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IL MERCATO NERO, “SOCIETA’ DRASTICA” (SEAHORSE RECORDINGS / NEW MODEL LABEL)

“Questo è un altro passo falso dell’hip-hop”, ‘canta’ Manuel Fabbro nel pezzo di apertura di “Società drastica”: che sia ironia genuina o falsa modestia, in fondo importa poco; quello che importa è invece che questo disco di esordio del progetto Il Mercato Nero, non è per nulla un passo falso, anzi: è uno di quei dischi che ogni tanto ti fanno pensare che c’è ancora qualcuno che quando mette le proprie idee su cd (o altro supporto musicale) lo fa quanto meno suscitando curiosità e interesse nell’ascoltatore…

“Mercato Nero” è un progetto sul quale hanno messo le mani, oltre a Fabbro anche Matteo Dainese (già con Ulan Bator e Circo Fantasma, più recentemente artefice di due dischi con l’alias de Il Cane) ed Egle Sommacal (nome molto più noto ai frequentatori della scena indipendente italiana, in quanto componente storico dei Massimo Volume): il risultato è un esempio assai riuscito di connubio tra hip-hop ed elettronica, col caro, vecchio rock a fare da ‘sensale’; non che l’idea sia di per sè una prima assoluta, ma la sua applicazione in questo caso è efficace e affascinante.

Il profluvio di parole snocciolate da Fabbro, nelle quali si mescolano interiorità e lo sguardo sulla società, quella ‘drastica’ del titolo  che “non ho capito cosa mangia, mastica” nella quale si mescolano figure ai margini, tossici e saccopelisti,  nevrosi esistenziali ed echi dei ‘fattacci’ della  cronaca nera e gli scandali pallonari

da un lato, dall’altro le musiche di Dainese e Sommacal, a costruire paesaggi spigolosi, a tratti vagamente obliqui, accenni di psichedelia e vaghe straniamenti, fino alla coda dell’ultima delle dieci tracce ‘ufficiali’ del disco che digrada progressivamente fino a sfociare in una ghost track conclusiva affidata alla sola consistenza liquida degli strumenti, all’insegna di crepitii e lievi rumorismi.

Correndo il rischio di essere esagerati, “Società Drastica” ha tutta l’aria di essere un disco ‘importante’, di quelli che forse non segneranno una svolta, ma che per certi versi mostrano come certi ‘generi’ che oggi rischiano seriamente di venire sotterrati dall’abuso del mainstream, siano ancora in grado di percorrere itinerari interessanti… basta solo che ci sia qualcuno che abbia voglia di sollevare lo sguardo dalla mappa per guardarsi intorno.

 

IL CANE, “RISPARMIO ENERGETICO” (MATTEITE /VENUS)

Secondo lavoro per Matteo Dainese, alias Il Cane: un disco al quale il cantautore friulano, ex componente degli Ulan Bator, appare voler giocare una bella fetta delle prorie sorti artistiche, visto anche il nutrito numero di ospiti chiamati a collaborarvi (tra gli altri, membri di Zen Circus, Teatro degli Orrori, Tre Allegri Ragazzi Morti, Amari). Il risultato sono questi dodici (più uno) brani, il cui tratto comune sembra una certa ‘sospensione’: nei testi, all’insegna dell’osservazione – riflessione del quotidiano, i cui tratti minimi assurgono (forse) a metafora di ‘qualcosa di più profondo’ e nei suoni, in cui domina un’elettronica dai tratti spesso vagamente obliqui, affiancata a più consistenti dosi di un ‘rock’ di matrice ‘indie’ o ‘post’, dalla consistenza spesso vagamente tagliente. Qualche fiato e synth sparsi qua e là cercano di dare un’ulteriore condimento alla pietanza.

Parole e suoni in cui Dainese non tralascia mai un certo gusto per l’ironia, forse con un pizzico di cinismo, che si traduce anche sotto il profilo musicale, col frequente ricorso a un ‘rumoreggiare’ di sottofondo che arriva ad assumere la forma di autentiche risate infantili irridenti.

Il tutto interpretato con un’aria sembra disincantata, che a tratti appare quasi assonnata, o coi contorni di chi si mette dietro al microfono quasi di malavoglia… e da qui si può partire per partire dell’aspetto un pò meno convincente del disco, perché alla lunga (nei 48 minuti di durata) questo cantato che in certe parentesi assume un andamento quasi hip-hop, perennemente monocorde, mai con un acuto, un cambio di umore o di registro, un andare ‘sopra le righe’ finisce per mettere un pò alla corda l’ascoltatore, per altri versi finendo per appiattire i singoli brani, oltre a dare l’impressione, sul finale, di un disco un pò troppo lungo, nel quale le idee si esauriscono con qualche brano di anticipo rispetto alle tredici presenti.

IN COLLABORAZIONE CON LOSINGTODAY