Posts Tagged ‘trash’

CLOROSUVEGA, “CLOROSUVEGA” (NEW MODEL LABEL / RAWLINES)

Già Atomic Blast, nati nel 2012, gli ora Clorosuvega si sono fatti le ossa calcando i palchi dello Stivale, a supporto, tra gli altri di Napalm Death e Destruction (e scusate se è poco…); dopo aver un EP e aver dato una svolta alla propria proposta scegliendo di passare a testi in italiano, la band bolognese compie ora l’ulteriore, importante, passo del primo disco sulla lunga distanza.

I dieci pezzi che compongono l’omonimo lavoro del quintetto ci mostrano una band di un ‘metallo contemporaneo’ che, sia pure solo il dato anagrafico, non può prescindere dalle esperienze nu – metal degli anni ’00, ma che allo stesso tempo è capace di guardare, con rispetto, più indietro, e più in alto.

L’esito è per qualche verso singolare, con un cantato, spesso e volentieri si fa quasi ‘parlato’, che si innesta su un mix sonoro variegato, con elementi trash, hardcore, grind, spezie ‘sintentiche’.

Un incedere spesso accidentato, talvolta ‘a strattoni’, ritmi sincopati, che colpisce da un lato per la perizia tecnica, dall’altro per la pienezza e la ‘distinguibilità’ dei suoni, grazie ad una produzione che evita il rischio dell’effetto ‘marmellata’ tipico di certi lavori.

Tentativi di ‘sperimentazione’, qua è là si avverte qualche accenno funky e ska, per un lavoro che nella scrittura si divide tra i classici temi dell’osservazione del mondo circostante, dei rapporti personali, della riflessione su sé, con esiti in per lo più ‘conflittuali’ e non troppa originalità, anche se citare Gramsci non è certo all’ordine del giorno in dischi metal.

I Clorosuvega, insomma, promettono bene, anche considerando che la loro giovane età gli offre ulteriori margini di crescita.

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GUILTY AS SIN, “PSYCHOTRONIC” (G.A.S. PRODUCTION)

I Guilty As Sin vengono da Boston e con “Psychotronic” giungono al quarto disco in quattro anni… il che potrebbe essere un segnale di grande prolificità quanto di una certa ‘fretta’ nello sfornare nuovi lavori: l’ascolto di “Psychotronic” a dire la verità sembrerebbe far pesare la bilancia più dal secondo lato della bilancia che non dal primo.

 Il quartetto del Massachussetts inanella nove brani che potrebbero forse essere definiti ‘eclettici’, ma anche rivelare una certa confusione di idee: dopo un breve intro ‘cyber’, è la vota di un poker di brani brevi e tiratissimi, dal sapore trash / hardore: vocalità quasi gutturali, batteria estenunate, chitarre ululanti, episodicamente qualche fiato ad accrescere l’atmosfera sottilmente delirante del tutto. Fin qui, poteva essere un discreto disco ‘di genere’, ma i Gulty As Sin preferiscono cambiare marcia, e puntare su un paio di pezzi molto più dilatati, strumentali anch’essi dal sapore trash, uno dei quali caratterizzato da un afflato orientaleggiante; in mezzo ai due, spazio a un pezzo più breve, nuovamente all’insegna della forza d’impatto.

La traccia è conclusiva è costituita da un lungo brano semistrumentale – la parte vocale affidata a uno spokern word filtrato elettronicamente – che punta su sonorità sintetiche che lungo il tutto il brano sfiorano il caos (dis)organizzato, immergendosi in un magma cacofonico sul finale… L’intenzione (forse) era di darsi allo ‘sperimentalismo’, il risultato appare molto fine a sè stesso e alla lunga anche leggermente irritante.

La band di Boston assembla un disco che potrebbe definirsi ondivago, privo di compattezza, privo di un vero e proprio filo logico con brani spesso semplicemente giustapposti. Il risultato è un’impressione di indecisione stilistica, di confusione di idee. Piuttosto che puntare a far uscire un disco all’anno, la band di Boston dovrebbe piuttosto prendersi un pò più di tempo per accumulare una maggiore quantità di materiale dando vita così a lavori più ‘robusti’.

IN COLLABORAZIONE CON LOSINGTODAY