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PLAYLIST 4.2020

Mi sono accorto di essermi perso per strada l’ultima playlist dello scorso anno…

Ti sento Genise feat. Silvia Mezzanotte
Trinity Nusia – Frankie LoVecchio
Love’s in need of love today (Cover) Tarsia
Cose da risolvere Indigo
Sai che Hype Zulu
Un raggio a strampiombo Innocente
Un po’ più a sud (Acustic) Luvespone feat. Orofino
Fusa Orofino
Dusty Clocks Luca dell’Olio
La primavera ce l’hanno imposto I Casini di Shea
A million stars Neuro B.
Abbiamo contagiato il mondo Fernando Alba
Stanza buia Francesco Fele
Mimi Ni Muziki Uhuru Republic

I DISCHI DEL 2020

Classifica dei migliori dischi dell’anno tra quelli recensiti sul blog.

  1. LALLA BERTOLINI, “LO STRANIERO”
  2. PANAEMILIANA, OMONIMO
  3. ELEPHANT BRAIN, “NIENTE DI SPECIALE”
  4. THE INCREDULOUS EYES, “MAD JOURNEY”
  5. SIMONA ARMENISE – ARES TAVOLAZZI, “LOTUS SEDIMENTATIONS”
  6. EMANUELE VIA & CHARLIE T., “RESINA”
  7. MEGANOIDI, “ MESCLA”
  8. ROSSELLA SENO, “PURA COME UNA BESTEMMIA”
  9. GIOSTRE, “GETTONI”
  10. UHURU REPUBLIC, “WELCOME TO UHURU REPUBLIC”
  11. UMBERTO T. , “NON CREDO BASTERÀ” EP
  12. THE FENCE “EVERYDAY”
  13. MEVSMYSELF “MITCLAN”
  14. EMILIANO MAZZONI, OMONIMO
  15. GAPPA, “PASSEGGERI”
  16. ROSGOS, “LOST IN THE DESERT”
  17. INNOCENTE, “#IOSONO”
  18. FALLEN, “OF MEMORIES AND HOPES”
  19. FALLEN, “THE WORLD OUTSIDE”
  20. EX MOGLIE, “SPREMUTA DI FEDI NUZIALI PINK EDITION”

UHURU REPUBLIC, “WELCOME TO UHURU REPUBLIC” (LA TEMPESTA DISCHI / LIBELLULA MUSIC)

È il 2018 quando l’Ambasciatore italiano in Tanzania Roberto Mengoni coinvolge gli Uhuru Republic – la vocalist Giulietta Passera, FiloQ (a occuparsi dell’elettronica) e la viola di Raffaele Rebaudengo (già con gli Gnu Quartet) – in un progetto che, prima distanza e poi con un periodo trascorso tra Dar Er Salaam e Zanzibar, porterà alla creazione di un vero e proprio collettivo afro-italiano.

Oggi, a testimonianza del percorso compiuto, giungono queste 11 tracce:

‘libertá’ e ‘conoscenza’ sono i significati della parola ‘Uhuru’, che peraltro identifica anche il Kilimangiaro e fin dall’avvio è più che mai evidente, con cori tribali la cui ‘circolarità’ il ripetersi dei beat elettronici.

Il fascino aumenta quando al tutto si aggiungono certe strumentazioni tipiche da un lato e la viola dall’altro, con soluzioni variegate anche sotto il profilo canoro a più voci, tra inglese e lingue africane, cantato e un parlato che si avvicina all’hip hop.

Suggestivo e indicato per tutti quelli a cui piace allargare il proprio sguardo, affidandosi al gusto per le commistioni e i matrimoni tra culture.