti, oltre che la partecipazione – gustosa – di gran parte dei comprimari ‘di nome’ visti nei film precedenti: i cameo non si contano o quasi, ivi incluso l’inevitabile omaggio a Stan Lee.
Un film che offre esattamente quello che si aspetta, e forse un tantino di più, che trova la sua degna conclusione in una fantasmagorica battaglia finale, che a dire il vero diventa a tratti confusionaria e che io avrei perfino fatto durare di più per dare veramente a tutti i personaggi la possibilità di farsi vedere un’ultima (non per tutti) volta.

Ovviamente non mancano le gag, nei confronti delle quali ormai anche lo spettatore più ‘restio’ finisce per essere ‘vaccinato’ eppure anche in questo caso in determinati frangenti hanno dovuto esagerare; ci si esalta – a me poi vedere certe sequenze in stile ‘siamo qui insieme, diamo addosso al cattivo’ commuovono puntualmente – e sul finale i più emotivi potrebbero farsi scappare una lacrima.

Non sarà forse il migliore film del lotto: il primo Avengers resta irraggiungibile, non solo perché il primo a vedere gli eroi insieme, ma perché dovendo gestire meno personaggi risulta ancora oggi più efficace, così come certi tentativi di introdurre una maggiore ‘complessità’ – il film che viene sempre citato in proposito è “Winter Soldier” – andando oltre le semplici ‘botte tra gente in costume’, sono stati poi decisamente stoppati quando a monte è arrivata la Disney, stabilendo che coi film di supereroi si doveva restare entro i rigidi steccati del ‘cinema d’evasione’, e che laddove si era tentato di suscitare qualche riflessione in più, era invece il caso di buttarla sulla comicità spicciola, ai limiti della torta in faccia… vabbè.

“Avengers Endgame” insomma, conferma un efficace paralleo che altri hanno fatto: il cinema di supereroi è oggi ciò ciò che fino agli anni ’60 fu il western; buoni contro cattivi e lì finisce, con poche eccezioni.
L’avvento di un Peckinpah o anche di un Leone, che cambino la prospettiva, appare ancora al di là da venire.

FUMETTAZIONI – 3

Terzo appuntamento con le letture disegnate più recenti.

UACK! 24

Uack! cambia formula: da mensile passa a bimestrale e, non più dedicato alla sola opera omnia di Carl Barks, si apre ad altri autori: il nuovo sottotitolo fa infatti genericamente riferimento a Paperopoli.
L’Uomo dei Paperi continua comunque a farla da padrone, ma in questo caso il vero gioiello è Sua Maestà de’ Paperoni, interamente firmata da Don Rosa, in cui il nostro finisce per rendere la collina su cui sorge il deposito un vero e proprio Stato indipendente – una monarchia, ovviamente – con tutte le conseguenze del caso. Voto: 7,5

 

SHADE THE CHANGING MAN VOL.9: LA VITA E’ BREVE

Shade all’Inferno per ‘recuperare’ il suo defunto amore… e in seguito a fare i conti con un figlio che cresce, invecchia e trapassa nel giro di qualche giorno.
La serie scritta da Peter Milligan in pieni anni ’90 si sarebbe dovuta in realtà chiudere col numero 50, pubblicato nel precedente volume di questa serie di ristampe; tuttavia il successo raggiunto spinse l’editore prima e lo scrittore poi a proseguire: il livello continua ad essere elevatissimo, le situazioni del tutto deliranti (e non poteva essere altrimenti, per una serie che faceva della ‘follia’ il suo perno centrale), i disegni, curati da Paul Jenkins e Mark Bukingham, efficacissimi nell’accompagnare i contenuti.
Voto: 8

 

THE BOYS 41

Le cose cominciano ad andare veloci. Decisamente, veloci: la corsa verso il finale è cominciata e non potrà arrestarsi che dopo il confronto finale coi ‘super’; è il momento quindi di sistemare le ultime questioni in sospeso, mentre è chiaro che qualcuno finora si è mosso nell’ombra per rendere inevitabile lo scontro e trarre vantaggio dalla distruzione reciproca dei combattenti. Voto: 7

 

CAPITAN AMERICA: A CHE PREZZO LA GLORIA?

Uscita recentemente nella collana Marvel Best Seller, questa miniserie vede Steve Rogers prendere decisamente la scena rispetto alla sua controparte in costume: gangster e belle ragazze in pericolo per una storia scritta dall’ottimo mestierante Bruce Jones e disegnata con tratto gradevolmente retrò da Steve Rude, già maestro della sci-fi fumettistica col suo Nexus. Voto: 7

 

 

THE WALKING DEAD 41

Una nuova, inquietante, minaccia all’orizzonte (per gli appassionati della serie tv: il fumetto la precede di parecchio, con storie e personaggi sono sviluppati in modo in buona parte diverso), ma soprattutto, la continua ricerca di una disperata ‘normalità quotidiana’: le parole di Robert Kirkman e i disegni a firma Charlie Adlard e Stefano Gaudiano ci dicono che i protagonisti di The Walking Dead vorrebbero vivere facendo finta che nulla sia cambiato, che nonostante il ritorno a una sorta di Medio Evo, e la minaccia costante degli zombie, sia possibile vivere ‘come prima’. Desiderio che si scontra con la realtà di un mondo dove, volenti o nolenti, la violenza è diventata un elemento fondante. Persone comuni, i protagonisti di TWD non possono più esserlo: se nel ‘mondo di prima’ le convenzione sociali imponevano la tolleranza, la sopportazione, il controllo dei propri istinti, in quello del ‘dopo’, per quanto si faccia finta che non sia così, certe regole sono venute meno e il ‘mors tua, vita mea’, letteralmente, diventa alla fine l’unica regola fondante di una società in cui l’imperativo è sopravvivere. Voto: 7,5

 

LA VEDOVA NERA 10

Si conclude la ‘maxiserie’ (20 numeri) firmata da Nathan Edmondson (storia) e Phil Noto (disegni) dedicata alla superspia della Marvel: quella che poteva essere poco più che un’appendice si trasforma forse nel momento più crudo e crudele dell’intera serie: ancora una volta un episodio del passato della Vedova, forse il più definitivo, che dà tutta la dimensione della disperata necessità della protagonista di espiare tutte le nefandezze compiute in passato, tema portante della serie. Voto: 7,5

 

SECRET WARS 7

Dopo un paio di numeri di nulla assoluto o quasi, stavolta finalmente succede qualcosa: in sintesi, cominciano le mazzate, con un tutti contro tutti che avvia il rush finale della miniserie; il problema è che mentre fino a qualche tempo fa le miniserie principali di questi megaeventi potevano essere lette e godute tranquillamente a sé, negli ultimi casi capire cosa sta succedendo senza aver letto ciò che è successo contemporaneamente su almeno un’altra mezza dozzina di testate comincia ad essere difficoltoso: mossa ‘paraventa’ per costringere il pubblico a comprare decine di albi per poter seguire degnamente l’evento… Voto: 6
In appendice uno scontro tra Silver Surfer e il Maestro (versione futuribile di Hulk) – Voto: 6 – e un’altra breve storia dedicata ad una versione aggiornata di Milly la Modella, personaggio proveniente dalla preistoria della Marvel. Voto: 6.

 

AGE OF ULTRON VS MARVEL ZOMBIE 4

Numero conclusivo per una delle miniserie ‘di contorno’ al megaevento Marvel Secret Wars. Una grande occasione persa, al momento la pietra tombale sull’idea dei supereroi in salsa non morta, qui privati di tutto il loro potenziale orrorifico e ridotti a poco più che macchiette. La scrittura di James Robinson totalmente priva di inventiva, i disegni di Steve Pugh nulla più che ordinari.
Voto: 5

AFinale anche per l’altra miniserie che ha occupato l’albo, dedicata alla cacciatrice del soprannaturale Elsa Bloodstone, anch’essa alle prese con orde di morti viventi; Simon Spurrier fa sfociare in uno psicodramma famigliare figlia – padre trito e ritrito, ma almeno gli si deve dare atto di aver cercato, nel corso dei quattro numeri, di dire qualcosa di più sulla protagonista. Un passo indietro invece per i disegni di Kew Walker, in questo quarto numero decisamente frettolosi. Voto: 6

 

GLI INCREDIBILI X-MEN 310

Giungono a conclusione le tre miniserie e serie ospitate finora, tutte più o meno legate al megaevento Secret Wars.
In Anni di un futuro passato, la scrittrice Marguerite Bennett appare evidentemente costretta dalle necessità editoriali a tagliare corto, senza poter sviluppare pienamente una storia già di per sé non originale, corredata dai disegni non entusiasmanti di Mike Norton. Voto: 5,5

I disegni, almeno dotati di un filo di originalità, sono l’unico motivo di soddisafazione legato a E come Extinzione, che per il resto è accomunata alla miniserie precedente dal fatto di essere poco più che una variazione sul tema, un divertissement fine a sé stesso.
Voto: 6

Diverso il discorso per la serie dedicata a Magneto, che giunge a conclusione col ventesimo numero qui pubblicato: forse la migliore pubblicazione Marvel degli ultimi due anni: Cullen Bunn è riuscito a mantenere a buoni livelli la sua scrittura per la maggior parte della durata – eccezionali i primi 10 – 12 numeri – anche se in seguito si è avvertita forse un po’ di stanchezza; gli ultimi 4 numeri, col protagonista impegnato ad affrontare la catastrofe incombente su tutto l’universo Marvel, sono stati ovviamente una scelta obbligata, che Bunn ha comunque saputo gestire meglio di altri, specie nell’ultimo e ‘definitivo’ numero.
Voto all’intera serie: 7,5

 

FABLES: FELICI E CONTENTI

Tutte le storie, per poter essere definite tali, devono finire: anzi, è proprio la parola ‘fine’ a rendere una tale una storia, non importa quando arrivi, l’importante è che arrivi.
Certo, la parola ‘fine’ lascia sempre un po’ di amarezza, di tristezza, dovuta all’abbandono dei personaggi che si sono seguiti.
“Fables” è giunto alla conclusione: 150 numeri, al ritmo di uno al mese, fanno quasi 13 anni di vita, che per il mondo dei fumetti costituiscono una durata degna di nota, in effetti.
Tanto più che “Fables” non è stato certo un fumetto ‘mainstream’, pur avendo raccolto lungo la strada schiere di appassionati; il principio, se vogliamo un ‘uovo di colombo’: i personaggi delle fiabe nel mondo reale… se qualcuno pensa a “Once upon a time” certo ci azzecca, se non fosse che Fables è cominciata ad uscire nel 2002, una buona decina d’anni prima della serie che – pur sviluppandolo in modo decisamente diverso – ne ha ripreso le basi.
Tredici anni sono un periodo discretamente lungo anche nella vita di un essere umano: se facciamo due conti e con un po’ di ottimismo, equivalgono a circa 1/7 di un’esistenza…
In Italia ha avuto varie vicissitudini, causate dal sorgere e tramontare di varie case editrici, ma fortunatamente sono riuscito ad accumulare tutti e 150 i numeri… almeno credo, forse me ne è sfuggito qualcuno, ma su 150 un piccolo ‘buco’ ci può stare…
Bill Willingham ha avuto un’idea geniale, ma la bravura vera è stata quella di riuscire a portarla avanti per quasi 13 anni con rari cali di tensione; Marc Buckingham, uno dei migliori disegnatori degli ultimi venticinque anni, ha guidato un team eccellente che ha garantito un livello elevato anche dal punto divista grafico, regalando una serie che, almeno per quanto mi riguarda, rientra direttamente nel mio Olimpo fumettistico personale.
Fables è finita. Viva Fables.
Voto (stavolta a tutti i 150 numeri): 9

 

AVENGERS: AGE OF ULTRON

Resosi conto che i Vendicatori non sono sufficienti a difendere il mondo da tutti i pericoli che lo minacciano, Tony Stark – con l’aiuto di Bruce Banner – dà vita all’intelligenza artificiale Ultron: ‘vita’ nel verso senso della parola, dato che fin da subito il nostro assume piena coscienza di sé stesso, fino a concludere che il vero problema sono gli Avengers prima e l’intera umanità poi, mostrando tutta l’intenzione di eliminarla dalla faccia della Terra; ad aiutarlo, i gemelli Scarlet e Quicksilver (visti nel finale di Captain America – Soldato d’Inverno), che ben presto si accorgeranno degli insani propositi del ‘cattivo di turno’, schierandosi in seguito al fianco degli eroi. Ultron dapprima cercherà di far emergere i dubbi interiori e i conflitti mai sopiti tra gli eroi, mentre un nuovo personaggio irromperà a segnare le sorti della battaglia e all’orizzonte si profila una nuova, letale minaccia…

La seconda puntata delle avventure cinematografiche dei Vendicatori (abbiate pazienza, ma a chiamarli ‘Avengers’, proprio non ci riesco) chiama in causa un nuovo classico avversario dei nostri: uno dei ‘cattivi’ più tragici nel senso ‘classico’ del termine inventati dalla Marvel: Ultron ha ottenuto un dono: condividere coi suoi creatori umani l’autocoscienza e l’autodeterminazione; ma questo porta con sè la consapevolezza di essere un essere a metà: molto più di una macchina, molto meno di un uomo: ne esce un conflitto lacerante (ho coscienza di me come gli esseri umani, ma in quanto macchina non potrò mai essere come loro), risolto come il classico ‘nodo gordiano’, ovvero eliminare coloro che ritiene la causa della sua imperferzione.
Chiaramente portare sullo schermo una vicenda che nel corso dei decenni si è arricchita periodicamente di nuovi capitoli e spunti era complito complicato, sfida consueta quando si parla dei ‘cinefumetti’: Whedon, ormai consumato mestierante del ‘genere’ se la cava egregiamente, assemblando un film volto ancor più del precedente agli effetti roboanti delle scene di scontro.
La prima parte è dominata dall’epica battaglia tra Iron Man ed Hulk (prelevata da un’altra celebre saga marvelliana), la seconda dallo scontro finale trai Vendicatori e Ultron; in mezzo, sprazzi narrativi incentrati sulla vita ‘segreta’ di Occhio di Falco e sul coinvolgimento sentimentale tra la Vedova Nera e… evito spoiler.
Scelta, quella di puntare sui personaggi ‘minori’, in parte narrativa (in fondo Thor, Iron Man e Capitan America sono stati ampiamente raccontati nelle serie loro dedicate), ma molto, credo, produttiva: la partecipazione di Johansson e Renner al film è stata a lungo in dubbio, e credo che questa sia stata ottenuta proprio in cambio di una maggiore spazio nell’economia della storia.
“Age of Ultron” conferma la volontà di articolare i ‘cineMarvel’ in un ‘universo’ il più possibile coerente: il film si apre a tutti gli effetti con quella che appare un appendice di ‘Soldato d’Inverno’, e vede la partecipazione, di un nugolo di personaggi visti negli altri Marvel Movie.

Rispetto al precedente capitolo, manca naturalmente lo ‘stupore’ di vedere per la prima volta tutti i Vendicatori in azione sul grande schermo, e a dire il vero appare esserci qualche ‘buco’ narrativo: Ultron che sviluppa la propria coscienza in quattro e quattr’otto, il mancato approfondimento di ciò che scatena la rabbia di Hulk (chi ha visto o vedrà il film sa di cosa parlo). Ineccepibili le scene di azione, che fanno si che “Age of Ultron”, unito al predecessore, si affermi definitivamente come il nuovo standard di riferimento con cui chiunque vorrà dare vita agli action movie dovrà fare i conti.

Gli attori svolgono agevolmente il loro compito, anche perché bisogna ammettere che a Downey Jr., Hemsworth ed Evans non è stato chiesto nulla più del consueto; tra le new entry, menzione d’onore per il personaggio di Scarlet, praticamente perfetto, interpretato efficacemente da Elizabeth Olsen. Ampio il ricorso all’ironia (ma in maniera molto meno fastidiosa di quanto avvenuto, ad esempio, nel secondo film dedicato a Thor); non mancano le ‘licenze’ rispetto al materiale originale, ma come spesso avviene, sono offerte in modo più che accettabile all’appassionato; c’è tra l’altro da sottolineare come ormai non siano più i fumetti ad essere riferimento dei film, ma la relazione si stia (purtroppo) rovesciando: sempre più spesso il trascorso originale dei personaggi sta venendo riletto per corrispondere a quanto raccontato al cinema, facendo in modo che i nuovi lettori acquisiti grazie ai blockbuster non si trovino spaesati aprendo gli albi… è la dura legge del marketing.

Insomma, pur senza raggiungere certi ‘picchi’ del predecessore, “Age of Ultron” appare una sfida vinta: un commiato più che dignitoso per Whedon, che lascia così le redini del progetto; una scelta che non può che lasciare dubbiosi gli appassionati: un cambio di timone che avverrà proprio in occasione del prossimo, roboante film in due parti che concluderà la trilogia: la caccia al Guanto dell’Infinito è aperta, Thanos è lì che aspetta i Vendicatori per il conflitto finale.

CAPTAIN AMERICA – THE WINTER SOLDIER

In seguito ad una missione per conto dello S.H.I.E.L.D., Capitan America capisce che qualcosa di strano sta accadendo in seno all’organizzazione di intelligence e sicurezza mondiale…. non passerà molto tempo che gli avvenimenti precipitino, gettando Steve Rogers nel più classico ‘gioco di spie’ in cui non si sa più bene di chi fidarsi, eccetto la compagna di avventure Vedova Nera e il nuovo acquisto Falcon; all’orizzonte, intanto, si staglia un nuovo, mortale nemico, il Soldato d’Inverno, il cui passato rivelerà una verità schockante…

Il cinefumetto che non ti aspetti… o meglio, avendone letto e sentito parlare in queste settimane passate dall’uscita, un pò’ si era capito cosa attendersi, ma vederlo è tutt’altra cosa… a dirla tutta, gli ultimi film a base di supereroi erano stati abbastanza deludenti (ad eccezione di The Man Of Steel): inutile il secondo Wolverine; un film con un capo e una coda ma con in mezzo un mucchio di confusione e aspetti irritanti il terzo Iron Man; un prodotto discreto, ma funestato da una sequela esasperante di gag e superflua comicità il secondo Thor; il nuovo lungometraggio dedicato a ‘Cap’, per fortuna, cambia completamente strada: non il solito ‘film di supereroi’, ma piuttosto un classico di film di spionaggio in cui i protagonisti indossano costumi e sono dotati di capacità fuori dell’ordinario. Un film non derubricabile così facilmente come l’ennesimo ‘giocattolone’, ma un lavoro che arriva a spiazzare, rinunciando ad all’azione a tutti i costi e regalando momenti di autentica sospensione… se pensiamo che nel terzo film di Iron Man c’è un momento in cui Tony Stark fa quasi il verso a James Bond, viene da pensare che già in quell’occasione si tentò di contaminare maggiormente il ‘genere’, ma nel caso del Soldato d’Inverno tutto assume ben altre proporzioni e, soprattutto, esiti… certo i momenti di azione e di lotta non mancano, compreso l’immancabile finale roboante, ma l’impressione è che con questo film si sia voluti passare ad un altro ‘livello’, consapevoli che anche lo spettatore più affezionato, davanti alla stessa minestra alla lunga si stufa.

Se vogliamo poi, questo è un discorso abbastanza analogo al materiale di partenza: il fumetto supereroistico negli ultimi anni ha cercato altre ‘strade’, al fine di accontentare un pubblico non più prettamente infantile, e infatti la sequenza di storie alla quale il film è (molto liberamente) ispirato, si snodava anch’essa più come una spy story dai risvolti politici, che non come una semplice vicenda di eroi in calzamaglia.

Captain America – The Wonter Soldier finisce così per essere più un film ‘di trama’ che di personaggi: gli attori tutto sommato non hanno dovuto mostrare nulla di più di quanto già visto: Chris Evans ormai gioca sul sicuro, in quanto ‘faccia ufficiale’ di ‘Cap’, Scarlett Johansson è come al solito una Vedova Nera che mescola fascino e combattività, con qualche accento drammatico in più; Antony Mackie è un convincete Falcon, Samuel L. Jackson torna come Nick Fury (ed è protagonista di un’imperdibile citazione sul finale: per chi non ha visto il film, occhio alla lapide), mentre Robert Redford (al quale, iconograficamente, il Capitan America fumettistico degli anni ’60 – ’70 era ispirato) è un azzeccattissimo cattivo, di quelli che lui stesso affrontava in certi film di qualche decennio fa.

Un’autentica ventata di aria fresca per il genere, della quale veramente si sentiva il bisogno: se la Marvel riuscirà a continuare a capire quando sarà il caso di cambiare rotta, i supereroi difficilmente abbandoneranno le sale in tempi brevi…

AVENGERS

Quando Loki – dio nordico della menzogna e dell’inganno e fratellastro di Thor – si impadronisce di un artefatto cosmico che gli permette di aprire un portale spaziale invadendo la Terra con un esercito di alieni, è il momento in cui ‘gli eroi più potenti della Terra’ devono unire le forze per contrastare la minaccia. Nick Fury, capo della superagenzia di spionaggio SHIELD raccoglie così Iron Man, Thor, Hulk, Capitan America, la Vedova Nera e, in seguito, Occhio di Falco per far fronte al pericolo. Un tale gruppo di ‘forti personalità’ avrà prevedibilmente molte difficoltà ad operare assieme, tra sfiducia e sospetti reciproci, ma alla fine, appianate le divergenze  e messe da parte le differenze caratteriali, riusciranno a fare fronte comune contro il pericolo incombente…
Un film atteso, attesissimo dagli appassionati: sognato dagli iinizi degli anni 2000, quando  l’Uomo Ragnò sbarco finalmente sul grande schermo; ambito da quando, col primo film dedicato da Iron Man, si capì che la Marvel aveva tutta l’intenzione di portare progressivamente sullo schermo i vari ‘pesi massimi’, prima singolarmente e poi tutti insieme.
Come in ogni occasione del genere, l’attesa spasmodica poteva generare un filo di delusione: così, fortunatamente non è stato.
Avengers è un film pieno, dalla spettacolarità mastodontica e fantasmagorica. Chi andando al cinema si aspetta, anche da un film supereroistico, un minimo di ‘riflessione’, può tranquillamente rimanere a casa, risparmiando tempo e soldi: qui non c’è la riflessione sulla ‘diversità’ degli X-Men, non si ragiona sui problemi dell’adolescenza come nell’Uomo Ragno, non si riflette sul labile confine tra bene e male come in Batman o sul ‘lato oscuro’ come in Hulk.
Avengers è una baraonda, una corsa a perdifiato: o meglio, parte a passo di maratona, prosegue marciando spedita e si conclude con gli ultimi quaranta a ritmo da cento metri piani; proprio questo finale, roboante e maestoso, vale probabilmente tutto il prezzo del biglietto, regalando un  film memorabile non solo per gli appassionati di fumetti, ma anche per coloro che vanno al cinema per divertirsi, meravigliarsi, venire rapiti dalla ‘grandeur’ immaginifica delle scene di combattimento di questi eroi, ‘super’ per retaggio divino, esperimenti scientifici o semplicemente per essere uomini e donne normali con intelligenza o abilità fuori dal comune.
A dirigere l’orchestra è Joss Whedon, uno che ha cominciato coi telefilm di Buffy e ha proseguito scrivendo proprio fumetti di supereroi per la Marvel (in quel caso, gli X-Men). I solisti, che vanno a comporre questa ‘band ultrapotenziata’ sono Robert Downey Jr., ormai ‘consumato’ interprete di Iron Man (che gigioneggia un filo, specie nella parte iniziale-centrale del film forse un pò troppo infarcita di battutine); Mark Ruffalo, che intepretando Bruce Banner (il suo alterego Hulk affidato alle magie della CGI) riesce nell’impresa di non far rimpiangere Edward Norton, che aveva interpretato alla perfezione il personaggio nel precedente film a lui dedicato; Chris Evans, non strabiliante, ma comunque efficace nel suo intepretare un Capitan America che, risvegliatosi dopo 70 anni di ibernazione, è un uomo degli anni ’40 che deve scendere a patti con l’oggi; Chris Hemsworth, più sciolto, espressivo e meno legnoso rispetto al lungometraggio dedicato a Thor; Scarlett Johansson, un’algida superspia russa con delle fragilità nascoste; Jeremy Renner, dignitoso interprete dell’infallibile arciere Occhio di Falco e last but not least, Thom Hiddleston nel ruolo del cattivissimo Loki, ancora una volta perfetto nella caratterizzazione di un supercattivo che sistematicamente diviene vittima delle sue insicurezze.
Tra scontri trai supereroi prima e tra loro e gli invasori dopo, con almeno un paio di scene memorabili pronte a strappare l’applauso, Avengers è un ‘giocattolone’ i cui meccanismi funzionano alla perfezione, pronto ad avvolgere e affascinare tutti coloro che siano un minimo disposti a farsi ammaliare dalla ‘sospensione dell’incredulità’. Un film da non perdere per gli amanti dei fumetti e del cinema ‘di genere’… tutti gli altri, beh… forse un’occhiata gliela potrebbero comunque riservare.

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