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FALLEN, “THE WORLD OUTSIDE” (ORGANIC INDUSTRIES)

Prolifico polistrumentista (una media di due lavori l’anno), Fallen apre il 2020 con otto composizioni che, pur evocando ‘il mondo fuori’, è frutto di un processo quanto mai ‘intimista’: una settimana passata in una casa di montagna, i contatti con l’esterno – ‘reali’ e ‘virtuali’, ridotti al minimo indispensabile.

Non è del resto una novità: il compositore predilige i momenti di solitudine, isolamento, silenzio, che offrono spazi per la riflessione e il contatto con le proprie emozioni.

Stavolta, l’autoisolamento ha portato a riguardarsi alle spalle, dall’infanzia alla vita adulta, in un processo che, nelle parole dell’autore, consente a cuore e anima di ritrovare una reale ‘casa’, sia pure solo a momenti, essendo più impossibile nascondersi e isolarsi da una realtà crudele.

Sintetizzatori, piano e piano elettrico, chitarre, tessono trame evanescenti, elemento consueto delle produzioni di Fallen, stagliandosi sullo sfondo di tappeti ed effetti sonori liquidi e dilatati.

Ambient,suggestioni siderali, impressioni ‘cinematografiche’ (con qualche rimando a Vangelis) si mescolano in un lavoro che si affida, come nello stile del compositore, soprattutto all’evocatività, ascolto ideale per i momenti di quiete che talvolta ci vengono offerti da una realtà circostante spesso frenetica.

Uno spazio per le emozioni in un mondo troppo spesso emotivamente dispendioso.

FALLEN, “WHEN THE LIGHT WENT OUT” (ROHS! RECORDS)

Nuovo lavoro per Fallen, già attivo in passato col nome di The Child Of A Creek.

Le sei composizioni, che proseguono il discorso dei precedenti dischi, sono stavolta ispirate dalla paura del cambiamento, dalla tendenza umana a scegliere la via più facile…

Il titolo del disco offre un’idea dei contenuti di un lavoro che, come i precedenti si fonda su atmosfere notturne, silenziose, sospese.

Il campionario sonoro, tra piano, tastiere, elettronica, rumori di ‘ambiente’, dà vita a composizioni attitudine quasi ‘cinematografica’ (viene in mente, a tratti, Vangelis), che guardano allo stesso tempo ai ‘padri nobili’ dell’impressionismo classico.

Evocativo.

/RUN, “THE STANDARD MODEL (SCRIBBLEMEDIA)

L’esordio, a quanto mi risulta, rimasto l’unica produzione del progetto /Run, usciva nel 2010: per quegli strani percorsi compiuti da questi lavori, appartenenti a una discografia che più che indipendente è definibile come ‘sotterranea’, finisce tra le mani di LT solo oggi: c’è da chiedersi nel frattempo quali strade abbiano preso i suoi artefici…

Peraltro, si tratta di una collaborazione padre – figlio, abbastanza singolare, non solo per il mondo musicale Aidan e Robert Fantinatto (quest’ultimo di professione videomaker), origini palesemente italiane, città di provenienza Toronto, esplorano in questo “Standard Model” le vie, ampiamente percorse, dell’elettronica: se non altro, per una volta parliamo di un progetto canadese che non si dedichi al ‘solito’ indie rock, molto di moda negli ultimi anni.

Il titolo, ascoltate le dodici tracce presenti, sembra far trasparire la volontà di omaggiare il passato, più che di azzardare qualche nuova suggestione: il lavoro appare infatti sospeso tra l’impeto sperimentale della felice stagione dell’elettronica tedesca (leggi, ovviamente, alla voce Karaftwerk) e i suoi sviluppi se vogliamo più ‘popolari’, raggiunti attraverso la musica da film composta da autori come Vangelis.

Il risultato, pur non offrendo spunti di sostanziale originalità, risulta comunque apprezzabile, tra brevi parentesi e brani un pò più articolati, che non si dilungano mai, dando vita ad un disco dinamico, che cambia spesso scenario e che quindi non mette mai alla prova la ‘resistenza’, o la pazienza dell’ascoltatore.

Semmai vi dovesse capitare tra le mani (l’impressione è che visto il tempo passato e il fatto che il progetto non sembra poi essersi ulteriormente sviluppato la cosa sia un pò ‘ardua’), un ascolto è tutto sommato suggerito.

IN COLLABORAZIONE CON LOSINGTODAY