Posts Tagged ‘Uomo Ragno’

FUMETTAZIONI 1.2021

Brevi (più o meno) recensioni di letture disegnate, a cavallo tra il vecchio e il nuovo anno.

PUNISHER/BLACK WIDOW: SPINNING DOOMSDAY’S WEB
Collaborazione estemporanea che vede i due contro un tipico scienziato pazzoide con ordigno nucleare al seguito.
Soggetto abbastanza scontato, la compressione imposta dal formato graphic novel non aiuta.
Dan Chichester sviluppa il tutto su binari canonici, Larry Stroman contribuisce col suo tratto riconoscibile e non del tutto ‘ordinario’.
Voto: 6

UOMO RAGNO: CANI IMPAZZITI
Partito al salvataggio di una madre di famiglia forzatamente ricoverata in un ospedale psichiatrico dove in realtà soggetti scomodi per la criminalità vengono ‘resi innocui’, Peter Parker si ritroverà anch’egli rinchiuso, vivendo una sorta di incubo kafkiano.
Ottima storia in tre parti firmata da Ann Nocenti, stella del fumetto anni ’90 poi passata a scrittura e giornalismo, coadiuvata dai disegni più che discreti di Cynthia Martin.
Voto: 7

CONCRETE: THE HUMAN DILEMMA
Stavolta Concrete si farà alfiere di una ‘crociata’ per il contenimento delle nascite, Concrete insieme all’amata Maureen si troverà nella più surreale e inaspettata delle situazioni, mentre anche l’amico / sodale Larry avrà i suoi bei grattacapi.
Volume finale delle avventure di una delle più singolari creazioni fumettistiche a degli anni ’90, firmato da un Paul Chadwick ancora in gran forma.
Voto: 7,5

VEDOVA NERA – DEVIL: ABBATTOIR
La Vedova si trova scaraventata in un incubo in stile Stephen King con adeguate dosi di sangue.
Scrive il sempre ottimo Jim Starlin, stavolta lontano dai panorami ‘cosmici’ che ne hannno fatto la fortuna, accompagnato dal ‘pittorico’ Joe Jusko.
Voto: 7

UOMO RAGNO: CANI IMPAZZITI 2
L’ex direttore della clinica dove si era trovato rinchiuso Peter Parker nel primo capitolo ha proseguito certi esperimenti per far regredire esseri umani allo stato bestiale, liberandone nel contempo tutti i poteri latenti…
Notevolmente più ‘sciapo’ del precedente, questo sequel sconta anche i disegni non eccezionali di Chris Marryman; Ann Nocenti inserisce una sottotrama con Mary Jane alla ricerca del padre per un bambino senza famiglia, ma non basta.
Voto: 6

SUPERMAN – FOR EARTH
Storia ecologista in cui Superman decide di farsi carico dei problemi ambientali del pianeta – inquinamento di aria e acqua, deforestazione, smaltimento dei rifiuti, etc… – per concludere che nemmeno può fare granchè, se l’intero genere umano non collabora.
Roger Stern è efficace nel dare conto della complessità dei problemi: da chi non vuole le discariche vicino casa propria a quelli che difendono le foreste altrui senza tutelare le proprie, accompagnato dai disegni canonici ma gradevoli di Kerry Gammill.
Storia che risale a inizio anni ’90, ma che purtroppo non ha perso un briciolo di attualità.
Voto: 7

SUPERMAN – UNDER A YELLOW SUN
Seguiamo Clark Kent nel tentativo di portare a termine il suo primo romanzo (un avventuriero coinvolto in un tentativo di colpo di stato in centro America), nel quale finiscono per riflettersi le sue gesta in costume…
Interessante e riuscito esempio di metaletteratura fumettistica, firmato da John Francis Moore con i disegni di Eduardo Barreto e Kerry Gammill.
Voto: 7

SILVER SURFER – DANGEROUS ARTIFACTS
Inviato da Galactus a indagare sul potere contenuto in una misteriosa cometa, Silver Surfer dovrà vedersela prima con l’inviata di un’altra superpotenza cosmica, Thanos, e in seguito assieme a lei dovrà affrontare un’ulteriore minaccia, scatenatasi in seguito al loro intervento.
Ron Marz scrive una storia del tutto canonica, impreziosita dai disegni del nostro Claudio Castellini.
Voto: 6,5

BATMAN – NINE LIVES
Dean Motter scrive e Michael Lark disegna questa discreta versione ‘noir’ del ‘Cavaliere Oscuro’, in cui l’unico a indossare il costume è lui, mentre i suoi storici nemici sono visti come esponenti malavitosi di vario genere, tutti implicati nella scomparsa di Selina Kyle.
Voto: 7

BATMAN – GOTHAM NOIR
Ed Brubaker e Sam Phillips, maestri del noir fumettistico degli ultimi vent’anni, dipingono una variazione sul tema batmaniana, con Gordon incastrato per l’omicidio di una giovane ragazza e in fuga e i vari comprimari classici del ‘pipistrello’ a vario titolo coinvolti.
Voto: 7

WOLVERINE – UNDER THE BOARDWALK
Storia estemporanea e autoconclusiva in cui il nostro diviene una sorta di pedina quasi inconsapevole in una vicenda di legami famigliari.
Stuart Moore scrive in modo non troppo banale, coadiuvato da un suggestivo Tomm Coker ai disegni.
Voto: 6,5

FUMETTAZIONI 5.2020

Brevi (più o meno) recensioni di letture disegnate.

ARENA
Curioso fanta-horror a firma Bruce Jones in cui un tipico incipit in stile “Le colline hanno gli occhi” prende
un’inusuale piega a base di paradossi temporali.
Voto: 7

THE LAST SON OF EARTH
Storia alternativa un cui Superman è un bambino terrestre spedito nello spazio che finirà per crescere su Krypton per poi riscoprire il proprio retaggio.
Ai testi un ottimò mestierante come Steve Gerber; disegni discreti di Doug Wheatley e Chris Chukry.
Voto: 7

LAST STAND ON KRYPTON
Seguito di “The Last Son of Earrh”, firmato dal medesimo team creativo (Gerber / Wheatley / Chukry).
L’azione si sposta su Krypton, sfociando nello scontro finale tra Kal-El e Luthor.
Voto: 7

WOLVERINE – NICK FURY: THE SCORPIO CONNECTION
A metà tra sarabanda á la James Bond e melodramma famigliare, Nick Fury Wolverine danno la caccia alla reincarnazione di Scorpio, sotto alle cui vesti si nascondeva precedentemente il fratello della spia più famosa della Marvel.
Scrive un ottimo mestierante come Archie Goodwin, disegna il brillante Howard Chaykin, sempre a suo agio quando si parla di spie.
Il soggetto avrebbe però meritato uno sviluppo più articolato.
Voto: 6,5

L’UOMO RAGNO – VITE PARALLELE
Le ‘vite parallele ‘ sono quelle di Peter Parker e Mary Jane, seguiti dall’adolescenza agli inizi del matrimonio: una storta d’amore con un pizzico di azione portata dal Dottor Octopus.
Scrive Jerry Conway, disegna Alex Saviuk.
Voto: 6,5

THE LAST FAMILY OF KRYPTON
Gradevole ‘variazione sul tema’, in cui ad arrivare sulla Terra è l’intera ‘famiglia El’, con conseguenze
(im)prevedibili per l’intero pianeta.
Scrive Cary Bates, disegna Renato Arlem
Voto: 7

LA SAGA DI FENICE NERA
Pietra miliare nella storia degli X-Men e dell’intera Marvel: Jean Grey diviene l’ospite di una forza cosmica votata alla distruzione, dando il via a una serie di eventi le cui conseguenze sulla storia degli X-Men perdurano ancora ai giorni nostri.
La scrittura eccezionale di Chris Claremont si accompagna ai disegni plastici di John Byrne in uno spartiacque nella storia del fumetto supereroistico.
Voto: 8,5

THE WALKING DEAD 68
Come volevasi dimostrare, la situazione al Commonwealth precipita, e tra un tentato golpe e un assalto zombie, si arriva alle soglie dell’inevitabile scontro tra l’oligarchia locale e il gruppo ‘democratico’ di Rick e i suoi.
Voto: 7

PUNISHER: THE INTRUDER
Stavolta il Punitore parte dal massacro – per errore – di una famiglia innocente e giunge a scoprire una cospirazione col coinvolgimento dei militari.
La premessa, col nostro alle prese con una bambina, unica superstite, era interessante, ma viene mollata subito, per abbracciare una storia à la ‘007’, noiosetta.
Scrive Mike Baron (lontano dai fasti del suo “Nexus”), disegna il poco noto Bill Reinhold.
Voto: 5

AVENGERS ORIGINS
Serie di albi in cui venivano rilette le origini di alcuni dei Vendicatori (Visione, Thor, Luke Cage, Ant-Man e Wasp, Quicksilver e Scarlet).
Autori vari, alti e bassi: l’episodio più riuscito, sia per testi che per disegni, è quello dedicato ad Ant-Man e Wasp, firmato da Roberto Aguirre-Sacasa e Stephanie Hans
Voto: 6

SQUADRON SUPREME: DEATH OF A UNIVERSE
‘Postilla’ ideale alla maxiserie dedicata al gruppo Marvel creato a immagine e somiglianza della Justice League.
Un ‘finale in gloria’ con lo Squadrone impegnato contro la classica ‘minaccia senza ritorno’.
Firmano Mark Gruenwald, Paul Ryan e Al Williamson.
Voto: 7

FUMETTAZIONI 4.2020

VENDICATORI: LA GUERRA KREE – SKRULL
Un caposaldo del genere supereroistico e della storia della Marvel: non solo, ovviamente, i Kree e gli Skrull, ma anche gli Inumani, il destino di Capitan Marvel e Rick Jones, un’apparizione degli Invasori, i ‘moti affettivi’ di Visione verso Scarlett.
Una ‘mitologia’ che ha posto le radici dalle quali oggi è nato ciò che il grande pubblico va a vedere al cinema.
Roy Thomas ai testi, Neal Adams ai disegni per una storia imperdibile.
Voto: 8,5

GLI INUMANI
Un inizio promettente, con una sorta di analisi sugli usi e costumi di uno dei popoli più affascinanti dell’Universo Marvel, con una critica alle ‘tradizioni’ che diventano ritualità prive di senso, e uno sviluppo che sfocia nell’ambientalismo, per una storia un po’ slegata, scritta sa una Ann Nocenti all’epoca ancora non al top e disegnata da un Brett Blevins in buona forma.
Voto: 6,5

BATMAN – DEMON: TRAGEDY
Alan Grant torna sul luogo del delitto, con un secondo capitolo dedicato all’incontro tra Bathan e il Demone, stavolta fusi nella stessa persona per effetto di un sortilegio calato su Bruce Wayne; finale., come suggerisce il titolo, non propriamente ‘tarallucci e vino’.
Disegni, all’insegna di un bel ‘iper realismo deformato”, firmati da Jim Murray.
Voto: 7

GREEN ARROW – CACCIATORI DALL’ARCO LUNGO
Uno degli apici della carriera di Mike Grell, mai ricordato abbastanza quando si tratta di grandi.
Traffici di droga, Black Canary che se la vede brutta, un’avversaria / alleata formidabile e al centro Oliver Queen, diviso tra la sua ‘missione’ e la voglia di una vita normale.
Voto: 7,5

IL PUNITORE – LA GILDA DEGLI ASSASSINI
Stavolta Frank Castle ha a che fare con un intero clan famigliare dedito agli omicidi su commissione di assassini che riescono a farla franca e di chi li protegge; ne uscirà una breve collaborazione, con tanto di vago coinvolgimento sentimentale, ma la tragedia è dietro l’angolo.
La discreta Jo Duffy ai testi, non malaccio i testi di Jorge Zaffino.
Voto: 6,5

L’UOMO RAGNO – Il BAMBINO DENTRO
Un ciclo storico dell’Uomo Ragno, che parte dallo scavo nel passato di Vermin con un’infanzia di abusi, allo scontro finale con Harry Osborne / Goblin, scritto magistralmente da Jean Marc De Matteis e disegnato da un Sal Buscema in stato di grazia.
Voto: 8,5

SHADO – IL CANTO DEL DRAGO
Nata sulle pagine dI Green Arrow, l’arciera Shado un questa miniserie si trova ad aiutare un reduce della Seconda Guerra Mondiale a restituire una preziosa spada giapponese trafugata nel corso del conflitto; il problema è che l’arma fa gola a molti, dato che il suo possesso è un simbolo di potere, che può garantire la supremazia sulla Yakuza.
Si formerà così una compagnia, con un monaco combattente (uno degli eredi legittimi della spada) e un altro reduce, traumatizzato, della guerra del Vietnam.
Una storia di onore, senso del dovere, legami famigliari,scritta in modo efficace da Mike Grell, con i disegni ai limiti del pittorico di Michael Davis Lawrence.
Voto: 7

THE DREAMWALKER
Curioso ibrido tra James Bond e Batman, in cui un agente segreto si trova a seguire le orme paterne, indossando i panni del personaggio del titolo, dovendo inoltre fare i conti con l’agenzia per cui lavorava e da cui sta cercando di uscire.
Spunto interessante, ma sviluppato con poco spazio a disposizione e con un finale frettoloso da Miguel Ferrer e Bill Mumy; i disegni di Gray Morrow però meritano.
Voto: 6

JLA – A LEAGUE OF ONE
Praticamente, una storia in solitaria di Wonder Woman, che ‘tradisce’ i propri compagni per salvare loro la vita in una lotta contro una dragonessa risvegliata da un sonno millenario.
Scrive e soprattutto disegna efficacemente Christopher Moeller.
Voto: 7

VENDICATORI: SAGA DI KORVAC
Storica saga in cui i Vendicatori hanno a che fare con un essere giunto alle soglie della divinità, col sogno di un nuovo ordine universale.
Jim Shooter, coadiuvato da vari disegnatori, delinea una sottotrama che si snoda su vari episodi, prima di deflagrare in un finale forse troppo sbrigativo.
Non male il ‘What If’ collegato, in cui il tutto si eleva a conflitto cosmico, con Mark Gruenwald a dirigere le danze e uno stuolo di disegnatori a rifinire il lavoro di partenza di Greg Larocque.
Voto: 6,5

CHALLENGERS OF THE UNKNOWN
Uno dei più ‘antichi’ gruppi di eroi (senza ‘super’) nella rilettura di Jeph Loeb e Tim Sale, che ne raccontano la prova più difficile: lo scioglimento, lo smarrimento la riunione per affrontare la proverbiale minaccia assoluta.
Voto: 7

AX
Sarabanda un filo confusionaria in cui si mescolano fantasy e sci-fi, con l’adolescente che dà il titolo alla graphic novel a recitare il ruolo del predestinato.
Ernie Colón disegna più che discretamente, ma scrive così così.
Voto: 6

THE WALKING DEAD 67
Si riprende con il’Commonwealth’ sull’orlo della guerra civile e Rick e gli altri in metto, con atteggiamenti variabili.
Voto: 6

THE FOURTH POWER
L’argentino Juan Jimenez, recentemente scomparso, firma quest’opera di sci-fi che segue le vicissitudini di una prosperosa eroina dotata di enormi poteri, tra guerre interplanetarie e lotte di potere.
Disegni eccezionali, ma storia che si perde un po’.
Voto: 6,5

AVENGERS INFINITY WAR

Quando Thanos – già artefice della prima invasione aliena di New York – decide di impadronirsi delle sei ‘Gemme dell’Infinito’ (potentissimi oggetti capaci di controllare i vari aspetti della realtà, due delle quali sono sulla Terra, in possesso del Dr. Strange e Visione), al fine di ‘risolvere’ il problema del sovrappopolamento universale facendo piazza pulita della metà dei suoi abitanti – gli Avengers dovranno ‘ritrovarsi’ e unire le forze coi ‘nuovi arrivati’ della comunità dei supereroi… ma basterà?

Finalmente, quello che tutti gli appassionati di fumetti attendevano dalla famosa scena ‘post credit’ del primo Avengers; finalmente, tutto quello che gli appassionati del filone cinematografico aspettavano.
“Avengers Infinity War” arriva e (in larga parte) non delude: un gigante ipertrofico, sviluppato tra lo spazio e la Terra, pianeti devastati e New York, l’Africa e stelle morenti; gli Avengers si riuniscono per una battaglia campale nel Wakanda; Iron Man e Thor, col Dr. Strange e l’Uomo Ragno assieme ai Guardiani della Galassia nello spazio: botte da orbi ovunque come se non ci fosse un domani fino al finale ‘spalancato’ che apre le porte alla nuova fase dell’Universo Marvel su grande schermo, mentre all’orizzonte si profila l’arrivo di un nuovo ‘capitano’ – anzi: capitanA – che promette di essere l’unica veramente in grado di prendere a calci nelle terga il ‘cattivone’ di turno.

Si fa piacere, questa ‘Guerra dell’Infinito’: lasciando fuori dalla porta i raffronti col fumetto, avendo ormai assimilato la tendenza alle ‘battutine’ (che se non altro dono più dosate e non sparse ‘ad minchiam’ qua e là), si fanno apprezzare la ‘crisi d’identità’ di Banner, incapace di far riemergere un Hulk traumatizzato e un Groot metafora di un’alienazione giovanile solo apparente.

Il resto, come detto, sono ‘botte’, che per certi versi cominciano a dare l’impressione di ‘giá visto’; il finale però merita, perché – almeno per i meno smaliziati – lascia più domande che risposte: piccola rivincita per gli appassionati di fumetti, molto più ‘avvezzi’ a certe situazioni.

Chiudo con una nota personale: erano due che non andavo a vedere un ‘cinecomic’, da “Batman v Superman”; per la Marvel devo risalire a “Age of Ultron”: è stata una pausa ‘salutare’, che mi ha permesso di riconciliarmi col ‘genere’, affrontando questo film liberandomi del bagaglio di ‘pretenziosità’, tipico degli appassionati di fumetti.
Il discorso sarebbe lungo, ma va ormai serenamente accettato che i fumetti non sono i film, così come la Marvel di oggi non è quella di 15, 30, 45 anni fa. “Avengers Infinity War” promette divertimento e divertimento offre: questo alla fine può bastare.

P.S. Mentre pubblico su WP, mi accorgo di non aver fatto alcun riferimento agli attori, il che qualcosa vorrà effettivamente dire: alla fine, questo è uno dei film meno ‘recitati’ dell’intero corpus cinematografico marvelliano; si potrebbero giusto citare la buona prova di Josh Brolin come Thanos, per quanto trasfigurato dalla grafica computerizzata e l’apparizione di Peter Dinklage, beniamino dei seguaci di “Game of Thrones”; per il resto, veramente poca roba, con attori, a cominciare da Scarlett Johansson, che ormai ottengono perfino di rinunciare alla tinta dei capelli e altri che in tutta evidenza si limitano a svolgere un compitino, con poco o nullo coinvolgimento. L’impressione è di essere veramente alle soglie di un cambio generazionale e che i vari Downey Jr. (che ormai anche ‘a vista’ comincia a sembrare troppo ‘maturo’ per interpretare un supereroe), Evans e Ruffalo, siano ormai discretamente annoiati di vestire i panni degli Avengers; l’unico che sembra ancora ‘crederci’ in una certa misura è Chris Hemsworth; più coinvolte le ‘nuove leve’, anche se poi questo film non ha richiesto chissà quali ‘prove’ interpretative.

THE EXTREMIST

di Peter Milligan (testi) e Tedd McKeever (disegni)

… L’estremista non è una persona, non è uno stato mentale… l’estremista è una condizione di vita.

Tre storie che s’intersecano, tre persone a vario titolo collegate, che nel corso della storia finiscono per inguainare i loro corpi nel costume ‘fetish’ dell’Estremista, una figura oscura e sfuggente, il cui compito è di eliminare quanti si mettano d’intralcio sul cammino dell’Ordine, un’organizzazione dedita alle più variegate perversioni sessuali, degni eredi di De Sade.
Lungo una storia non lineare, narrata attraverso flashback, raccontati in prima persona dai protagonisti, ci imbattiamo dapprima in Judith, che il costume dell’Estremista l’ha praticamente ereditato dal marito Jack: dopo averne assistito all’omicidio, apparentemente senza ragione, ne scoprirà la doppia vita, cercando poi di seguirne le tracce per capire chi l’abbia ucciso, ma anche lei, come lui, finirà per precipitare nel gorgo nel quel costume sembra aspirare chiunque lo indossi.
In seguito, assistiamo alla stessa storia di Jack; ultimo protagonista, Toni, che da semplice conoscente di Jack viene casualmente a conoscenza del suo segreto e poi di quello di Judith, fino ad un finale ai limiti dello shockante.
Facciamo un passo indietro: a metà anni ’80 un manipolo di scrittori, molti dei quali di scuola inglese, ma con alcune notabili eccezioni ‘Made in U.S.A’ come Frank Miller, si misero in testa di ‘svecchiare’ il genere supereroistico e divennero gli artefici dell’ultima, grande rivoluzione che ha riguardato il modo di concepire gli eroi in calzamaglia, i cui effetti perdurano ancora oggi. Il principio era il classico ‘uovo di Colombo’: se nel mondo fittizio in cui si muovono Superman o l’Uomo Ragno vedere delle persone scendere in strada per combattere il crimine rappresenta la quotidianità, nel ‘mondo normale’, non ci si metterebbe molto a concludere che infilarsi un costume per andare a prendere a pugni i malviventi sia segno di seri problemi mentali, probabilmente risultato di traumi di vario tipo, anche riconducibili alla sfera sessuale. Non a caso uno dei protagonisti di Watchmen, capolavoro di Alan Moore, è un represso che riesce ad avere rapporti sessuali solo se prima indossa il suo costume di battaglia.
Questa lunga digressione era necessaria per capire dove si inserisca The Extremist, l’opera forse più estrema (il gioco di parole è scontato quanto immediato) di Peter Milligan, (non a caso inglese pure lui), tra gli scrittori più originali degli ultimi anni in fatto di supereroi, pubblicata nel 1993. “The Extremist” porta, si può dire alle massime (per non dire ‘estreme’) conseguenze il discorso sui sottintesi sessuali dell’infilarsi un costume. Spesso si è accennato alle vaghe ascendenze fetish dei costumi di supereroi: Milligan esplicita il tutto azzerando la distanza; altrettanto spesso (come nel caso sopracitato di Watchmen ) si sono attribuiti connotati sessuali all’indossare un costume: anche in questo caso Milligan scoperchia il verminaio: il costume dell’Estremista smette in effetti di essere uno ‘scudo’ dietro al quale celare la propria identità, ma diviene quasi uno strumento per compierla: non a caso i due protagonisti principali della storia, Judith e Jack, a un certo punto perdono completamente la cognizione del proprio sè: le parti si invertono, perché il costume dell’Estremista diviene per loro lo strumento per raggiungere la propria piena identità, prima di tutto attraverso la liberazione di una sessualità fino a quel punto trattenuta sotto la superficie ‘perbenista’ dei vestiti della quotidianità, che in questo ribaltamento finiscono per acquisire essi stessi la consistenza – e la funzione – di maschere: dice ancora Judith: “Mi sono sentita come se fossi stata liberata. E’ il costume. Ti libera. Ti seduce. Ti stupra”.
Un baratro nel quale i protagonisti cadono, complice la quarta figura principale del racconto, l’ambiguo e più che mai perverso Patrick (o Pierre: anche lui pratica il ‘gioco dell’identità’, quale rifiuto di ogni convenzione sociale), un personaggio oscuro, lascivo, collegamento tra l’Ordine e l’Estremista. C’è dunque in partenza la tremenda fascinazione che il costume stesso, con la sua forza simbolica (come sottolinea anche il curatore dell’edizione italiana pubblicata dalla Lion, Marco Rastrelli), esercita sui malcapitati possessori fin dal primo sguardo; c’è la successiva trasformazione, seguita all’indossarlo; c’è la figura di Patrick, che con le sue macchinazioni e i suoi giochi mentali che rasentano il plagio, spinge i malcapitati su una strada senza ritorno di voluttà ed efferatezze; ma dove finisca il plagio e dove cominci la libera scelta non è chiaro, come la potenza del finale suggerisce: alla fine dunque, c’è il libero arbitrio e la volontà delle persone di spogliarsi delle proprie finzioni quotidiane, per raggiungere la propria identità, liberandosi di ogni tabù, omicidio compreso, che più che un prezzo da pagare, appare finire per essere un corollario voluto della propria mutazione. L’unico a non ‘caderci’ resistendo alla ‘tentazione’ e mostrando tutta la saldezza dei propri principi morali, è proprio Toni, capitato in tutto questo quasi per caso.
The Extremist è una storia oscura, che mostra come una realtà sotterranea, fatta di locali in cui tutto è praticamente lecito (protetta dalla connivenza delle alte sfere che ne fanno parte) si insinui nella vita quotidiana di persone normali, sconvolgendone le certezze e portandone alla luce i desideri inconsci.
Un’opera per molti versi disturbante (sensazione accresciuta dal disegno dai tratti stilizzati e deformati di un Tedd McKeever più che mai in forma), che non mancherà di mettere anche a disagio gli amanti dei supereroi in costume, lontana com’è da quella fantasmagoria e per la luce sinistra sotto alla quale mette quelle divise.
Ovviamente una lettura per ‘lettori maturi’, e un pò stupisce che il volume italiano non riporti alcuna indicazione in merito; del resto è comunque difficile che di fronte al tipo di disegno e alla mancanza di ‘scene d’azione’, le pagine possano riscuotere una qualsiasi attrattiva nei confronti del pubblico più giovane.

AVENGERS

Quando Loki – dio nordico della menzogna e dell’inganno e fratellastro di Thor – si impadronisce di un artefatto cosmico che gli permette di aprire un portale spaziale invadendo la Terra con un esercito di alieni, è il momento in cui ‘gli eroi più potenti della Terra’ devono unire le forze per contrastare la minaccia. Nick Fury, capo della superagenzia di spionaggio SHIELD raccoglie così Iron Man, Thor, Hulk, Capitan America, la Vedova Nera e, in seguito, Occhio di Falco per far fronte al pericolo. Un tale gruppo di ‘forti personalità’ avrà prevedibilmente molte difficoltà ad operare assieme, tra sfiducia e sospetti reciproci, ma alla fine, appianate le divergenze  e messe da parte le differenze caratteriali, riusciranno a fare fronte comune contro il pericolo incombente…
Un film atteso, attesissimo dagli appassionati: sognato dagli iinizi degli anni 2000, quando  l’Uomo Ragnò sbarco finalmente sul grande schermo; ambito da quando, col primo film dedicato da Iron Man, si capì che la Marvel aveva tutta l’intenzione di portare progressivamente sullo schermo i vari ‘pesi massimi’, prima singolarmente e poi tutti insieme.
Come in ogni occasione del genere, l’attesa spasmodica poteva generare un filo di delusione: così, fortunatamente non è stato.
Avengers è un film pieno, dalla spettacolarità mastodontica e fantasmagorica. Chi andando al cinema si aspetta, anche da un film supereroistico, un minimo di ‘riflessione’, può tranquillamente rimanere a casa, risparmiando tempo e soldi: qui non c’è la riflessione sulla ‘diversità’ degli X-Men, non si ragiona sui problemi dell’adolescenza come nell’Uomo Ragno, non si riflette sul labile confine tra bene e male come in Batman o sul ‘lato oscuro’ come in Hulk.
Avengers è una baraonda, una corsa a perdifiato: o meglio, parte a passo di maratona, prosegue marciando spedita e si conclude con gli ultimi quaranta a ritmo da cento metri piani; proprio questo finale, roboante e maestoso, vale probabilmente tutto il prezzo del biglietto, regalando un  film memorabile non solo per gli appassionati di fumetti, ma anche per coloro che vanno al cinema per divertirsi, meravigliarsi, venire rapiti dalla ‘grandeur’ immaginifica delle scene di combattimento di questi eroi, ‘super’ per retaggio divino, esperimenti scientifici o semplicemente per essere uomini e donne normali con intelligenza o abilità fuori dal comune.
A dirigere l’orchestra è Joss Whedon, uno che ha cominciato coi telefilm di Buffy e ha proseguito scrivendo proprio fumetti di supereroi per la Marvel (in quel caso, gli X-Men). I solisti, che vanno a comporre questa ‘band ultrapotenziata’ sono Robert Downey Jr., ormai ‘consumato’ interprete di Iron Man (che gigioneggia un filo, specie nella parte iniziale-centrale del film forse un pò troppo infarcita di battutine); Mark Ruffalo, che intepretando Bruce Banner (il suo alterego Hulk affidato alle magie della CGI) riesce nell’impresa di non far rimpiangere Edward Norton, che aveva interpretato alla perfezione il personaggio nel precedente film a lui dedicato; Chris Evans, non strabiliante, ma comunque efficace nel suo intepretare un Capitan America che, risvegliatosi dopo 70 anni di ibernazione, è un uomo degli anni ’40 che deve scendere a patti con l’oggi; Chris Hemsworth, più sciolto, espressivo e meno legnoso rispetto al lungometraggio dedicato a Thor; Scarlett Johansson, un’algida superspia russa con delle fragilità nascoste; Jeremy Renner, dignitoso interprete dell’infallibile arciere Occhio di Falco e last but not least, Thom Hiddleston nel ruolo del cattivissimo Loki, ancora una volta perfetto nella caratterizzazione di un supercattivo che sistematicamente diviene vittima delle sue insicurezze.
Tra scontri trai supereroi prima e tra loro e gli invasori dopo, con almeno un paio di scene memorabili pronte a strappare l’applauso, Avengers è un ‘giocattolone’ i cui meccanismi funzionano alla perfezione, pronto ad avvolgere e affascinare tutti coloro che siano un minimo disposti a farsi ammaliare dalla ‘sospensione dell’incredulità’. Un film da non perdere per gli amanti dei fumetti e del cinema ‘di genere’… tutti gli altri, beh… forse un’occhiata gliela potrebbero comunque riservare.

RADIOROCK.TO